Sylvana De Riva è morta ieri notte in un ospedale di Roma.

Era una grande donna
Sylvana De Riva.
Era una scrittrice e poeta,
Sylvana: colta, sensibile, umile.
Era bella, Sylvana De Riva, anche ai suoi 84 anni.
(In copertina Benedetta e Sylvana De Riva-
foto di Elvira De Vico)
Aveva Sylvana il dono dell'eleganza, anche quando indossava abiti donati da qualcuna delle sue tante amiche di Santa Marinella: -Sai, mi spiegava con umiltà-compiaciuta quando lodavo la sua eleganza, - ho fatto anche l'indossatrice da giovane...
Era, la mia cara Sylvana, una forte donna ligure dal cuore fragile, prestata a Santa Marinella, dove aveva scelto di vivere dal 1984, nell'Istituto religioso Stella Maris, dopo che sua madre era morta: dopo tanti anni di continui viaggi e cambiamenti di residenza.
Sylvana De Riva, era il nome d'arte di
Sylvana Castagnola: un nome da lei scelto e
ispirato dal borgo ligure di
Riva Trigoso dove era nata nel
1924 e al quale era rimasta profondamente legata.
(Riva Trigoso, provincia di Genova)
A
Riva Trigoso, frazione di
Sestri Levante, fabbricano le imbarcazioni e i marinai mangiavano una volta il
BAGNUN.
Il
BAGNUN è il nome dialettale di una
zuppa da pescatori a base principalmente di
acciughe, nata nell'ottocento, proprio a
Riva Trigoso.
(Il "bagnun" di Riva Trigoso)
Era il piatto tipico della marineria Ligure, che una volta si cucinava, con il bel tempo, a bordo dei leudi, la tipica barca a vela ligure, con un semplice fornello a carbonella; e sebbene siano cambiati i metodi di preparazione, col passare del tempo, il bagnun ha conservato sempre la sua semplicità originaria.
Questo piatto si prepara, ancora oggi, con acciughe freschissime, cipolle rosolate, pomodori pelati, gallette da marinaio a pezzettoni e olio d'oliva extravergine ligure.
Olio leggero, sapiente, delicato, al quale Sylvana aveva dedicato questi versi della sua raccolta intitolata: "Mi sono innamorata degli ulivi della Liguria".
Non è menù del povero
quel succo di vostra spremitura.
Addento pane intriso d’olio
col suo pizzico di sale
e mastico adagio, paga…
non m’asciugo il mento
dove più d’una goccia lucida
disegna e sbava.
Con questo olio ligure fin dagli anni 50, a luglio, si prepara a Riva Trigoso la zuppa di acciughe della Sagra del Bagnun.
Me lo aveva raccontato Sylvana, quando mi parlava della sua bella terra: ci univa, fra tante altre cose, l'amore per Sestri Levante e per l'Andalusia, dove aveva anche soggiornato più volte nella sua avventurosa vita.
Della mia terra andalusa
Sylvana amava il flamenco, i poeti, i colori, il caldo, la paella: ma
non l'olio,
"che -diceva anche in versi-
a quello ligure toglie mercato...
Scoprii ulivi contorti
peccatori in continuo spasimo
nell’assolata Andalucia
dove l’olio ricavato
(vostro dolore) è acidulo e amaro.
Sylvana mi parlava sempre con entusiasmo e nostalgia della fiabesca
Sestri Levante; della
la sua baia lodata da Andersen, dove
nel 2003 aveva ricevuto l'omonimo
Premio Andersen "alla carriera".

(Sestri Levante e la sua baia delle favole)
E a volte, mentre ricordava il passato, le ristrettezze economiche, la ricerca per il mondo del padre-padrone, insieme con la tanto amata madre, rimaneva poi silenziosa e il suo bel volto si ratristava.
E a volte il suo sguardo malinconico e dolce mi rammentava la baia più bella del mondo: la Baia del Silenzio a Sestri Levante che tante volte avevo ammirato con mio marito Alfredo Cattabiani: lui, che tanto aveva amato la Liguria fin da bambino mi aveva insegnato ad amarla.

(Baia del Silenzio a Sestri Levante)
Certo a Santa Marinella baie così belle non ce ne sono, e Sylvana lo sapeva; e ne aveva perciò tanta nostalgia delle sue.
Ma certi tramonti sui due mari, quello ligure e quello romano, erano ugualmente splendidi...
(Tramonto a Santa Marinella)
(Tramonto a Sestri Levante)
E perciò, per questi tramonti, e per i colori del mare e anche per le molte palme, Sylvana aveva imparato ad amare Santa Marinella. Ma soprattutto per le tante persone che negli anni - 24 anni - l'avevano voluta bene.
Era molto benvoluta Sylvana infatti a Santa Marinella: dalle suore di Stella Maris; dai parroci delle chiese di San Giuseppe e del Carmelo, dalle amiche come me, da alcune vecchie famiglie, da mia madre - la piccola spagnolita - la chiamava, e che aveva conosciuto proprio all'Istituto religioso dove abitava.
Si raccontavano mia madre e lei, parlando in spagnolo -Sylvana lo parlava molto bene, con padronanza - le loro vite, le gioie, i dolori... E ridevano e gioiavano insieme di piccole cose.
E nell'ottobre dell'anno scorso, fino alla fine dei giorni di vita terrena di mia madre, Sylvana è sta vicina alla sua "piccola spagnolita"...
Lei, Sylvana, con il suo eterno bastone, a piccoli passi, con tanto amore e tanta umiltà, percorreva ogni giorno la distanza, non poca, che la separava dal luogo di ricovero di mia madre, per portarle un bacio, una carezza, un cioccolatino...
Lei, un'artista ... così fragile e così forte.
E così sola sempre, senza nessuno della sua famiglia che l'andasse a trovare le molte volte che è stata ricoverata in ospedale, ormai ottantenne...
Ma ogni tanto Sylvana era quasi felice, con le piccole gioie di ogni giorno: a volte, soltanto a volte...
E quando arrivava, la piccola felicità, occorreva tenerla stretta, diceva Sylvana nei suoi versi:
... La felicità grande non è esistita mai.
La piccola, quella che non arriva
a misurar la spanna - che non
fraseggia d'impossibili è anche fedele:
non evapora
se la si tiene stretta.
Qualcuno l'ha definita "scrittrice di fantasia, architetto di immagini d'ambientazione ligure, come nelle raccolte di "Il meglio di Liguria" e "I due liguri"; oppure "progettista di trame semplici e freschissime", come nei suoi primi romanzi: Profili, 1987 e L'agonia del sole, 1989 ambedue pubblicati con Bompiani.

Un vero e proprio "caso letterario" fu quel primo romanzo di Sylvana De Riva, quei "Profili" della sua famiglia ligure, tracciati con dolore e tanta dolcezza, e tanto amore per coloro che lo meritavano quel suo amore.
Era ormai una sessantenne Sylvana De Riva, e viveva a Santa Marinella, quando la Bompiani le pubblicò quel fortunato romanzo che ora, l'anno scorso, ormai introvabile, ha ripubblicato un piccolo editore ligure: Gammarò.
Nel libro, Sylvana parla anche della sua amata terra ligure, come spiega il retro di copertina:
"Siamo di fronte ad un altro interessante quadro della vita della gente della Liguria orientale. In questo caso la narrazione scorre, ricca di particolari autobiografici, tra le scogliere, le spiagge e l'entroterra di Riva Trigoso"
(l'ultima edizione di "Profili")
Quella terra che in autunno profuma di olive, piccole e oscure, che cominciano a cadere dagli antichi ulivi.
Ulivi che
Sylvana amava e cantava nei suoi versi:
Mi sono innamorata degli ulivi
Sarà fatto d’ulivo l’albero di trinchetto?
sradicati maciullati piallati
ma sempre al comando generosi
fra le onde mi apparite radicati a terra –
quando terra abitavate vi vedevo,
in sogno e desta, andarvene per mare.
Anche ramoscello benedetto che s’invecchia
appeso al quadro mi riportate,
più che la passione, gli elementi.
Ma a ripensarci, terra e acqua
dilatati, sono passione
che risorge a primavera.
Ma una scrittrice che, come
Sylvana de Riva, è nata nella fiabesca
Sestri Levante, prima o poi deve anche scrivere fiabe.
Le aveva raccolte in un bel libro intitolato
"Tredici Lune", illustrato da
Elena Pongiglione e pubblicato nel
2003 dall'editrice ligure
De Ferrari.Di questo delizioso volumetto hanno scritto:
Con il libro di favole “Tredici lune” Sylvana De Riva raggiunse il massimo sviluppo di permutazione tra realtà e fantasia grazie a personaggi artificiosi, animali, ambientazioni naturali, ciascuno messo in scena nella finzione di ciò che è o in quella di credersi altro.
Sempre, però, con un profondo senso etico che non dimentica la centralità del bambino come lettore. «Io vivo di incantamenti - aveva detto la De Riva - perché credo che il fanciullo che è in noi vada preservato».
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Cara, carissima Sylvana De Riva, la fanciulla che era in te l'hai curata e preservata sempre, nonostante le difficoltà della vita.
Sei riuscita a vivere d'incantamenti, con tanta dolcezza, fierezza, dignità.
Sei riuscita a vivere con l'indispensabile, pochissimo, senza dare l'inutile valore che tutti diamo alle cose materiali.
E il tuo eterno sorriso gentile ed elegante, è stato, è tuttora, una lezione di vita per tutti noi che ti volevamo bene.
Grazie, amica mia.
Ti porterò sempre nel cuore: insieme con la tua "piccola spagnolita".
Ricordi questi versi cara Sylvana? Li avevi scritti qualche anno fa, quando credevi che, dopo l'ennesimo ricovero in ospedale, non avresti più potuto ascoltare il tuo Beethoven...
Memento
di Sylvana de Riva
Sto per partire per l’ultimo viaggio.
Vi prego
che taccia anche il mio Beethoven
e nel silenzio senza lacrime
riditemi il Magnificat.
Ti prometto, cara Sylvana De Riva, che il "tuo Magnificat" ti sarà detto qui, a Santa Marinella, dove tanti ti abbiamo voluta bene e dove, "libera" di farlo, potrai ritornare ogni tanto dalla tua amata Riva Trigoso, frazione dell'altretanto amata Sestri Levante, e dove ora, finalmente, si trova la tua anima.