lunedì 1 febbraio 2010

LA CANDELORA E IL MESE DI FEBBRAIO: LA FEBBRE NELLA TERRA!


Eccoci dunque ormai a febbraio, il mese "con la febbre"!


Infatti la terra, che sembrava addormentata nel letargo invernale, comincia a risvegliarsi: "Favrêr, la tëra in caldêr", "febbraio, la terra in calore", sostiene un proverbio romagnolo, al quale fa eco un altro calabrese ancora più difficile da pronunciare: "Frivaru, la frevi 'nta la terra", "febbraio, la febbre dentro la terra".


E' come se si accendesse un fuoco "ctonio", un fuoco nelle interiora della terra: quel fuoco che, alludendo al risvegliarsi della vita nelle erbe e nelle piante, simboleggiano molto bene le candele accese della festa della Candelora del 2 febbraio, della quale vi parlerò fra poco e con la quale, almeno così assicura un proverbio "dell'inverno semo fora".


Prima però andiamo indietro nel tempo a cercare le antiche origini della festività cristiana.




(La Fontana della dea Giunone a Roma)



Nell'antica Roma un sacrificio espiatorio a Giunone Salvatrice e Madre Regina apriva febbraio, il mese delle purificazioni il cui nome in latino, Februarius, derivava da februa, che significava letteralmente "mezzi di purificazione": erano ad esempio panni di lana con cui si aspergeva il sangue delle vittime sacrificali oppure focacce di farro tostato con sale, che teneva il littore quando si procedeva alla purificazione di una casa, fronde di un albero puro con cui i sacerdoti si adornavano le tempie o, infine, qualunque cosa con la quale si purificavano i corpi.


Da februa derivava oltre a februarius anche il verbo februare, "purificare".


Il mese delle purificazioni, dunque, che nel calendario arcaico attribuito a Romolo era l'ultimo, preludeva alla rifondazione dell'anno nuovo in marzo: per prepararsi al "passaggio" era necessario purificarsi con una serie di riti entrando anche in comunicazione con i parenti morti durante i nove giorni dei Parentalia.

D'altra parte, proprio all'inizio del mese di febbraio i Celti celebravano a loro volta una Festa della luce rinascente, dalla quale, in un certo modo, deriverebbe il rito delle candele della Candelora.





Per una coincidenza calendariale la Chiesa fissò al 2 febbraio la Festa della Presentazione al tempio del Signore che assunse poi il titolo di Purificazione della beata Maria per esorcizzare la presenza di Giunone su quei giorni, come testimonia anche il Lunario toscano del 1805:

"La mattina si fa la benedizione delle candele che si distribuiscono ai fedeli, la qual funzione fu istituita dalla Chiesa per togliere un antico costume dei Gentili, che in questo giorno in onore della falsa dea Februa con fiaccole accese andavano scorrendo per la città, mutando quella superstizione in religione e pietà cristiana".



("Purificazione della Vergine" di Guido Reni)


La benedizione della candele si svolge ancora oggi in tutte le chiese, dunque se volete assistere a questo rito antichissimo cercatelo nella vostra diocesi.


In Irpinia le candele benedette si portano a casa sistemandole in capo al letto: secondo la tradizione popolare sarebbero di sicura prote­zione contro cataclismi naturali, temporali e fulmini.


Mentre in Sicilia le candele che vengono benedette in chiesa si accenderanno soltanto al capezzale del moribondo.




A San Nicola da Crissa, in provincia di Catanzaro, la Candelora ha ispirato una processione che rievoca la visita al Tempio della Sacra Famiglia: giunta alla chiesa parrocchiale, simbolo del Tempio, il parroco accetta il dono di due tortorelle e prende in braccio il Bambino. D'altronde il 2 febbraio festeggia anche la Presentazione del Signore al Tempio.







Ma, come ho accennato prima, la popolare Festa della Candelora, del 2 febbraio, dopo la quale appunto i contadini affermavano una volta che "dell'inverno siamo fora", è una data molto "metereologica", come si deduce dai tanti proverbi sorti nel passato!


E così, i contadini, che preferiscono un mese di febbraio freddo e piovoso, ci rammentano che "Per la Santa Candelora se nevica o se plora dell'inverno siamo fora; ma se è sole o solicello siamo sempre a mezzo inverno". Insomma, pare che se il 2 febbraio ci sarà il sole l'inverno tarderà ancora ad andarsene!


Anche in Umbria e nel Lazio la fine o meno dell'inverno viene dettata dall'andamento della festa, detta anche "della Cere" (dei ceri):



Delle Cere la giornata
ti dimostra la vernata,
se vedrai pioggia minuta
la vernata fia compiuta,
ma se vedi sole chiaro
marzo fia come gennaro.


Perciò, se come afferma la filastrocca, se dalle vostre parti il 2 febbraio ci sarà "pioggia minuta, la vernata fia compiuta", cioè "l'inverno sarà finito"; ma se da voi ci sarà "sole chiaro", vuol dire che "marzo sarà come gennaio", e cioè avrete una primavera fredda!


Attenzione pero alla pioggia perché "Se piove per la Candelora quaranta giorni d'inverno ancora"!


Insomma, la popolare Festa della Candelora, come quella di San Paolo del 25 gennaio, determina appunto il tempo che verrà: "San Paolo chiaro e la Ceriola scura, dell'inverno non si ha più paura". E a loro volta i contadini sostengono che "Se per la Candelora il tempo è bello/molto più vino avremo che vinello".


Ma il freddo si può far sentire fino a marzo inoltrato e la neve può arrivare. E perciò si dice: "febbraio, febbraietto, mese corto e maledetto". D'altronde gennaio e febbraio vengono ritenuti i mesi più freddi dell'anno: "di gennaio e di febbraio metti il tabarro".


Ah, dimenticavo, ritornando al tempo che farà a partire dalla Festa della Candelora, il giorno dopo, il 3 febbraio, sarà invece san Biagio a darci la certezza della fine dell'inverno: "Per San Biagio entra il sole da ogni spiraglio"!


Ma di questa interessante festività dedicata al santo protettore della gola, vi parlerò un'altra volta.











Buona giornata delle Cere!!!




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