

VEDI MAI CHE SIA LA VOLTA BUONA...
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VEDI MAI CHE SIA LA VOLTA BUONA...


santa Teresa d'Avila è la mia illustre antenata, perché dalla sua famiglia paterna, discende la mia, la famiglia dei Cepeda: Teresa de Cepeda y Ahumada, si chiamava lei infatti e io, la Cuoca Itagnola, Marina Cepeda Fuentes...
Una ricetta, questa dei miei ricordi infantili, a base di pane raffermo, perché la Castiglia è terra di grano e quindi di pane, sicché le ricette a base di pane - come questa zuppa - sono tante: naturalmente deve essere raffermo perché i castigliani, come d'altronde tutti gli spagnoli, non buttano mai il pane.
Santa Lucia è una giovane martire nata a Siracusa nel IV secolo e perciò festeggiata alla grande nella bella città siciliana come sua santa patrona.
Una volta i bambini veneti più "saputelli" e persino quelli della Dalmazia che era una volta veneta, declamavano questa filastrocca che non mostra molta fiducia nella santa:
Santa Lucia, mama mia,
porta bomboni in calza mia,
se la mama non me mete
resta svode le calzete,
con la borsa de papà
Santa Lucia portarà.
Insomma, cari amici, la festa di Santa Lucia è popolare in tanti luoghi dell'Italia, dal nord fino alla Sicilia; ma anche in tanti luoghi dell'Europa e soprattutto -voi forse non ci crederete, nella fredda e nordicissima Svezia!
Eh sì, in Svezia, si festeggia il 13 dicembre la fragile e mediterranea santa siciliana Lucia.
Una Festa dei nostri tempi, che risale soltanto al 1927 quando un quotidiano della capitale decise di bandire un concorso per eleggere la cosiddetta Lucia di Svezia che con una corona di sette candele in capo e accompagnata da compagne vestite come lei di una tunica bianca doveva raccogliere i doni natalizi da distribuire il 13 dicembre ai bisognosi, ai malati e agli anziani in occasione delle feste natalizie.
L'iniziativa ha attecchito tanto fino a diventare in pochi decenni una tradizione nazionale che ogni anno si ripete per tutta la Svezia.
Certo, ci si domanderebbe perché si doveva scegliere proprio una ragazza come la "Lucia di Svezia"; ebbene all'origine di quella scelta vi è la Leggenda del giorno di Santa Lucia, scritta nel 1912 da Selma Lagerlof, premio Nobel per la letteratura.
Ma quel che è incredibile è che fin dal 1950 la festa svedese si è collegata a quella siciliana: sicché una giovane svedese eletta come "Lucia" si reca in questi giorni di feste a Siracusa, invitata dalla cittadinanza, per partecipare alla processione finale che conclude l'ottava il 20 dicembre.
E quel che è ancora più incredibile è che nelle case della nordica Svezia, le ragazze vestite di bianco con le sette candeline accese in testa, e che sono le varie "Lucie", hanno anche il compito di svegliare i propri familiari e amici cantando la napoletanissima "Santa Lucia!": sì, amici, quella che conosce persino la "cuoca itagnola; quella che dice "San Lucia, santa Lucia...
E domattina troveranno i regali desiderati e i più grandicelli non andranno a scuola perché, altrimenti come recita la filastrocca, "Se i scolari no farà festa/San Nicolò ghe tajerà la testa...

San Nicola di Bari è diventato il patrono dei bambini e dei ragazzi per alcune leggende che si narravano sulla sua vita e miracoli.
Aveva ad esempio, fatto risorgere tre studenti, che un oste criminale aveva tagliato a pezzi e messo in salamoia; aveva anche liberato miracolosamente un ragazzo rapito dai pirati e venduto a un re straniero.
Ma san Nicola è anche il santo protettore delle "ragazze da marito" perché aveva fatto un regalone a tre fanciulle povere che non avevano dote e che il padre voleva avviare alla prostituzione: per tre notti di seguito aveva gettato nella loro casa, attraverso una finestra aperta, tre sacchetti di monete d'oro oppure, secondo altre versioni, tre palle d'oro.
E così, quando in alcuni affreschi medievali vedrete un santo, con il mitra da vescovo e con tre palle d'oro in mano: non abbiate il minor dubbio: si tratta di san Nicola!
Perciò a Castelvetere in Val Fortore, vicino a Benvento, la ragazze che voglio trovare un fidanzato, dette priore, festeggeranno il 6 dicembre il loro protettore offrendo i cosiddetti "pani di san Nicola" durante una processione.
Un'altra leggenda su san Nicola di Bari narra che nel 1673 il santo salvò dalla fame la popolazione di Pollutri, nei pressi di Chieti, facendo arrivare sei caravelle piene di fave: ebbene per commemorare l'evento, ogni anno dal 4 al 6 dicembre, davanti alla Chiesa di San Nicola, si organizza nel paese abruzzese la "Cottura delle fave" con circa cinque quintali di fave cotte in 12 grandi calderoni di rame posti su enormi fuochi accesi all'unisono e al grido di "fuoco!".
Le fave vengono poi distribuite fra i presenti.
Invece a Monteleone di Spoleto, nella provincia di Perugia, la vigilia della festa, la sera del 5 dicembre, si cucina in piazza, una pentolona di ottanta litri, il cosiddetto "Farro Di San Nicola".
Ma san Nicola si festeggia anche in Sicilia, a Mezzojuso, nel palermitano, con la tradizionale "distribuzione dei panuzza", che sono piccoli pani con l'effigie del santo.
Un'altra festa da non perdere, veramente originale, in onore del patrono del paese, san Nicola, si celebra a San Polo dei Cavalieri, , nella provincia di Roma, dove la vigilia, il 5 dicembre, dopo la processione c'è il "Ballo della pupazza" e cioè gli uomini vestiti da "pupazze" con vesti di cartapesta alle quali viene appiccato il fuoco, che ballano fin che resistono senza bruciarsi: si tratta, naturalmente di una tipica festa per propiziare il ritorno della luce nel periodo del solstizio invernale.
Altre usanze legate alla festa, ci sono nel nord, dalle Prealpi Venete dove i genitori raccontano ai bambini che san Nicola scende dal cielo cavalcando una mula volante ma senz'ali.
In tutto l'Alto Adige,si svolge la Fiera di San Nicolò con la vendita dei piccoli "San Nicolò" di zucchero e dei diavoletti di frutti secchi, detti in tedesco Kletzenkrampus.
Perciò molte feste che in questa settimana si celebrano con la accensione di fuochi, come ad esempio a Longarone, in provincia di Belluno: i bimbi si radunano nelle piazze e nei cortili portando ognuno una specie di torcia fatta con paglia e legna, detta "frasela". Dopo averla accesa la fanno ruotare disegnando dei cerchi: si dice che grazie a quel fuoco san Nicola riuscirà a conoscere la strada per arrivare fino a Longarone e lasciare regali ai piccoli.
Prima di andare a dormirei bambini mettono sul tavolo una letterina con le loro richieste e anche un bicchiere di vino per il santo con po' di fieno per l'asino che lo trasporta. La mattina, naturalmente, sul tavolo ci sono i giocattoli e dolciumi!
Ma chi era questo simpatico santo, raffigurato in genere con la barba bianca, vestito da vescovo, e atteso dai bambini di molte città europee come fosse Babbo Natale?

Occorre premettere che il culto di san Nicola o Nicolò nel nord dell'Italia è documentato fin dal secolo VIII quando ancora i baresi non si erano impossessati delle sue spoglie; sicché è probabile che il culto fosse giunto direttamente dall'Oriente grazie all'Impero bizantino.
Ebbene, colpo di scena!
Il nome di quel Sankt Nikolaus del nord dell'Europa, che proviene dal latino Sanctus Nicolaus, venne storpiato dagli olandesi in Santa Claus.
E quando i loro discendenti emigrarono nell'America del Nord, portarono anche nel nuovo continente la tradizione europea pre-natalizia del santo di Bari con la barba bianca che portava i regali ai bambini.
Successivamente, ai primi dell'Ottocento, gli americani trasformarono completamente la figura di Santa Claus : il suo mantello vescovile divenne una sorta di tuta rossa ornata di pelliccia e la mitra un cappuccio. Gli assegnarono anche una slitta trainata da renne: era insomma diventato proprio Babbo Natale!
Il Babbo Natale che, a partire dal dopoguerra, sarebbe approdato in Europa sull'onda della colonizzazione americana e che già in questi primi giorni di dicembre è cominciato a comparire per le vie e le piazze di molte città dell'Europa.
Ma dove abita Babbo Natale? Certamente non vive a Bari,.
Vive niente di meno che nella gelida Lapponia...
Come ci racconterà domattina a Radiodue la mia ospite italo-finlandese : Kira Garfagnoli che oltre a darci una buona ricetta del Natale finlandese, ci dirà dove abita Babbo Natale.
Non mancate: vi aspettiamo!

