domenica 28 novembre 2010

L'ANIMA È UNA FARFALLA: ALLA MEMORIA DI ALBERTO PANE






L'altro giorno, mercoledì scorso, se ne è andato un caro amico.


Si chiamava Alberto Pane e abitava a Santa Marinella insieme con la moglie, la carissima Lisa Ferone, ambedue talmente innamorati del mare da intitolare la loro agenzia pubblicitaria "Vistamare".


Fino all’anno scorso, prima di essere divorato dalla piovra del cancro, era un uomo grande, forte, di quelli che danno al sensazione di robustezza: come un rovere. Come una quercia secolare, di quelle che mai, niente e nessuno, nemmeno un forte temporale poteva abbattere.


Alberto era un creativo. Sapeva disegnare, dipingere, lavorare i materiali, trasformare in opere d’arte residui lasciati dal mare sulla sabbia: pezzi di legno, sassi, foglie…


Alberto amava il silenzio. E in silenzio, alcuni giorni, scriveva le sue storie.

Alcune, vere a proprie meditazioni dove i protagonisti sono animali antropomorfi, le aveva raccolte in un manoscritto che aveva intitolato:

“Altri giorni, altre storie. Riflessioni intime ed interpretazioni bestiali”.


Me le aveva fatte leggere in questi mesi della sua malattia.

Una , dove chi si racconta è una farfalla, si chiama “Vivere il presente” .


La farfalla, dunque come simbolo dell’impermanenza.

La farfalla, che era il simbolo dell’anima: la psiche dei Greci, raffigurata nelle sculture come una fanciulla con le ali di farfalla.

Rileggendo ora questo racconto di Alberto Pane, mi è parso una sorta di suo testamento spirituale.

Credo proprio di sì. Sono convinta che la farfalla della storia di Alberto sia la sua anima che ora vola, finalmente libera.

“Vivendo così tutte le sue ore”







VIVERE IL PRESENTE
DI
ALBERTO PANE


L’altro giorno qualcuno ha parlato. 



- Non gioire. Che ti credi? Una creatura come te, appena dischiusa, affacciata, può già andarsene, sparire. Quindi tieniti da conto, comportati bene. La tua disgrazia- - avere una vita tutta già prestabilita, questo sei e in questo qui ti modificherai - è già stata identificata - ma non ti preoccupare - fa parte della tua storia e delle regole del creato. Sii seria, composta, non interferire. Statti quieta, ti conviene. Non prendere cappello, perchè quello che ti aspetta forse già da oggi - magari già da stasera - non sarà poi così tanto intrigante, edificante, bello.







Ed io, cosa avrei potuto obiettare? Sono preoccupata molto. Forse dovrei meno stancarmi, dovrei fermarmi per riposare? Dovrei forse sbattermene? Ma come posso modificare questo mio modo di vivere che per me rappresenta ormai uno stile - anche se da poco acquisito - normale? Come posso porre freno a questa - come qualcuno ha detto – vera e propria calamità, tragedia personale?

Predestinata.



Quando sono nata già sapevo. Certo, l’ho capito. Ma ho forse scelto io di nascere qual sono? E quando l’ho scoperto, che cosa avrei dovuto fare? Suicidarmi, forse, smettere subito di vivere, stoppare la metamorfosi naturale per sperare di reincarnarmi presto e con miglior fortuna - per poi magari ritrovarmi ad essere grassa e bagnata come una balena, o lurida come una iena, o ancora più disgraziatamente obesa, viscida e luccicante come una dorata e unta matrona?


Così ho deciso che l’unica cosa che potevo ragionevolmente fare era spiccare il grande balzo - per così dire sbozzolarmi - e liberarmi in volo, salire ridiscendere e planare. Ho preferito chiudere gli occhi, tapparmi il naso e saltare.




Se così era stato obbligatoriamente stabilito, quante altre diverse possibilità avevo per sperare di eclissarmi, non assecondare, trasgredire? Non è facile nascondersi dietro un dito.


Nessuna alternativa, ho calcolato. Avrei dovuto forse disperarmi, mettermi ad urlare?

Ho obbedito.




 

Le leggi della vita sono grandi leggi. Qualcuno le ha sapute dettare, così si devono accettare muti, senza fiatare. Ma chi nasce come me già decisamente incanalato, indirizzato, non può neppure tirarlo, il fiato, soprattutto perchè non ha il tempo materiale per studiarsi opportunamente le parole, di soppesare le difese, valutare. Io non potrò mai scegliere coscientemente di cambiare, lo so. Non lo posso neppure sperare.



Ho dovuto fare buon viso a cattiva sorte, e ora devo sbattermi lo stesso, anche se malvolentieri.
 Se è una specifica richiesta superiore, prevalicante - ho pensato - sarò semplicemente quella che sono stata destinata a fare. Cioè nell’ordine nascere, vivere la mia funzione così come sono e poi morire.






In seguito ho meglio riflettuto. Ho pensato che avrei potuto volare di fiore in fiore, inebriarmi incessantemente di profumo, di qualsivoglia odore. Ho pensato ulteriormente che avrei potuto essere ammirata – anche - amata, presa e portata in cielo avvinta, congiunta, strettamente legata.


Mi sono detta ancora che sarei forse stata pure studiata, ispezionata e, in tal caso, conservata allo scopo e per benino, impalata ad ali aperte e tenuta da conto sottovetro - e lungamente. Vi sembra niente?

 
Sarò come due virgolette lasciate giù a chiudere una riflessione bellissima, un pensiero tinto, un abbellimento, come quattro ulteriori mobili macchiette - le mie quattro ali speculari , perfette variabili di un paesaggio già di per se molto colorato.






- In fondo, se è vero che non avrò futuro, posso almeno scegliere di vivere al massimo e meglio che posso il mio presente. Almeno questo è sicuro - ho alla fine dato per certo, scontato, avendo anche valutato che la mia sarebbe pur sempre stata una più che dignitosa partecipazione. Non vi pare?



Così ho obbedito più tranquillamente, e mi sono lasciata trasformare - da bruco che sono stata - in pupa, per essere poi farfalla, e vado in giro continuamente a sfarfallare.






Vi saluto ora.






Perché farfalla sono e fin tanto che posso - e cioè per breve tempo - voglio annusare e succhiare al meglio petalo dopo petalo, fiore dopo fiore, accoppiarmi frequentemente, con semplicità, e volare e volare fino ad inebriarmi, sfiancarmi, drogarmi di stanchezza, di felicità e di colore.




Vivrò così tutte le mie ore



 

(Alberto Pane, "Vivere il presente" da "Altri giorni altre storie")





1 commento:

Anonimo ha detto...

Salve, mi sono imbattuta per caso in questo racconto e non posso che ringraziare questo caso, se caso può definirsi, per avermi permesso di poter leggere questa storia, così vera e piena d'amore per la vita. Grazie!