mercoledì 12 giugno 2013

LA MARMELLATA DI LIMONI DI SANTA MARINELLA, IL "FLORARIO" DI ALFREDO CATTABIANI E IL LIMONE «TROMBA D'ORO DELLA SOLARITÀ»


A mio marito  nel decennale della sua assenza




(Marmellata di limoni di Santa Marinella)
   Oggi mi sono finalmente decisa e ho cominciato la lunga preparazione della MARMELLATA DI LIMONI che ogni anno faccio un paio di volte, verso giugno-luglio e a dicembre.

I LIMONI crescono nel nostro giardinetto di Santa Marinella, sul albero che tanto amava Alfredo e che ora, dopo dieci anni dalla sua Assenza, è diventato gigantesco e ci offre i suoi frutti continuamente, tutto l’anno, con una fioritura dietro l’altra senza interruzione.
Ma diventano maturi, enormi, succosi, profumatissimi, soprattutto in questo periodo d’inizio estate.

Alfredo adorava la mia MARMELLATA di LIMONI: la gustava assaporandola piano piano, spalmata abbondantemente sulle fette biscottate o sul pane appena tostato per la prima colazione:

-“Alfredo, tu non mangi pane con marmellata: mangi marmellata col pane!”, gli ripetevo "severa" ogni volta che apriva il barattolo e, con occhi golosi, cominciava a spalmare sul pane una “montagna” di marmellata dorata e dolcissima.

Lui rideva, ne metteva ancora di più per farmi indispettire e poi mi sussurrava: - “non ti arrabbiare, mio limone andaluso”...

Naturalmente quei teneri battibecchi, quelle piccole cose che tanto mi mancano, erano soltanto un nostro gioco...



(Oscar Mondadori, nuova edizione 2013)


Ero diventata il suo “limone andaluso” nel 1995, quando abitavamo a Viterbo, mentre faceva le sue solite, meticolose, ricerche per il libro che stava scrivendo e che quell’anno era il “FLORARIO”.

Nel capitolo sesto, che aveva dedicato alle “PIANTE CONSACRATE AL SOLE”, c’era anche il LIMONE:

-“conosci qualche poesia spagnola dove appare il limone?”, mi domandò quando stava raccogliendo il materiale per il capitoletto dedicato a questo agrume,  che tanto abbonda nella mia Andalusia.

Gli elencai alcune, fra cui la mia preferita, quella del poeta Antonio Machado quando parla della sua infanzia nella casa sivigliana dove era nato: “Mi infanzia sono ricordi di un patio di Siviglia e un orto chiaro dove cresce un limone...”.



Ma gli parlai anche di quella che Federico Garcìa Lorca aveva dedicato al grande “cantaor” di flamenco SILVERIO FRANCONETTI, figlio di una donna andalusa e di un soldato piemontese, giunto in Spagna nell’Ottocento con i Savoia.

Garcìa Lorca, per descrivere la particolare voce di quell’artista diventato allora celeberrimo, diceva che aveva allo stesso tempo la dolcezza del miele dell’Italia e il sapore forte - come forte è il cante flamenco - dei limoni dell’Andalusia.

Ebbene, quest’ultima poesia dove, mi disse, c’era anche l’essenza della nostra unione amorosa italo-andalusa, piacque talmente tanto ad Alfredo che volle inserirla nel capitoletto sul LIMONE:



(I limoni nel Patio sivigliano di Antonio Machado)
 
«Il limone è anche uno degli alberi caratteristici del paesaggio andaluso, cantato spesso dai poeti spagnoli insieme con l'arancio. Garcia Lorca ne ha tratto anche un simbolo in una poesia dedicata a Silverio Franconetti, un cantante di flamenco vissuto nell'Ottocento, che sposava nella sua voce “il miele dell'Italia” e il “limone dell'Andalusia”, dove in questo contesto il frutto significa la forza solare, il duende, l'asprigno del canto jondo:

Mezzo italiano
e mezzo flamenco,
come cantava Silverio?

Il denso miele d'Italia
con il nostro limone
scorreva nel profondo pianto
del siguiriyero.

Il suo grido era terribile.
I vecchi
dicono che si rizzavano
i capelli
e si apriva il mercurio
degli specchi.

Passava fra i toni
senza romperli.
Fu un creatore e un giardiniere.
Un creatore di padiglioni per il silenzio.

Ora la sua melodia
dorme con gli echi.
Definitiva e pura.
Con gli ultimi echi!

Quale migliore omaggio al limone che giunse troppo tardi in Europa per suscitare nella fantasia antica miti che avrebbe meritato?»


(Silverio Franconetti)

Alla fine del capitoletto sul Alfredo riportò anche una poesia di Eugenio Montale che, da buon ligure, di limoni mediterranei se ne intendeva:


« Da noi, in Italia, questo agrume ha ispirato un modo proverbiale che lo relega fra gli avanzi: “Limone spremuto” per indicare una persona che vien messa da parte dopo che se ne si è tratto ogni possibile vantaggio.

Agli umiliati limoni spremuti si preferiranno invece quelli cantati da Eugenio Montale nell'omonima poesia di “Ossi di seppia” dove egli immagina una giornata uggiosa in una città rumorosa:

La pioggia stanca la terra, di poi; s'affolta
il tedio dell'inverno sulle case,
la luce si fa avara - amara l'anima.
Quando un giorno da un malchiuso portone
tra gli alberi di una corte
ci si mostrano i gialli dei limoni;
e il gelo del cuore si sfa,
e in petto ci scrosciano
le loro canzoni
le trombe d'oro della solarità


E questa bella metafora divenne il titolo del capitoletto che Alfredo aveva dedicato ai LIMONI nel suo “FLORARIO”:

«IL LIMONE, TROMBA D’ORO DELLA SOLARITÀ»

(il nostro albero di Limoni di Santa Marinella)
 
Da allora cominciò a chiamarmi il suo “limone andaluso”, come appare anche nella essenziale dedica del libro:

“A Marina, limone andaluso”.

Ma quando il 9 ottobre 1996 mi donò la prima copia stampata del "FLORARIO", come faceva sempre, a quella sintetica ma bella dedica, che per me era più che sufficiente, aggiunse quest’altra in rima, scritta a mano con la sua calligrafia da bravo scolaro:


“A Marina
Leone
mio rubino
Limone”


Tutti questi ricordi sono affiorati mentre questa mattina ho cominciato a preparare la MARMELLATA DI LIMONI: un’altra delle mie tante “madelaine di Proust”...

Ora però è arrivato il momento di andare in cucina per cambiare l’acqua ai LIMONI, come prevede la mia “segretissima” ricetta della marmellata che tanto piaceva ad Alfredo...

Beh, tanto segreta non è. Lo svelata a tutte le amiche che me l’hanno chiesta e ora la scriverò per chi vorrà provare a farla.

L’unico vero “segreto” è la qualità dei LIMONI.

Io, naturalmente, utilizzo quelli che maturano in abbondanza nel nostro giardinetto di Santa Marinella: sembrerebbero i LIMONI della Costiera Amalfitana, grandi, profumati, senza semi, dalla buccia spessa e saporita.

Ma, soprattutto, sono quelli che curo con dedizione da dieci anni, in memoria del grande amore che mi legava ad Alfredo e del suo  per un “limone andaluso”...



**RICETTA DELLA
MARMELLATA DI LIMONI
DI SANTA MARINELLA

 Ingredienti:

-1 kg di limoni senza semi, biologici, possibilmente raccolti in giornat
-1 kg di zucchero
-acqua q.b.
-un mazzetto di foglie fresche di menta
-1 bicchierino di rhum (facoltativo)




Lavare i limoni, tagliarli a fettine sottilissime e metterli in un recipiente di vetro o ceramica coperti d’acqua fredda.

Tenerli in luogo fresco e cambiare l’acqua almeno tre volte al giorno per due giorni di seguito. Così facendo si toglierà l’acidità ai limoni, ci vorrà minor quantità di zucchero e la marmellata rimarrà gialla.

Trascorso questo tempo, scolarli e metterli in una pentola o casseruola con circa mezzo litro d’acqua: cuocere a fuoco lento, mescolando ogni tanto, per circa 1 ora e mezza.

A questo punto, con il frullatore a immersione, frullare il tutto finché diventa una sorta di purè.

Aggiungervi lo zucchero e il mazzetto di menta fresca ben lavato ben e legato; mescolare bene, e rimettere sul fuoco per circa 1 ora, girando per evitare che si attacchi al fondo della pentola e, soprattutto per evitare che la marmellata scurisca.

Nel frattempo lavare bene alcuni barattoli di vetro: meglio utilizzare quelli piccoli.

Quando raggiungerà la densità desiderata, togliere il mazzetto di menta e riempire subito i barattoli mentre è molto calda. Coprirli subito con il tappo, capovolgerli e lasciarli così fino al giorno dopo.

La mattina seguente la marmellata sarà pronta per consumarla, regalarla agli amici fidati, o conservarla in un luogo fresco, asciutto e buio.

Si mantiene bene anche due anni. Ma non dura mai così tanto tempo nella dispensa...




*Nota.
Se si desidera ottenere una marmellata speciale, per le merende estive degli adulti, al profumo del “mojito” (la tipica bevanda cubana, tanto amata da Hemingway, a base di rhum, limone o lime, e menta fresca) si aggiunge un bicchierino di rhum all’acqua di cottura.

4 commenti:

Nadia ha detto...

ciao,
proprio in questo periodo sto leggendo "Simboli, miti e misteri di Roma".
Interessante.

Conservazione cordone ombelicale ha detto...

Grande post, devo provare!
La cucina è anche la mia passione nei tuoi articoli si può anche vedere! Saluti

domenici ha detto...

Gentile.ma Signora
Ho avuti modo di eseguire la sua ricetta. E l'ho apprezzata molto.l'ho gustata come faceva suo marito e l'ho dedicata alla sua memoria.
Con stima
Domenico

Mikahel ha detto...

L'ho eseguita ma con lo Yuzu al posto del limone (un incrocio tra limone e arancio… molto aspro) ma ho omesso la menta e ho messo solo 600g di zucchero di canna.
Il risultato è stata una marmellata vellutata, poco aspra e gustosissima.
Grazie.