martedì 16 febbraio 2010

"PER BERLINGACCIO CHI NON HA CICCIA MANGIA IL GATTACCIO": OVVEROSIA TROPPO RUMORE PER NULLA!




(Picasso medita sugli umani...")




Premetto che professionalmente non stimo il signor Beppe Bigazzi che ritengo un bravo ciarlatano che riesce a "vendere gatto per lepre", come si dice dalle mie parti di coloro che offrono qualcosa al posto di un'altra tentando di trarre in inganno.


Ma il rumore che si è inalzato dopo la sua dichiarazione di aver mangiato qualche volta la carne di gatto in passato mi sembra sproporzionato.



In Spagna il detto "dare gatto per lepre" ("dar gato por liebre") nacque negli anni Quaranta, dopo la Guerra Civile (1936-1939) quando la fame era tanta e "misteriosamente", a poco a poco, i gatti randaggi cominciarono a sparire.



Quelli, dal dopoguerra spagnolo e fino a metà degli anni Cinquanta, erano chiamati "anni della fame" proprio per la scarsità del cibo in un Paese dove il terribile conflitto fratricida aveva distrutto città e campagne.



I gatti, inizialmente, costituirono in molte luoghi e per molte famiglie, l'unica possibilità di mangiare proteine animali gratis! La loro carne fra l'altro è molto simile a quella dei conigli e, dai racconti dei miei nonni che la guerra la patirono, molto saporita.


Perciò, tuttora, in Spagna le persone anziane non mangiano coniglio o lepre se prima non li hanno visti interi e ricoperti dalla loro pelle.


E, quando in una trattoria a poco prezzo il coniglio o la lepre sono nel menù subito si domandano se non sarà un piatto dove c'è "gatto per le lepre"



Così è accaduto e accade in tutti i Paesi dove la fame la faceva e la fa da padrona.



Anche in Italia.

E in questo modo, quando i contadini più poveri volevano festeggiare il Carnevale a suon di grasse scorpacciate, prima dell'arrivo dell'austera Quaresima, mangiavano i gatti al posto di altri animali domestici.



Come in Toscana, dove il Giovedì Grasso è detto "Berlingaccio", e dove infatti è nato il detto: "Per Berlingaccio chi non ha la ciccia ammazza il gattaccio".




Il tale Beppe Bigazzi infatti lo ha raccontato in diretta durante la puntata del carnascialesco giovedì scorso, nel programmino pseudoculturalgastronomico "la Prova del cuoco", soggiungendo ingenuamente che anche lui ha mangiato a volte i gatti la cui "carnina" è buona...



Aprite cielo!







- "Fuori, fuori l'assassino dei gatti!"

Hanno gridato animalisti, ministri e ascoltatori buonisti che probabilmente non disdegnano di mangiare polli e galline tenuti ingabbiati 24 ore al giorno.


O spalmano con golosità sui crostini il paté del fegato delle oche, ingrassato forzatamente .





Oppure divorano bisteccone di vitelli fatti ingrassare velocemente o salsicce di maiali tenuti in catività.







E il Bigazzi, che premetto non stimo professionalmente, e che no ha detto che ogni giorno prende un gattino, lo spella vivo e lo mangia alla cacciatora, ma che ha semplicemente riportato l'antica tradizione della sua terra, è stato ingiustamente radiato dal programma di pseudoculturagastronomica dove svolgeva un ruolo consono al basso livello "terra terra" della suddetta trasmissione televisiva.



E i mezzi di comunicazione, con tanti problemi che ci affliggono, ne hanno parlato per giorni e ne parlano tuttora...



Così va il mondo; oppure, come direbbe Pirandello "così è se vi pare".


Ah, dimenticavo.


Mentre l'ennesimo telegiornale dava per l'ennesima volta la notizia di un Bigazzi-mangiagatti, uno dei mie felini, il simpatico Picasso, mi miagolava guardandomi dalla sua sedia preferita davanti alla Tv.


Mi è parso di capire che Picasso mi diceva, annoiato dai commenti dei giornalisti e degli esperti vari: "ma che sarà mai! E io allora, che prendo gli uccellini e le lucertole soltanto per giocarci...?"






(Picasso sbadiglia annoiato davanti alla TV)



E diceva la verità: questa mattina, ultimo martedì di Carnevale, Picasso mi ha portato davanti alla porta del giardino una povera lucertolina tramortita e senza coda...
Forse voleva festeggiare a modo suo il Martedì grasso...

Quasi, quasi lo radio dalla mia cucina!

8 commenti:

acquaviva ha detto...

Durante i periodi di fame vera, che probabilmente gli attuali strarnazzatori e censori televisivi non hanno mai provato sulla propria pelle, trovare un modo qualsiasi per mangiare carne era puramente legato alla sopravvivenza. Persone anziane che ho conosciuto parlavano addirittura di topi divorati durante la prigionia per non morire di inedia. Quelli che a noi paiono racconti dell'orrore per qualcuno è stata vita vissuta... ed in altre parti del mondo lo è ancora!
E tutto ciò a prescindere da qualsiasi considerazione social-culturale su differenti tabù alimentari in parti diverse del mondo (culture profonde di cui in realtà non ci interessiamo affatto... altro che globalizzazione!)
Vale la solita regola: bisognerebbe imparare a contare fino a dieci prima di sparare giudizi sull'onda di una cosiddetta sensibilità emotiva, per favorire una comunicazione meno superficiale ma soprattutto, in questo caso, per rispetto della sofferenza che ha accomunato molte generazioni precedenti in un unico, stentato, regime alimentare di sopravvivenza.

LA CUOCA ITAGNOLA ha detto...

Cara Acquaviva, così va la vita: purtroppo dal pulpito televisivo vengono propinati tante notizie e giudizi da gente impreparata. Quanto al rispetto per le tradizioni altrui... Lasciamo perdere, ci vorrebbero pagine e pagine. Un abbraccio e grazie delal tua visita.

acquaviva ha detto...

Le mie sono sempre assolutamente visite di puro piacere, anche quando non ti lascio commenti (come al tuo post sulle frittelle, che mi ha quasi materialmente costretto a prepararmi una vassoiata di churros e a citarti in merito a tutto spiano...).
E' davvero interessante ed ammirevole il tuo modo di porti di fronte alle cose. Dunque in realtà grazie a te!

LA CUOCA ITAGNOLA ha detto...

Insomma, mi farai arrossire! Sino però contenta di averti costretta afare la tua vassoiata di churros. Io sono in partenza per la Spagna e, alla faccia delle diete, farò senz'altro almeno una merenda inzzupandoli nella cioccolata calda: tutti e due sono cibi quaresimali e dunque sarò perdonata...

Anonimo ha detto...

COncordo su tutto tutto tutto...è esattamente ciò che ho pensato anch'io! Un saluto e ...BRAVA! Davide (Boche del Magra..hi hi hi...)

Rita ha detto...

ciao Marina, non ho ascoltato la trasmissione di Bigazzi, quindi non posso giudicare, però posso dire la mia al riguardo? certo io piuttosto sarei morta di fame piuttosto che uccidere un gatto! avrei trovato piuttosto un po' di insalata di campagna che è tanto buona, o forse non c'era nammeno quella? sai quella insalatina che cresce spontaneamente per le campagne, almeno qui da noi... comunque è vero, anch'io non compro coniglio se non vedo la testa! Riparti per la Spagna? ti auguro buon viaggio e salutala per me! mi piacerebbe tanto visitar la Spagna! ciao, un bacione Rita

La cuoca itagnola ha detto...

Grazie caro Davide-Boccadelmagra. Ora sono a Siviglia, bella come la tua città.
Rita, nemmeno io sarei capace di mangiare un gatto (ne ho 4 coccolatissimi!) ma non so cosa avrei potuto fare se mi fosse trovata davanti alla fame più nera come si sono trovati e si trovano coloor che patiscono le carestie o la guerra.La capacità umana di voler continuare a vivere credo che sia in genere superiore ad ogni tabù: ti ricordi di quei superstiti dell'incidente aereo che finirono per mangiare qualcuno di loro? Perciò non me la sento di giudicare coloro che nel passato mangiarono gatti e altro per andare avanti...
Un bacione.

gareclog ha detto...

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