giovedì 10 novembre 2011

SORELLE D’ITALIA-PREMIO ELSA MORANTE 2011: RIFLESSIONI SUL FILO DEI RICORDI




Questa sera, al Campidoglio di Roma, le mie "Sorelle d’Italia" riceveranno il PREMIO ELSA MORANTE  2011 per la Saggistica.
Ebbene, quando mi hanno comunicato la notizia qualche settimana fa credevo fosse uno scherzo oppure uno sbaglio, tanto mi sembrava improbabile.

Non perché non sia cosciente di aver scritto un libro onesto sulle cui pagine ho versato mesi e mesi di lavoro, riflessioni, dubbi, sogni, certezze, timori…
So infatti di aver lavorato con dedicazione e serietà a questo libro, come d’altronde faccio con ogni cosa che intraprendo e che può essere scrivere, parlare alla radio oppure preparare un manicaretto per gli amici.

Ma non avrei mai pensato di ricevere un premio che porta il nome di una grande scrittrice che ho sempre ammirato - Elsa Morante - e che è presieduto da un’altra grande donna che seguo da decenni,  dai tempi del Teatro femminista della Maddalena a Roma: Dacia Maraini.
I loro libri  furono fra i primi che riuscì a leggere in italiano alcuni mesi dopo il mio arrivo definitivo a Roma nel 1971, quando decisi di rimanervi senza limite di tempo: forse – pensavo allora – finché il Generalissimo Franco non morirà e finalmente la Spagna sarà un Paese libero.

La Libertà infatti era quello che mi premeva di trovare in Italia quando pensai di lasciare Siviglia, ancora studentessa di architettura, per visitare la culla del Rinascimento che avevo ammirato soltanto nei libri. Una Libertà che non avevo mai provato, essendo nata in pieno franchismo. E che trovai infatti in Italia, dove abito da quarant'anni ormai!

Ero libera di leggere, di parlare, di pensare, di gridare le mie idee!
Che meraviglia quegli anni Settanta a Roma passati a esplorare sentieri per me allora sconosciuti: femminismo, politica, manifestazioni per riaffermare i propri ideali…
E poter leggere, leggere di tutto senza dover attendere che qualche amico, rischiando il carcere, mi facesse arrivare dall’estero oppure da Andorra, nella frontiera francese, i libri vietati dal regime franchista!

Fra i quali c’erano quelli del poeta Rafael Alberti, in esilio allora a  Roma e del quale, e anche della sua magnifica moglie, la scrittrice Maria Teresa Leòn, diventai presto amica, quasi una figlia adottiva da proteggere perché giovane, squattrinata e totalmente sola a Roma, lontana dalla sua famiglia e dalla sua terra.

Fu proprio Rafael Alberti a farmi leggere per la prima volta Elsa Morante regalandomi “Lo Scialle andaluso”, perché, disse, ero andalusa come anche lo era lui: fu il primo libro che leggevo in italiano.
Era il 1972.
Qualche mese dopo mi capitò fra le mani, nella vecchia libreria Feltrinelli di via del Babbuino, un libro di un’altra scrittrice che ancora non conoscevo: “Memorie di una ladra”, di Dacia Maraini.

Lo “acquistai proletariamente", data la mia immancabile mancanza di quattrini, e divenne il mio secondo romanzo letto in italiano, lingua che ormai leggevo con abbastanza scioltezza e parlicchiavo decentemente, sebbene senza i congiuntivi.
L’italiano infatti lo avevo imparato a Campo de’ Fiori, dove ero vissuta per alcuni mesi nel 1971, fra i banchi della frutta e del pesce, al suon dei “capate, capate: ciò la fava fresca!”. Quella zona allora era ancora nelle mani dei romani veraci e gli affitti costavano poco.

Per ripulire il mio “romanaccio” andai a risciacquare i panni nell’Arno della Società Dante Alighieri, che a Roma – ma guarda caso - si trova a piazza Firenze, con una insegnante fiorentina, la quale m’iniziò al congiuntivo: ma anche alle parole pronunciate senza tagliarle alla fine, a dire “andiamo a mangiare” invece di “annamo a magnà”… E così via.
Ma scrivere per benino in italiano era ancora una meta lontana: le doppie, i verbi con le loro infinite irregolarità, le trappole nascoste in parole che praticamente si scrivono allo stesso modo in italiano e in spagnolo ma hanno significati diversi… Ero convinta di non riuscirci mai!

Ma anni dopo, nel 1981, conobbi colui che sarebbe diventato il mio Pigmalione per quanto riguarda la scrittura in lingua italiana, nonché il grande amore della mia vita: mio marito, lo scrittore Alfredo Cattabiani che purtroppo risiede Altrove da otto anni…
Fu lui questa volta a regalarmi nel 1982  uno dei più bei romanzi di Elsa Morante, "Aracoeli", il nome della protagonista, un'andalusa sposata con un piemontese: - "come noi", mi disse Alfredo che era nato a Torino.
Insomma tutti questi ricordi  sono affiorati di colpo quando mi hanno notificato qualche giorno fa, vi e-mail, che le mie amate "Sorelle d’Italia. Le donne che hanno fatto il Risorgimento", il mio primo libro di tematica totalmente italiana, scritto in italiano senza gli attenti consigli di mio marito, avevano ricevuto il Premio Elsa Morante, presieduto da Dacia Maraini!

Che aggiungere ancora? Semplicemente un GRAZIE di cuore alla Giuria del Premio Elsa Morante, composta  da Dacia Maraini, Andrea Camilleri,  Francesco Cevasco, Vincenzo Colimoro, Maurizio Costanzo, Tjuna Notarbartolo, Paolo Ruffini,  Emanuele Trevi, Teresa Triscari.

Ma  anche a questo Paese, bellissimo e contraddittorio, che amo immensamente con i suoi difetti e le sue tante virtù, perché mi ha accolto con generosità e mi ha aiutato a trovare gran parte di tutto ciò che d’importante ho avuto dalla vita:  mia adorata figlia Clara, l’Amore, il lavoro e tanti cari amici.

GRAZIE ITALIA, DA UNA SORELLA ITAGNOLA!!!





1 commento:

Anonimo ha detto...

Felicidades!!