mercoledì 24 giugno 2009

SAN GIOVANNI, LE STREGHE E LE LUMACHE


Era appena passata la mezzanotte di quel 23 giugno di tanti secoli fa e faceva molto caldo quella notte nella grande terrazza sul Mar Morto.



Erode Antipa, Tetrarca di Giudea, si annoiava in mezzo ai suoi convitati: "Salomè danza per me" pregò alla figliastra, "ti darò quel che vorrai".



Erodiade, una donna dalla bellezza crudele, sussurrò qualche parola all'orecchio della fanciulla coperta soltanto da sette candidi veli, la quale dopo un'attimo d'incertezza si mise a ballare.


"Bravissima Salomè", applaudiva entusiasta Erode, "danza, danza ancora per me".


"Prima dammi la testa di Jokanaan", chiese la giovane ubbidendo l'ordine della madre.

Quando il capo di Giovanni Battista arrivò dopo pochi minuti su un vassoio d'argento una grande nuvola nera coprì la luna piena che illuminava la notte e le stelle scomparvero lasciano la scena al buio.





Salomè, o forse sua madre Erodiade, accostò le labbra irriverenti a quelle ancora calde del Battista e improvvisamente un raggio di luna squarciò l'oscurità illuminando le due donne mentre dalla bocca del profeta fuoriuscì un profondo e gelido soffio che le travolse spingendole nell'aria, tra le nuvole del cielo di Giudea.


Da quella notte Erodiade e Salomè vagano per il mondo come streghe, cariche di catene, spiando la loro colpa: aver ucciso colui che annunciava la Luce del mondo!



La tradizione cristiana, che risale al Medioevo, vuole che la notte della vigilia della Festa di San Giovanni del 24 giugno, Erodiade, Salomè e la dea Diana con il loro stuolo di streghe tra cui le Arpie, la Papessa Giovanna, le Moire, Ecate e altre, s'incontrino dopo la mezzanotte per il gran sabba sotto un noce secolare situato a Benevento:


- "Sopra l'acqua e sopra il vento portami al noce di Benevento", dicevano le streghe alle loro scope-cavalcature. E si racconta che per dispetto passavano volando sopra la Basilica di San Giovanni in Laterano a Roma dedicata al Battista.


I fedeli aspettavano questo passaggio scrutando l'orizzonte e intanto si danzava, si cantava, si beveva e si mangiava, ma tutti portavano per scongiuro l'aglio, la spighetta, il biancospino, e altre erbe magiche contro le streghe che venivano anche respinte dal fracasso che saliva dai prati circostanti la Basilica: campanacci, tricca balacche, putipù, trombette e mortaretti producevano un gran frastuono che faceva scappare gli spiriti.



Nel frattempo la folla occupava ogni centimetro di prato con decine di tovaglie distese sull'erba davanti alle quali si accampavano le famiglie al completo per la tradizionale cena della notte di San Giovanni.









Dappertutto avveniva lo scambio rituale delle lumache, perché ogni famiglia aveva "er callaro con le ciumache ar sugo": un'enorme pentolone pieno di squisite lumache di vigna, le cosiddette rigatelle col guscio listato, oppure le monachelle più piccole e con il guscio bianco.




I romani ne erano talmente ghiotti che adoperavano il nome dialettale, ciumachelle, addirittura per vezzeggiare le ragazze.




Un proverbio assicurava infatti che "per ogni corna di lumaca mangiata la notte di San Giovanni una sventura era scongiurata".




D'altronde in tante credenze e riti di tutto il mondo le lumache hanno una funzione beneaugurante, sono simbolo di fertilità e conciliano le amicizie, gli amori e i legami di comparatico.


I romani perciò ne mangiavano tante distesi sul prato anche perché, essendo le loro corna simbolo della discordia, seppellendole nello stomaco si cancellavano rancori e litigi.




Nel frattempo qualcuno con il mento appoggiato su un ramoscello a forma di forcina assicurava di aver visto passare una strega volando; e nelle case temporaneamente abbandonate erano stati escogitati molti sistemi per allontanarle: scope incrociate dietro l'uscio, corni rossi appesi alle finestre, e manciate di sale davanti alla porta d'ingresso in modo che la strega - curiosa per la sua natura di donna - fosse costretta a contare i granelli fino all'alba.




Il romanista Giggi Zanazzo ricorda questa usanza in una delle sue divertenti poesiole:



"Ier'a sera cenassimo a bon'ora.
Doppo mi' nonna, che' na donna santa,
messe la scopa e sverzò tutta quanta
la sajera der sale là de fora."



Ma torniamo alle lumache, le vere protagoniste della festa di San Giovanni, naturalmente insieme con le streghe che ne sono ghiottissime.



E non poteva essere altrimenti perché fin dall'antichità erano usate da uomini e dei come cibo.




I Romani dell'Impero le apprezzavano moltissimo e le allevavano in appositi recinti. Per ottenere un sapore più gustoso, le nutrivano di carne e vino bollito e in questo modo i buongustai le consideravano una vera ghiottoneria: come Trimalcione che le faceva servire sopra graticole d'argento.




Erano anche consumate nel Medioevo perché si credeva costituissero un'efficace rimedio contro le malattie del fegato, la magrezza e in certi casi di deperimento: il medico personale di papa Innocenzo X consigliava le lumache per cure ricostituenti ai convalescenti "che hanno bisogno di riacquistare l'appetito perduto e rinfrancar il vigor delle membra", diceva.




Insomma, mangiare le lumache per tutto il 24 giugno a partire dalla mezzanotte del 23, nel rispetto della tradizione,  anche un bene per il nostro organismo e per il nostro palato.



Perciò, e con il permesso delle "signore della notte", le dame che cavalcano la luna, le nostre care streghe che da secoli custodiscono la più antica ricetta, ecco il vero e più genuino modo di preparare "le lumache di San Giovanni" con questa ricetta in versi romaneschi:




"Esci, esci corna
fja d'na donna,
esci, esci, che te torna;
c'è la sora Menicuccia
che cià pronta la mentuccia
ajo, ojo e peperoncino,
una presa di sale fino,
quattro alici, un pummidoro,
te prepara un sugo d'oro.


Sarai magnata ar chiaro di luna
perché le corna porteno fortuna!"




Io però, che in questo momento mi trovo a Siviglia, mangerò le lumache, anzi i caracoles, cucinati alla maniera della mia terra, e cioè in bianco con i profumi del cumino, l'origano, il pepe, un pizzico di zafferano e tanto vino bianco!




Così si possono degustare nei tanti bar che li offrono come "tapa" in questi giorni del solstizio estivo!




E ora vi lascio perché mi devo alzare all'alba, prima che la rugiada evapori con il calore del sole, per andare al Parque de Maria Luisa a raccogliere le 9 erbe di san Giovanni.



- le erbe dell'amore: maggiorana, artemisia e verbena




- le erbe della buona salute: la salvia e tutte le mente




- le erbe magiche: la spighetta di San Giovanni (Lavandula angustifolia), la ruta, il rosmarino e il fiore di San Giovanni (Hypericum perforatum), detta anche "erba del buonumore".



Ah, e poi, appena apriranno i negozi devo comperare l'aglio!


D'altronde si sa che "chi compra l'aglio per San Giovanni ha fortuna tutti l'anni!



E chissà, forse questa è la volta buona....




BUON SAN GIOVANNI A TUTTE LE STREGHE COME ME!

3 commenti:

Rita ha detto...

Ciao, Marina. Anche a me piacciono tanto le lumache e non vedo l'ora di mangiarle. Speriamo di trovarle almeno un po' per poterle assaggiare anche quest'anno! Un bacione, Rita.

Rita ha detto...

ciao, Marina. Com'è, non scrivi più niente? aspetto un tuo nuovo post! Lo sai che ieri ho mangiato le lumache? a casa di mia figlia. Erano buonissime e ne ho fatto una scorpacciata! un abbraccio Rita

Mrjncks ha detto...

Carissima Marina, graize per pubblicare nel post le tue trasmissioni, quella su S.Giovanni l'avevo persa, in pratica ho ascoltato solo la fine e mi ha intrigato molto, come sempre, sopratutto sulle erbe di S.Giovanni, vorrei andare a cercarle sull'Etna, il versante Nord e ricco di sottobosco, rose canine ed origano che ho raccolto, quindi credo che ci siano molte piante officinali, leggere il post è ottimo, ma ascoltarlo con la tua voce con il tuo l'accento Itagnolo e molto più bello, grazie ancora, Crispino.
p.s. a Catania è arrivato il tonno pinna gialla, stasera festa della cucina Jpn con sushi e sashimi per la felicità di tutti i miei amici