mercoledì 3 febbraio 2010

IL SANTO DEL GIORNO: SAN BIAGIO PROTETTORE DELLA GOLA



Il 3 febbraio si festeggia san Biagio, che è il protettore della gola e dunque specialmente di chi, come me, usa le cordi vocali per lavorare!


E perciò il giorno di san Biagio, in tantissime chiese, come è accaduto per la Festa della Candelora del giorno precedente, si benedicono i ceri.


Con due di queste candele benedette, tenendole incrociate, i sacerdoti toccheranno la gola dei fedeli.




La liturgia del rito dice testualmente:



Il sacerdote pone le due candele incrociate sotto il mento, alla gola di quanti desiderano la benedizione. Questi si inginocchiano davanti all’altare, mentre il sacerdote dice:

Per intercessione di San Biagio, Vescovo e Martire, Dio ti liberi dal mal di gola e da ogni altro male. Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen"


Ma chi era questo popolare santo e perché lo si ritiene il protettore contro le malattie della gola in tutto il mondo cristiano?



San Biagio era un medico di origine armena che divenne vescovo di Sebaste nel IV secolo. In Italia il suo culto è molto popolare anche perché è il patrono di Maratea, dove nel 732 sarebbero state traslate alcuni suoi resti.

Quanto al suo potere taumaturgico sulla gola lo si deve a un episodio leggendario che potremmo definire quasi "gastronomico"...
"Si racconta infatti che durante una persecuzione contro i cristiani, Biagio venne processato e poi condannato a morte: e mentre veniva condotto al martirio una donna gli portò il figlioletto che stava soffocando per una lisca di pesce che gli si era conficcata in gola.
San Biagio lo benedisse e la sua benedizione fu miracolosa per il bambino. Per questo motivo nel giorno della sua festa, cioè oggi, il sacerdote tocca la gola dei fedeli con l'imposizione di due candele incrociate."



E allora? Allora che aspettate cari amici: avete mal di gola, siete rauchi, non riuscite a parlare perché le tonsille vi danno fastidio? Niente medicine, soprattutto senza la prescrizione medica: andate in chiesa in tempo per la cerimonia delle candele, e... chissà, forse san Biagio vi farà la grazia!



Ad esempio a Roma potete andare alla Chiesa di San Biaggio alla Pagnotta (di rito armeno) cosidetta perché da secoli il giorno del santo si distribuiscono delle piccoli ssime pagnottine benedette, dette anche "pani del santo".che poi si conservano in casa, ritendoli i fedeli una sorta di talismano contro le malattie della gola. Inoltre i devoti del santo accendono ceri a centinaia davanti all'altare maggiore, sul quale sono esposti diversi reliquari; tra questi il più venerato è quello che contiene un frammento della gola del martire, collocato accanto alla porta per permettere ai fedeli di baciarlo.
(Chiesa romana di San Biagio alla Pagnotta)

L'usanza di distribuire pani benedetti per la festa di San Biagio è diffusa in tutta l'Italia: sopravvive per­sino in una grande città come Milano dove - pensate - i fedeli di san Biagio mangiano addirittura una fetta di panettone conservata appositamente per la festa fin dal giorno di Natale.


Ma il rituale più interessante attorno ai "pani di san Biagio" è quello che si svolge a Taranta Peligna, in provincia di Chieti, dove si preparano le Panicelle, che sono pani con una forma che rammentarebbe la mano del santo.


(Panicelle di San Biagio di Taranta Peligna)




A Taranta Peligna la festa in realtà è cominciata la sera del passato 31 gennaio, quando gli appartenenti alla Confraternita di san Biagio, indossando camicie bianche, cominciano la preparazione dei pani sacri con la farina precedentemente ottenuta con una questua.

Le operazioni si svolgono attualmente nel forno di Taranta Pe­ligna e non avete idea di come partecipa quasi tutta la popolazione: infatti, molti cittadini vi si recano per impastare, dare forma alle panicelle e poi timbrarle con un bollo speciale che raffigura san Biagio mentre miracola il bambino della leggenda con la sua benedizione.

A Taranta Peligna, il culto del santo risale al secolo XIII, e fu promosso dalla corporazione dei lanieri. E perché, vi domanderete?

Perché la cittadina, come molte altre abruzzese, si trovava nei pressi del tratturo principale, dove transitavano decine di migliaia di pecore transumanti; sicché si era sviluppato una fiorente attività artigianale di lanieri, scardatori e tessitori. E siccome, secondo la tradizione, san Biagio era stato martirizzato con lo scardasso, un pettine dai denti di ferro per ammorbidire i fiocchi di lana, venne considerato patrono dei lanieri.



Ma se vi trovate in Sardegna avrete anche di che festeggiare: ad esempio a Gergei, in provincia di Nuoro, dove protagonista della festa di San Biagio è "su sessineddu", cioè giunchi intrecciati cui si appen­dono arance, mele, caramelle, dolcetti e anche fiori e fiocchi.




"Su sessi­neddu" vengono portati in chiesa per la benedizione e poi ci saranno i bambini per le vie a darli l'assalto!


("su sessineddu")

Completamente diversa è la Festa di San Biagio che si svolge a Fiuggi, nel Lazio della Ciociaria: si chiama "Festa delle stuzze", ed è ispirata a un episodio leggendario.

Si narra che in una lontana sera del 3 febbraio la cittadina ciociara fu circondata dai nemici che avrebbero voluto metterla a ferro e a fuoco. Ma grazie all'intervento di san Biagio sarebbero ap­parse delle fiamme gigantesche allontanando gli assalitori.


(le "stuzze" di San Biagio a Fiuggi)
In ricordo del miracolo ogni anno si accendono sulla piazza della citta­dina molti tronchi d'albero trasportati dai giovani del luogo, e cioè "le stuzze". Ma probabilmente questo rito rievoca antichi riti di purificazione per la nuova annata nei campi.

D'altronde San Biagio è anche patrono di chi lavora nei campi: infatti a Militello Rosmarino, in Sicilia, si svolge una processione particolare con il fercolo di san Biagio che, trascinato dai devoti con le "cordelle", lunghe corde sottilissime e multicolori, attraversa le vie del paese per la rituale benedizione dei campi. Durante il trasposto i fedeli gridano "San Vrasi, riri!" (San Biagio ridi!)
Ma non sempre sono le candele a toccare la gola dei fedeli oggi, per la festa di San Biagio: ad esempio, a Castel di Sasso, in provincia di Caserta, la mattina del 3 febbraio il sacerdote ungerà la gola dei fedeli -pensate - con una penna di gallina immersa nell'olio benedetto! Poi si mangeranno dei pani tipici della festa, salati e pepati, e infine ci sarà una bella processione.


E anche a Monte San Biagio, una cittadina la­ziale in provincia di Latina che ha il santo proprio come patrono, non si be­nedicono in chiesa la candele ma dell'olio d'oliva con il quale si ungono le gole, per preservarle dalle malattie.
Ma insieme con l'olio d'oliva si benedicono anche le "dita", cioè un pane tipico fatto a forma di dita che viene distribuito come una specie di amuleto.


E anche da me, in Spagna, la Festa di San Biagio è diffusissima dappertutto, e infatti si dice: "san Biagio, san Biagio, fai che la gola non mi duola". Ma siccome in spagnolo il popolare santo si chiama san Blás la preghierina suona così: "San Blás, san Blás, haz que la garganta no me duela más".



(San Biagio di Hans Memling-1491)


Ah, e ricordate che forse il freddo di questi giorni potrebbe andare via definitivamente, come rammenta un proverbio: "Il barbato, il frecciato, il mitrato e il freddo se ne è andato!".
Il "barbato" è sant'Antonio Abate del 17 gennaio; il "frecciato" san Sebastiano del 20 del mese e infine il "mitrato" san Biagio del 3 febbraio.


BUONA FESTA A TUTTI!

2 commenti:

Mafalda ha detto...

Grazie, Marina, interessantissimo panorama sulle nostre tradizioni. W San Biagio!

La Cuoca itagnola ha detto...

Grazie a te Sandra. Un bacione.