ALFREDO CATTABIANI E LA RADIO
Alfredo Cattabiani amava la radio.
E l’amava talmente tanto che, oltre ad ascoltarla ogni giorno mentre si faceva la barba o la doccia, aveva ideato e condotto sui vari canali della Rai tantissimi programmi e rubriche di grande successo molto graditi agli ascoltatori, specialmente quelli in diretta su Radiodue che andavano in onda dalle 6 alle 7,30 del mattino, come “I giorni” o “Il caffè di Radiodue”.
Alfredo aveva una bellissima voce “radiofonica”, ben modulata, profonda e sensuale, specialmente quando recitava i versi dei suoi poeti preferiti, come Guido Gozzano, Palazzeschi, Montale, fra gli altri.
Talmente sensuale era la sua voce alla radio che molte donne se ne innamoravano e gli scrivevano lettere appassionate oppure tentavano di rintracciarlo per poterlo incontrare personalmente: rammento la volta che a casa nostra bussò una bella signora di mezz’età che arrivava dalla Puglia, per conoscerlo, portandogli un grande vassoio di orecchiette fatte da lei stessa!
E quando andavamo al mercato rionale del quartiere Prati, dove abitavamo, alcune venditrici, che ormai lo conoscevano e non perdevano una sola puntata dei suoi programmi del mattino all’alba, lo salutavano dicendogli in romanaccio: -“Ah dottò, oggi m’ha fatto venì la pelle d’oca: lei c’ha proprio ‘na voce da letto...” Lui rideva di gusto e un po’ si concedeva civettando, e io sorridevo ma – lo confesso - con una punta di gelosia.
Ma Alfredo era anche un grande conoscitore del mezzo radiofonico e un critico molto rigoroso: per questo motivo, a partire dall’aprile 1994, gli fu proposta una rubrica settimanale di critica radiofonica su “Il Giornale” che inizialmente si chiamò “Onde corte” e successivamente “Sintonia”: lui accettò volentieri perché, diceva, quel tipo di articolo sono quelli “commestibili” perché contribuiscono al sostentamento giornaliero, e sono ambitissimi da ogni giornalista “libero professionista” (ora si dice “free lance”), come lo era lui, senza stipendio.
Quella rubrica, che usciva ogni domenica e che durò nove anni, divenne attesissima e temutissima da conduttori, autori, tecnici e funzionari della radiofonia perché Alfredo no aveva paura di dire quel che pensava e, soprattutto, perché tutti sapevano che lui ascoltava con grande rigore ogni programma radiofonico. E non venne interrotta nemmeno durante i tre anni e mezzo di cure per il tumore al colon che lo aveva colpito nel dicembre 1999 e che lo portò alla morte il 18 maggio 2003.
L’ultima puntata di “Sintonia” fu pubblicata proprio quel 18 maggio, perché era domenica, e Alfredo vi aveva recensito, lodandolo, il programma “Fahrenheit”, allora condotto dall’attuale direttore di Radiotre, Marino Sinibaldi, in trasferta a Torino per la Fiera del Libro.
Quell’ultima puntata però, così come le altre pubblicate nei mesi di aprile e maggio 2003, le avevo scritte io materialmente, nel senso che Alfredo ormai non aveva le forze per mettersi al computer a lavorare, e me le dettava, così come mi dettava gli ultimi articoli o gli ultimi brani del libro che stava portando a termine: “Santi del Novecento”, uscito postumo nel 2004.
In quelle ultime settimane Alfredo, instancabile lavoratore, ascoltava la radio e prendeva appunti sui programmi che voleva recensire; poi, dopo il riposino pomeridiano, mi chiamava e mi dettava la sua “Sintonia” settimanale.
Il 4 maggio 2003 era stanchissimo, era stato ricoverato quasi un mese perché improvvisamente, quando credevamo di aver sconfitto il tumore –almeno così sembrava dall’ultima Tac – si era ripresentato più aggressivo che mai, invadendo il peritoneo, la membrana che riveste tutte le viscere... Era la fine.
-“Suo marito è ormai un malato terminale”, mi disse spietato l’oncologo che lo aveva in cura, domandando con crudele indifferenza : -“Che vuol fare signora, lo lascia qui ricoverato o lo porta a casa?” Naturalmente lo portai a casa dove visse le ultime settimane di vita, leggendo, facendo piccolissime passeggiate fino al mare e, finché le forze lo aiutarono, scrivendo e dettandomi i suoi scritti...
Quella domenica 4 maggio, alle 13, Alfredo volle ascoltare l’ultima puntata condotta dall’attrice Pamela Villoresi, del bel programma “Di tanti palpiti” su Radiotre dedicato al melodramma: era molto provato, stanco, quasi addormentato. Io rimassi con lui ad ascoltare e a prendere appunti perché non ne aveva le forze.
Ero seduta accanto alla sua poltrona e, a poco a poco, mentre ascoltavamo la meravigliosa voce della Villoresi, lui mi prese la mano e la stringeva forte, più forte che poteva con quelle sue poche forze. Io lo abbracciai e, a poco a poco, le nostre lacrime si unirono e i nostri cuori battevano all’unisono con “tanti palpiti”...
Poi, finita la puntata che durava 45 minuti, lui s’addormentò. Al pomeriggio mi dettò la recensione di quel programma radiofonico che non dimenticherò mai.
ANCHE QUESTO È LA RADIO.
E perciò oggi, GIORNATA MONDIALE DELLA RADIO, ho voluto ricordare mio marito nel decennale della sua “ASSENZA” mostrando quella sua recensione radiofonica che fu pubblicata l'11 maggio di quasi dieci anni fa e che tuttora rammento come fosse ora.
(da Cattabiani a Bertarelli, "Il Giornale", Spettacoli - 11 maggio 2003)
SINTONIA
di Alfredo Cattabiani
"Di tanti palpiti" è un bel programma di Radiotre, in onda la dolmenica dalle 13 alle 13,45, dedicato alla musica lirica che già ho avuto occasione di recensire positivamente tempo fa quando a condurlo era la sempre verde Franca Valeri che, oltre a essere l'ottima attrice che tutti amiamo, è anche una conoscitrice del melodramma.
Mi trovavo nel mio studio di Santa Marinella sdraiato in una comoda poltrona e, mentre percepivo il lieve passaggio delle gocce della flebo che in quel momento attraversavano le mie vene, martoriate da tre lunghi anni di chemioterapia, una voce o un suono oppure un suono che diventava voce, non ricordo bene, cominciò a poco a poco a invadere ogni cavità del mio cervello assopito. Erano, l'ho saputo dopo, le "Chansons de Bilitis" che Claude Debussy aveva composto con dodici false poesie greche scritte dall'amico Pierre Louÿs, e che Pamela Villoresi cantava e recitava e sussurrava narrando le malinconiche vicende di Bilitis.














