giovedì 6 giugno 2013

SAN GERARDO TINTORE, IL SANTO DELLE CILIEGIE, ovvero, IL RITORNO A CASA


A mio marito nel decennale della sua assenza


Era di venerdì quel 6 giugno 2003 quando finalmente Alfredo ritornò a casa.


L’italica burocrazia e l’usuale indolenza romana avevano impiegato quindici giorni per incinerare il suo corpo, come era stata la sua volontà.

Dopo il funerale a Santa Marinella, il martedì 20 maggio, fu trasportato a Roma, nel crematorio di Prima Porta dove mi dissero che ci sarebbe voluta almeno una settimana.

Invece furono due.

In realtà l’incinerazione avvenne sei giorni dopo, il 26 maggio, proprio il giorno del suo compleanno: una crudele ironia del destino...

Ma l’urna con quel che rimaneva di quel suo corpo che tanto avevo amato, arrivò a casa nostra il 6 giugno.

Una data che ad Alfredo piaceva moltissimo perché si festeggiava SAN GERARDO TINTORE, detto popolarmente il “SANTO DELLE CILIEGIE”.

-“ Il mio santo”, ripeteva Alfredo ogni 6 giugno. E non poteva essere altrimenti, per la sua smisurata golosità verso il frutto preferito.

A questo santo, Patrono di MONZA, perché vi era morto il 6 giugno 1207, Alfredo aveva dedicato, naturalmente, un capitolo del suo libro “SANTI D’ITALIA” dove racconta il perché dell’insolito attributo.

«Una leggenda narra che una sera di dicembre san Gerardo, che era un laico, era andato a pregare al Duomo di Monza, come faceva spesso. Voleva restarvi tutta la notte ma i sacrestani non glielo permettevano. »

Per convincerli promise loro delle ciliegie nonostante che fosse inverno.

Ebbene, alla mattina seguente Gerardo donò a ciascuno un cestello di ciliegie dolcissime!

Una volta per ricordare quel prodigio l’amministrazione dell’ospedale di Monza, tuttora lo stesso fondato da Gerardo, era solita offrire ai canonici del Duomo un'abbondante colazione a base di ciliegie.

La leggenda è nata probabilmente per una coincidenza calendariale: la festa del santo cade appunto il 6 di giugno quando le ciliegie sono ormai mature.

D’altronde un proverbio afferma che “Di maggio ciliegie per assaggio, di giugno ciliege a pugno”.

E “a pugno” le mangiava Alfredo da quando arrivavano al mercatino settimanale di Santa Marinella, un giovedì verso la metà maggio, e fino quasi alla fine di giugno quando mi avvertiva di stare attenta a non comprale troppo mature perché potevano avere il vermetto: il “giuanìn”, mi diceva in dialetto piemontese, ossia il “giovannino” in ricordo di san Giovanni Battista la cui festa cade proprio il 24.

Ma in Veneto sono ancora più prudenti tant’è vero che dicono: “San Vito le sarièse ga el marìo”, le ciliegie hanno il marito; e san Vito, patrono di Mazara del Vallo, si festeggia il 15 del questo mese.



Un giorno di maggio di dieci anni fa, quando ogni speranza era volata via, come il fumo del suo corpo incenerato, facendomi forza per non crollare dal pianto, gli avevo domandato dove avrebbe voluto rimanere per sempre “ quel giorno ancora lontano che... chissà... quando... sarebbe arrivata LEI... la Morte”...

Alfredo mi guardò con quei suoi occhi azzurri che erano diventati ingialliti per la metastasi al fegato e dove LEI, la Parca, era ormai giunta decisa a non andarsene. Poi mi domandò:

-“Posso rimanere a casa con te?”

- “Certamente, amore mio, certamente...”, risposi affermativamente; e lo avrei fatto anche se mi chiedeva di portarlo in cima alla luna oppure d’inghiottire le sue ceneri... Perché si può impazzire dal dolore...

-“Sotto il limone, in giardino...”, disse.



Quel 6 GIUGNO di dieci anni fa, quando arrivarono a casa le sue ceneri, era di venerdì. Il giorno prima, al mercatino settimanale di Santa Marinella “gli” avevo comprato le ciliegie.

Rimassero sul tavolo del suo studio a fare da “cornice” all’urna con le ceneri, fino al 22 giugno, quando furono “traslate” al luogo scelto da lui: sotto il limone, accanto al tavolino dove amava scrivere.

Era la sua volontà, e divenne anche la mia.

Quanto alle ciliegie nessuno di noi volle mangiarle e furono buttate perché rischiavano l’arrivo del “giuanìn”...

(continua...)


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