martedì 18 maggio 2010

ERA DI MAGGIO SETTE ANNI FA: "ASSENZA PIU' ACUTA PRESENZA"



Era di maggio sette anni fa.

Era di maggio quella domenica 18  del 2003.

Era di  maggio quella caldissima domenica  18 alle ore 18, circa.

Era di maggio quella terribile domenica 18 alle ore 18 di sette anni fa, quando mi guardò per l'ultima volta stringendo, forte, la mia mano  con la sua.

Era di maggio sette anni fa anche  sul  balcone della stanza dove si stava assentando per sempre.

Lo ricordo bene perché le buganvillee erano fiorite nella nostra casa di  Santa Marinella. Erano fiori che a  lui piacevano tanto perché gli  rammentavano gli anni in cui viveva sulla collina di Torino, a Cavoretto.

Era di  maggio, anche, due  giorni dopo, quando  il suo corpo fu portato via, lentamente, passando  sotto la pergola di bungavillee fiorite.






Era di maggio, anche, quando le ceneri del suo corpo  tornarono e passarono  sotto la pergola di bungavillee fiorite per rimanere, poi, dove lui voleva: sotto il grande limone al quale aveva dedicato un capitolo del suo "Florario", intitolandolo "trombe d'oro della solarità", come nei versi di Montale


Limone che  mi rappresentava, diceva,  come infatti aveva scritto nella dedica del libro:

"A Marina,  limone andaluso".


Era di maggio, e sarà sempre di maggio, ogni volta,  quando   la sua assenza diventa  ancora più acuta presenza e il petto è dolente, sebbene la pietra del dolore sia diventata più leggera.

Come nei versi di Attilio Bertolucci che da allora, da quel 18 maggio,  mi accompagnano.

Assenza,
più acuta presenza.
Vago pensier di te
vaghi ricordi
Turbano l'ora calma
e il dolce sole.
Dolente il petto
ti porta,
come
una pietra
leggera.




Ma era di maggio, anche,  quando aveva finito  di scrivere il libro che io preferisco, "Zoario" : un libro con storie di  cicale, delfini, lucertole,  animali misteriosi e gatti, fra cui Mao, il nostro gattone certosino   che ci aveva accompagnato durante diciotto anni di felicità.


Era di maggio infatti, quel maggio del 2001, quando piansi, commossa,  leggendo le parole che aveva scritto  all'interno dello "Zoario" dedicandolo  a me. A me e al nostro gattone certosino, Mao, che da poco si era "assentato":


A Marina, mia amata moglie,
e al nostro gatto Mao (1983-2001)
che ci ha accompagnato
con i suoi invisibili stivali
per tanti anni felici.




Ah, dimenticavo:

Era di maggio, anzi "Era de maggio", la bellissima canzone napoletana con i meravigliosi versi di Salvatore Di Giacomo, era una delle sue canzoni.

Mentre scriveva ascoltava una delle tante versioni che  io gli avevo regalato: ora cantata da Roberto Murolo, ora cantata da Teresa De Sio, ora cantata da Tito Schippa.

Ma fra tutte era la voce di Mina la preferita.

Eccola, "Era de maggio" cantata da Mina:  la sto ascoltando mentre scrivo. E forse l'ascolta anche lui.

Era di maggio , il 26, quando lui era nato e forse perciò amava questa canzone.

E amava anche,  più di ogni frutto, le ciliege che maturano proprio a maggio.
Anzi, le  ccerase, come dicono i primi versi della canzone:

Era de maggio e te cadéano 'nzino,
a schiocche a schiocche, li ccerase rosse...





Alla memoria di mio marito, Alfredo Cattabiani,  
nel settimo anniversario della sua morte  
a Santa Marinella, quel 18 maggio  del 2003.

venerdì 7 maggio 2010

RICETTA PER MANO SOLA: HABAS CON JAMON IBERICO (FAVE CON PROSCIUTTO CRUDO)


"FAVE E PECORINO: NON FARLO SAPERE AL CONTADINO..."

Ma si potrebbe anche dire:

"FAVE E PROSCIUTTO: MEGLIO DI TUTTO"!

Che in lingua castigliana sarebbe:

"HABAS CON JAMON: LO MEJOR DE LO  MEJOR!





Insomma, tutto ciò per raccontarvi la "Ricetta per mano sola" che ho cucinato questa settimana con le fave - tenerissime - che mi erano rimaste dopo la scorpacciata del 1° maggio che abbiamo fatto a casa, insieme con il pecorino romano,  nel rispetto della tradizione.

Certo, non è stato  facile sbucciare le fave con  una sola mano... Ma erano davvero tenerissime e, sebbene con  difficoltà, ci sono riuscita, anche perché saranno state non più di  600 grammi in  tutto.




Confesso che alcuni pezzetti di buccia, il bacello che contiene i granelli di fave,  di quelle più piccole e tenere,  li ho lasciati anche perché sono ottimi una volta  cotti: lo faceva mia madre in ricordo delle penurie della lunga post-guerra spagnola, quando non si buttava niente.

Lei mi ha educato al risparmio in cucina e io continuo a seguire i suoi consigli,  sicché non butto i gambi dei cipollotti perché sono ottimi per fare le frittate; non butto   neanche l'acqua di bollitura delle verdure perché per i risotti o le minestre è ottima e inoltre un concentrato di vitamine. Non butto la "peluria" dei finocchi freschi, che adoro mangiare crudi, perché tritata finemente profuma il sugo di pomodori o l'arrosto, oppure le polpettine...

Insomma, io non butto proprio niente! Il mio problema è quello di immagazzinare in frigo  le decine di sacchettini con tutto ciò che non butto...

Ma eravamo rimasti alle fave che, ormai sbucciate, volevo cucinare  con una ricetta rapida e facile da preparare con la sola mano sinistra.



Ebbene le ho  cucinate con tocchettini del  JAMON IBERICO,  lo squisito prosciutto spagnolo che avevo portato sottovuoto dal mio ultimo viaggio a  Siviglia  durante la Settimana Santa, prima di cadere e fratturarmi il TROCHITE OMERALE DESTRO ed essere costretta ad indossare il tutore-camicia di forza di cui sono  ancora "prigioniera"!

La  ricetta originale, molto diffusa in quasi tutta la Spagna, e che nella mia città è anche protagonista fra le tantissime "TAPAS" dei tantissimi bar,  si chiama "HABAS SALTEADAS CON JAMON", cioè "fave saltate in padella con prosciutto crudo".

Prosciutto che deve essere rigorosamente crudo, meglio di montagna, saporito, un po' grasso. Ma "la morte sua", della ricetta, è con il "jamòn iberico": le sue caratteristiche  venature di grasso lo rendono morbido, squisito, profumato!



In ogni modo anche con un buon prosciutto crudo la ricetta è ottima e anche con il guanciale, come d'altronde richiede una  simile e tipica ricetta romana diffusa in tutto il Lazio.

Ecco dunque la ricetta, facile, facile, per mano sola.




HABAS SALTEADAS CON JAMON IBERICO

Ingredienti:

fave fresche tenerissime
olio extravergine d'oliva
1 cipollotto fresco
1 pezzetto di grasso di prosciutto crudo
tocchettini di "jamòn iberico", oppure di un buon prosciutto crudo stagionato
sale q.b.




In una padella con  poco olio d'oliva e il pezzetto di grasso di prosciutto far appassire la cipolla finemente tagliata. Aggiungervi le fave sbucciate  e rosolare bene. Coprire appena appena con acqua calda, coprire e far cuocere a fuoco lento finché le fave saranno tenere: in questo periodo dell'anno ci vuole circa 1/4 d'ora.

A cottura finita togliere il liquido rimasto (tenetelo da parte per un risottino) e aggiungervi i tocchettini di "jamòn iberico". Saltate rapidamente, salate se ci fose bisogno,  e servire "las habas con jamòn" ben calde.

Accompagnandole con pane casereccio leggermente "bruscato",, ottimo quello di Tolfa alle spalle di Santa Marinella, costituisce un piatto unico.

Un bicchiere di vino rosso ci vuole proprio: specialmente a me, per dimenticare il braccio fratturato!






BUON APPETITO DALLA CUOCA ITAGNOLA ORMAI RASSEGNATA!