sabato 31 ottobre 2009

LA FIESTA DEL DIA DE LOS MUERTOS A ROMA








Celebrazione del "Día de Muertos"
Realizzazione “Altar de Muertos”

Musica con i Mariachi Romatitlán







L’Ambasciata del Messico, la Comunidad Mexicana de Roma e l’Istituto Cervantes di Roma sono lieti di informarvi che il sabato 31 ottobre 2009 alle ore 18,00 avrà luogo la celebrazione del “Día de Muertos” nella sala dell’istituto Cervantes di Roma.


Sarà possibile ammirare il tradizionale “Altar de Muertos” realizzato per l’occasione dalla Comunidad Mexicana de Roma e dal
Laboratorio di Artigianato Artistico Macías.
La celebrazione del “Día De Muertos” che è una festa priva di elementi drammatici in cui i vivi omaggiano e ricordano i morti con le loro offerte, verrá, come da tradizione, accompagnata dalla musica e dal canto.
Saranno i Mariachi Romatitlán , un gruppo musicale noto non solo in Italia ma anche in tutta l’Europa e nel mondo, a esibirsi con il loro tipico repertorio.






Il “Día de Muertos” è una tradizione MESSICANA che è stata dichiarata dall'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Educazione, la Scienza e la Cultura (UNESCO), Opera Maestra del Patrimonio Orale e Intangibile dell’Umanità .
Si celebra in Messico, ma anche in altri paesi dell’America Latina, da almeno tremila anni .

L’antica celebrazione del “Día de Muertos” ha una relazione molto stretta con il sincretismo delle radici precolombiane e con la cultura della morte del Messico, ed é stata organizzata per promuovere le tradizioni più tipiche della cultura popolare messicana.








ISTITUTO CERVANTES DI ROMA
Sabato 31 ottobre - ore 18.00
Sala di Piazza Navona, 91
Ingresso Libero
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Visite all’Altar de Muertos dal 31 ottobre al 4 novembre 2009
Apertura al pubblico:
Lunedí, Martedí, Mercoledí, Giovedí, Venerdí ore 11-13 e 16-21
Sabato e Domenica 16-21

NON MANCATE!!!
è un consiglio della vostra
CUOCA ITAGNOLA

sabato 24 ottobre 2009

LA CUCINA D'ARMENIA A RADIODUE

Ecco un consiglio della Cuoca Itagnola.






Se vi piace la cucina come cultura, la cucina raccontata come storia di un popolo, leggete il bellissimo libro "LA CUCINA D'ARMENIA" di Soya Orfalian, pubblicato da Ponte alle Grazie!


Ne ho parlato sabato 24 ottobre nella mia rubrica "CHE BOLLE IN PENTOLA?" in onda su Radiodue ogni sabato e domenica dalle 7'00" alle 7'30"circa.


L'occasione mi è stata data anche perché da giovedì 22 ottobre e fino a sabato ci sono state a Roma tre Giornate d’incontro sulla storia, la cultura, le vicende armene in diverse sedi: la Casa Internazionale delle Donne, la Casa della Memoria e l’Università La Sapienza.



Esperti, studiosi, scrittori e artisti hanno discusso sulle vicende storiche che portarono al Genocidio degli armeni e anche alla sua dimenticanza.


Fra questi c'era anche la autrice del bel libro sulla cucina armena, Sonya Orfalian, appunto.


Ma chi è SONYA ORFALIAN?


E' una figlia della diaspora armena, nata cinquant’anni fa in Libia.


Artista, scrittrice e traduttrice, ha dedicato una grande parte del suo impegno e della sua ricerca al ricchissimo patrimonio culturale e alle tradizioni antiche della sua gente.


Attualmente vive e lavora a Roma e continua nel suo impegno per far conoscere il suo popolo e il loro gran patrimonio culturale sconosciuto ai più.


Come la cucina, appunto.

Cucina che grazie a questo libro non avrà più segreti per noi.




E grazie a questo bel libro io ho saputo che l'albero del melograno è il simbolo dell'Armenia.


Simbolo anche della fecondità, dell'abbondanza, della rinascita.


Fecondità, abbondanza e rinascita che auguro al popolo armeno.




domenica 18 ottobre 2009

IL SANTO DEL GIORNO: SAN LUCA EVANGELISTA


Oggi, 18 ottobre, è la festa di San Luca evangelista detto "il pittore della Madonna" perché gli si attribuiscono un'infinità di dipinti che ritraggono la Madre di Gesù, che Luca aveva conosciuto personalmente.
Fra i molti possiamo ad esempio ammirare quello custodito nella basilica di Santa Maria Maggiore a Roma oppure quello della Madonna della Guardia dell'omonimo santuario sulla collina bolognese (foto sotto).





Proprio per questo leggendario talento pittorico san Luca è stato scelto nel Medioevo patrono universale di arti, corporazioni, compagnie e accademie che riunivano i pittori e altre categorie di artisti; come la romana Accademia di San Luca dove si trova un quadro di Raffaello raffigurante proprio san Luca mentre dipinge su tela la Madonna.



(San Luca: Il Guercino)




In realtà e di là dalle sue leggendarie qualità artistiche, san Luca era un medico siriano discepolo e compagno di san Paolo e autore del terzo Vangelo.



Come Evangelista viene di solito raffigurato con un libro e accompagnato da un bue: si tratta di uno degli esseri del Tetramorfo e allude simbolicamente alla Passione del Cristo, ma popolarmente la presenza dell'animale agricolo per eccellenza ha fatto sì che la festa di San Luca diventasse nei secoli una fiera contadina.







In realtà si tratta di una coincidenza calendariale, perché questo anche il periodo che segnava in molti luoghi l'inizio della transumanza verso le pianure più calde; e perciò vi erano in tanti luoghi dell'Italia Fiere agricole che ancora perdurano.



(Santa Maria dell'Impruneta)

Una delle più importanti è la Fiera di San Luca di Impruneta, in provincia di Firenze, che risale addirittura all'anno Mille, quando i pastori, che in autunno scendevano con le greggi dai monti al piano, si fermavano nella cittadina per vendere i loro prodotti e acquistare attrezzi da lavoro.


Situata proprio sul tragitto tra Partomagno e la Maremma, Impruneta divenne col tempo un importante Fiera agricola. Ancora oggi infatti vi trova spazio la mostra mercato del bestiame per un'intera settimana.

Completano il quadro dei festeggiamenti spettacoli, cene tematiche e vendita di prodotti locali, fra cui la "guglielmina", tipico dolce toscano di pasta di mandorle. Inoltre si corrono il Palio dei Cavalli e quello dei Ciuchi, disputati fra i quattro rioni del paese.


Impruneta, sulle colline fiorentine, è famosa al mondo per la produzione del cotto che servì per costruire la cupola del Brunelleschi a Santa Maria del Fiore.


Le feste patronali di San Luca sono anche un'occasione per recarsi in pellegrinaggio alla Basilica di Santa Maria all'Impruneta dove è custodita una Venerata Immagine della Madonna dal volto nero che la tradizione vuole dipinta proprio da san Luca.






Anche in tante altre località dell'Italia, una volta, in questa data, si vendevano animali ma anche attrezzi, specialmente per l'aratura dei campi e per la semina che non dovrebbe andare oltre: "O molle o asciutto, per San Luca semina tutto", ricorda infatti un proverbio.
D'altronde questa data era proprio l'inizio della stagione autunnale delle piogge e la fine perciò delle gite in campagna: "Per San Luca la merenda è perduta", si dice in Sicilia dove però si rammenta anche che "Per Sant'Agata la merenda è ritrovata" perché al 5 febbraio, quando Catania festeggia la loro santa patrona -la Santuzza - ritornerebbe il tempo delle scampagnate.
Torniamo però alla festa di San Luca di oggi, quando i contadini cominciavano a mettere da parte le rapi e le zucche per l'inverno; le prime per alimentare le bestie e le seconde per gli uomini: "Da San Luca cava la rapa e meti la zuca", dicevano infatti i veneti.


Ma in questo periodo, al sud, si raccomanda dei tenere d'occhio le olive che già cominciano a riempirsi d'olio: "Da San Luca a Natale le olive vanno guardate".

giovedì 8 ottobre 2009

PROVERBI DEL MESE D'OTTOBRE




Ottobre, il mese in cui siamo, segna il vero arrivo dell'autunno.


Ottobre, dal latino october, cioè "ottavo mese", è un mese capriccioso che alterna sereno e piogge torrenziali; sicché un proverbio dell'Istria ricorda che "Otobre e marzo per matìo i se somìa come pare e fìo": ovvero "ottobre e marzo per la loro pazzia si assomigliano come padre e figlio".
Ma quando fa bel tempo è una meraviglia.
A Roma le belle giornate di ottobre hanno ispirato un termine popolare, l'ottobrata, per indicare quel periodo del mese tiepido, dal cielo terso e celeste, che invita a passeggiare , anzi a fare le "gite fuori porta".
Una volta quelle le gite, che si facevano soprattutto verso i cosiddetti Castelli Romani, erano l'occasione per cantate e bevute a non finire, sicché un proverbio avvertiva che "A la reale l'ottobre è fatto com'er carnevale".
Abitudine non soltanto laziale perché in Romagna si dice: "Utobar cun dal bel giurnedi, temp ad fe dal scampagnedi", cioè "ottobre dalle belle giornate, è tempo di far le scampagnate".
Ottobre è anche il mese in cui, finita la vendemmia, cominciano le tante operazioni per preparare il vino: "Ottobre, il vino è nelle doghe", ricorda un proverbio dei tempi andati quando le botti e i tini erano fatti di legno; le doghe sono infatti gli elementi tenuti insieme dai cerchioni di ferro.
Attualmente, le grandi cantine moderne sono di cemento rivestite di vetro. In ogni modo, di legno o di altro materiale, questo è il mese in cui occorre tenere sotto controllo il mosto che sta bollendo nelle cantine, sicché si dice: "Ottobre: vino e cantina, da sera a mattina".
Ai cacciatori invece, un altro proverbio, che non sarebbe piaciuto al santo cui è associato, ricorda: "San Francesco tordo al desco" perché è il momento di cacciare questi uccelli. D'altronde questo è il periodo della migrazione in massa degli uccelli verso i luoghi più caldi e se ne vedono passare a centinaia in cielo e i veneti, quando arriva la Festa della Vergine del Rosario del 7 ottobre dicono "Per la Madonna del Rosaio el petirosso xe de passaio".

Quando gli uomini erano costretti ad andare a caccia per alimentarsi, ottobre era il mese più adatto: gli uccelli passavano per i cieli in massa verso i luoghi più caldi e tanti animali, fra cui conigli e lepri, uscivano allo scoperto nei boschi cercando provviste per riempire le loro tane prima dell'arrivo dell'inverno.
Molti proverbi lo ricordano: "Ottobre buone lepri col savore", che era uno speciale condimento molto usato anticamente.

Verso la metà del mese si tendevano anche le reti "Per Santa Teresa prepara la tesa": la festa della popolare Santa spagnola cade il 15 del mese ed è questo il tempo in cui passano dei veri e propri stormi di tordi. "Per Santa Teresa tordi a distesa", ricorda un altro proverbio.

La festa della santa (mia illustre antenata per parte paterna: si chiamava infatti Teresa de Cepeda y Ahumada) , proprio alla metà di ottobre, serviva ai contadini per capire l'andamento del tempo a seconda se era buono o cattivo in quel giorno, che ritenuto una sorta di "punto fermo", come una "stella" nel cielo: "Santa Teresa, punto di stela", si diceva infatti nel Veneto

Ma anche per la festa del giorno dopo, il 16 ottobre, quando la Chiesa celebrava San Gallo, si poteva prevedere il tempo dei prossimi mesi: "Se piove per San Gallo piove per cento giorni", oppure "Se fa bello a San Gallo fa bello fino a Natale".
A loro volta i contadini romagnoli ricordano che "Quand l'è bon temp e' dì ad San Gall, u s'semna enca in fond a'l vall", cioè, "quando è buon tempo il giorno di San Gallo si semina anche in fondo alle valli".


E se quel giorno il tempo sarà bello occorre cominciare a seminare.

D'altronde ottobre è il mese della semina che in Padania inizia non oltre il 14 del mese, per la festività di San Gaudenzio patrono di Rimini: "Per san Gaudenzio chi non ha cominciato cominci"; oppure "San Gaudenzio, prendi i buoi e mettili davanti".

In ogni modo, dilà delle varie feste dei santi, quel che è importante è seminare entro il mese perché si sa che "Chi semina in ottobre miete in giugno".


E sarebbe questo il momento giusto in cui dovrebbero cominciare le dolci piogge autunnali di ottobre, molto benefiche per gli ulivi poiché fanno ingrossare le olive e aumentare il raccolto. E così i frantoi lavorerebbero a lungo come rammenta questo proverbio di Bari: "Si chiove d'ottobre, u trappite va alle longhe" , e cioè "Se piove d'ottobre il frantoio va per le lunghe".


Ma ottobre è anche tempo di castagne e sono molte le località che le celebrano, come Soriano sul Cimino, nella Tuscia. Castagne però che occorre mangiare soltanto dopo averle controllato bene perché potrebbero contenere delle "sorprese", come ci ricorda questo proverbio romano: "La donna è come la castagna, bella fuori e dentro cià la magagna".

In ogni modo le castagne vanno degustate soprattutto con il vino novello, a novembre, verso la festa di san Martino dell'11 novembre: "Castagne e vino lascia tutto per San Martino"!

Ma questa è un'altra storia.