martedì 10 novembre 2009

NOVEMBRE E I SUOI PROVERBI II: LA FESTA DI SAN MARTINO



Per la Festa di San Martino, dell'11 novembre, anche molti proverbi sono dedicati alla ricorrenza: una data importantissima una volta, tant'è vero che la locuzione "Far San Martino" voleva dire traslocare, sgomberare, perché proprio in questo periodo scadevano i contratti di affitto di case e terreni.

Ma tutto ciò perché, chi era in realtà San Martino?


Quale mistero si cela dietro questa figura di santo ?



Considerato il Santo Patrono protettore dei soldati, San Martino è una delle figure religiose più venerate in Europa; questa popolarità è in gran parte dovuta ad uno dei suoi discepoli che ne scrisse una biografia largamente diffusa, con la celebre leggenda del mantello, per cui è anche il protettore dei viandanti lungo il Cammino di Santiago.


Il padre, militare nella Pannonia, lo battezzò Martino in onore del dio della guerra per poi avviarlo fin dalla tenera età alla carriera militare, durante la quale si verificò uno degli episodi più noti della vita del Santo.


In una notte d’inverno, mentre Martino era di ronda a cavallo, incontrò un pover’uomo che soffriva il freddo, e non avendo denaro da dargli, tagliò a metà il proprio mantello affinché il mendicante avesse qualcosa con cui coprirsi.



Martino passò ben venti anni nell’esercito e, dopo aver ricevuto il battesimo decise di congedarsi per divenire monaco, fu in seguito ordinato diacono e poi finalmente prete.


Viaggiò a lungo predicando il cristianesimo, convertì i pagani al verbo di Dio errando per terre lontane fino a che un giorno si fermò nei pressi di Poitiers, ove fondò il suo monastero.



La sua popolarità crebbe di giorno in giorno finché, per volontà popolare, Martino venne ordinato vescovo di Tours cosicché potesse continuare con maggiore efficacia la propria opera di evangelizzazione.



Dopo anni di frenetica e febbrile attività il Santo si spense l'11 novembre a Contade, ove si era recato per mettere pace tra i chierici locali in lite; il suo corpo fu portato lungo la Loira fino al cimitero di Tours, ove ebbe sepoltura in un’umile tomba.


Insomma, una vita da "santo" nella norma...



Perché dunque, san Martino divenne così popolare nel Medioevo?


Semplice: come accade con altre figure di santi, per la collocazione della sua festa nel calendario, che coincideva con il Capodanno Celtico -Samuin- iniziato il 1° novembre e dalla durata di 10 giorni, le usanze, cellebrazioni, banchetti, e riti della festività celtica vennero trasferiti sulla sua figura, la più adatta per cristianizzare tutto ciò.


E san Martino divenne popolarissimo, specialmente fra le popolazioni d'origine Celtica.





Una volta d'altronde il giorno di San Martino trascorreva nell'ingorda letizia delle tavole colme di ogni ben di Dio, castagne, vino, frutti autunnali, carne, insaccati, sicché tuttora la figura del Santo è sinonimo di abbondanza: "Ce sta lu sante Martino", dicono in Abruzzo quando in una casa non mancano le provviste.

E Ippolito di Cavalcanti, duca di Buonvicino, scriveva nel 1847: "Cheste è chella bella Jornata di San Martino c'a Napole, e me credo pe tutto lo Munno. se fa na grosa festa; e grazia de chesta sollennità, a dove echiù, a dove meno, se fa lo grande pranzo...".

Una curiosità: una volta per la Festa di San Martino si svolgeva la fiera più importante di animali con le corna, mucche, buoi, tori, capre, montoni. Sicché la fantasia popolare ha assurdamente promosso san Martino a ironico patrono dei mariti traditi, come ricordano alcuni proverbi: "Per San Marten volta e zira, tot i bech i va a la fira", "per san Martino volta e gira, tutti i becchi vanno alla fiera", sostengono i romagnoli; mentre i romani affermano che : "Chi cià moje, tie' pe' casa San Martino"!

E proprio al ritorno di quelle fiere i mariti venivano braccati, derisi e cacciati da turbe di ragazzi. La "caccia al becco" era un'usanza simile a quella di trovare il capro espiatorio. Secondo la mentalità dell'epoca il marito tradito si era macchiato di una colpa grave poiché l'adulterio della moglie era considerato un segno di debolezza dell'uomo, di incapacità a controllare la consorte. E perciò il "becco" doveva subire una scherzosa persecuzione rituale.

E infatti in alcune cittadine, fra cui Nepi, nella provincia di Viterbo, nella Tuscia, per la Festa di San Martino, sfilano per le vie del paese, in una carnascialesca processione profana, molti giovani portando come trofeo delle corna di cervo che si passano l'un l'altro in un rito apotropaico che dovrebbe scongiurarle: durante la caccia rituale il marito "colpevole" veniva identificato con il cervo dalle grandi corna, preda per eccellenza dei cacciatori.

Insomma, il giorno di San Martino era tempo di baldoria, favorita dal vino novello che è pronto proprio in questi giorni e che va giù come l'acqua: "Par Sa' Marten u s'imbariega grend e znèn", per "San Martino s'ubriaca il grande e il piccino".


Ma si finiscono anche le scorte di quello vecchio: "Per San Martino si spilla il botticino"; oppure "Per San Martino cadon le foglie e si spilla il vino".


Perciò si ammoniva: "Chi non gioca a Natale, chi non balla a Carnevale, chi non beve a San Martino è un amico malandrino"!








Altri proverbi ci rammentano i prodotti da consumare sulla tavola insieme con il vino: "Per San Martino castagne e vino" oppure "Oca, castagne e vino lascia tutto per San Martino":




Ma il proverbio più celebre ancora oggi assicura che "L'estate di San Martino dura tre giorni e un pochinino": spesso infatti, torna per un po' il bel tempo quasi estivo.



Ma secondo un altro proverbio "Se piove a San Martino pioverà per altri quaranta giorni", sicché, speriamo bene, staremo a vedere: qui, dalle mie parti c'è bel tempo!


MA CON IL SOLE O CON LA PIOGGIA, BUON SAN MARTINO!

3 commenti:

Gambetto ha detto...

Grazie per questo bel compendio. Alcune cose le sapevo, altre no...insomma un approfondimento dettagliato che ho letto con interesse e curiosità
Grazie mille e buona giornata
:)

LA CUOCA ITAGNOLA ha detto...

Grazie a te Gambettonellazuppa. Buon san Martino.

Betta ha detto...

In parte della lombardia, il giorno di san Martino era il giorno in cui, finita la stagione di lavoro pesante, si rinnovavano i contratti annuali ai braccianti agricoli i quali spesso dovevano trasferirsi con tutta la famiglia in un'altra cascina. Per cui "fare san martino" vuol dire anche traslocare!