martedì 23 ottobre 2012

RICETTE PER I TEMPI DI CRISI-III: BUDÍN SEVILLANO DE MI MADRE (Budino di pane di mia madre)



(mia madre e il suo inseparabile cane Califa - ma era maschio)
 

IN MEMORIA DI MIA MADRE
AMALIA FUENTES
NEL V° ANNIVERSARIO
DELLA SUA ASSENZA


Il 23 ottobre di cinque anni fa moriva mia madre, qui, a Santa Marinella: a tenerle le mani c'eravamo  soltanto io e mia figlia Clara.  

Mia madre era una donna buona e mite: quando morì, quella sera di ottobre del 2007, aveva compiuto  85 anni 3 mesi e 7 giorni, ma  la sua anima si era spenta  da tempo,  da quando,  suo malgrado, era lontana dai suoi altri figli, dai suoi numerosi nipoti, dalla sua unica sorella, della sua famiglia, delle sue amicizie, della sua lingua spagnola, dalle sue tradizioni anche culinarie e anche dalla città dove era vissuta per circa sessantacinque anni, Siviglia.

(Il celebre "bacalao con tomate"-"baccalà al sugo" di mia madre)


Mia madre amava cucinare: come quasi tutte le donne lo aveva fatto per decenni per noi figli e per mio padre.
E lo faceva spesso anche qui in Italia, a casa mia, dove ha vissuto i suoi ultimi nove anni di vita: cucinava per tutti noi, per mio marito, per mia figlia, per gli amici che l’hanno conosciuta e subito l’avevano voluta bene.

Cucinava i piatti della sua terra di nascita, l’Estremadura; cucinava i piatti della terra dove era vissuta dall’adolescenza alla vecchiaia, l’Andalusia. Ma cucinava anche i piatti di altri luoghi che aveva visitato o quelli imparati da amiche o familiari.

Di ogni piatto, con la sua bella calligrafia appuntita, inconfondibile per tutti noi, aveva annotato le ricette in diversi quaderni: quaderni che si sono succeduti negli anni.

Il primo fu quello con le ricette che mia nonna Marina le aveva dettato prima di sposarsi a 21 anni, appena diventata maggiorenne.



(mia madre a vent'anni)
 

Molti ani dopo me lo  regalò, nel 1971,  quando io, stanca dalla Spagna maschilista di Franco, dove le donne non avevano diritto alla parola e neanche ai sogni, decisi di venire a vivere in Italia, almeno - pensavo allora -  finchè il dittatore non  morirà. E invece poi,quando lui morì nel 1975, io ero ormai diventata quesi "itagnola" e non me ne andai.

E con me è rimasto da allora quel  piccolo quaderno a righe larghe, ormai ingiallito, con qualche macchia di vecchi sughi e salse; lo conservo gelosamente perché un giorno sarà di mia figlia.

A quello ne seguirono altri quaderni, un po’ meno ordinati ma sempre “sostanziosi”, e dove lei, oltre a scrivere le ricette, ne attaccava con la colla altre ritagliate di giornali o annotate frettolosamente su pezzetti di carta.




Ma le ricette che ogni tanto riporto in questo blog con il titolo “RICETTE PER I TEMPI DI CRISI” sono tratte da quel primo quaderno, quello della sua giovinezza con i manicaretti della sua infanzia e adolescenza, con ricette della "buona" borghesia –dell’Estremadura e dell’Andalusia - cui lei apparteneva.

Ma ci sono  anche  ricette dei tempi, veramente di crisi, in quei luoghi.
I tempi della Guerra Civile spagnola,  dal 1936 al 1939, vinta dal Generalismo Franco, e della lunga post guerra, durata oltre dieci anni.

Insomma, tempi in cui occorreva arrangiarsi in cucina con quel che c’era, con poco o niente; tempi in cui le donne di casa facevano autentici miracoli per nutrire la famiglia.

Di quelle ricette ve ne sono molte nel vecchio, ingiallito, macchiato, quaderno di mia madre.

Una delle mie preferite da piccola era questa che ora descriverò: una sorta di pudding, ideato da mia nonna che  lo  chiamava “budín sevillano”.  Un semplicissimo dolce a base di mollica di pane che a volte preparava mia madre, le domeniche d’inverno, per la merenda noi bambini con la cioccolata calda.

Eccola dunque, tratta dal suo vecchio, ingiallito, “CUADERNO DE RECETAS”:

BUDÍN SEVILLANO DE MI MADRE
(Pudding sivigliano di mia madre)




Ingredienti per la merenda di 4 bambini:
mollica di pane raffermo q.b.
½ l di latte circa
3 uova
4 cucchiai di zucchero: due per il composto e due da caramellare





Si sbriciola il pane in un recipiente e si versa sopra il latte precedentemente scaldato, ma non bollente, e si lascia a mollo finché diventa una sorta di “pappa”: se fosse troppo dura, si può aggiungere ancora un po' di latte.

Si aggiungono allora le uova sbattute e un paio di cucchiate di zucchero (nella ricetta del quaderno di mia madre qui riportata manca lo zucchero ma mia madre lo metteva, poco ma lo metteva).

Si mescola bene tutto il composto e poi si passa nel passaverdure.

Infine si traversa tutto in uno stampo rettangolare o tondo – a piacere – dove precedentemente si è versato dello zucchero caramellato.

Cuocere a bagno Maria: sarà pronto quando introducendovi un ferro da calza fuoriesce asciutto.

Prima di capovolgere il BUDÍN SEVILLANO per tagliarlo a fette, attendere che si raffreddi bene altrimenti la superficie caramellata si romperà.

Degustare in inverno, come già detto, con la cioccolata calda oppure con altre bevande calde.

E in estate con un bicchiere di latte fresco o un succo di frutta.



4 commenti:

Stefy1710'60 ha detto...

Cara Marina i tuoi post sono sempre meravigliosi....oltre alla commovente storia di tua madre, che ci porta a pensare a tutte quelle donne delle nostre vite che per forza non ci sono più.... hai postato una ricetta che stavo cercando (non proprio questa,ma una molto simile)Tu vivi nella stessa cittadina in cui abito io e qui c'è una trattoria chiamata "AI CACCIATORI" forse sei andata anche tu a mangiarci. La gestione di oggi e diversa da quella degli anni 60-70-80-90 ma li' a fine pasto potevi chiedere i dolcetti della casa e tra biscotti più o meno secchi arrivavano dei quadrotti di un dolce fatto con il pane raffermo; sto rincorrendo la ricetta originale da tempo, ora proverò la tua. Ti ringrazio tanto,un forte abbraccio.

LA CUOCA ITAGNOLA ha detto...

Grazie, amica, ma abiti veramente a Santa Marinella? Allora un giorno ci prenderemo un bel caffè insieme di fronte al mare.
ecco la mia e-mail: marina.sevilla@alice.it

Anonimo ha detto...

Sono arrivata per caso al tuo blog , e con il tuo racconto e ricetta mi hai fatto ricordare momenti della mia infazia. Questo dolce lo faceva mia nonna che era d'origine gallega. Proverò la ricetta di tua mamma, grazie!
Liz

Gata da Plar - Mony ha detto...

Adoro alla follia queste ricette...

Al giorno d'oggi in cucina ci diamo tanto da fare per portare ogni giorno in tavola qualcosa di diverso, magari pure originale ma... sono del parere che quel che ci lasciano le nostre nonne e mamme siano sempre ricette che prima che allo stomaco arrivano al cuore... e quale nutrimento è più gradito di una simile coccola culinaria? :)

Un abbraccio!