domenica 29 giugno 2008

GERMANIA - SPAGNA? SPAGNA!!!



Spagna! Spagna! Spagnaaaaaaaa!!!



Oggi, naturalmente, la Cuoca Itagnola, è totalmente "Gnola" e si augura che vinca la Spagna!









E ora, eccola qua, tornata da poco da Roma dalla sua solita rubrica radiofonica "Che bolle in pentola?" dove oggi ha dato agli ascoltatori una fresca ricetta estiva spagnola: il salmorejo, ottima zuppa fredda andalusa di pomodori per combattere la calura di questo giorno.



La volete anche voi amici blogger?




Potete preparare il salmorejo ad esempio per la cena di questa sera, mentre vedete la partitona con gli amici, oppure tenerla per offrirla in qualsiasi serata estiva in riva al mare o in città o persino in montagna.




Ma che cosa è il salmorejo?



Si tratta di una sorta di "salsa" inventata dagli arabi: tant’è vero che il salmoriglio esiste anche in Sicilia, sebbene sia diverso.


Invece da me, in Andalusia, e concretamente a Cordoba, dove sono maestri nel prepararla, è una zuppa fredda ottima per l’estate da consumare con tocchettini di jamòn serrano.


Per intenderci, una specie di "gaspaccio" ma senza cetrioli, ne peperoni; ma solo con pomodori e inoltre l'uovo.



Ecco dunque la ricetta del vero verissimo:



"SALMOREJO DE CORDOBA CON JAMON IBERICO"








Ingredienti per 4 persone:


4 pomodori grandi e maturi
1 grande mollica di pane inumidita
1 spicchio d'aglio
1 tuorlo d'uovo crudo

1 uovo sodo
olio d'oliva
aceto, sale
tocchettini di jamòn serrano (ma in mancanza prosciutto di montagna)




Mettere i pomodori senza buccia né semi in un mortaio oppure, se avete fretta, nel frullatore, insieme con la mollica di pane, l'aglio, il sale e il tuorlo d'uovo crudo finché il tutto diventi cremoso.

Poi aggiungere piano piano l'olio, come se si trattasse di fare una maionese, e infine condire con l'aceto a volontà e il sale.

Si può aggiungere un po' d'acqua se dovesse risultare una crema troppo densa.

Servire il salmorejo ben freddo in ciottoline con guarnizione di dadini di prosciutto e pezzetti di uova sode.



Avete visto che facile?




Io lo preparerò per vedere la PARTITA perché fa un caldo pazzesco.



Ma preparerò anche una buona tortilla de patatas , la tipica frittatona spagnola con patate e cipolle, della quale vi ho dato la ricetta un bel po' di tempo fa in questo mio blog itagnolo.



Anzi, sapete quale sarà il menù spagnolissimo di questa sera a casa mia per la GERMANIA-SPAGNA?



Eccolo:



SALMOREJO DE CORDOBA











TORTILLA DE PATATAS














JAMON IBERICO











E il tutto accompagnato però con una buona fresca, gelida, CERVEZA.








Birra, che, come immagino saprete, è proprio d'origine tedesca perché la tradizione ci è arrivata secoli fa in Spagna, ma anche in Italia, dalle popolazioni celtico-germaniche: insomma, come dicevano i Romani antichi, "a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio"...





Insomma , amici miei, che vi devo dire ancora?



Che un po' di paura c'è perché i tedesconi sono grossi e forti...



Ma no; non possiamo perdere! Speriamo bene...


La Cuoca Itagnola si augura che vinca la Spagna...


E, in ogni modo, e qualsiasi sia il risultato:







FORZA SPAGNA!!!!!


venerdì 27 giugno 2008

DEDICADO A LOLA!



Ha nacido Lola!



Y quién es Lola?















Lola es una nueva sevillanita que hasta hace algunas horas estaba dentro de esta barriga aqui al lado.








(Ana y...Lola en febrero 2008)

















Lola es la hija de Ana y Miguel que seran seguramente unos padres estupendos.








(Ana, Miguel y...Lola en noviembre 2007
el dia de la feliz noticia)




Lola es la primera nieta de mi queridisima amiga-hermana Pilar y de mi queridisimooooooo amigo Jaime.




Lola es la primera sobrina de Maria, hermana de Ana.




Para todos ellos un emocionado abrazo de la "cuoca itagnola".





Y sobre todo, para Lola, el mejor deseo de una vida serena y llena de ilusiones.









Ah, Lola, yo soy la tia-cuoca itagnola y estoy deseando conocerte!





domenica 22 giugno 2008

LA DIETA MEDITERRANEA, SAPRI, E LA MEMORIA COLLETTIVA

Al volo perché sto per partire dopo la mia rubrica radiofonica.



Vado nel Cilento: culla della Dieta Mediterranea; in quel di Sapri.



Ricordate? "Eran trecento, eran giovani e forti e sono morti..."



A Sapri da anni l'Associazione Cinquanta e Più organizza il Festival della Memoria Colletiva: interessantissima iniziativa che vi racconterò con calma.


Come ogni anno devo parlare in una tavola rotonda.









Ma nel frattempo la cuoca itagnola stanchissima di problemi familiari, dolorosi, molto dolorosi, stanca di lavorare e di tante altre cose, spera di poter riposare anche un po' nel bel mare di Sapri.












Ci "vediamo" giovedì prossimo: baci telematici a tutti!






Chissà come andrà oggi la grassa, grossa partita itagnola?



sabato 21 giugno 2008

ITALIA-SPAGNA? SPAGNA O ITALIA? TUTTO VA BENE: BASTA CHE SE MAGNA!!!



Ebbene sì: questo è il motto della Cuoca Itagnola!

Non poteva essere altro...









E allora?

E allora... Dunque...

Domani vinca il migliore!!!



sabato 14 giugno 2008

ZUPPETTA DI VONGOLE VERACI ALLA CALENDULA FRESCA

Questa mattina il mare di Civitavecchia aveva questi colori.





Sono andata al bel mercato rionale al centro della città a comprare un po' di pesce, verdure e frutta per il pranzo di domani: avrò ospiti e il mio frigo era praticamente vuoto, come al solito quando arriva la fine della settimana.



Ho comprato degli sgombri freschissimi per realizzare la ricetta che giorni fa mi aveva dato alla radio, per la rubrica "Tre minuti in cucina con..." il mio caro amico, il grande pittore Pedro Cano.

Ricetta che spero mi venga bene e che vi proporrò prossimamente.


Ma oggi a pranzo cosa cucinare per me sola?

Doveva essere qualcosa di leggerissimo perché questa sera ci sarà la festiggiola per il compleanno di Elvira De Vico e già so che avranno preparato tante buone cose: sia lei che Fabio suo marito cucinano molto bene e sono molto ospitali.



Sui banchi del mercato c'erano anche delle ottime vongole veraci a buon prezzo che mi piaciono da morire e che ho acquistato. Le ho cucinate in cinque minuti con una salsina da leccarsi i baffi!

Ecco la ricetta facile, facile.



Si lasciano le vongole per almeno 1 ora in acqua e sale grosso. Poi si lavano ben bene sotto l'acqua corrente fredda. E si mettono a sgocciolare in un colino.




In una padella dai bordi alti si soffrigge in olio d'oliva uno spicchio d'aglio intero ma sbucciato.

Quando è appena imbiondito si aggiungono dei pomodorini molto rossi e si schiacciano leggermente con la forchetta mentre si cucinano appena.

A quel punto si alza il fuoco e si "gettano" nel soffritto le vongole.

Si girano varie volte con un cucchiaio di legno per farle insaporire, si bagnano con un bicchiere di vino bianco secco, si salano poco e si condiscono con un po' di pepe nero macinato e con dei rametti di calendula fresca (in questo periodo il mio giardino è pieno).

Si copre la padella mantenendo il fuoco allegro per far sì che le vongole si aprano subito.

Appena saranno aperte, togliere il coperchio e lasciarle ancora un paio di minuti sul fuoco girandole, ma con attenzione per non farle uscire dal guscio.







Vanno servite calde,ornandole con foglie di calendula e con del pane abbrustolito: io non ne avevo e così mi sono accontentata di crostini integrali che a poco a poco s'inzuppavano nel sughetto diventando morbidi...


Erano squisitissime!

Certo, sarebbero state ancora più buone accompagnandole con un vinello fresco, ma dopo dovevo lavorare al computer e non volevo farmi venire la "cecagna" post-pranzo, come si dice a Roma.

E, ora, nella pausa caffè, ecco per voi questa semplicissima ricetta della vostra cuoca itagnola e olé!

Ma ho un sonno...

Credo che andrò a svegliarmi in riva al mare con un bel marocchino!

martedì 10 giugno 2008

PER ELVIRA DE VICO CON TANTI AUGURI!




Lo so, lo so, carissima Elvira che sei a dietissima: ma oggi è il tuo compleanno e tu sei fra le persone più golose che io conosca.

Perciò ecco almeno questa boteriana tortissima con tanti AUGURI DI BUON COMPLEANNO!!!!

Naturalmente con l'accompagnamento dei tuoi amatissimi BEATLES!








Ah, e un grande, grasso, boteriano, pieno di panna e cioccolato, bacio itagnolo!

MAMMA VORREI ESSERE D'ARGENTO...


Federico Garcìa Lorca, il grande poeta andaluso della "luna luna", dei gitani e degli amori tormentati e impossibili, ha scritto anche tante canzoncine, mementi, filastrocche, notturni.

La maggior parte dedicati ai suoi amati familiari: la madre, il padre, le sorelle.

Una si chiama "Canciòn tonta", "canzone tonta".

A mia madre piaceva moltissimo.


Quelle parole simboleggiano infatti l'amore incondizionato delle madri.


E perciò le ho fatte scrivere da un amico marmista qualche giorno fa sulla sua "casetta", il luogo dove sono custodite le sue ceneri.









Mamma,
Io voglio essere d'argento.

Figlio,
Avrai molto freddo.

Mamma,
Ricamami sul tuo cuscino.

Questo sì figlio!
Adesso!


Sulla sua "casetta" passeggiano lente le lumachine e amoreggiano le farfalle e le lucertole.


La sua "casetta" si trova dove lei voleva stare: nel mio giardino, all'ombra del grande limone.

E...


"E un profumo di limone
colmò l'istante immenso..."


Avrebbe detto Federico Garcìa Lorca; anzi lo ha scritto in un'altra canzone, in un poetico notturno:


"...Y un olor de limòn
llenò el instante inmenso..."



Buenas noches mamà.



mercoledì 4 giugno 2008

TUTTI A ROMA DOMENICA 8 GIUGNO!!! IN DIFESA DI: ZINGARI, GITANOS, TZIGANI, ROM, SINTI, KALES, GYPSY, MANOUCHES...

"Libres como el aire, libres como el viento, como las estrellas del firmamento..." "Liberi come l'aria, liberi come il vento, come le stelle del firmamento", dice, descrivendo la popolazione gitana, il ritornello di un bel canto FLAMENCO dell'Andalusia, dove arrivarono le prime carovane di gitani verso la metà del XV secolo: per le loro vesti variopinte si credeva che provenissero dall'Egitto e perciò vennero chiamati "gizianos" da cui "zitganos" e infine gitanos, il nome castigliano di quell'etnia dei rom che si stabilì da allora in Spagna.






Certamente molta acqua è passata sotto i ponti che attraversavano con i carri coloro che furono poeticamente definiti "Figli del Vento": quegli zingari dalle veste coloratissime che altrove chiamano kalés o zitgani o manouches e in Italia sinti o rom.




Ma da dove arrivano, chi sono?






Ansi: chi erano e da dove provenivano gli antenati di coloro che talora ci infastidiscono per strada con richieste di elemosine o che vediamo protagonisti di furtarelli a danno di sprovveduti turisti?


Della loro cultura orale conosciamo poche cose, ad esempio l'origine sanscrita della strana lingua che parlano, il romanì. Infatti anche le parole rom e manouche derivano dal sanscrito: la prima vuol dire "uomo libero" e la seconda "essere umano".









E persino i nomi con cui una volta venivano chiamati, secondo il mestiere che esercitavano, sono d'origine sanscrita: così kalderasa, che vuol dire "calderai" o "fabbri"; oppure lovara, "mercanti di cavalli"; o curara, ossia "fabbricanti di rimedi".




Ma erano anche in grado di leggere le stelle e di predire il futuro.



L'esodo verso occidente di quel misterioso popolo che aveva vissuto nelle regioni a nordovest dell'India fra il 3000 e il 2000 a.C., si intensificò a partire dal secolo X quando vi fu l'invasione turco-ottomana del temibile Gran Tamerlano: alcuni arrivarono a Bisanzio attraverso l'Armenia, altri passarono nell'Africa settentrionale dopo aver percorso la Siria.







Molti giunsero all'isola di Corfù, dove si stabilì una grande tribù di calderai, musicisti e indovini detti in greco bizantino gli "intocabili", "atsinganoi" (da cui la parola "zingaro" o "etzigano").




Nei primi decenni del Quattrocento, dunque, molti di loro, detti allora "egitziani", erano giunti in Europa , specialmente in Andalusia, dove si stabilirono diventando con il passare dei secoli, i principali interpreti del FLAMENCO, del quale già esisteva l'embrione fin dai tempi dei Tartessos, i primi abitanti andalusi, quando il geografo Estrabone descriveva le danze delle fanciulle accompagnate dal suono dei crotali, le nacchere:



Poi quelle danze si arricchirono con i ritmi sensuali degli arabi e nacque la musica andalusì.







Ma il flamenco vero, quello "jondo" , profondo, che Federico Garcìa Lorca aveva scoperto nelle grotte della sua Granada, nelle cosiddette Cuevas del Sacromonte, nacque grazie alla forza ritmica dei nuovi arrivati: i gitani.





(Gitani nelle Cuevas del Sacromonte di Granada)















In Italia i "primi arrivi" di zingari, documentati in un'anonima cronaca bolognese, risalgono al 1422: "A di' 18 luglio 1422 venne in Bologna un duca d'Egitto, il quale avea nome Andrea, e venne con donne, putti e uomini del suo paese, e potevano essere ben cento persone", vi è scritto.



Ma alcuni studiosi sostengono che l'infiltrazione più antica di zingari in Italia è avvenuta, addirittura nel Trecento, nel Molise: "Gli zingari nostrani", scrive lo storico Masciotta, "detti pure un tempo gizzi o egizzi, denunciano l'origine levantina. E' tradizione che essi fossero certamente accentrati a Ielsi, che sarebbe stata la loro capitale. Infatti Ielsi, nel Medioevo era detta Gittia e nel secolo XV terra Giptia".



E infatti, un'eco della loro antica presenza nel Molise è la tradizionale sfilata di zingari con i cavalli riccamente bardati che si celebra tuttora ad Isernia il 13 giugno in onore di Sant'Antonio.






Oggi, oltre ai pochi sinti sparpagliati nel nord e ai rom arrivati recentemente dai Paesi dell'Est, i superstiti di quelle antichissime immigrazioni sono i rom molisani, calabresi e soprattutto abruzzesi.


In totale circa 8.500 di cui 2.500 si chiamano Spinelli,




Come il mio amico Santino Spinelli, tenace fondatore dell'Associazione Thèm Romanò, che dopo un'infanzia poverissima trascorsa mendicando a seguito del nonno, conosce attualmente cinque lingue, è laureato in Lingue e Letteratura straniera, è docente di cultura dei rom nell'Università di Trieste, suona vari strumenti, compone canzoni in romanì, ha inciso vari dischi di musica rom con il quartetto "Alexian Group" da lui fondato, scrive poesie, ha pubblicato vari libri sulla cultura zingara, è membro del Gruppo Pedagogico di Esperti per la Comunità Europea per la Scolarizzazione di Zingari e, soprattutto si batte da anni per ridare dignità al suo popolo.







(Logo dell'Associazione Thém Romanò)



Ebbene, l'Associazione Thèm Romanò ("Mondo zingaro"), fondata nel 1990 da Santino Spinelli, ha creato nella cittadina di Lanciano, in provincia di Chieti, un vero e propio centro culturale zingaro federato con la Romanì Baxt, l'Unione Internazionale di Zingari, con il sostegno della Commissione della Comunità Europea e del Centro Richerche Zingare della Sorbonne di Parigi.



Un popolo, quello degli zingari, gitanos, kalés, manouches, rom o sinti che, sebbene viva ormai da secoli in Europa assimilando molto del sistema di vita dei gadjos ("i non zingari" in lingua romanì), ha saputo però mantenere alcune tradizioni e usanze che lo caratterizzano, come ad esempio l'amore per la musica e per i cavalli, l'abilità nel lavorare il rame e i cesti e anche l'inclinazione per le arti divinatorie e magiche in generale.




Forse per questo motivo in Spagna durante tutto il periodo dell'Inquisizione molti gitani furono condannati al rogo accusati di essere stregoni, indovini, fattucchieri e di far patti col diavolo.









Un patto sì che lo hanno fatto i gitanos della Spagna, ma con il "duende", quello strano quanto raro demone dell'arte del Flamenco, che a volte raggiunge l'interprete: della danza, come la grande gitana Manuela Carrasco.









Oppure il celeberrimo quanto discusso gitano Joaquìn Cortés.






O del cante, come il mitico e compianto gitano Camaròn de la Isla.

























E forse un giorno il duende raggiungerà la piccola gitana a metà, Lucia Cepeda Molina: figlioletta del chitarrista Carlos Cepeda, in arte Charlie, e della cantante gitana Alba Molina, a sua volta figlia dei grandi artisti gitani Lole Montoya e Manuel Molina, più conosciuti come "Lole y Manuel"



Ah, dimenticavo: la piccola mezzo-gitana Lucia è la figlia di mio nipote Charlie Cepeda, uno dei tre figli di uno dei miei quatro fratelli!


Insomma, anche nella mia famiglia c'è da cinque anni sangue gitano!!!




(Lucia Cepeda Molina e Alba Molina)



Nella mia amata città, Siviglia, quando arriva la Settimana Santa sfilano per le vie centinaia di misteri barocchi che raffigurano la Passione del Cristo: Anche i gitani ne hanno uno: il Cristo de los Gitanos


A lui, si rivolgono pregando anche questo "Padre Nostro" nella lingua romanì:








Amaro Dad kaj san andz-o devel
sumnal te ovel Tirro anav
te ovel Tirro thagaripen
te kerel pes Tirro mangipen
sar andz-o devel, kadja vi p-i phuv
Amaro marro savorre djivesenqo
de les amenqe avdjives
thaj mekh rigadz-e amare dosha
sar vi ame mekhas rigadze e dosha amare doshalenqe
Thaj na inger amen andz-o xoxavipen
thaj arakh amen kadzar o nasulipen.







(Pater noster qui es in caelis
sanctificetur nomen tuum
adveniat regnum tuum
fiat voluntas tua
sicut in caelo et in terra
Panem nostrum cotidianum
da nobis hodie
et dimitte nobis debita nostra
sicut et nos dimittimus debitoribus nostris
Et ne nos inducas in tentationem
sed libera nos a malo.)




Ma non bastano le preghiere per ridare dignità a questo popolo ancora così sconosciuto, il popolo degli zingari, gitanos, rom, sinti, manouches, gypsy...




E perciò, l'Associazione Thém Romanò ha indetto una grande manifestazione per domenica prossima 8 giugno a Roma alla quale dobbiamo tutti aderire e partecipare!



Per la loro dignità, per la loro libertà.


Nel loro eterno girovagare, gli zingari del mondo, che sono oggi circa dodici milioni e mezzo, hanno tessuto una bandiera: è verde come le fertile terre della valle dell'Indo da dove provengono, blu come il cielo che amano contemplare e, al centro, porta una ruota disegnata.




E' la ruota della magia, del nomadismo; la ruota del destino di tutti i gitani: simbolo della libertà.


Di quella libertà che li fa essere tuttora "Figli del Vento"

Ah, dimenticavo: questa fine di settimana le due puntate della mia rubrica radiofonica su Radiodue "Che bolle in pentola?" (sabato e domenica dalle 7 alle 7,30 circa) saranno dedicate alla cultura, la storia e la CUCINA degli zingari. E proprio Santino Spinelli darà agli scoltatori una ricetta tipica dell'etnia rom.



lunedì 2 giugno 2008

FIABE DI LUNA: LA LUNA NEL SECCHIO E IL MARE

Oggi a Santa Marinella piove e il mare ha queste tonalità che invitano alla meditazione.





Io l'ho fatto mentre passeggiavo questa mattina e riflettevo sulle tante cose che dovrei fare oggi, approfitando anche dal fatto che è festa, sono sola in casa e il telefono-lavoro non squilla.



Ad esempio dovrei scrivere i testi di un nuovo programma radiofonico per Radiotre; scegliere i brani che dovranno leggere gli attori; selezionare le persone esperte del tema da intervistare.


E poi dovrei finire il noiosissimo "cambio di stagione" negli armadi; ritagliare articoli dai giornali che ormai si sono di nuovo accumulati nel mio studio-discarica.


Dovrei anche aggiornare il mio blog; leggere la mia posta elettronica e pulirla dalla "basura" che ogni giorno mi mandano.


Dovrei tentare di travasare le piantine di basilico, di salvia e di origano che ho comprato giovedì scorso al mercatino.


E dovrei, altrimenti va a male, cucinare l'orata che giace in frigo da sabato...


A quel punto, proprio mentre guardavo il mare e pensavo - quasi sconsolata - che certamente non avrei fatto nemmeno la metà di tutte queste incombenze, ecco che mi sovviene in mente una storia zen, la tipica favoletta da utilizzare nei momenti di dubbi, stanchezza, e insicurezze...



Si chiama "LA LUNA NEL SECCHIO":




La monaca Chiyono aveva studiato per anni e anni, ma non era mai riuscita a trovare l'Illuminazione.


Era andata da tanti maestri, dai monaci più saggi, dagli eremiti più puri: ma a niente era servito.


Una notte, stava portando un vecchio secchio pieno d'acqua dal pozzo che era nel cortile fino alla cucina.


E mentre camminava solitaria, guardava assorta la luna piena, che quel giorno splendeva in cielo, riflessa nell'acqua del secchio.


Improvvisamente la canna di bambù che sorreggeva il secchio si ruppe e il secchio cadde a terra.


L'acqua fuggì via e con essa il riflesso della luna che scomparve.


E il quel preciso momento Chiyono diventò Illuminata, come la Luna Piena nel cielo.






La monaca Chiyono si ritirò nella sua cella e scrisse:

"In un modo e nell'altro ho cercato di sorreggere il secchio sperando che il debole bambù non si fosse mai spezzato. Invece, improvvisamente il sostegno si è rotto. Non più acqua nel secchio e quindi non più luna nell'acqua: solo il grande vuoto nelle mie mani...".



Anche la mia canna di bambù si sta spezzando...

Vado subito a cucinare l'orata.

Buona giornata a tutti coloro che come me -ahinoì - vorrebbero avere la luna nel secchio e sorreggerla con una debole canna di bambù...