martedì 25 agosto 2009

"IL SURREALISMO IN CUCINA" A TAVOLA CON SALVADOR DALI'



Quest’anno ricorre il ventennale della morte di Salvador Dalì accaduta nel 1989 nella sua città natale, Figueres, situata in una delle zone più belle della Catalogna: l'Empordà, nella provincia di Girona.


Ebbene non tutti sanno che oltre ad essere un grande artista, era anche un buongustaio e un buon scrittore che ha lasciato decine di libri fra cui "La Vita Segreta".


E proprio nel prologo di questo suo monumentale, ponderoso libro di memorie è dove il trentenne Dalí svela per la prima volta le sue aspirazioni infantili, con una incredibile confessione grazie alla quale, forse, si comincia a capire la sua passione per il cibo:
"Quando avevo sei anni volevo diventare cuoca e ai sette Napoleone. Da quel momento le mie ambizioni sono aumentate senza sosta".

E poi soggiunge:

"A sei anni, per me era peccato mangiare qualcosa in cucina. Entrare in quella zona della casa era una delle poche cose che i miei genitori mi avevano categoricamente proibito. Mi appostavo durante ore intere, con l'acquolina in bocca, finché trovavo il momento opportuno per scivolare in quel luogo incantato; e davanti alle domestiche, che gridavano divertite, portavo via un pezzo di carne cruda o un fungo arrosto, con i quali mi strozzavo quasi fino a soffocare; ma avevano per me il meraviglioso sapore, l'inebriante qualità che soltanto la paura e il senso di colpa possono comunicare".
La passione del piccolo Salvador per il cibo aumentava di pari passo con i suoi anni e infatti il quindicenne Dalí, ormai avviato sulla strada della pittura, non perde occasione nel suo giovanile libro intitolato "Un diario " per parlarne; sembra anzi che i suoi ricordi, le sue riflessioni da adolescente non ne posano fare a meno; così come non poteva fare a meno di partecipare alle feste e sagre locali dove poteva degustare i tipici dolci della sua terra: dai "taps de Cadaqués", dolcetti a forma di tappo di cava (nome dello spumante catalano) tipici della più celebre località daliniana della Costa Brava, al dessert "raccomandato" da Salvador Dalí a tutti i suoi invitati: la botifarra dolça, il tipico salume catalano ma preparato appositamente con un impasto dolce a base di carne di maiale, limone, cannella e zucchero.

Oppure i "flaons de Figueres" che non mancano mai nella tavola natalizia della cittadina che lo vide nascere nel 1904. Si tratta di una sorta di grossi agnolottoni che si possono riempire con la crema catalana, con la giuncata oppure con la ricotta o altro formaggio fresco.





La ricetta si trova nel mio libro "Il Surrealismo in cucina tra il pane e l'uovo. A tavola con Salvador Dalì" (Il leone verde Edizioni). Un libro dove analizzo la passione; dell'artista per il cibo, specialmente per le uova e per il pane; passione che traspare in molte delle sue opere.

Basti pensare al suo stesso Museo-Teatro di Figueres con enormi uova scolpite e con la facciata costellata di forme del tipico pane catalano a forma di triangolo.





Oppure alle tante volte che ha raffigurato nelle sue opere le uova la tegamino (ma senza tegamino, diceva).





Quanto ai celebri Flaons de Figueres qualche settimana fa ho dato la ricetta nella mia trasmissione "Che bolle in pentola?" su Radiodue e siccome molti dei miei ascoltatori me l'hanno chiesta, eccola a continuazione.





FLAONS DE FIGUERES (Agnolottoni dolci catalani)

Ingredienti:

230 g di farina
180 g di olio di oliva
70 g di acquavite
80 g di zucchero
1 uovo
cannella in polvere

Per il ripieno
100 g di ricotta fresca
50 g di zucchero
50 g di mandorle tritate
un po' di cannella

Preparare innanzi tutto la pasta frolla. In una ciotola mescolare con le mani l'olio, l'acquavite e lo zucchero fino a quando lo quest'ultimo si sarà totalmente sciolto. Aggiungere lentamente la farina continuando a mescolare. Lavorare bene fino ad ottenere una pasta liscia, omogenea e non eccessivamente dura. Lasciare riposare per 5 minuti.

Preparare nel frattempo il ripieno.

Schiacciare la ricotta fresca con una forchetta e aggiungervi lo zucchero, le mandorle tritate, e un po' di cannella secondo il gusto di ognuno.

Continuare a lavorare la pasta e poi dividerla in piccole palline. Schiacciarle e disporvi sopra il composto. Piegare in due, formando una specie di agnolottone, e piegare i bordi della pasta, formando una sorta di cordone.

Passate i flaons uno alla volta nell'uovo sbattuto e poi nella cannella mischiata con lo zucchero. Disporli su una piastra e cuocerli in forno riscaldato a 150º per 5-10 minuti.
Si servono freddi o appena tiepidi: si accompagnano bene con un calice di cava molto freddo, ma per i bambini anche con il latte o la cioccolata calda in inverno.

4 commenti:

"Premio Maria Amelia Lòpez Soliño" ha detto...

Hola, La cuoca itagnola.
Desde el blog en apoyo al “Premio Maria Amelia López Soliño” a la mejor bitácora escrita por una persona de la tercera edad, te agradecemos el cariñoso comentario de condolencia dejado en su blog y te animamos a estimular a los más mayores a seguir su ejemplo.

Un saludo afectuoso.

Anonimo ha detto...

Bellissimo questo blog e mi piace tanto anche la trasmissione: mi sveglio apposta la domenica per sentirti.
Chiara Stanghellini

LA CUOCA ITAGNOLA ha detto...

Grazie Chiara per ascoltarmi e per leggerimi qui anche se ultimamente trascuro il blog. Ma con l'arrivo dell'autunno loriprenderò con più continuità. Un abbraccio.

marcella candido cianchetti ha detto...

interessantissimo grazie per la segnalazione del libro ciao