domenica 19 luglio 2009

LA LUNA: QUARANT'ANNI DOPO







Se qualcuno vuole "farvi vedere la luna nel pozzo", state alla larga perché quasi certamente le sue vere intenzioni sono quelle di ingannarvi, raggirarvi o di farvi intendere una cosa per l'altra.



In questo detto popolare, come in tanti altri, la luna acquisisce un significato menzognero e l'uomo si avvale dell'attrazione che l'astro esercita su di noi per trarre in inganno i suoi simili.


Tradizionalmente è associata al cervello, come spiegava S. Tommaso d'Aquino: "Poiché nel cervello risiedono le forze animali, i demoni turbano l'immaginazione dell'uomo secondo le diverse fasi lunari quando notano una disposizione favorevole ai loro funesti influssi".


Per questo motivo le persone poco equilibrate e dall'umore facilmente cangiante son dette ancora oggi lunatiche e quando il nostro carattere muta senza spiegazione si dice che "si ha la luna di traverso".


Fino a non molto tempo fa si credeva che gli epilettici fossero sensibili alle fasi lunari e che la loro crisi peggiore coincidesse con la luna piena per esaurirsi tre giorni dopo.


Persino le emicranie venivano collegate alla luna tant'è vero e il teologo e filosofo Alberto Magno le chiamava "colpi di luna".


Per molti invece, per gli idolatri del visibile, la luna altro non è se non un pianeta di cui la scienza conosce ormai tutti i segreti perché da quella lontana notte d'estate, quando l'uomo la calpestò per la prima volta il 20 luglio del 1969, a oggi più di 50 navicelle spaziali sono giunte nelle vicinanze del nostro satellite o vi sono persino allunate.


Dodici astronauti americani vi hanno passeggiato, due veicoli russi hanno esplorato l'estensione dei suoi "mari" e cinque osservatori scientifici lasciati sul posto dagli astronauti trasmettono a terra informazioni sulle cicliche mutazioni delle sue varie fasi.








Sono trascorsi molti secoli da quando si credeva che la Grande Madre Luna avesse generato da sola l'uovo orfico da dove sarebbe nato l'universo. Oggi siamo ormai coscienti di ciò che la luna rappresenta nel firmamento dei pianeti: ovvero un astro che gira intorno alla terra e che, insieme con essa, orbita intorno al sole da cui riceve la sua candida luce.



Sappiamo anche che quel tondo faccione che ci fa sognare dista circa 384.403 chilometri dalla terra, che su di lei il giorno e la notte hanno la stessa durata e che solo il 50% della sua superficie è illuminata dal sole la cui luce ha un'intensità in origine che supera di 400.000 volte quella lunare riflessa.



Quanto alle sue fasi, sono semplicemente dovute alle varie posizioni che la luna e la terra assumono giorno per giorno rispetto al sole; sicché quando la terra si trova in linea retta fra il sole e la luna la faccia di costei illuminata dal sole è rivolta al nostro pianeta, e si ha lo splendido plenilunio visibile tutta la notte, il regno della dea Selene "dalle candide braccia".









Da quel momento inizia la fase calante in cui la luna a poco a poco comincia il suo viaggio verso la grotta dell'amato Endimione celandosi ai nostri occhi finché, giunta sullo stesso asse della terra e del sole, vi rimane in mezzo oscurandosi totalmente per i tre giorni del novilunio, quando la divina Ecate è costretta a illuminare i crocevia con la sua torcia.









Nelle due settimane che seguono la luna attraversa le sue varie fasi crescenti: dalla prima verginale falcata, che incorona la fronte della Selvaggia Artemide; al primo quarto in cui l'Artemide Ilizia oppure la matura Diana Lucina potranno donare la loro luce alle donne incinta; al raggiungimento della pienezza totale quando nuovamente Selene avrà abbandonato l'abbraccio dell'eternamente giovane Endimione.







In questo periodo di crescita la "gobba" della luna ovvero la sua faccia illuminata dal sole, è rivolta a occidente, tant'è vero che un noto proverbio lo rammenta: "Gobba a ponente, luna crescente; gobba a levante, luna calante".


L'età della luna è stata calcolata intorno ai 4,6 miliardi di anni durante i quali l'antichissimo pianeta ha subito l'effetto dei vulcani, dei terremoti, delle varie collisioni con i meteoriti e di altre azioni astro-geologiche che hanno prodotto la conformazione attuale del suo accidentato suolo: i cosiddetti circhi o crateri di notevole ampiezza, i crateri più piccoli, i pozzi, le montagne, le pianure, i coni, i burroni, i solchi, le strisce e gli avvallamenti più profondi detti i maria, i "mari della luna".








Tutto ciò disegna sulla superficie lunare, coperta da una sorta di "manna" polverosa, bianca e fine, formata da minuscoli cristalli d'origine vulcanica, le varie facce che, secondo la luminosità del cielo, paiono diverse giorno per giorno: sicché qualche volta la si vede sdegnata, come la giovanissima Artemide quando era costretta ad ubbidire al fratello Apollo; altre volte porta la fronte corrugata dalla preoccupazione, come poteva apparire Diana davanti a un parto difficile; oppure sembra velata dalla malinconia, quale Ecate consapevole della sua prossima morte; mentre a volte, nelle limpide notti di primavera, scorgiamo nel suo ampio sorriso l'immensa felicità della madre Demetra quando ritrova la propria figlia Kore.

Probabilmente quelle facce della luna sono soltanto le macchie che a tanti chilometri di distanza tracciano sulla sua candida coltre le varie conformazioni geologiche.






Forse... Sebbene io sia della stessa opinione di Federico Garcìa Lorca quando sosteneva che "la luna ha denti di avorio, mentre se ne va fra i salici, comperando i suoi colori alla Morte".
D'altronde da tempo immemorabile, nei miti, nelle leggende, nelle infinite credenze religiose connesse alle diverse epifanie della dea Luna, essa ha rispecchiato il principio femminile, dal carattere polivalente e misterioso, collegato da Jung in molti suoi scritti con l'Eros; così come il Sole, con i suoi numi ed eroi, ha simboleggiato il Logos o principio maschile.



La luna è dunque l'incarnazione visibile dell'essere donna, l'archetipo che nel corso dei secoli, sopra tutti gli altri, l'ha rappresentata nella sua autentica diversificazione dall'uomo.



La luna, allegoria della coscienza matriarcale, era una sorta di presenza benefica la cui luce, ritenuta emanata da lei stessa, era indispensabile per la crescita e la nascita di ogni tipo di vita; tant'è vero che si credeva che essa ingravidasse le femmine.


Un mito primordiale raccontava che la Grande Madre Luna che sedeva nel trono del cielo inviava sulla terra il Bianco Uccello lunare per fecondare le donne: una credenza che è rimasta latente nell'immaginario collettivo diventando la candida cicogna che porta i neonati.



In ogni modo, e nonostante la conoscenza della biologia e della scienza che ha mutato nei secoli l'abbinamento luna-gravidanza, è tuttora viva la consapevolezza di una natura comune fra l'argenteo pianeta e la donna, e la prova inconfutabile della loro essenziale comunione è il ciclo mensile, il mestruo femminile (dal latino menstruus, "mensile", derivato a su volta da mensis, "mese": con la stessa radice indo-europea di méne, luna), che ha la medesima durata di quello lunare.



Una ciclicità che domina la vita psichica della donna: sicché nel corso di un ciclo completo, che corrisponde a circa 29 giorni, l'energia della donna cresce, risplende piena nel momento dell'ovulazione per poi diminuire fino al suo periodo non fecondo, di occultamento mestruale quando, come la luna nera, ha bisogno di ritirarsi per tre gioni per poter "rinascere" e, a poco a poco, diventare di nuovo feconda.





La forza vitale della donna, dunque, fluisce e scorre seguendo ritmi misteriosi e mutevoli, simboleggiati dalle varie epifanie lunari:

* Artemide, la Vergine fanciulla simbolo, dell'istinto selvaggio della natura, falce di luna crescente.

* Selene, la Ninfa o giovane nella pienezza della sua sessualità che ha bisogno di essere fecondata, di diventare gravida, di splendere come luna piena nel cielo attraverso la figlia Pandia, il chiarore della sua luce.

* Ecate, la Vegliarda, incarnazione della luna nera, la più misteriosa e temuta, archetipo della donna al massimo della sua maturità, quando si cela e dona il suo velo fecondatore per la rinascita della vita.

Con l'avvento delle società patriarcali, l'uomo, davanti al mistero della Donna-Luna, ha creato un archetipo negativo in cui, come la luna signora delle tenebre, la donna appare erratica, mutevole, non degna di fiducia; sicché davanti all'incapacità di comprendere la vera natura del principio femminile, gli uomini hanno ritenuto che la mutevolezza della donna e della luna dipendesse soltanto dal loro stesso capriccio: "Donna e luna, oggi serena domani bruna", afferma un proverbio contadino.



Forse, questa inspiegabile ciclicità ha causato nei secoli quel miscuglio di sentimenti contrastanti che l'uomo di ogni tempo ha avuto nei confronti della donna, ovvero una inconscia paura, con la conseguente ostilità che nasce verso ciò che si teme e non si conosce, e un netto atteggiamento di dominio allo scopo di sottomettere l'oggetto del suo timore.

Per l'uomo dei secoli passati, che vedeva nella ciclicità inesauribile della luna la sua speranza di rinascita, la temibile Dea del femminile, riflessa nel mistero dell'astro che muta non solo ogni giorno ma anche ogni mese e in ogni stagione, era una divinità dalla forza feconda ma crudele, creatrice ma distruttiva, piena di tenerezza e allo stesso tempo gelida maliarda: una Dea feroce, capace di amare e odiare con la stessa intensità.



Forse questa ancestrale visione unita alla voglia irrefrenabile di sopraffazione sull'oggetto temuto e sconosciuto, è rimasta latente nell'inconscio dell'uomo contemporaneo conducendolo alla moderna conquista del pianeta luna...


Ma sebbene già quarant'anni fa i moderni Argonauti abbiano calpestato il ventre della divina Luna, non sono riusciti a catturarla e tanto meno a conoscerla, sicché, come confessa nei suoi versi Eugenio Montale, il mistero che circonda quel "modesto pianeta" è rimasto immutato:

Ho contemplato della luna , o quasi
il modesto pianeta che contiene
filosofia, teologia, politica,
pornografia, letteratura, scienze
palesi o arcane. Dentro c'è anche l'uomo,
e io tra questi. E' tutto molto strano.


L'uomo moderno dunque, ha ridotto la luna al suo aspetto stellare, convinto, dopo lo sbarco di quel 20 luglio del 1969 sulla sua superficie a bordo dell'Apollo XI, di averla per sempre liberata dalla sua aura.
Sacrilega sconsacrazione che si è accanita anche su piante, animali, rocce e acque, e che forse è stata una delle cause dell'inquinamento: perciò urge ritornare ai tempi in cui la luna era contemporaneamente il pianeta che ruotava intorno alla terra e un'epifania divina dai molti nomi.
Ormai in questa nostra vita affrettata e disordinata quasi nessuno di noi trova il tempo per consultare la luna e pochi sanno quando sorge e tramonta o quando mutano le sue facce: sicché non sappiamo spiegarci perché non crescono i capelli tagliati mesi fa, oppure perché il vino travasato con tutte le regole sia diventato aceto, e tanto meno perché il basilico piantato a primavera non è ancora cresciuto in estate.
Eppure la spiegazione di tutto ciò è forse una sola: non abbiamo guardato la luna e lei, indispettita, si è vendicata!
Impariamo dunque a interrogare il nume tutelare della natura, ad alzare gli occhi al cielo con lo stesso gesto ancestrale consigliato da Orazio a Filide, una contadina dell'antichità:

Se al nascere della Luna, o Filide,
leverai al cielo le tue mani di villana,
e con incenso e frutti annuali
e ingorda scrofa placherai i Lari,
la vite feconda non sentirà la peste
africana, né la messe la ruggine
che rende sterile, né il tenero gregge
il nocivo influsso dell'autunno.




Ma impariamo anche ad ascoltare la Luna, la sua voce: la voce che soltanto sanno ascoltare i sognatori come Ivo, il protagonista dell'ultimo film di FedericoFellini, "la voce della Luna".

D'altronde Fellini era l'eterno innamorato della luna, uno dei pochi che riusciva a sentire le "voci" che provenivano da Lei e voleva "capirne" il motivo.


Sarà proprio colei che Fellini chiamava "il massimo della femminilità", "la spiona, che ci spia da migliaia di anni" a rispondere al suo alter ego Ivo:

-"Non devi capire, guai a capire: che faresti dopo? Devi solo ascoltare, solo sentirle quelle voci e augurarti che non si stanchino mai di chiamarti...".


Ma forse, ognuno di noi potrebbe riuscire, come Ivo e come l'uomo dell'antichità, a percepire la voce della luna quando parla con una delle sue tre facce, e arrivare persino a comprendere quel che ci vuol comunicare.


Basterebbe soltanto lasciarsi guidare dalla sua candida mano, senza avere timore del luogo dove essa possa condurci, e imparare a riconoscere la sua voce - ahimé - tante volte azzittita dal frastuono dei nostri giorni, dove a dominare l'universo dei suoni sono invece le grida esasperate di un consumismo ad oltranza, commandato dalla volgare pubblicità che atterriva Fellini, il menestrello della luna nel cinema.


Federico Fellini ci ha lasciato però un filo di speranza nel commento finale dell'ingenuo Ivo che, mentre si affaccia allo sperduto pozzo dov'è riflessa la facciona di una luna sorniona che lo chiama, dice malinconicamente:


-"...Eppure, io credo, che se ci fosse un po' più di silenzio, se tutti facessimo un po' di silenzio; forse qualcosa potremmo capire...".









2 commenti:

Rita ha detto...

ciao,Marina. Finalmente sei tornata a scrivere un post qui sul blog. Mi è sembrata un'eternità questi 14 giorni! E dove sono finiti tutti quelli che commentavano qui? Mi sono anche iscritta a Facebook e ti ho mandato un messaggio, non l'hai letto? ciao, un bacione Rita

LA CUOCA ITAGNOLA ha detto...

Cara Rita, grazie per la tua fedeltà: ultimamente sono molto indaffarata e ho poco tempo da dedicare al blog. Qaunto agli amici bloggeristi che mi visitavano forse si sono stancati di attendermi. Un bacione anche a te.