lunedì 19 novembre 2012

RICETTE PER I TEMPI DI CRISI-IV: SOPA TRINCHADA DE MADRID (zuppa affettata di Madrid)


(Madrid- Piaza della Cibeles)


Questa  singolare  zuppa, che zuppa non è, era una volta talmente  tipica  di Madrid  che per la sua perfetta riuscita dovrebbe  preparasi addirittura in un vecchio tegame di terraccotta di Alcorcón, una vicina località  fondata nel Medioevo da ceramisti arabi che la chiamarono Al-Qadir, e cioè “collina” da dove deriverebbe il nome attuale.

L’artigianato della terracotta, d'altronde, e stato  molto importante ad  Alcorcón e perciò nello stemma cittadino figurano i tipici tegami di terraglia.

(Stemma cittadino di Alcorcòn)


Comunque sia, se non si possiede un recipiente del genere occorre procurarsi uno che al meno  sia di coccio e che sia stato usato altre volte.

D’altra parte, una volta, le donne della Madrid più paesana strofinavano i tegami nuovi con un pezzo di cotica di maiale o di lardo prima di cominciare a cucinarvi le zuppe o il bollito misto, il celebre “cocido madrileño”.



Questa usanza risale senz’altro agli ebrei convertiti che abitavano nel madrileno quartiere dell’Avapiest, nome arameo degenerato poi nell’attuale Lavapiés e che voleva dire “Nostro quartiere”.

Gli ebrei, così come gli arabi, che volevano rimanere nei territori riconquistati dai cristiani, erano costretti a convertirsi e dovevano dimostrare la loro sincerità d’intenti consumando cibi suini, vietati dalle loro religioni.

Curiosamente gli abitanti di Lavapiés con il loro costume tipico si chiamano popolarmente “Manolos e Manolas”, derivati da Manuel e Manuela, perché, si racconta, questi erano i nomi che la maggior parte degli ebrei sceglieva quando furono costretti a convertirsi al cattolicesimo.


(Verbena de San Lorenzo del rione di Lavapiés-Manolas y Manolos)


Ebbene tuttora durante le feste del quartiere - la Verbena de San Lorenzo - le Manolos e le Manolas escono dalla chiesa di San Lorenzo per poi sfilare nelle vie cittadine.


Quella  popolare chiesa del rione di Lavapiés, il vecchio “barrio judio, il Ghetto  di Madrid, fu costruita nel 1541 sulle rovine dell’antica Sinagoga.


Ma già prima, alla fine del XV secolo, i Re Catolici fecero innalzare delle mura per circondare l’intero Ghetto, con varie porte d’ingresso che chiudevano al tramonto.




Ah, un’altra curiosità.


Sulla Fuente de Cabestreros, una fontana pubblica nel quartiere di  Lavapiés costruita nel 1934, si trova l’unica lapide di tutta la Spagna che nomina la Republica Spagnola,   sfuggita alla censura franchista. 

Con l’arrivo del governo del  Generalissimo Franco qualsiasi riferimento a quel periodo di democrazia e libertà fu distrutto.



(Madrid-Fuentes de Cabestreros a Lavapiés)


Ma ora torniamo alla nostra SOPA TRINCHADA una vera e propria “RICETTA PER I TEMPI DI CRISI” in cui si viveva nel dopoguerra spagnolo; ma anche per quelli in cui si vive oggi.

I suoi ingredienti sono infatti molto umili e alla portata di tutti: pane raffermo, aglio, olio, pepe e paprica.

Ma questa saporita zuppa, che in realtà sarebbe una sorta di tortino di pane  e che probabilmente è d’origine ebraica, porta  a volte  il nome di “SOPA BOBA”. 



Come "Sopa boba"  appare infatti in un introvabile trattato di gastronomia pubblicato nel 1423 con il nome di “Arte cisoria”, e con questo curioso sottotitolo: “Arte del cortar del cuchillo que hordeno el señor don Enrique de Villena a preces de Sancho de Jarava”.


Nel 1948 fu ripubblicato a Barcelona, in Selecciones Bibliófilas, con il nome di “Arte de trinchar o cortar con cuchillo carnes y demás viandas”, ossia "Arte di affettare o tagliare col coltello carni e altre vivande".





Ecco dunque la ricetta:


SOPA TRINCHADA DE MADRID (Zuppa affettata di Madrid)



Ingredienti per 4 persone:

-300 gr di pane raffermo
-4 spicchi d'aglio
-1 cucchiaiata di pimentón o paprica dolce
-pepe nero macinato, sale
-olio d'oliva



In un vecchio tegame di coccio mettere a strati il pane tagliato a fette alte un dito.

A parte, in una padella con olio, soffriggere l'aglio intero, senza sbucciare, con un taglietto laterale per non farlo scoppiare.

Aggiungervi la paprica diluita in poca acqua calda e un po' di pepe; rimestare e poi versarvi un  litro d'acqua; salare e lasciar bollire 5 minuti.

Passato questo tempo togliere l'aglio e versare il liquido nel tegame, sulle fette di pane.

Infornare a temperatura moderata e lasciar cuocere finché il liquido non si sia prosciugato completamente e la zuppa sia dorata in superficie.




Lasciar riposare qualche minuto e poi rovesciare il tegame su un piatto da portata affinché la zuppa rimanga capovolta, come una sorta di sformato. A quel punto portare a tavola e "affettare" la zuppa per servirla.

Consumarla calda con un filo d’olio extravergine d’oliva, oppure con una salsa verde al profumo di yerbabuena, la menta romana.



Il vino rosso è d’obbligo.

Ah, se si vuole "cristianizzare" la ricetta si può foderare il tegame, prima di mettervi il pane, con fettine finissime di pancetta magra o di prosciutto poco salato.


BUON APPETITO DALLA CUOCA ITAGNOLA!!!




venerdì 2 novembre 2012

SE MUOIO, LASCIATE IL BALCONE APERTO...




Si muero,
dejad el balcón abierto.

El niño come naranjas.
(Desde mi balcón lo veo).

El segador siega el trigo.
(Desde mi balcón lo siento).

¡Si muero,
dejad el balcón abierto!

(Despedida, di Federico García Lorca )





Se muoio,
lasciate il balcone aperto.

Il bimbo mangia le arance.
(Dal mio balcone lo vedo).

Il mietitore falcia il grano.
(Dal mio balcone lo sento).

Se muoio,
lasciate il balcone aperto!

(Congedo, di Federico Garcìa Lorca)

 
         


In memoria di:


-Alfredo Cattabiani, mio marito,
-Amalia Fuentes, mia madre,
-Angelo Berna, mio compagno e padre di mia figlia,
-Gabriel Cepeda Fuentes, mio fratello,
-Loli Ojeda, mia zia,
-Sylvana De Riva, amica dolcemente cara,
-Emanuela Ceccarini, carissima amica di Radiodue,
-Bruno Bracci, amico caro che ha prematuramente raggiunto suo figlio,
-Alberto Pane, l’altra metà della sua amata Lisa,
e, inoltre,
-Vera Di Maio, confidente e amica,  "donna di artista" che finalmente ha ritrovato il suo amato  Ausonio Tanda assente da vent'anni...



Ma anche in memoria  di tutti coloro che abbiamo amato e che ora ci guardano dal loro balcone eternamente aperto...







giovedì 1 novembre 2012

HUESOS DE SANTO (OSSA DEI SANTI)



(parte della mia collezione di statuine di Santi)


Oggi è la festa di TUTTI I SANTI e da me, in Spagna, si mangiano dei tipici dolcetti con la forma di un piccolo ossicino, che potrebbe essere una tibia, e che sono  di candido marzapane il cui “midollo” è costituito da una cremina a base di tuorli d’uovo: si chiamano perciò “HUESOS DE SANTO”, e cioè “Ossa di Santi”.




E anche se la parola “ossa” appare nel loro nome non hanno niente a che vedere con le “OSSA DEI MORTI”, oppure “Ossi di morti”, secondo i luoghi, che sono invece biscottini secchi a forma di osso fatti con le mandorle oppure senza.
In Italia si trovano un po’ dappertutto in questi giorni per commemorare la giornata di TUTTI I FEDELI DEFUNTI del 2 novembre, come ho spiegato in un articolo sulla rivista online "totalità.it".

Ma mi sovviene il “sospetto” che magari una volta anche qui c’erano le “Ossa dei Santi” altrimenti da dove deriverebbe la espressione “non è uno stinco di santo” per qualificare una persona cattivella? Non mi convince infatti la spiegazione "ufficiale" che  invece ne vede l'origine nell'usanza di  conservare le ossa dei santi come reliquie taumaturgiche...


(Ossi di morti  del Veneto)


In ogni modo, e siccome io sono  invece molto buona, un vero e proprio “stinco di santo”, ecco la  ricetta “verace” dei “HUESOS DE SANTO” della mia terra.

   
        Ingredienti per il marzapane:

150 g di polvere di mandorle crude
200 g di zucchero
100 g d’acqua
1 cartoncino ondulato
Zucchero a velo q.b.



Ingredienti per il ripieno:

4 tuorli d’uova
100 g di zucchero
50 g d’acqua




La lavorazione di questo tipico dolcetto spagnolo è un po’ lunga ma non è complicata.
Si comincia dal marzapane preparando in un tegame, con lo zucchero e l’acqua, dello sciroppo stando attenti però a non farlo diventare caramellato.


Aggiungervi le mandorle precedentemente tritate finissime fino a ridurle polvere e mescolare bene con un cucchiaio di legno fino a ottenere un composto omogeneo e liscio. Lasciare raffreddare.

Nel frattempo preparare il ripieno cominciando, di nuovo, dallo sciroppo che, appena tiepido, verrà versato lentamente - “a filo” – sulle uova sbattute molto bene.

Il composto ottenuto, ceh da me si chiama "crema de yemas" (la yema è il tuorlo) si cuoce a bagnomaria mescolando continuamente finché diventa una crema molto densa: attenzione a non farla bollire perché – come si dice in gergo - “impazzirebbe”!

Lasciar raffreddare bene.




A questo punto, se la pasta di marzapane si è freddata, occorre stenderla con il mattarello fino a uno spessore di circa 3 mm, evitando però che si rompa.
Tagliarla a rettangolini di circa 4 cm  per 5 cm.
Spolverizzare con lo zucchero a velo e collocarli sul cartone ondulato (si trova nelle cartolerie) che prima avrete ricoperto con la pellicola trasparente per evitare che si attacchino.
Premere leggermente finché la superficie diventi rigata.





Infine collocare sopra ogni rfettangolino un cilindretto della crema  preparata precedentemente e ormai fredda.
E poi arrotolare ognuno premendo i bordi per formare l'ossicino.

 

  Una volta confezionati i  “HUESOS DE SANTO” passarli nello zucchero a velo e degustarli insieme con un liquore secco perché sono molto dolci.



Ah, e siccome oggi  è la FESTA DI TUTTI I SANTI, tanti AUGURI dalla CUOCA ITAGNOLA!!!