mercoledì 27 agosto 2008

EL MOJITO: CUBA QUE LINDA ES CUBA!

Ecco Cuba "la màs hermosa", "la più bella", come la chiamò Cristoforo Colombo quando la vide per la prima volta!!!








Cuba è famosa per tantissime cose che no sto a citare, e, fin dal Cinquecento, per il suo ron, il rum, un distillato della canna da zucchero.










Ebbene, il rum cubano lo si deve in parte al navigatore genovese che portò alla "Perla dei Caraibi", fin dal suo secondo viaggio in America nel 1493, la canna da zucchero che in Spagna e nelle coste siciliane dell'Italia avevano portato molti secoli prima gli arabi!






Colombo si era reso conto che con l'umidità e il caldo dei Caraibi la canna da zucchero poteva crescere molto meglio che in Europa: e così fu infatti, fino al punto che lo zucchero di canna divenne una delle risorse principali della bella isola.












Poi i cubani, inventarono il rum al quale hanno dedicato persino un Museo e con il quale vengono preparate tante bibite celeberrime: dal "Cuba libre" così detta perché il rum va abbinato con la Cocaccola americana; al Daiquiri e al Mojito, la mia preferita!













Il nome Mojito deriverebbe dalla parola voodoo "Mojo" che pare significhi "Incantesimo": d'altronde il Mojito è un piccolo incantesimo a base di yerbabuena o menta, rum chiaro, zucchero di canna bianco, lime e acqua frizzante!
E anche tanto ghiaccio, perché viene servito freddissimo!
Ha un gusto decisamente pungente dovuto alla combinazione della freschezza della menta e della lime o il limone e al gusto molto forte del rum.







Ecco dunque la ricetta che avevo promesso agli ascoltatori della mia rubrica "Che bolle in pentola" domenica scorsa .

Ingredienti per un bicchiere di Mojito:

1 bicchierino di rum (4 cucchiai grandi)
il succo di mezza lime o di un limone
1 cucchiaiata di zucchero di canna
3 o 4 rametti di menta fresca ( a foglia larga)
soda oppure acqua minerale frizzante








La Lime per coloro che non lo sanno, è probabilmente di un ibrido tra il cedro ed il limone, ma non sono tutti d’accordo sulla sua origine.



Preparazione, come ho visto fare quando sono stata a Cuba anni fa.
In un bicchiere lungo diluire lo zucchero con un po' di soda e il succo della Lime o del limone.
Poi aggiungere la yerbabuena o menta e schiacciare i rametti: attenzione, senza danneggiare le foglie!!!
Aggiungere il rum, tanti cubetti di ghiaccio e completare con soda, o acqua frizzante, fino a riempire il bicchiere che va poi ornato con una fettina di lime e qualche foglia di menta fresca.

E dopo averlo bevuto sicuramente vi sentirete meglio e canterete: "Cuba che linda es Cuba..."



Come probabilmente faceva Ernest Hemingway che a Cuba aveva vissuto fino alla morte.

Gran bevitore, frequentava i vari locali dell'Avana e aveva scelto due per bere: La Bodeguita del Medio e el Floridita, dove sorseggiava le sue bibite preferire, il Daiquiri e il Mojito.


Diceva infatti: "Mi Mojito en la Bodeguita. Mi Daiquiri en El Floridita".






Tutti e due ottimi ma senza dubbio la più rinfrescante e profumata è il Mojito, specialmente per via delle foglie di menta fresca, anzi la "yerbabuena", come si chiama in spagnolo e che in realtà sarebbe la menta piperita.

Un erba che venne portata dagli spagnoli a Cuba.

E proprio per questa "buona erba" il Mojito è ottimo per combattere non solo la calura per la sua freschezza, ma per evitare problemi gastrointestinali grazie anche alla presenza del limone; inoltre grazie allo zucchero di canna dona al corpo quella energia che occorre per poter camminare per Cuba in estate con un'umidità di quasi il 90%!


Lo sapeva bene il suo leggendario "inventore", il celebre pirata Francis Drake, il quale aveva infatti ideato una sorta di "antenato" del mojito ma preparato con "aguardiente" invece che con il rum che ancora non c'era: la bevanda veniva data agli schiavi neri che portavano gli europei a Cuba per farli lavorare nelle piantagioni di canna da zucchero e di tabacco!


In ogni modo, e sia quale sia stato il suo ideatore, il Mojito è una bevanda stupenda che può essere preparata "alla cubana" o "all'europea": i cubani riempiono il bicchiere di ghiaccio a cubetti, mentre gli europei mettono il ghiaccio tritato fino a riempire il bicchiere.

Ma questo non ha in realtà importanza: quel che conta è la qualità del rum e della menta o yerbabuena che deve essere freschissima, come quella che ho nel mio giardinetto di Santa Marinella.





Ah, dimenticavo: personalmente, quando sorseggio un mojito ricordo la bella Habana Vieja, la sua gente stupendamente generosa, il ritmo delle donne mentre camminano, la musicalità della loro maniera di parlare...



(El malecòn de la Habana)


E passeggiare per il "malecòn" dell'Avana (la oceanica passeggiata marittima), e per me come stare a Cadice, nella mia Andalusia.

E non posso non canticchiare le vecchie canzoni cubane dei miei anni "ruggenti" e soprattutto quella che uno dei miei cantanti andalusi preferiti, il compianto Carlos Cano ha reso celebre: Habaneras de Cadiz.


Eh sì: "habaneras de Cadiz", perché l'Avana e Cadice sono sorelle quasi gemelle!

La canzone infatti dice nel ritornello:

"La Habana es Cadiz con màs negritos; Cadiz es la Habana con màs salero"

"L'Avana è Cadice con più negretti; Cadice è l'Avana con più grazia".

E io -ahinoi - aggiungo che:

"Cadiz es la Habana pero con la Libertad!" ;"Cadice è l'Avana ma con la Libertà!"

martedì 19 agosto 2008

IL SANTO DEL GIORNO: SAN BERNARDO DI CHIARAVALLE




Ecco un'altra delle mie manie collezionistiche dell'arte povero: statuette di santi!



Mi piacciono tantissimo e quando viaggio m'informo di chi è il santo protettore del luogo e cerco la sculturina da acquistare.


Sono bellissime nella loro ingenuità, ognuna con l'attributo per cui lo si riconosce: sant'Agata con i seni del martirio in mano; santa Lucia con gli occhi nel piattino; santa Rosa di Viterbo con il grembiule pieno di rose; san Rocco con il cane; ecc.



Ho cominciato a collezionarle molti anni fa, credo nel 1991, quando insieme con mio marito Alfredo Cattabiani, percorrevamo in lungo e in largo lo stivale italico (e le isole) alla ricerca di storie, leggende, reliquie, santini, dipinti, chiese, curiosità per il suo "sempre verde" e bel libro "Santi d'Italia" ripubblicato ultimamente nella collana economica dei Bur della Rizzoli.





(Alcuni santi della mia collezione)
Questi oggetti, così come i dipinti e gli affreschi delle chiese erano una volta la "Bibbia dei poveri", l'unica possibilità per le tantissime persone che non conoscevano la scrittura di riconoscere i santi protettori, imparare la loro vita o i passaggi del Vangelo.

Ora non è così, la gente sa leggere, ma pochi sanno riconoscere un santo o un episodio biblico da come viene raffigurato eppure e fondamentale per "leggere" un affresco, una scultura, un'opera d'arte.







Perciò desidero parlarvi del santo della statuetta qui accanto, che si festeggia domani 20 agosto.







Un santo molto importante: Bernardo di Chiaravalle o Bernard de Clairvaux abate e teologo francese del XII secolo.







Ma tutto ciò non basterebbe per dedicargli spazio in questo blog: che centra ora questo santo d'oltralpe, vi domanderete?




Ebbene, centra; e me ne occupo per alcune ragioni fondamentali che ora vi enumero:



- La prima perché san Bernardo è stato il riformatore dell'ordine del Cister, che, in contrapposizione ai religiosi di Cluny riportava i benedettini al rigore originario della Regola di San Benedetto. E su questa nuova regola aveva fondato la celebre abbazia di Clairvaux alla quale si sono poi ispirate le tantissime abbazie e monasteri cistercensi di tutta Europa.



(Abbazia cistercense di San Martino al Cimino- Viterbo)























- La seconda perché il grande abate scrisse una sorta di manifesto a favore dell'Ordine dei Templari, intitolato Ai cavalieri del tempio: Elogio della nuova cavalleria, che risale probabilmente al 1132-1135, e che lo rese molto popolare.





- La terza ragione è perché san Bernardo era ritenuto nel Medioevo il santo che più aveva promosso la devozione alla Madonna, grazie alla leggenda della Lactatio (allatamento) che poi vi racconterò.



Naturalmente su san Bernardo di Chiaravalle si possono scrivere decine di pagine, ma non è il caso in questo contesto; sicché, per avere più notizie potete cercarle online oppure leggere "Santi d'Italia".



Ecco però alcune notiziole su questo grande santo santo dalla Chiesa cattolica che fu canonizzato nel 1174 da papa Alessandro III e dichiarato Dottore della Chiesa, Doctor Mellifluus, da papa Pio VIII nel 1830.



Bernardo, morì a Clairvaux nel 1153, un 20 agosto, giorno della sua festa liturgica e gli ultimi anni di vita nel suo monastero li dedicò a riordinare e correggere i suoi scritti. I suoi resti furono dispersi nel 1793 dai rivoluzionari, tranne il capo che venne trasferito nel 1813 nella cattedrale di Troyes.




(Monastero cistercense catalano di Poblet)






Fu celebrato da Dante nel Paradiso e grazie al libro citato sull'Ordine dei Cavalieri del Tempio divenne nell'immaginario collettivo il santo dei Templari.




Su di lui fiorirono presto molte leggende di cui la più celebre, come vi dicevo prima, è quella della Lactatio o dell'allattamento, secondo la quale un getto di latte era colato dal seno della Vergine nella bocca del Santo: una leggenda di origine spagnola tant'è vero che appare per la prima volta nella pittura dei monasteri cistercensi affiliati a quello catalano di Poblet verso il XIII secolo per poi diffondersi in tutta l'Europa.



(Murillo: La Virgen se aparece a San Bernardo)

















A tale proposito è memorabile è il quadro di Murillo, che si trova nel museo del Prado di Madrid, dove la Vergine con il Bambino in braccio preme una mano sul seno scoperto fissando amorevolmente Bernardo inginocchiato ai suoi piedi.




La sua devozione alla Madonna è testimoniata anche da tanti altri dipinti, come ad esempio in Italia quello dell'Orcagna all'Accademia di Firenze, il quadro di Filippino Lippi nella chiesa della Badia di Firenze, o il tondo di Luca Signorelli alla Galleria Corsini di Firenze .


San Bernardo è inoltre il Patrono di Vigevano (Pavia) e della Liguria e la sua popolarità in Italia è dovuta soprattutto alle molte abbazie dell'ordine cistercense, diffuse un po' dappertutto e, come dicevo prima, all'influenza esercitata sull'ordine dei Templari.





(Piazza Ducale di Vigevano)


La città lombarda di Vigevano gli ha dedicato una chiesa ricostruita più volte e celebra in suo onore, a fine agosto la Sagra di San Bernardo, durante la quale si svolge "Ra Festa del Diaval", la Festa del Diavolo.



Quest'anno, la Confraternita di San Bernardo ha organizzato per le vie di Vigevano la Sagra di San Bernardo per domenica 31 agosto 2008: si svolgerà fra la Piazza dedicata al Santo e le vie del Rione, alle ore 21,00.

In programma: la Passeggiata del diavolo, il Rogo del Diavolo e la Processione di San Bernardo.


Il tutto comincia con una passeggiata per le vie cittadine del Barlicc , il diavolo: un pupazzo in costume nero e mantello rosso che poi verrà appeso davanti alla chiesa di San Bernardo e bruciato in uno spettacolare rogo.



Secondo la tradizione se la fiamma e il fumo saliranno immediatamente verso l'alto , sarà segno di un buon raccolto e di un anno prospero e fortunato!



- Ecco tutto: vedete che avevo ragione a voler parlare di san Bernardo di Chiaravalle?




Anche perché, possiamo ritenerlo un "santo gastronomico": era nato nel 1090 a Fontaine-lès-Dijon, culla della celeberrima SENAPE DIJON!






Ah, un "santissimo" consiglio:





Il petto di pollo o di tacchino in padella con una salsina calda a base di senape, aceto balsamico e salvia è buonissimo!


venerdì 15 agosto 2008

BUON FERRAGOSTO CON LA SANGRIA!!!

ECCOCI A FERRAGOSTO!
Una ricorrenza che ogni anno arriva a metà del mese di agosto e che vuol dire vacanza, feste, sagre, divertimento...


Ma che non è dei nostri giorni: era nata nel anno 18 avanti Cristo!!!





E sapete chi l'inventato?


Niente di meno che l'Imperatore Augusto!


Nell'anno 18 avanti la nascita di Gesù, infatti, l'Imperatore Augusto aveva istituito alle calende del sesto mese che in suo onore si sarebbe poi chiamato Agosto ma che allora si chiamava Sestile, le "feriae Augusti" dalle quali è nato il nostro termine Ferragosto.


C'erano divertimenti a non finire e a Roma anche processioni in onore della dea Diana, archetipo della Luna crescente. Era la divinità delle donne, della fertilità, dell'abbondanza, alla quale le puerpere chiedevano anche una abbondante montata di latte per i loro piccoli.


Erano tradizioni molto radicate alle quali subentrarono, con l'avvento del cristianesimo le celebrazioni in onore della Madonna.
Perciò, il 15 di agosto è il giorno dedicato nel calendario cattolico all'Assunta il nome popolare della festa dell'Assunzione in cielo della Beata Vergine Maria.


Una festa sorta in Oriente nel VI secolo per poi diffondersi anche in Europa dal secolo successivo.


Una festa singolare dal punto di vista cristiano perché l'avvenimento che commemora non è narrato nei vangeli canonici ma in alcuni apocrifi, cioè non riconosciuti dalla Chiesa come divinamente ispirati.

Le due narrazioni più note su questo argomento sono la Dormizione della Santa Madre di Dio del VI secolo e il Transito della beata Maria Vergine, posteriore al precedente.



In questo secondo testo si narra che la Madonna aveva chiesto al Figlio di avvertirla della morte tre giorni prima.

Così avvenne: il secondo anno dopo l'Ascensione di Gesù in cielo Maria stava pregando quando le apparve l'angelo del Signore che le disse tenendo un ramo di palma nella mano: "Fra tre giorni sarà la tua Assunzione".


La Madonna convocò al capezzale alcuni discepoli del Signore annunciando la sua morte.

Venuta la domenica, all'ora terza il Cristo discese in una nube luminosa e, circondato da una legione di angeli, condusse in cielo l'anima della Madre.

Mentre la nube si levava tutta la terra tremava.

E in quell'istante, narra il Transito della beata Maria Vergine, "li avvolse una luce dal cielo e, mentre cadevano a terra, il santo corpo fu assunto in cielo dagli angeli".



E da allora, in onore di Maria Assunta in tutto il mondo cristiano ci sono un'infinità di feste e riti: cercate quelli più vicini a voi perché le tradizioni popolari vanno rispettate e mantenute a futura memoria delle nuove generazioni.



Da me, a Siviglia, il giorno della Madonna Assunta in cielo è il giorno della Vergine protettrice della città, chiamata Maria Santisima de los Reyes, popolarmente la VIRGEN DE LOS REYES.
Vergine dei Re, perché aveva aiutato il Re Fernando III a riconquistare Siviglia agli arabi che la occupavano, nel 1248.




Oggi dunque a Siviglia, ci sono processioni con l'immagine della Madonna che qui vedete e risale al XIII secolo, e riti religiosi e molte donne sivigliane - fra cui mia cugina REYES - celebrano il loro onomastico.
Da noi in Spagna infatti, molti "singolari" nomi femminili sono ispirati a quelli che accompagnano il nome di Maria: Nieves, Amargura, Dolores, Angustias, Esperanza, Estrella, Sol, Araceli, Asunciòn, Pilar, ecc.


E allora? Beh allora, per darvi un pizzico di spagnolismo in questa festa ferragostana, vi anticipo la ricetta che darò domenica prossima nella mia rubrica su Radiodue "Che bolle in Pentola?": perché lavorerò, altro che vacanze di Ferragosto e mi toccherà dormire a Roma per via dei treni che la domenica non ci sono al mattino presto!


Una ricetta per combattere la calura della canicola nelle sere di agosto: LA SANGRIA!!!.



Che non è altro che una buonissima bevanda di vino e frutta fresca di stagione.







La sangria, come tutti sanno, è la bevanda spagnola più diffusa nella Penisola e la più popolare all'estero.
Infatti sangria, paella, gazpacho e tortilla de patatas sono ritenuti sinonimi di gastronomia spagnola.
Non si sa con certezza dove sia nata la sangria perché ogni regione se ne attribuisce la paternità; ma sicuramente fu ideata da qualche spagnolo accaldato in una serata della torrida estate ispanica, quando il corpo richiede soltanto bibite rinfrescanti e frutta fresca, gli ingredienti appunto della sangria.

Dicono che la sua patria d'origine sia stata l'Andalusia, ma non vi sono prove che lo dimostrino, sicché ritenete questa ricetta semplicemente spagnola e basta.

Naturalmente, come accade con quei cibi di grande diffusione, ogni spagnolo è convinto di possedere la miglior formula per preparare quella che è ormai la bevanda nazionale, sebbene gli elementi fondamentali, in proporzioni che dipendono dai gusti, siano sempre gli stessi: vino rosso, frutta, zucchero, cannella e acqua che, secondo i gusti, può essere gassosa, limonata o di seltz. Poi ogni altra aggiunta è prodotto della fantasia di ciascuno di noi.
Questa infatti è la "mia personale ricetta della sangria"

Ingredienti:

1 litro e 1/2 di vino rosso da tavola
1 litro di gassosa
zucchero
1 limone
3 o 4 frutti di stagione: pere, mele, pesche, banane, arance, ecc
1 bastoncino di cannella
2 chiodi di garofano
1 bicchierino di brandy o di rum

Tagliare la frutta mista, già sbucciata, a pezzettini, meno l'arance e mezzo limone che si affetteranno finemente con tutta la buccia.

In una grande brocca mettere la frutta preparata precedentemente, il bastoncino di cannella a pezzi, i chiodi di garofano, il succo di mezzo limone e il bicchierino di liquore; aggiungervi 3 o 4 cucchiai di zucchero, secondo i gusti, e mescolare bene con un cucchiaio di legno lungo.
Versarvi il vino e la gassosa, rimestare il tutto e mettere a raffreddare, incorporandovi qualche cubetto di ghiaccio al momento di servire la rinfrescante bevanda.

Si consiglia di prepararla almeno con mezza giornata di anticipo perché la frutta, macerandosi, conferirà alla bevanda quel sapore che rende caratteristica la sangria.







AH! BUON FERRAGOSTO DALLA CUOCA ITAGNOLA!

Che vi augura serenità e almeno un pizzico di gioia in questi giorni.



martedì 12 agosto 2008

IL MIO PREZZO...

Tutti abbiamo un prezzo?


Forse...



Anzi: sono convinta che tutti abbiamo un "prezzo"; che tutti noi siamo disposti a "venderci" per qualcosa o per qualche persona...









E senz'altro la Cuoca Itagnola ha un prezzo!!!







Ebbene sì, anche Lei ha un prezzo: nonostante si sia sempre sentita una personcina a modo, "integra", "tutta d'un pezzo"....



Eppure... Eppure, anche lei è disposta a "vendersi"...



E per cosa?




Quale è dunque il prezzo della Cuoca Itagnola?



UN CESTINO DI FICHI MATURI, APPENA COLTI, DA MANGIARE PER LA PRIMA COLAZIONE!!!










Come ho fatto questa mattina, con questi meravigliosi fichi che ho raccolto dal mio amatissimo albero, qui, nel giardinetto di Santa Marinella, mordendoli uno ad uno, con sommo diletto, piano piano, fino a raggiungere un piacere labiale infinito...












Purtroppo non sono l'unica ad amare alla follia i fichi e devo difenderli dalle incursioni piratesche degli uccellini, merli, passerotti, garze di passaggio...




E perciò mi sono comperata questo "spaventoso" spaventapasseri!














Ma credo che non spaventi nessuno perché ogni mattina trovo i miei fichi morsicati mentre i miei gatti, specialmente Picasso e Carlito, s'arrampicano per i rami per osservare lo spaventapasseri da vicino e, naturalmente, buttando giù i fichi più maturi.









(Picasso mentre guarda impunito dal fico)















E mentre sgrido i gatti per farli scendere, il sole comincia a scaldare i fichi e la goccia di miele (ma che bonta!) si scioglie mettendo in pericolo la mia colazione: insomma, una vera lotta, credetemi!








Ma quando finalmente mi siedo in giardino con il mio vassoio della colazione - caffè latte, succo d'arancia, fette biscottate con marmellata di limoni (fatta da me, naturalmente)- e il cestino di fichi, sento che sto per raggiungere la voluttà più voluttuosa, dimenticando persino il prurito del mio braccio causato dalla maledetta medusa!!!




D'altronde una come la Cuoca Itagnola, terrona, totalmente terrona; nata in piena estate nel Sud, a Siviglia, la città che più a Sud non ci può essere, come può non amare i fichi, il frutto dell'estate per eccellenza, il frutto del Sud?


E a proposito di prezzo: avete anche voi uno?




domenica 10 agosto 2008

MEDUSE NEL MARE DI SANTA MARINELLA: AIUTOOOOO!!!


L'Italia invasa dalle meduse!
Sono milioni,trasportate dalla corrente!


Così hanno annunciato - tardi, però - i mezzi di comunicazione in questi giorni della canicola di agosto.





Le coste italiane sono letteralmente invase dalle meduse.

Milioni di esemplari, di tutte le dimensioni e di ogni colore che si muovono spostate dalle correnti e che, dal largo rischiano di arrivare molto vicine alle spiagge che in questi giorni sono affollate di bagnanti.


L'allarme è stato lanciato dall'Istituto di ricerca per la protezione ambientale del ministero dell'Ambiente.



"Le segnalazioni - precisano dall'Istituto - ci arrivano in maniera frammentaria da pescatori o ricercatori impegnati in altre missioni. La situazione è comune agli altri Paesi che si affacciano sul Mediterraneo: abbiamo un esercito di meduse al largo del Tirreno, davanti alla Liguria, nei mari intorno all'Italia, quelle avvistate a riva sono solo una piccola parte. Milioni e milioni di esemplari, lontano sì dalle coste, ma in balia delle correnti: basterebbe un niente a portarle sulle spiagge".







L'allarme, in realtà, non riguarda soltanto l'Italia, ma ha dimensioni molto più vaste: Spagna, Francia, Grecia, ecc...





Dalle autorevoli pagine dell'Herald Tribune, una nota esperta di meduse dell'istituto di Scienze marine di Barcellona fa notare che "il problema delle meduse è strettamente legato a quello che sta succedendo ai nostri mari, vittime dei cambiamenti climatici, dell'inquinamento delle acque costiere, e della diminuzione dei pesci che mangiano le meduse, come tonni e pesci spada".



"Bisogna agire il più presto possibile - consiglia la ricercatrice - perché troppe meduse potrebbero addirittura causare la morte per soffocamento di molti pesci".







Per ora i danni maggiori sembrano averli i pescherecci italiani che, ad ogni battuta di pesca, raccolgono 400 chili di meduse e sempre meno pesci.





E dicono che almeno 150 milioni di persone in tutto il mondo sono esposte ogni anno all’aggressione da meduse e spesso i danni sono limitati a bruciature e dolore, ma possono essere più preoccupanti quando interessano buona parte del corpo o quando pungono specie di meduse particolarmente velenose.











INSOMMA, nel mondo 150 milioni l’anno di ustionati...



Più una: LA CUOCA ITAGNOLA!!!






E cosa sono le meduse, si domanderanno i fortunati che mai ne hanno visto una?

Le meduse sono animali planctonici, in prevalenza marini, appartenenti al phylum dei Cnidari, che assieme agli Ctenofori formavano una volta quelli che erano i Celenterati.


La sostanza urticante, in realtà, è una miscela di tre proteine che hanno capacità paralizzante, urticante e neurotossica...



Così dicono i dizionari, ma probabilmente non avete capito nulla, sicché ve lo spiego io in poche parole, cosa sono le meduse.

LE MEDUSE SONO ANIMALETTI DIAVOLOCI CHE QUANDO MENO VE LO ASPETTATE, MENTRE SI NUOTA BEATAMENTE PENSANDO "MA CHE BELLA E' LA VITA QUANDO SI STA NEL MARE", VI ATTACCANO SUBDOLAMENTE E VI LASCIANO USTIONI COME QUESTA QUI DEL MIO BRACCIO SINISTRO:





E allora, che fare?







PIANGERE, PIANGERE!!!







Piangere e maledire il giorno in cui vi siete immerse nelle acque, "furbamente", di primo mattino, per fare una nuotata in santa pace, prima dell'arrivo dei villeggianti: i bambini e le mamme e le nonne e i motoscafi e il chiasso di agosto...



Eccola!


Questa è la autrice delle mie ustioni e della fine, per ora, delle mie meravigliose nuotate in solitario nel mare di Santa Marinella.






Consigli utili: State alla larga.



Ma se proprio veniti aggrediti da questi disgustosi esseri planctonici, lavate con acqua e sale ogni mattina e ungervi di gel di Aloe Vera e prima di dormire una pomatina al cortisone. E se proprio non riuscite a farlo, cioè dormire, dall'immenso prurito che avrete, un'antistaminico è l'unica soluzione!






In ogni modo, cari amici, quando si viene attaccati dalle meduse non resta che piangere!!!


venerdì 8 agosto 2008

PER MIA FIGLIA CLARA CON TANTI AUGURI

08-08-08: BUON COMPLEANNO CLARA!









Dicono i cinesi che l'8 sia il numero della Felicità.






Speriamo che finalmente arrivi piena per te, mia figlia adorata.







Lo meriti pienamente.


Che posso offrirti oggi, a parte questi "grassi" fiori boteriani?






Il mio AMORE lo hai incondizionato e lo sai.




La mia ammirazione per la tua TENACIA, anche.













Per come hai una infinita pazienza quando insegni il tuo amato FLAMENCO alle tue allieve, anche a quelle più restie e meno portate per la danza.



Per la tua generosità nel DARE TE STESSA (persino esageratamente) a coloro che ne hanno bisogno.















Per la tua ARTE nella danza, leggera, gioiosa, ma anche intensa.









Per come sei riuscita, da sola, a inseguire i tuoi sogni e anche, mentre studiavi danza e teatro, a completare i tuoi studi universitari, come voleva tuo padre, Angelo, che ora tanto ti (ci) manca...


Ti AMO, figlia mia, anche per tutto ciò che in cui tu credi, che tu ami; e che in genere sono le stesse cose in cui credo e che amo anch'io.



(Foto di Elvira De Vico)










Ti AMO, per tutto ciò per cui soffri e ti addolora a volte, tante volte, troppe...


















Ti AMO per la tua risata, la tua gioia di vivere anche quando la vita ti mette alla prova. E tante volte è accaduto...








Ti AMO anche perché ami come me la nostra città, SIVIGLIA, sebbene tu sia nata a Roma.


Ma soprattutto Ti AMO, figlia mia, perchè sei come sei.


TI AMO E VORREI PER TE LA FELICITA' CHE MERITI.





Che altro dirti oggi, amore mio?




GRAZIE!



GRAZIE PER IL TUO AMORE E PER TUTTO CIÒ CHE FAI PER ME.






GRAZIE PER ESSERE NATA!!!





Ah, e sebbene tu sia astemia, brindo insieme a te con le note della Traviata: d'altronde l'amore per l'Opera e per il Flamenco è un'altra delle cose che ci uniscono ancora di più.

domenica 3 agosto 2008

LA CUOCA ITAGNOLA CELEBRA OGGI IL SUO COMPLEANNO!!!

"Chi nasce ad agosto ha la testa a posto", afferma un proverbio, e siccome io sono nata un 3 agosto, cioè proprio oggi, la testa dovrei averla sulle spalle, il posto suo.











Insomma, anche se in tono minore, oggi la Cuoca Itagnola celebrerà il suo compleanno.







Quanti anni? Tanti, molti, troppi...




E come lo celebrerò?

Andando a mangiare con mia figlia Clara e alcune amiche sui monti di Tolfa, dove probabilmente la giornata sarà meno calda che a Santa Marinella, in uno dei molti locali dove ancora si mangia bene a prezzo contenuto.









Domani vi racconterò il menù, ma di solito ci sono buoni salumi, le pappardelle con il cinghiale; i funghi porcini; le lumache al sugo (le amo!), le salsicce ai ferri; i dolcetti fatti in casa, ecc...













Dunque?

Dunque qualche chilo in più domattina quando ci peseremo: mangiando a Tolfa ci si può diventare stile Botero.






Ma un giorno è un giorno...







Ah! La Cuoca Itagnola vi ringrazia per gli auguri che in cuor vostro le farete!

venerdì 1 agosto 2008

"PULPO A FEIRA": POLPO ALLA GAGLIEGA DELLE SAGRE

Ecco, fra poche righe, la ricetta che domenica scorsa ho spiegato agli ascoltatori della mia rubrica radiofonica "Che bolle in pentola?" e che avevo promesso di riportare in questo blog per tutti voi e che faccio ora, 2 agosto, sebbene abbia cominciato a farlo ieri 1° del mese.

Ma in questo periodo della mia vita tutto è dilatato, anche il tempo...



Si tratta di una tipica ricetta dei pellegrini compostellani tratta dal mio libro recentemente ripubblicato,"La cucina dei Pellegrini.Da Compostella a Roma" (Paoline edizioni).




Pellegrini compostellani che portavano, e portano, come segno di riconoscimento la celeberrima "concha del peregrino" o "conchiglia del pellegrino".






La potete vedere riprodotta nel bassorilievo della foto qui accanto, che proviene proprio dalla facciata del bellissimo Santuario de Santiago de Compostela situato in Galizia, nel Nordovest della Spagna.
Un luogo sacro e magico, dove, fin dal IX secolo, arrivano migliaia di pellegrini per pregare e rendere omaggio davanti alla tomba dell'Apostolo San Giacomo il Maggiore, detto in Spagna Santiago el Mayor.

Ma andiamo per parti e raccontiamo prima una bella storia leggendaria: la storia di come erano arrivati in Galizia i resti dell'Apostolo San Giacomo o Jacopo.


La leggenda, raccontata nel Medioevo da Jacopo da Varagine, narra che nel I secolo d.C. San Giacomo il Maggiore, fratello di Giovanni l'Evangelista, si era recato in Spagna per predicare.


"Ma", narra Jacopo da Varagine, "non riuscendo a convertire quel popolo d'infedeli, era tornato in Giudea dove venne decapitato per ordine di Erode Agrippa.

Alcuni suoi discepoli, trafugati il corpo e il capo, si erano imbarcati su una navicella priva di vele e timone che, spinta dai venti, era approdata nella Galizia.
Là, dopo mille peripezie e lotte contro draghi e lupi, chiara allegoria del paganesimo, riuscirono a trovare un luogo dove seppellire il loro Maestro.
Sette secoli dopo un monaco della Galizia di nome Pelagio volle vedere luci soprannaturali e una stella luminosissima splendere su quel campo dove, scavando, si scoprì un piccolo sepolcro di epoca romana, con la testa e il corpo di un uomo che venne subito identificato dal vescovo con i resti di San Giacomo il Maggiore, detto in Italia anche San Jacopo e in Spagna Sant'Iago, da dove proviene Santiago".

In quel luogo venne costruito un grande Santuario e si formò a poco a poco la bella città di Santiago di Compostella.
Era nato il culto per l'apostolo e anche un pellegrinaggio che, partendo da 4 punti diversi della Francia, seguiva, dopo l'attraversamento dei Pirenei, un unico tracciato da dove cominciava il cosiddetto Cammino di Santiago.

Insieme con i pellegrinaggi alle tombe dei santi Pietro e Paolo, a Roma, e al santuario dell'Arcangelo Michele sul Gargano, in Puglia, quello a Santiago di Compostella divenne uno dei grandi pellegrinaggi medievali del nostro continente.
Grazie alla confluenza di credenti di ogni nazionalità, il pellegrinaggio a Compostella contribuì inoltre a unificare culturalmente l'Europa cristiana.
Per questo motivo, anni fa, il Consiglio d'Europa ha dichiarato il Cammino di Santiago: "Primo Itinerario Culturale Europeo".


Il Cammino era talmente affollato nel Medioevo che l'ambasciatore arabo del califfo di Cordova, Alì ben Yùsuf, scriveva: "E' tanto immensa la moltitudine di quelli che vanno e vengono a Compostella che appena rimane un posto libero nella strada verso l'Occidente".

Ma soprattutto vi arrivavano, come ancora oggi, migliaia di europei, che cercavano lungo il Cammino di Santiago, la celeste Via Lattea, la propria identità.
“L'Europa si formò nel pellegrinaggio a Compostella”, scriveva d'altronde Goethe.

Insomma, il ritrovamento del sepolcro dell'Apostolo Giacomo nell'anno 813, dove oggi sorge la magnifica città gagliega di Santiago di Compostella, fu uno degli avvenimenti più importanti del Medioevo per tutta l'Europa.
Da allora l'Apostolo fu nominato patrono di tutta la Spagna che lo festeggia il 25 luglio: quando la festività cade di domenica si proclama l'Anno Santo Compostellano, un privilegio speciale del Papa che risale al 1126.

E come si nutrivano quei pellegrini che percorrevano il Cammino di Santiago una volta giunti in Galizia?
Ad esempio con il Pulpo a Feira del quale vi darò ora la ricetta!

Ricetta che è stata tramandata nei secoli dalle vecchie pulpeiras , le venditrici di polpi che così preparavano preparano nelle feiras - le fiere o sagre - gli squisiti e grandi polpi "veraci" dei mari della Galizia: delizia dei molti romeriños (pellegrini) che affollano il Santuario di Santiago e tanti altri sparsi per il territorio.
Attenzione! Per renderli teneri devono essere battuti ripetutamente, oppure congelato almeno per un giorno.
Il polpo così preparato è ottimo anche come antipasto.


Ingredienti per 5 persone:
1 polpo "verace" (con due file di ventose) di circa 1 k
1 cipolla piccola
1 cucchiao colmo di pimentón o paprica dolce
1 cucchiaino di paprica piccante (facoltativa)
olio d'oliva, sale



Pulire il polpo, che deve avere i tentacoli grossi, e colpirlo ripetutamente per farlo ammorbidire.
Mettere, a fuoco forte, una pentola piena d'acqua con la cipolla e, appena comincerà a bollire, introdurvi il polpo intero, alzandolo e sommergendolo per tre volte di seguito.

Poi lasciarlo cuocere a fuoco allegro finché diventi tenero (secondo la qualità e la grandezza ci vorranno da 45 minuti ad 3 ore).


Una volta cotto, lasciarlo riposare, a fuoco spento, nel suo stesso brodo per altri 15 minuti. Poi scolarlo bene e tagliarlo a fettine non troppo grosse.

Condirle con abbondante olio d'oliva, sale e i due tipi di paprica mescolate precedentemente.

Lasciarlo raffreddare prima di servire, ma anche tiepido è ottimo.




Servito con un fresco vinello bianco, o anche rosso, tipo una Barbera giovane, vi sentirete un vero pellegrino compostellano!