lunedì 26 aprile 2010

RICETTA PER MANO SOLA: CONEJO A LA INQUISICION ( CONIGLIO DELL'INQUISIZIONE)


Come già sapete in questo periodo non posso utilizzare le due mani, poiché ho la destra  immobilizzata - insieme con il suo braccio - dopo la mia caduta e la  frattura del trochite omerale.

Per tutto ciò la mia vita quotidiana, fatta di gesti apparentemente facili, è diventata  molto complicata  e, naturalmente, è diventato difficilissimo anche cucinare.

Stanca di mangiare le stesse cose giorno dopo giorno e, pensa e ripensa, ho rispolverato alcune ricette da poter realizzare da sola e con la sola mano sinistra. E anche da poter consumare senza l'aiuto altrui.

Oggi, ad esempio, ho preparato questa antica ricetta, che mia madre realizzava a volte quando a casa nostra arrivavano i conigli che mio nonno ci inviava dalla sua fattoria nella campagna dell'Estremadura, la regione che confina con il Portogallo dove fra l'altro lei era nata, ricca di maiali di "pata negra" e di ottimi agnelli.




Soltanto quei conigli "garantiti" cucinava mia madre perché di quelli venduti nelle macellerie non si fidava.

Durante la Guerra Civile e la lunga post-guerra di fame e carestia i gatti randagi erano scomparsi dalla Spagna perché la loro carne -dicono- è  molto simile a quella di conigli e lepri. Di quell'epoca è infatti un noto proverbio spagnolo per mettere in guardia sulle persone  che fanno spacciare una cosa per l'altra e cioè: "Dar gato por liebre" (“Dare gatto invece di lepre”).

Insomma, fatto è che con i conigli allevati da mio nonno mia madre ci preparava alcuni ottimi piatti fra cui questa ricetta facile facile, tipica dell'Estremadura, che a noi bambini piaceva molto perché la carne aveva un delicato  sapore ad agrumi e inoltre avevamo il permesso di mangiarla con le mani!



Vi domanderete però l'origine del suo strano nonché inquietante nome: "Coniglio dell'Inquisizione... Che   infatti appare abbastanza misterioso.

Certamente la cosiddetta "Santa Inquisizione" della Spagna ha mietuto nel passato molte vittime soprattutto fra quelle donne che conoscevano i segreti della natura e che nelle loro misteriose pentolone preparavano rimedi d'ogni tipo.

Anche nella Estremadura le "sagge donne", discendenti delle sacerdotesse celtiche, sono state perseguitate dal temibile tribunale ecclesiastico, come è documentato negli atti dei processi, per il semplice fatto, appunto, di conoscere le virtù di erbe e piante.




Ma non ci risulta che anche i conigli fossero incolpati da delitti di stregoneria, sicché questa singolare ricetta tipica di Llerena, una cittadina quasi al confine con l'Andalusia, potrebbe essere stata ideata  dal "Torquemada" di turno per i molti  ebrei che ancora vivevano in quelle terre .

Dopo che i Re Cattolici avevano decretato la loro espulsione gli ebrei, ma anche gli arabi,  per rimanere nella Spagna riconquistata dovevano convertirsi al cattolicesimo e molte volte,  per dimostrarlo, venivano obbligati a mangiare i cibi vietati dalla religione ebraica, come il maiale e anche il coniglio.

Certamente è curioso che il nome degli ebrei spagnoli sia quello di  sefarditi o "sepharditi" e cioè "provenienti di Sephan", il nome primitivo della Spagna, perché la parola Sephan significava coniglio!


D'altronde, quando i Fenici vi approdarono per la prima volta videro che nei verdi campi della penisola iberica  giocavano  a rincorrersi  una tale quantità di lepri e conigli che la chiamarono la "Penisola Sephan",   che nella loro lingua semitica significava proprio coniglio.




I conigli, proprio perché sono  animali con un'enorme capacità riproduttiva, assicurarono per secoli  il sostentamento al primitivo uomo iberico, il quale, per dimostrarne la propria gratitudine, lo immortalò persino  nelle monete antiche.

In ogni modo, e aldilà del nome e della provenienza  della ricetta, quel che importa è il suo sapore che senz'altro è ottimo, naturalmente sempre che il coniglio o la lepre siano di prima qualità e rigorosamente allevati in maniera naturale come faceva mio nonno.

Ecco dunque la ricetta che, vi assicuro con un po' di pazienza, si può realizzare con una sola mano!




Ingredienti per 4 persone:

1 buon coniglio a pezzi
1/2 litro di succo d'arancia
1/2 litro di succo di limone
1 tazza e mezza d'olio d'oliva
pepe nero
2 teste d'aglio
1 cucchiaiata di farina
sale

Se vi trovate come me a dover cucinare con una sola mano  fatevi pulire e tagliare a pezzi dal vostro maccellaio un buon coniglio, possibilmente allevato a terra.

Preparate una marinata con il succo degli agrumi, una tazza d'olio e qualche granellino di pepe nero e lasciarvi i pezzi di coniglio per 2 ore. Passato questo tempo scolate bene riservando il liquido.

Passate alla griglia i pezzetti di  carne per asciugarli bene stando attenti a non bruciarli. Poi, insieme alle teste d'aglio intere,  rosolarli in un tegame con l'olio d'oliva: la ricetta originale prevedeva lo strutto caldo che dimostrava ancora di più la "fede cristiana".




Quando il coniglio sarà ben dorato coprite con la marinata, aggiungete una tazza d'acqua e lasciate cuocere finché diventerà tenero. A fine cottura tostate in un padellino la farina e aggiungetela al tegame per addensare la salsa.

Cospargete con rosmarino fresco prima di portare a tavola. Naturalmente va mangiato rigorosamente con le mani: nel mio caso con la sinistra, l'unica  che ho libera. Si consiglia la "scarpetta" nel delizioso sughettino!

Accompagnate questo squisito secondo piatto con un'insalatina fresca che acquisterete già tagliata e  lavata (per via dell'unica mano disponibile), oppure con le patatine fritte e con un bicchiere di buon vino rosso.

Ah, dimenticavo: fatevi aprire prima la bottiglia di vino da qualche anima pia!



8 commenti:

Gambetto ha detto...

Ricetta ad una mano da rifare quanto prima! Complimenti per l'organizzazione efficiente raggiunta, in ogni caso :))

LA CUOCA ITAGNOLA ha detto...

Grazia Gambetto: certo, se la fai con le due mani sarà senz'altro più rapida!

acquaviva ha detto...

Eseguito... con piastra al posto di griglia (purtroppo!) e l'uso vigliacco di entrambe le mani.
La farina tostata finale è stato il tocco di assoluto genio. Ma quanto è buono?!

LA CUOCA ITAGNOLA ha detto...

Cara acuaviva, con le due mani è infatti più facile! Quanto alla farina tostata è un trucchetto sano e facile che mia madre utilizzava in molte ricette per addensare le salsine e che io utilizzo molte volte: ottimo anche con le polpettine allo zafferano, ad esempio.

Anonimo ha detto...

Carissima Marina sono una di quelle persone che ti seguivano su RAI 2, e
con la tua trasmissione ho scoperto una bellissima Italia, perchè a me la radio ha sempre affascinato. I programmi di oggi sono stancanti, solo comicità. Non va bene......
Ho avuto anch'io l'omero rotto, e quindi so bene cosa vuol dire usare solo la sinistra.
Mi mancate tanto.
Ho come l'impressione che la Puglia tu la conosca poco. Io sono del bellissimo Salento.
In una puntata parlando dei dolci di Natale non sapevi cosa fossero i PURCIDDRUZZI, ricordo che dicesti che hanno a che fare con i maiali; sono dei dolci simili per forma agli struffoli napoletani ma la ricetta è diversa.
Con affetto Rita Maria dalla Puglia

La cuoca itagnola ha detto...

Cara Rita, grazie per le tue parole: ascoltatori affettuosi come te sono un vero conforto in questo periodo di "astinenza" radiofonica. Quanto alla Puglia la conosco molto bene e ne ho parlato decine di volte nei miei programmi: fra l'altro ho sempre pensato che è la regione italiana che ha più somiglianza con la mia Andalusia. Il Salento poi l'ho percorso tutto.Non credo di aver mai detto che i "purciduzzi" hanno a che fare con il maiale... I tanti amici pugliesi che ho mi avrebbero "scomunicato"!Ma sì che avrò detto che hanno una forma che ricorda ai porcellini per via di sant'Antonio Abate poiché in alcune zone si preparavano per la sua festa del 17 gennaio...
Un abbraccio.

Anonimo ha detto...

Molto bello questo escursus tra storia e cucina... adoro questa ricetta!

LA CUOCA ITAGNOLA ha detto...

Grazie Anonimo. Tenterò di scriverne altre, bracio permettendo.