mercoledì 18 maggio 2011

ERA DI MAGGIO: ALFREDO CATTABIANI, OTTO ANNI DOPO...





Era di maggio otto anni fa: una domenica di maggio, il 18 maggio 2003, alle ore 18 circa, quando se ne andava Alfredo Cattabiani lasciandomi nel cuore un macigno di dolore che, a poco a poco, è diventato una pietra leggera, modellata con ricordi dei momenti migliori.


Molti amici lo ricordarono allora.


Mi piace oggi, otto anni dopo, riportare le parole del caro amico Massimo Onofri, scrittore e critico letterario, in un suo articolo sull'Unità che poi, nel 2006, divenne il secondo capitoletto di un suo bel libro fatto di memorie e di ricordi intitolato "Sensi vietati. Diario pubblico e contromano".


Massimo Onofri, sebbene molto più giovane, era diventato un caro amico di Alfredo quando siamo andati a vivere a Viterbo nel 1991, in un bel palazzetto medievale nelle vicinanze del Ponte del Paradosso, e ricordo ancora le loro animate chiacchierate, a volte paradossali, dove ambedue parlavano misuratamente di tanti temi: non sempre erano d'accordo, ma ascoltarli era sempre un arricchimento.





MASSIMO  ONOFRI

SENSI VIETATI
DIARIO PUBBLICO E CONTROMANO 2003-2006

(ALBERTO GAFFI EDITORE IN ROMA)



 
2 giugno 2003. Per Alfredo Cattabiani



Alfredo Cattabiani avrebbe compiuto sessantasei anni il 26 maggio: so che era già pronta la lista degli amici con cui festeggiare. Alfredo era un uomo che aveva un sentimento simposiaco della cultura e della vita: e dico simposiaco in un’accezione filologica. Invece se ne è andato domenica 18 maggio: estenuato da una malattia lunga e feroce, contro cui ha lottato con un coraggio e una sobrietà davvero di altri tempi, molto più virili di questi, con la lucida pazienza che non mancava di commuovere noi amici quando ne parlavamo.

L’ho conosciuto a Viterbo, dove s’era trasferito nel 1991 in una bella casa medievale del quartiere di San Pellegrino.Non ricordo l’occasione precisa in cui l’ho incontrato per la prima volta: probabilmente alla libreria Fernandez dei coniugi Paris, uno dei pochi luoghi intellettualmente salubri della mia irredimibile città, da cui Alfredo se ne sarebbe andato dieci anni dopo sbattendo la porta, già ammalato, amareggiato per l’inarrestabile  degrado urbano e ormai del tutto disilluso, dopo essere entrato in rotta di collisione con gli amministratori di centrodestra. Proprio lui: che era un figlio  nobilissimo di quella grande destra intellettuale, conservatrice e spiritualista, che s’era riconosciuta in maestri come Joseph De Maistre, René Guénon,Mircea Eliade, Simone Weil e Augusto Del Noce.

Dico questo per sottolineare un tratto prepotente della sua personalità: il  sentimento d’una libertà fiera ed insofferente. La libertà che l’ha indotto a denunciare molto presto, lui torinese, quella che gli appariva, proprio nella città di Gramsci Gobetti Bobbio e dell’Einaudi, come l’intolleranza della cultura marxista e neoilluminista.Non posso non osservare quanto il destino, che ci ha fatto incontrare e riconoscere, sia stato capriccioso ed impertinente: se è vero che io devo proprio a quella cultura,marxista e neoilluminista, i più salutari antidoti ai veleni clericali e fascisti della provincia in cui m’è toccato crescere.Ma mi viene anche da pensare che questa è l’Italia di sempre, insieme guelfa e ghibellina: e che uno rischia di cucirsi addosso una casacca, solo perché meglio s’adatta a quell’irrefrenabile istinto di ribellione, a quel bisogno di dichiarare il proprio no alle più conclamate e correnti idee della tribù.

Quel sentimento di libertà, in Alfredo, andava unito sempre ad una nativa e generosa disponibilità all’ascolto.Un particolare ce lo conferma inequivocabilmente. Lo ricavo leggendo l’autonecrologio che ha dettato qualche mese fa per il Giornale, cui collaborava: che è stato il suo modo assolutamente singolare di congedarsi dal mondo.Ma vengo al particolare: di fronte all’oneroso e difficilissimo impegno di ricordare la sua vicenda intellettuale, Alfredo ha scelto di dedicare i tre quarti dell’articolo estremo alla sua attività di organizzatore culturale, insomma ai libri degli altri, cui aveva dedicato tanta passione, almeno fino al 1979, quando lasciò la Rusconi che aveva diretto sin dall’anno della sua fondazione, il 1969. Prima di Rusconi,
 però, c’erano state le Edizioni dell’Albero, che aveva fondato a Torino con un gruppo di amici, tutti ispirati al magistero di Del Noce, quindi, dal 1966, la direzione editoriale dell’ancora torinese Borla,dove avrebbe avviato alcune importanti collane, affidandole allo stesso Del Noce e ad Elémire Zolla.

Diciamolo chiaro: se per unanime consenso l’Adelphi viene oggi acclamata per la sua lungimiranza ed il suo coraggio intellettuale, allora si dia a Cattabiani quel che è di Cattabiani, il quale, in strenua solitudine, ha pubblicato per primo non pochi degli autori che hanno fatto la fortuna di quella casa editrice, a cominciare dall’oggi celebratissima (nonostante la stima per Alfredo, continuo a non annoverarmi tra questi fanatici dell’ultima ora) e allora sprezzata Cristina Campo.

Liberatosi dagli impegni editoriali per cui s’è sentito a lungo perseguitato, Alfredo s’è dedicato alla propria scrittura. Sarebbero venuti quei libri molto particolari, da Bestiario di Roma (scritto con la futura moglie Marina Cepeda Fuentes) a Florario, Planetario, Volario, Zoario, il recente Acquario (e molti altri ancora), ove la tradizione sapienziale s’incrocia a quella popolare, l’antropologia culturale alla letteratura,nel tentativo di mantenersi fermi ad una saggezza molto antica dentro gli interrogativi del moderno: qui, potremo riascoltare ancora la sua voce naturalmente aristocratica e popolare.

Addio Alfredo, vorrei dirti arrivederci, se una qualche fede mi sostenesse, che la notte ti sia dolce e confidente.

(Massimo Onofri, Sensi vietati. Diario Pubblico e contromano, Alberto Gaffi, Roma 2006)


(Viterbo, Quartiere San Pellegrino, Ponte del Paradosso)



3 commenti:

Mitì ha detto...

Manca tanto. Ti abbraccio fortissimo ninìn mia :-*

LA CUOCA ITAGNOLA ha detto...

Grazie Mitì, ti abbraccio anch'io.

Giovanni (Roma) ha detto...

cara Marina, ho scoperto i libri di tuo marito notando Florario all'evento Giardininterrazza all'auditorium di Roma quest'anno; essendo anche appassionato di mitologia sto recuperando tutti i volumi di -ario che trovo in giro.

Sarebbe una buona idea che la Mondadori ristampasse questi capolavori (di almeno due ho trovato una "ultima copia") e mi duole non aver conosciuto Alfredo, a quanto capisco una personalità non molto dissimile da Gualtiero Simonetti e Ippolito Pizzetti, altri fantastici appassionati indagatori del naturale