mercoledì 21 gennaio 2009

CALDILLO DE PERRO: BRODETTO DI MERLUZZO DI CADICE


Letteralmente la ricetta che ora vi darò e che ho proposto un paio di domeniche fa ai miei ascoltatori di Radiodue ha un nome molto, ma molto particolare: "Caldillo de perro" e cioè "Brodetto di cane"!


Ma non inorridite: non si tratta di una vera e propria zuppa a base di un povero cagnetto!


In Spagna i cani non si mangiano: una volta, ai tempi della Guerra Civile i gatti sì che finivano in padella cucinati "alla cacciatora" al posto degli inesistenti conigli o lepri. Ma la fame era tanta.

"Dar gato por lievre", "Dare gatto al posto della lepre", è infatti un detto popolare nato nel dopoguerra.






Ma torniamo al nostro "Caldillo de perro", che nonostante l'insolito quanto deviante nome, si tratta in realtà di una semplice, ma squisita, "zuppa di merluzzo alle arance" tipica della bella città di Cadice, sebbene anche la vicina cittadina andalusa del Puerto de Santa Maria ne contenda la paternità.


(Cadice, la bella)






"La tacita de plata", "la tazzulella d'argento", viene chiamata Cadice per la luminosità delle saline che l'avvolgono e fanno splendere, come l'argento appunto, la cupola barocca della sua cattedrale.





Cadice, l'antica Gades dei Romani, possiede un Carnevale unico nel suo genere e una delle cucine più ricche e varie dell'Andalusia.

Oltre agli squisiti frutti di mare, ai crostacei, ai molluschi e ai pescetti della costa con cui si preparano saporiti brodetti di pesce, all'interno della sua provincia si trovano i saporiti e "odorosi" piatti di carne cucinati con i vini di Jerez, come "i rognoncini al Jerez" o "la coda di vacca alla jerezana"; senza dimenticare però verdure sublimi come los "alcauciles del Guadalete", una varietà di carciofi nati nei dintorni delle saline.


Ed ecco adesso la tipica ricetta gaditana:


CALDILLO DE PERRO Y NARANJAS (brodetto di merluzzo alle arance)

Un piatto leggero e saporito ottimo per l'inverno quando abbondano le arance fresche.


Ingredienti per 4 persone:

1 k di merluzzo tagliato a fette, ma va bene anche il nasello
1 cipolla
1 porro
2 carote
mezzo bicchiere di vino bianco secco
1 bicchiere di succo d'arance preferibilmente amare, come quelle di Siviglia
olio d'oliva, sale

Preparare un brodo con la testa del pesce, il porro, le carote, il vino e un po' di sale. Colare e tenere da parte un litro abbondante.

In un tegame di terracotta soffriggere la cipolla finemente affettata; aggiungere poi metà del brodo caldo e cuocere finché la cipolla diventi tenerissima (circa 15 minuti); aggiungere poi il brodo rimanente e le fette di pesce.

Salare, coprire e far cuocere a fuoco lento finché il brodo si sarà ristretto (altri 15 minuti).

A fine cottura aggiungere il succo d'arance colato.

Servire caldo sopra fette di pane abbrustolito e accompagnare con un vinello bianco, secco e fresco.





Ma torniamo al nome di questo piatto tipico della provincia di Cadice, "brodetto di cane", traduzione letterale di "Caldillo de perro" del quale ancora nessuno sa il perché.

Le ipotesi sono diverse e le leggende tante. Un paio risalgono ai tempi dei "Mori".

1°) Si racconta che sulla costa andalusa gli arabi preparavano una zuppetta con la testa e le spine dei pesci che invece i cristiani gettavano ai cani... Da qui deriverebbe il nome del piatto.

2°) Si dice che invece il nome della ricetta fu dato dai cristiani alla zuppa come segnale di disprezzo verso coloro che l'avevano inventata: gli "infedeli" o "perros"...

Un'altra ipotesi vuole il piatto sia originario del porto peschereccio della città del poeta Rafael Alberti , degli ottimi vini, dell'ottimo pesce e degli ottimi frutti di mare: il Puerto de Santa Maria.

(Puerto de Santa Maria)

Si narra che tanti secoli fa in quel popoloso porto che vide tanti marinai partire con Colombo per le Americhe, c'era un marinaio, cuoco di una delle navi colombiane, che tutti chiamavano "El Perro" per la sua fedeltà al padrone.

Fu sua l'idea di preparare un brodetto con pezzi di pesce appena pescato, merluzzo, nasello o altro, e aggiungervi abbondante succo d'arance.

Insomma, amici, sia quale sia l'origine del particolare nome di questo piatto, io vi assicuro che è buonissimo, facilissimo e anche economico!

Ah, e non ingrassa per niente!



6 commenti:

Ciboulette ha detto...

Pensa che ho comprato del merluzzo per domani......penso che almeno la mia parte domani sarà fatta esattamente così, ne lascio salva un porzione per il marito che non ama l'agrodolce, ma credo che ruberà dal mio piatto ;P

Adoro il tuo modo di raccontare le ricette e le loro storie, a voce o per iscritto, ma questo lo sai :)
Ti abbraccio!

Rita ha detto...

Ciao, Marina!
Bentornata a casa mia!
oggi finalmente mi hanno rimesso internet,dopo 3 mesi dalla truffa di Tele 2. E' stata molto dura, ma ora sono felicissima di poter venire a trovarti,virtualmente,come prima tutti i giorni. Un bacione e un abbraccio, ciao Rita

Anonimo ha detto...

cara marina, mi hanno appena regalato 5 kg di arance (pero de la algaba, quindi dulces), e sto traslocando in una casa per ora solo mia, quindi mi sbizzarrisco a cucinare e questo brodetto lo vedo mooolto bene!!
come stai?
ti mandai una mail qualche tempo fa, l'hai ricevuta?
oggi sono di trasloco, vediamo se stavolta riesco a stare ferma qualche mese in più!
besos!
laura

La cuoca itagnola ha detto...

*Grazie cara Elvira2: anche a me piace tanto come racconti le tue ricette e sono contenta di comunicare con te anche soltanto telematicamente.

*Rita, meno male: mi chiedevo che fine avevi fatto! Benvenuta.

* Insomma, Laura, non stai mai ferma! Con le arance "dulces" non so come ti verrà il caldillo, ma prova e poi mi dirai. Non ho letto la tua mail, ma ho avuto qualche problema con la mia posta. Che mi dicevi? Credo che andrò a Siviglia a febbraio. Un bacione.

Carolina ha detto...

All'improvviso mi hai fatto ritornare alla mia splendida terra natia :-)

E vogliamo parlare dell'urta alla roteña??

Un beso.

la cuoca itagnola ha detto...

Cuando vuelvo a Sevilla y voy de tapeo mis dos tapas preferidas, que pido inmediatamente, en el primer bar que encuentro, son las espinacas con garbanzos y la urta. Bueno tambien los calamares a la riojana y el atùn encebollado y las ortiguillas y la cola de toro y las gambas al ajillo y ... Qué ganas de volver, saborear, oler, pasear, hab,ar, oir! Lo harè en febrero. Por cierto que mi playa infantil con abuelos y primos maternos era Rota. Un beso andaluz.