Era di maggio sette anni fa.
Era di maggio quella domenica 18 del 2003.
Era di maggio quella caldissima domenica 18 alle ore 18, circa.
Era di maggio quella terribile domenica 18 alle ore 18 di sette anni fa, quando mi guardò per l'ultima volta stringendo, forte, la mia mano con la sua.
Era di maggio sette anni fa anche sul balcone della stanza dove si stava assentando per sempre.
Lo ricordo bene perché le buganvillee erano fiorite nella nostra casa di Santa Marinella. Erano fiori che a lui piacevano tanto perché gli rammentavano gli anni in cui viveva sulla collina di Torino, a Cavoretto.
Era di maggio, anche, due giorni dopo, quando il suo corpo fu portato via, lentamente, passando sotto la pergola di bungavillee fiorite.
Era di maggio, anche, quando le ceneri del suo corpo tornarono e passarono sotto la pergola di bungavillee fiorite per rimanere, poi, dove lui voleva: sotto il grande limone al quale aveva dedicato un capitolo del suo "Florario", intitolandolo "trombe d'oro della solarità", come nei versi di Montale.
Limone che mi rappresentava, diceva, come infatti aveva scritto nella dedica del libro:
"A Marina, limone andaluso".
Era di maggio, e sarà sempre di maggio, ogni volta, quando la sua assenza diventa ancora più acuta presenza e il petto è dolente, sebbene la pietra del dolore sia diventata più leggera.
Come nei versi di Attilio Bertolucci che da allora, da quel 18 maggio, mi accompagnano.
Assenza,
più acuta presenza.
Vago pensier di te
vaghi ricordi
Turbano l'ora calma
e il dolce sole.
Dolente il petto
ti porta,
come
una pietra
leggera.
Ma era di maggio, anche, quando aveva finito di scrivere il libro che io preferisco, "Zoario" : un libro con storie di cicale, delfini, lucertole, animali misteriosi e gatti, fra cui Mao, il nostro gattone certosino che ci aveva accompagnato durante diciotto anni di felicità.
Era di maggio infatti, quel maggio del 2001, quando piansi, commossa, leggendo le parole che aveva scritto all'interno dello "Zoario" dedicandolo a me. A me e al nostro gattone certosino, Mao, che da poco si era "assentato":
A Marina, mia amata moglie,
e al nostro gatto Mao (1983-2001)
che ci ha accompagnato
con i suoi invisibili stivali
per tanti anni felici.
Ah, dimenticavo:
Era di maggio, anzi "Era de maggio", la bellissima canzone napoletana con i meravigliosi versi di Salvatore Di Giacomo, era una delle sue canzoni.
Mentre scriveva ascoltava una delle tante versioni che io gli avevo regalato: ora cantata da Roberto Murolo, ora cantata da Teresa De Sio, ora cantata da Tito Schippa.
Ma fra tutte era la voce di Mina la preferita.
Eccola, "Era de maggio" cantata da Mina: la sto ascoltando mentre scrivo. E forse l'ascolta anche lui.
Era di maggio , il 26, quando lui era nato e forse perciò amava questa canzone.
E amava anche, più di ogni frutto, le ciliege che maturano proprio a maggio.
Anzi, le ccerase, come dicono i primi versi della canzone:
Era de maggio e te cadéano 'nzino,
a schiocche a schiocche, li ccerase rosse...
nel settimo anniversario della sua morte
a Santa Marinella, quel 18 maggio del 2003.
















