sabato 12 giugno 2010

BERENJENAS CON GAMBAS Y JAMON DE MANUEL VAZQUEZ MONTALBAN (MELANZANE CON GAMBERETTI E PROSCIUTTO)






Oggi sono andata al bel  mercato del pesce di Civitavecchia dove fra le decine di bancarelle ho trovato tante buone cose e anche  dei gamberetti freschissimi. 

Ho acquistato nei banchi degli ortaggi delle stupende melanzane viola, sode, sode.

 A casa avevo  dei tocchettini di "jamòn iberico" sottovuoto che avevo portato dal mio ultimo viaggio in Spagna.



Insomma, melanzane, gamberetti freschi, tocchettini di prosciutto...

I tre prodotti mi hanno fatto rammentare una saporita, delicata  e facile ricetta che avevo  assaggiato tanti anni fa per la prima volta a Roma, nella casa di cari amici spagnoli,  i quali a loro volta l'avevano trovata in un giallo di uno scrittore catalano celeberrimo, che fra un po' vi dirò.

Una ricetta che poi ho  preparato più volte nelle mie cene un po' particolari riscuottendo sempre  il gradimento dei miei invitati.

Ecco dunque, per voi, un squisito  piatto per una  raffinata cena  estiva, che possiamo inserire in una virtuale  serie di  ricette  "storico-letterarie".

Si tratta  delle deliziose, esotiche, e direi persino afrodisiache, "Berenjenas con gambas y jamòn", ossia delle "melanzane con  gamberetti e prosciutto" che vi faranno sognare con i mari del sud.



E proprio "Los mares del sur", "I mari del sud", si chiama il bel romanzo giallo, di cui ho tratto questa ricetta.

L'ha scritto qualche anno fa Manuel Vàzquez Montalbàn, il  celeberrimo scrittore spagnolo, deceduto nel 2003,  molto  conosciuto in Italia perché i suoi libri sono stati tradotti da anni, quasi tutti pubblicati dalla Feltrinelli.


 Anzi uno degli ultimi pubblicati in lingua italiana  raccoglie tutte le ricette che appaiono nei suoi famosi romanzi-gialli che hanno come   protagonista  il  tenente Carvalho, cuoco, donnaiolo e buongustaio.

  S'intitola "Ricette immorali", perché quelle ricetta sono ritenute, come  questa  delle melanzane, anche afrodisiache, ossia "capaci di svegliare l'amore"...




Ecco dunque la ricetta per quattro persone, ma se siete in due, per una cenetta romantica, dovrete dimezzare le quantità: ricordatevi che il troppo mangiare non giova il "dopocena"...




BERENJENAS CON GAMBAS Y JAMON


* Per 4 persone occorrono:

 1 chilo di melanzane
1/2 chilo di gamberetti freschi
 1 etto di prosciutto crudo in un solo pezzo tagliato poi a tocchettini
1 etto di formaggio grattugiato dolce
2 cucchiaiate di farina
 1 spicchio d'aglio
olio extravergine d'oliva
  latte
sale, pepe


Si soffrigge l'aglio intero in una padella con abbondante olio d'oliva e quando è appena tostato si ritira e, nello stesso olio si soffrigono le teste dei gamberetti. Si dorano un po' e si mettono in un tegame coperte d'acqua per preparare un brodo leggero che terremmo da parte.

Nell'olio rimasto si friggeranno le melanzane tagliate a rondelle un po' grosse, infarinate leggermente. Si fanno sgocciolare molto bene.

Nel frattempo, con un po' dell'olio rimasto si prepara una besciamella con la farina, il brodo dei gamberi e un po' di latte. Pepare e salare.

In una teglia da forno collocare le melanzane dorate e disporvi sopra i gambereti sgusciati, i dadini di prosciutto e la besciamella. Coprire con formaggio grattugiato tipo emental e infine gratinare per alcuni minuti, finché si dorerà la superficie.




Servire il piatto caldo ma non troppo, dopo averle fatto riposare per almeno 5 minuti.

Un buon vinello bianco secco fresco, oppure  un prosecco, sarà l'accompagnamento giusto, specialmente per una cenetta romantica.




E a proposito di cenette romantiche, Manuel Vàzquez Montalbàn nel suo romanzo descrive perfettamente  la ricetta che Carvalho sta preparando per la "bionda di turno"- una sorta di "pupa del ganster".  Ma quel che fa sorridire e come lo scrittore conclude la descrizione,  sensualmente e in maniera ironica:

"Carvalho collocò le melanzane in una teglia lasciandovi cadere sopra una pioggia di nude code di gamberetti, dadini di prosciutto e un bagno di besciamella; e dalle sue dita cadde la neve del formaggio grattugiato che coprì il biancore tostato della besciamella, mentre introduceva il tutto nel forno per farlo grattinare...

Poi andò a svegliarla e lei senza riuscire ad aprire bene gli occhi, introdusse la forchetta nel magma tostato che Carvalho le aveva servito sul piatto e portandola in bocca cominciò a masticare in silenzio.

Poi disse con indiferenza: 'E' molto buono. E' precotto?"




Certo, per il povero tenente Carvalho, questa domanda non deve essere stata molto soddisfacente.

E mi auguro che nessuno ve la faccia dopo che avrete preparato queste melanzane, che, vi assicuro, hanno proprio il profumo di una vacanza nei mari del sud e svegliano sensazioni... come dire, particolari...

Beh, non vi dico altro: provare per credere!



PAROLA DELLA CUOCA ITAGNOLA!!!

mercoledì 2 giugno 2010

GIUGNO E I SUOI PROVERBI







Eccoci  a giugno, il mese che gli antichi Romani dedicavano alla dea Giunone, la dea delle donne, una delle tre divinità più importanti del Pantheon romano. Una delle divinità della potente  Triade  formata da Giove, Minerva e Giunone, appunto.

Perciò questo mese veniva chimavato in latino Iuniu, sebbene   ai tempi di Ovidio non se ne conosceva la vera etimologia tant'è vero che il poeta dei Fasti elencava addirittura tre interpretazioni: sarebbe derivato appunto da Iuno, Giunone; oppure dagli iuniores, i giovani, in contrapposizione a maius, maggio, quale mese dei maiores, gli anziani.

Io però preferisco pensare che derivi proprio dal nome della grande divinità femminile,  anche perché,  se prestiamo fede a Plutarco,  costui consigliava  alle donne di sposarsi nel mese di giugnosacro a Giunone, la dea dei matrimoni, forse perchè era sposata con Giove, come è stata rappresentata dal Carracci in un bellissimo e sensuale affresco.



In ogni modo, e aldilà della sua etimologia, giugno è un mese bellissimo - in genere - perché comincia l'estate ma non fa troppo caldo e nelle località di mare, come nella "mia" Santa Marinella, si sta benissimo prima dell'arrivo dei chiassosi villeggianti di luglio e agosto.

E ci si può finalmente vestire leggeri, come ci ricorda questo proverbio: "D'aprile non t'alleggerire, di maggio non te ne fidare, di giugno fa' quel che ti pare".

Ma attenzione, perché nella prima quindicina di giugno, e soprattutto a ridosso del solstizio d'estate, il tempo può essere ancora capriccioso e piovoso e rovinarci le belle  giornate di mare.




Completamente superati sono invece due proverbi che risalgono al medioevo: "Per San Barnabà il più lungo della 'sta" e "San Zaccaria, la giornata più lunga che ci sia". Perché la festa di san Barnaba è l'11 giugno e quella di san Zaccaria il 10 quando alla fine del medioevo cadeva il solstizio estivo che oscillava fra quei due giorni a  causa del calendario giuliano che anticipava rispetto all'anno solare, il giorno più lungo dell'anno, che è appunto quello del solstizio d'estate! 

Col nuovo calendario gregoriano, che entrò in vigore nel 1582 e che usiamo tuttora, il solstizio d'estate venne riportato al 21 giugno.

In ogni modo, si tratta di un momento molto importante, e i cambiamenti climatici sono all'ordine del giorno, perciò potrebbe piovere di rotto nelle settimane che precedono.




Per non parlare se piove l'8 giugno, per la festa di San Medardo, un santo francese che porterebbe pioggia a catinelle: "Se San Medardo piova, dopo quaranta dì rifà la prova", insomma potrebbe piovere per tutto il mese e oltre!

Una vera disgrazia per i contadini che affermano: "Acqua di giugno rovina il mondo"! Soprattutto rovina il grano che è quasi pronto per la mietitura e ora ha bisogno di sole e clima asciutto: "Quando il grano ha la resta non vuol acqua sulla testa", afferma infatti un proverbio toscano del Mugello. E per chi non lo sa, la resta è la punta filiforme con cui terminano le glume delle graminacee.

E anche in Molise, dove il pane e la pasta sono ottimi grazie al loro buon grano, si dice che: "Acqua di giugno, rovina il mugnaio".



Ma neanche il vignaiolo vuole ora la pioggia: "Se piove per San Barnabà/ l'uva bianca se ne va;/ se piove mattina e sera,/ se ne va la bianca e la nera".

Se poi, almeno a dare retta ai proverbi, piove anche il 15 del mese, festa di San Vito, saranno dolori perché: "Se piove per San Vito il raccolto dell'uva va fallito", oppure, come affermano i toscani: "Se piove per San Vito, il vino se n'è ito", insomma è andato!





Ma se questo mese sarà come dovrebbe essere, cioè tiepido, luminoso e con le notti serene, il grano maturerà e i campi saranno dorati , pieni di papaveri rossi e pronti per la mietitura: "Giugno mietitore", ricorda un proverbio contadino.

E di notte, nei campi pieni di spighe,  si dovrebbero anche vedere le lucciole, almeno si vedevano prima che scomparissero dalla campagna per colpa dei prodotti chimici. E infatti una volta  si diceva vedendole numerose in questi giorni: "Bel lucciolaio, bel granaio".