sabato 17 settembre 2011

SANTA ILDEGARDA: LA SIBILLA DEL RENO








Quando Ildegarda di Bingen nacque a fine estate del 1098  i crociati erano già davanti ad Antiochia, la città delle trecentosessanta torri. Lungo il loro avventuroso cammino per riconquistare Gerusalemme avevano costruito eremi come torri di difesa, monasteri come fortezze e immense cattedrali: l'ultima quella dedicata a san Paolo a Tarso, sua città natale.
Anche colei che sarebbe stata chiamata "la Sibilla del Reno" avrebbe innalzato più tardi, nel 1130, un piccolo convento di donne di fronte a Bingen, sul Rupertsberg, ai cui piedi scorre il fiume Reno.




E proprio a Bingen, il 17 settembre del 1179, sarebbe morta questa  grande donna che  nella sua lunga vita fu scrittrice, musicista, cosmologa, artista, drammaturga, guaritrice, linguista, naturalista, filosofa, poetessa, consigliera politica, profetessa e compositrice!


Beatificata nel 1324 e acclamata santa a furor di popolo - sebbene il processo di canonizzazione avviato da papa Gregorio IX una cinquantina di anni dopo la sua morte non sia mai stato completato - è considerata la protettrice degli esperantisti.





I suoi genitori, i nobili Ildeberto e Mechtilde di Bermersheim, nella contea di Spanheim, salutarono con gioia l'ultima dei loro dieci figli, una delicata bambina dalla salute cagionevole che già piccolissima si comportava "stranamente" raccontando storie su cose che avrebbe "visto" soltanto lei.

Un giorno, mentre Ildegarda giocava in un prato con la sua nutrice, esclamò improvvisamente davanti a una mucca pregna: “Guarda il bel vitellino che è in questa vacca; è bianco con delle macchie sulla fronte e sulle zampe... ah, c'è qualche punto oscuro anche sulla schiena”. E quando nacque il vitello aveva esattamente l'aspetto descritto da Ildegarda!



Quella fu soltanto una delle infinite visioni della futura "Sibilla del Reno" descritte nella sua Vita. Ma molte altre visioni e profezie di carattere mistico le aveva lei stessa raccolte nel suo primo libro, il celebre Scivias, "Conosci le Vie", riccamente illustrato con preziose miniature. Concluso nel 1151 dopo dieci anni di lavoro, il volume è diviso in tre libri che contengono rispettivamente sei, sette e tredici visioni.

 L'ultima del terzo libro si conclude con una sorta di dramma lirico in cui le virtù sono personificate e subiscono gli assalti del demonio: un tema che Ildegarda riprenderà più tardi in uno dei suoi molti componimenti musicali intitolato Ordo virtutum.




Un brano dello Scivias venne letto in anteprima da Papa Eugenio III nel sinodo di Treviri del 1147 davanti all'assemblea di prelati di tutto il mondo cristiano, fra cui il severo Bernardo di Chiaravalle: era stato lo stesso Papa a ordinare a due prelati di Verdun d'indagare sulla condotta, la vita e gli scritti di quell'esile badessa di un oscuro convento sulle rive del Reno, che molti credevano una profetessa.

I due portarono a Treviri la parte già redatta dello Scivias e, dopo la pubblica lettura che il Papa vi fece personalmente, avvenne la consacrazione di Ildegarda come la "più grande testa femminile del XII secolo": una vera e propria "Sibilla di Dio" che ottenne dalla Chiesa libertà d'azione e poteri temporali che ben poche donne del suo tempo ebbero; anche perché Ildegarda di Bingen non andava in estasi né cadeva in trance. Le sue "visioni" erano cognitive e sapienzali: erano scritti, discorsi, e opere umane rivestiti di forme, come ha sottolineato Armanda Guiducci in Medioevo inquieto.



Per quella monaca visionaria che tanti potenti dell'epoca, papi, cardinali, re e imperatori interpellarono anche per corrispondenza, da Federico Barbarossa a Enrico II d'Inghilterra, da Eleonora d'Aquitania a papa Anastasio IV, l'uomo era un piccolo cosmo, un universo in miniatura: una concezione rivoluzionaria per l'epoca che la portò anche a elaborare teorie scientifiche e vere e proprie terapie di guarigione molte delle quali sono oggi alla base della medicina omeopatica.

Per Santa Ildegarda le malattie erano conseguenza di uno squilibrio generale che occorreva curare alla base, anche con rimedi naturali come le erbe e, soprattutto, con il cambiamento dello stile di vita. E Ildegarda consiglia perciò un'alimentazione naturale dando anche molte ricette che sono raccolte in un utilizzo libro sempre attuale.





E poi c'era anche la musica: “perché il corpo è la veste dell'anima che possiede una voce viva. Perciò è giusto che il corpo canti con l'anima attraverso la propria voce le lodi del Signore”, scriveva.

Le musiche di Ildegarda sono state definite come "linee melodiche angolari e gotiche", una sorta di canto "gregorizzante", ma non gregoriano. Nella sua opera Symphonia, ovvero "Sinfonia dell'Armonia delle Rivelazioni Celesti", composta originariamente da due manoscritti, la vergine tedesca morta ottantenne, raccoglie 77 fra antifone, responsori, inni e canti che, contrariamente al parere delle autorità ecclesiastiche dell'epoca, lei faceva interpretare in Chiesa durante le funzioni religiose.



Ma, oggi, a oltre novecento anni della sua nascita, Santa Ildegarda di Bingen e anche ricordata per le sue conoscenze nel campo della fitoterapia, raccolte nel libro Physica: qualche anno fa, ci fu a Barcellona, in Spagna, un convegno internazionale cui parteciparono scienziati, filosofi e anche medici per studiare le teorie di questa grande mistica tedesca che consigliava alle donne della sua epoca terapie rivoluzionarie basate sulle lunazioni e sulle erbe medicinali, degne delle moderne cliniche del benessere; e parlava loro con disinvoltura di mestruazioni e sessualità.



Nel suo volume intitolato Causae e curae, la singolare badessa benedettina, che morì vergine senza aver mai conosciuto uomo alcuno, contemporanea della infelice Eloisa, scriveva così sul piacere sessuale femminile: “Quando una donna fa l'amore con un uomo, allora una sensazione di calore nel suo cervello, che reca piacere sessuale, comunica il gusto di tale piacere durante l'atto, e preannuncia l'emissione del seme dell'uomo. E` simile al sole che teneramente, lievemente e costantemente pervade del suo calore la terra, affinché dia frutto...”.



Ebbene, oggi, 17 settembre, è la sua festa:  auguri  di buon onomastico a le donne che hanno la fortuna di portare il  nome di questa grande donna. Nome  che deriva dal tedesco Hildigard e significa «ardimentosa in battaglia, guerriera».

Per loro, come regalo, ecco il  link di un moderno ebook dove ammirare le miniature su Santa Ildegarda: cliccate qui!


2 commenti:

Open Kitchen Magazine ha detto...

Ecco per te il 2° numero di OPEN KITCHEN MAGAZINE!
Per sfogliarlo gratis clicca qui:

http://www.openkitchenmagazine.com/

Puoi seguirci anche su Facebook cliccando qui:

http://www.facebook.com/openkitchenmagazine

Un abbraccio,
il Team di OPEN KITCHEN MAGAZINE

ps: ci farebbe molto piacere se potessi condividere il banner del magazine con tutti i tuoi amici! Per farlo basterà andare sul nostro sito, nella sezione "condividi" e prelevare la copertina del magazine; il link diretto è questo:
http://www.openkitchenmagazine.com/condividi/
Te ne saremmo davvero grati! ^.^

marty90 ha detto...

ciaoo...bellissimo blog..mi sono aggiunta,passa da me
se ti fa piacere...bacii