giovedì 4 febbraio 2010

VIVA SANT'AJTA. LA GRANDE MADRE DI CATANIA!




(La Festa di Sant'Agata a Catania)



Le Candele, i Ceri, il Fuoco, la Luce, accompagnano le prime feste di febbraio: la Candelora del 2, San Biagio del 3 e infine Sant'Agata del 5 del mese.



Candele, ceri, fuochi e Luce che sono elementI "purificatori" in questo mese invernale il cui nome, come ho già detto precedentemente, proviene dal latino Februarius che significava letteralmente "mese delle purificazioni".


Delle due prime feste ho già scritto su queste pagine, perciò oggi andremo in Sicilia, nella bella e signorile Catania: una città ai piedi del sempre fumante Etna, che si trasforma per tutta la durata della Festa, dal 3 al 5 febbraio, nella Città della Luce.




(La Santuzza nel Fercolo)



E tutto ciò in onore di lei, la "santa delle donne": la Santuzza, sant'Ajta.

Sant'Agata: la Grande Madre di Catania!



(La Cattedraledi Catania)



La verità, amici, è che non so nemmeno da dove cominciare a raccontarvi la Festa di sant'Agata di Catania, tanto mi aveva impressionato quando ci sono stata per la prima volta qualche anno fa, in un indimenticabile viaggio attorno alle pendici dell'Etna dove le cittadine sono di calce bianca e di pietra lavica.

Non pretendo nemmeno di raccontarla correttamente, come potrebbero fare, molto meglio di me, i catanesi o gli studiosi delle tradizioni del luogo. Io mi limiterò a svelarvi le mie sensazioni.



(Processione della Esperanza Macarena a Siviglia)
Le sensazioni di una andalusa, abituata alle spettacolari processioni della Settimana Santa o a quelle dei vari pellegrinaggi a santuari mariani: a Catania ho provato le stesse emozioni che ho sentito partecipando alla Romeria de la Virgen del Rocio durante la Pentecoste, oppure alla processione della Esperanza Macarena del Venerdì Santo a Siviglia.


(La Virgen del Rocio)


Tutte e due, la Madonna del Rocio e la Macarena, immagini, simboli eterni, delle Grandi Madri del Mediterraneo. Come sant'Agata, la piccola grande martire di Catania!




(La Esperanza Macarena)




Se avete occasione, non vi perdete questa festa, perché vi assicuro che, come è accaduto a me, non la dimenticherete facilmente: e non soltanto per la suggestione delle processioni, soprattutto di quella notturna del 5 febbraio, ma perché si tocca con mano la sacralità dei rituali; rituali ancestrali, come quelli che venivano dedicati alle Grandi Madri dell'anti­chità nell'antica Magna Grecia!





(La Santuzza di Catania)



E allora, prestate attenzione, perché vi racconterò chi si cela dietro il velo miracoloso della piccola martire cristiana sant'Agata: un velo che, dicono i catanesi, per secoli ha preservato l'intero territorio dalle brame del Grande Padre Etna!



(Sant'Agata, martire catanese)


Cominciamo dunque per parti: chi era la Santuzza, la sant'Agata celebrata a Catania, di dove è la patrona?



Era una ragazzina, vissuta a Catania nel secolo III della nostra Era, che a quindici anni, il 5 febbraio di un anno non precisato, venne martirizzata con molte torture fra cui il taglio della mammella: perciò viene raffigurata in genere in dipinti e sculture i seni sopra un vassoio.


(Martirio di Sant'Agata del Tiepolo)



Dopo la sadica tortura, si racconta che la martire venne ricondotta in carcere dove a mezzanotte in punto del terzo giorno le apparve l'apostolo Pietro accompagnato da un angelo che -miracolosamente- le risanò la mammella amputata.


Ebbene proprio per questo episodio sant'Agata viene anche invocata dalle puerpere che soffrono mentre allattano, ma anche di coloro che hanno malattie alle mammelle.


E perciò, a Catania , per la festa di questi giorni si preparano dei dolcetti detti "cassatedde" oppure "minnuzzi ri Sant’Àjita".



(Cassatedde o minnuzzi di sant'Agata)



E narra una leggenda che l'anno seguente alla sua morte, proprio il 5 febbraio, un'eruzione dell'Etna minacciava Catania. Alcuni fedeli corsero al suo sepolcro prendendo il velo che ricopriva il corpo della santa: quando lo misero davanti alla colata di lava questa si arrestò come per miracolo!
E perciò i catanesi e gli altri abitanti dei suggestivi paesi dell'Etna, da Linguaglossa ad Aci Reale, considerano sant'Agata, la "velata", la loro protettrice: una sorta di Grande Madre alla quale chiedere appunto protezione e favori.



E forse voi non ci crederete ma Catania, tanti secoli fa, durante gli ultimi secoli dell'Impero Romano, si venerava proprio una Grande Madre: Iside, la velata, la luna piena che a poco a poco si vela per morire e poi rinascere più splendente che mai!





(La dea Iside Velata)
In onore della dea Iside, quasi alla fine dell'inverno, si consacrava una navicella al termine di una processione chiamata Navigium Isidis.


E le donne che la seguivano portavano un "velo: come il velo di Sant'Agata la velata.


E i sacerdoti di Iside vestivano una "bianca tunica": come il candido "sacco" che indossano le centinaia di devoti della Santuzza catanese, i "Citatini ri Sant'Ajta".

"Citatini viva sant'Ajta!", gridano tutti, in coro, ritmicamente, come una nenia ancestrale per le vie di Catania dove sfilano anche le undici Candelore sfarzosamente illuminate.



(Il Fercolo della Santuzza di Catania)
I Citatini, le centinaia di devoti vestiti col sacco bianco, portano per penitenza gigantesche candele accese, pesanti come il loro corpo. E poi altri devoti, centinaia, tirano le funi del fercolo sopra il quale ardono ancora altri ceri offerti dalla popolazione.


(I giganteschi Ceri di Sant'Agata)



E così tutta la notte fino all'alba. E al centro del corteo, troneggiante come una Grande Madre nel fercolo, il carro a forma di nave, c'è il busto d'argento della Martire bambina: "la santa delle donne", sant'Agata, la Santuzza di Catania!





(Il Busto di Sant'Agata di Catania)
Ma la Festa di Sant'Agata ha anche degli aspetti carnascialeschi, anche perché a febbraio si è in pieno periodo di Carnevale, d'altronde una volta a Catania, come racconta il Pitrè, il più grande studioso delle tradizioni siciliane, c'era l'usanza delle 'ntuppateddu: e cioè, scrive il Pitrè, "certe donne che mescolate alla folla, per non farsi conoscere, si coprivano interamente il capo con una specie di sacco di seta nera completamente chiuso a parte un solo foro nell'occhio destro. Gironzolavano per i luoghi più frequentati accostando qualche amico o conoscente e conducendolo in una pasticceria a comprare confetti o altre ghiottonerie".


E curiosamente da me in Spagna, specialmente nella province castigliane di Segovia e Zamora, il 5 febbraio non è soltanto la festa di sant'Agata, anzi Santa Agueda, ma anche la Festa delle donne, dette per l'occasione "las Aguedas", "le Agate".



Las Aguedas, vengono nominate "alcaldesas", sindachesse, e prendono nei giorni della Festa il po­tere, con la consegna dal sindaco in carica del "bastone del comando", e persino l'iniziativa negli approcci amorosi: una tradizione che risale al XIII secolo!





(Las Aguedas con il bastone del Comando e il costume tipico)
Si tratta di un vero e proprio "Carne­vale delle donne" che esisteva anticamente anche in Sicilia ma che poi si è perduto mentre in alcuni luoghi della Spagna infatti si è mantenuto vivo sotto alcuni aspetti.

In ogni modo, quel che è chiaro è che il 5 febbraio è la nostra Festa, donne!


Una festa antichissima in onore delle Grandi Madre ancestrali del Mediterraneo portatrici di abbondanza e fertilità!




(Santa Agueda di Zurbaran)


AUGURI A TUTTE LE DONNE!!!

4 commenti:

Gambetto ha detto...

Piacevolissima lettura :))
Interessante il parallelo italo-spagnolo. Tante cose le scopro solo adesso e quindi grazie davvero.
Buonissima giornata

La Cuoca itagnola ha detto...

Grazei gambetto, buona giornata anche a te.

Anonimo ha detto...

Cara Marina, come sta? L'ho sempre ascoltata tanto su Radio Due, in questi anni, e ora il suo spazio mattutino mi manca moltissimo. Per fortuna c'è il blog ma... è proprio la sua voce, sempre così cordiale e piacevole da seguire, a mancarmi.
Perché le cose belle finiscono? Vorrei ancora poter sentire le sue storie e le tradizioni di cui ci parlava dalla radio: tornerà?
Un abbraccio e grazie di tutto.
Margherita (Latina)

LA CUOCA ITAGNOLA ha detto...

Cara Margherita,
purtroppo nella nuova programmazione il nuovo direttore diRadiodue mi ha "cancellato" e per ora non ci sono. Non so quando tornerò:la Rai è molto complicata e la politica conta... Io sono fuori da ogni contesto politico e ciò non è "corretto". Così è se vi pare, diceva Pirandello. Un abbraccio,
Marina