sabato 23 ottobre 2010

FIABE DI LUNA: LA LUNA PIENA, IL SOLE, LE STELLE E L'UOMO, OVVERO PERCHE' GLI UOMINI MUOIONO



Sabato 23 ottobre, verso le 3,30 del mattino, la Luna arriverà di nuovo, come ogni mese, al suo Plenilunio.

Diventerà  colei che, "quando  è  bella piena  ti può cadere fra le braccia, soprattutto quando è seduta sui tetti",come diceva Federico Fellini nel suo indimenticabile film "La voce della Luna", una sorta di suo testamento spirituale.

Ma la Luna Piena,  ispiratrice di poeti, musicisti, innamorati, "il massimo della femminilità", "la spiona, che ci spia  da migliaia  di anni", come la definiva il gran "lunatico" regista romagnolo, è anche una delle protagoniste di una fiaba del Congo che viene narrata da secoli per spiegare ai bambini il perchè della Morte.  

Ora ve la racconto: prestate attenzione.





"PERCHE' GLI UOMINI MUOIONO"
(leggenda del Congo)



Un giorno il Grande Padre di tutte le cose chiamò il Sole e gli disse: "Va' a prendermi la mia bevanda, il vino di palma della Conoscenza, ma non lo bere".
Il Sole vi andò, spillò il vino e senza berne lo portò al Padre che gli domandò: "Ne hai bevuto?". "No", rispose il Sole. "E allora entra in questa fossa buia e se non hai mentito potrai tornare quando vorrai".
Il Sole disse al Padre: "Tornerò domani". E il giorno dopo il Sole ricomparve e così tutti gli altri giorni.




Poi il nostro Grande Padre disse anche alla Luna Piena di andargli a prendere il vino di Palma e di non berlo.
La Luna lo fece e alla domanda del Padre se lo avesse assaggiato, rispose di no. "E allora", disse il Padre alla Luna, "entra in questa fossa buia e se non hai mentito potrai tornare quando vorrai".
E la Luna disse:"Tornerò fra un mese". E cosi fu: dopo un mese la Luna Piena tornò e anche tutti gli altri mesi.




La stessa richiesta la fece il Grande Padre Iddio alle Pleiadi, le quali gli portarono il vino di Palma senza berne nemmeno un po'.
Il Padre nostro disse loro di entrare nella fossa buia e di tornare quando volevano se non avevano mentito. Le Pleiadi dissero: "Torneremo alla fine della stagione secca".
E in effetti, al termine della stagione secca le Pleiadi riapparvero e così ogni anno.






A questo punto nostro Padre Iddio disse all'uomo di andargli a prendere il vino di Palma e di non berne. L'uomo vi andò, spillò il vino e ne bevette un bel po'. "Ne hai bevuto?". Gli chiese il Padre. "No", rispose lui.
"Ora vedrò", disse il Padre. "Entra in questa fossa buia e se non mi hai mentito potrai tornare quando vorrai".
L'uomo, pieno di sè, disse: "Non ti ho mentito e tornerò oggi stesso".





Ma mentre che il Sole si alza ogni giorno; la Luna Piena riappare ogni mese più splendente che mai e le Pleiadi ricompaiono ad ogni stagione piovosa; l'uomo, per aver mentito, rubato e sfidato nostro Padre Iddio bevendo della sua stessa bevanda, quando entra nella Fossa buia non torna più.

 
 
 
 
 
Che ve ne pare? 
 
Niente male per   raccontarla ai più piccoli nelle lunghe serate autunnali.
 

Sarà una bella scusa per spegnere la televisione!






Parola della Cuoca Itagnola!!!

domenica 17 ottobre 2010

LAS YEMAS DE SANTA TERESA (DOLCI ALL'UOVO DI SANTA TERESA)









Il 15 ottobre è la Festa di Santa Teresa d'Avila o Teresa di Gesù, una grande santa e  mistica spagnola alla quale il Bernini ha dedicato una delle sue più belle sculture: l'Estasi di santa Teresa conservata a Roma nella chiesa di Santa Maria della Vittoria.


In  realtà si chiamava Teresa  Sánchez de Cepeda  y Ahumada ed era nata il 28 marzo del 1515 nella bella città di Avila, nella Castiglia più antica. Morì invece ad Alba de Tormes, una cittadina della provincia castigliana di Salamanca, il 15 ottobre 1582.




(Chiesa e convento di Santa Teresa ad Avila)

La si ritiene  una delle figure più importanti della Controriforma cattolica grazie alla sua attività di scrittrice e di riformatrice degli ordini religiosi: fu la fondatrice delle monache e dei frati Carmelitani Scalzi.

È venerata come santa dalla Chiesa cattolica e, nel 1970,  è stata proclamata  da Paolo VI  Dottore della Chiesa: una delle pochissime donne, dei 33 Dottori della Chiesa che vi sono finora, che portano questo titolo.




"Donna di eccezionali talenti di mente e di cuore", così viene definita Santa Teresa d’Avila che aveva scelto la vita monastica all’età di vent’anni ma aveva  faticato prima di arrivare a quella che lei  chiamava la sua "conversione", avvenuta a  39 anni.

(Le mura medievali di Avila)





E  naturalmente ad Avila, la città più alta della Spagna  (1.131 m),  con  una cinta di mura del secolo XI di  2,5  km  perfettamente  conservata, e dove santa Teresa avrebbe fondato  il suo primo convento carmelitanosi fabbricano le yemas de Santa  Teresa,  delicatissimi bocconcini dolcissimi a  base di tuorlo d'uovo e zucchero, ideati in  onore  di questa  grande Santa spagnola  chiamata da Unamuno "la forte  monaca viandante". 





Una  santa gioiosa  e amante della buona tavola che, da  perfetta  castigliana,  aveva certamente capito  l'importanza della cucina quando   scrisse: "Dio si trova anche fra le pentole".


Ecco dunque, per la gioia dei palati golosi la vera ricetta delle celebri "Yemas de Santa Teresa", ideate ad Avila, la bella città castigliana che ha la cinta di mura medievali più straordinariamente intatta della Spagna.





YEMAS DE SANTA TERESA (Dolci all'uovo di Santa Teresa )



Ingredienti:



12 tuorli d'uovo freschissimi
200 gr di zucchero
200 ml d'acqua (un bicchiere scarso)
1 bastoncino di cannella
la scorza di un limone
zucchero a velo
tanti piccoli stampini di carta








In un pentolino smaltato portare a ebollizione l'acqua con lo zucchero, la scorza del limone e la cannella; rimestare continuamente e appena comincerà a bollire schiumare con attenzione finchè si formerà uno sciroppo "a punto de hebra", ossia che alzandone un po' "formi  il filo".


Passare i tuorli per uno colino di seta da pasticceria e versarli in un'altro pentolino smaltato. Poi   aggiungere a poco a poco lo sciroppo. Mischiare bene e mettere a cuocere nuovamente rimestando sempre fino ad ottenere una crema molto densa che si staccherà dalle pareti del pentolino.






A questo punto versarla in un piatto fondo per farla raffreddare. Quando la crema sarà fredda e ben solidificata si formano palline, piccole quanto una grossa noce e, dopo averle cosparse di zucchero a velo,  collocarle negli appositi stampini di carta.




Queste delizie del palato, che vanno consumate con parsimonia per via delle calorie e del contenuto di colesterolo, sono ottime per i malinconici pomeriggi  d'autunno degustate con una tazza di profumato the verde alla menta.




Quando le mangerete, credetemi, mentre la  morbida crema si scioglie a poco a poco nella vostra cavità gustativa e il  vostro palato avrà assaporato ogni millimetro di questo pezzetto di cielo, vi sembrerà di sentire quei celebri versi della  santa spagnola:

"Nada te turbe, nada te espante...", "Nulla ti turbi, nulla ti spaventi...

Versi che la grande  Mina ha cantato con la sua meravigliosa voce, piena, gustosa, dolce, squisita, celestiale. 

Se  volete ascoltarla cliccate qui: naturalmente mentre degustate lentamente una "yema de Santa Teresa".









martedì 12 ottobre 2010

12 OTTOBRE, FESTA DELLA VIRGEN DEL PILAR: LA FIESTA DE LA HISPANIDAD











Ai pellegrini che nel Medioevo andavano verso Santiago di Compostella attraverso l'Aragona, valicando i Pirenei per il passo di Somport, si raccontava negli ostelli e monasteri di Jaca o di San Juan de la Peña che uno degli apostoli Giacomo, figlio di Zebedeo, dopo l'Ascensione del Signore in cielo si era recato in Ispagna per seminarvi la parola divina.


Dopo aver girato tutta la Galizia predicando senza nessun successo fra quella gente "dura di cuore", come racconta Jacopo da Varagine nella Leggenda Aurea, continuò a camminare in compagnia di un fedele cane e da pochi discepoli.








Seguendo la strada che i Romani avevano costruito sulla traccia di antiche vie e che poi sarebbe diventata un tratto del medioevale Cammino di Santiago, arrivò alla gloriosa Caesar Augusta (Saragozza) dove, scoraggiato per lo scarso successo della sua missione apostolica, si sedette sconsolato sulle rive del fiume Ebro nei pressi d'un pilar o colonna di pietra, forse appartenente a qualche tempio pagano distrutto.








Correva l'anno 40 dell'era cristiana e Maria, la madre di Gesù, viveva ancora in Terra Santa; sicché, racconta la leggenda, Santiago, come è chiamato in Spagna l'apostolo San Giacomo, stanco e deluso le rivolse una preghiera, come un figlio chiede aiuto ad una madre.




All'improvviso, avvolta in una nuvola celeste e in piedi sulla colonna abbandonata, Lei gli apparve per incoraggiarlo e per chiedergli di erigere in quello stesso luogo un santuario in suo onore. Giacomo ubbidì, ed insieme con i suoi adepti costruì una rustica cappellina in memoria della Virgen del Pilar.




Sopra quella sacra colonna - rimasta al centro della costruzione - mise una di quelle immagini di Nostra Signora attribuite a San Luca che, secondo la leggenda, gli apostoli portavano con loro dalla Palestina per lasciarle nei luoghi dove predicavano.






Da allora il santuario del capoluogo dell'Aragona, dedicato alla Virgen del Pilar, la  "Madonna della Colonna", ha subito diverse trasformazioni e oggi la grandiosa Basilica, costruita nel 1677 in estile "herreriano" e modificata un secolo dopo con l'aggiunta delle caratteristiche undici cupole (alcune decorate con affreschi di Goya), è tra le più importanti dell'Europa, meta di continui pellegrinaggi.






 Gli aragonesi o maños ne sono fieri e ogni anno il 12 ottobre vi è festa grande a Saragozza durante una decina di giorni per festeggiare la loro patrona a suon di jotas, il canto danzato più popolare di tutto il nord della Spagna, pare inventato da un poeta arabo chiamato Aben Jot esiliato a Calatayud, nella Bassa Aragona.


Una delle più popolari parla della Madonna che vorrebbe essere  una soldatessa dell'esercito aragonese vincitore sui francesi invassori:


La Vergine del Pilar dice
che non vuole essere francese,
ma vuole essere un soldato
della truppa aragonese.

L'Ebro rimane in silenzio
passando davanti al Pilar,
mentre canta alla Madonna:
guarda che bella che sta!


(Jota rondadera; danza popolare dell'Aragona che potete ascoltare e vedere cliccando qui)



Su tutta l'Aragona alleggia  la presenza della Vergine del  Pilar alla  quale  gli aragonesi si sono rivolti in ogni  momento  storico  soprattutto  a  Saragozza, una città che fu la Salduba  iberica,  la Caesar Augusta romana, la Sarakusta araba e poi finalmente nel 1118, con  re Alfonso I il Battagliero, la capitale cristiana del  regno d'Aragona. 
 
 
 
Gli aragonesi sono una popolazione forte che nel corso della loro travagliata storia hanno saputo combattere più volte fino all'eroismo, ma nel loro modo di parlare prevale la dolcezza con l'uso del diminutivo in ico-a; sicché loro stessi si fanno chiamare mañicos, i contadini vengono chiamati baturricos e in onore della loro celeste protettrice - la Pilarica - compongono  joticas come questa:
 
Hanno una chitarrica
gli angioletti del cielo;
hanno una chitarrica,
per cantarle alla Vergine
del Pilar una jotica.


 
 
Jotas che poi canteranno e danzeranno nelle feste popolari del 12 ottobre mentre si svolgono le tradizionali "Ofrenda de flores" e la "Ofrenda de frutos":
 
 






 
Ah, dimenticavo:

LA CUOCA ITAGNOLA DESIDERA MIGLIAIA DI
 
AUGURI ALLE CENTINAIA DI MIGLIAIA DI PILAR DI TUTTO IL MONDO ISPANO!!!