giovedì 28 febbraio 2008

VIVA SEVILLA Y OLE'!!!



Oggi non ho voglia di darvi ricette e neanche di raccontare vecchie tradizioni o giù di li: ho lavorato tutto il giorno e sono abbastanza stanca. Domani mi devo alzare presto perché arriva il giardiniere alle 7,30 per potare (si sa che "febbraio è potatore"...).

Ma prima di andare a dormire vi lascio con queste foto fatte nel mio ultimo viaggio alla mia città, Sevilla, dove ci sono negozi come questi specializzati in abiti per le prossime feste (a proposito delle tradizioni popolari): la Semana Santa e la Feria de abril, delle quali, naturalmente vi racconterò quando arriverà il momento.









Ah! Sevilla, Sevilla...
Come diceva uno dei miei poeta preferiti, Federico Garcìa Lorca: "Sevilla para herir..." (Siviglia per ferire...).
Il cuore, naturalmente!

mercoledì 27 febbraio 2008

A MORTE LA VECCHIA DI MEZZAQUARESIMA!!!

Come già ho detto precedentemente la Quaresima è entrata nella sua terza settimana e in molti luoghi dell'Italia si è già cominciato a festeggiare con una sorta di pausa nelle astinenze alimentari e riti quasi carnascialeschi in cui la "Vecchia" (una sorta di Befana) viene segata a metà oppure bruciata.
Sono riti propiziatori della primavera che si avvicina con i quali si ritorna in un certo senso al Carnevale e perciò si "mangiar di grasso" per alcuni giorni.







Ad esempio, la domenica di Mezzaquaresima, cioè domenica prossima, la Vecchia di Mezzaquaresima, nelle sembianze di un pupazzo gi­gan­tesco di legno, dalla faccia vecchia, grinzosa e rugosa, i capelli di stoppa e una cuffia in capo, percorrerà sopra un carro le vie di Forlimpopoli: un'incantevole cittadina che fra l'altro è "altamente gastronomica sia per la sua buona cucina romagnola sia per aver dato i natali al grande Pellegrino Artusi, autore del libro che ha unificato l'Italia a tavola, "La scienza in cucina e l'arte di mangiar bene".

Ebbene, si chiama "La festa di Segalavecchia" quella di Forlimpopoli, e una volta si svolgeva soltanto al giovedì di Mezzaquaresima, che quest'anno sarebbe domani, giovedì 28 febbraio.


Come nella foto al centro (il manifesto dell'edizione della Segalavecchia di quest'anno) la Vecchia tiene in mano tiene una rocca per filare e porta appese al collo sfilze di salsicce, ciambelle, dolci e frutta fresca. mentre il carro che la trasporta è ac­compagnato da un corteo di maschere che lanciano sulla folla coriandoli e confetti: insomma come vi dicevo, una sorta di carnevalata in mezzo al periodo di Quaresima per alleggerire il grigiore delle astinenze che ci impone la magra, scarna e grigia signora.


Ora la festa dura diversi giorni: dalla domenica precedente il giovedì di Mezzaquaresima alla domenica successiva, che è diventato il più importante perché, dopo aver segato la Vecchia nel pomeriggio, il simulacro ricomposto viene portato in giro per la cittadina nel corteo carnascialesco di carri allegorici che l'accompagna per essere infine bruciato, la sera, sulla piazza principale di Forlimpopoli.


Ma prima, quando la Vecchia verrà segata in due, dal suo interno usciranno dolci e frutta secca che verranno raccolti dai golosi bambini della cittadina romagnola. Insomma una bella festa da non perdere!


La festa di Segalavecchia di Forlimpopoli non è che una delle tante feste in cui si sega o si brucia un pupazzo in questo periodo di Mezzaquaresima, come accade ad esempio anche Cotignola, un altro paese romagnolo a nord di Faenza, dove addirittura si fa risalire l'istituzione della festa al 1451, ai tempi in cui il duca Francesco Sforza era signore di quelle terre, dove, si racconta, imperversava una terribile strega che manipolava orridi malefici ai danni della città e dello stesso Duca.


Ebbene, gli abitanti di Cotignola la bruciarono in piazza e il Duca, felicissimo per lo scampato pericolo, ordinò che ogni anno venisse ricordato il rogo della Vecchia: così sarebbe nata la Festa di Segavecchia di Cotignola che tuttora si tiene a Mezzaquaresima.


La "Vecchia" l'ho trovata anche al sud, in tanti luoghi, ma specialmente in Puglia.


Ad esempio a Gallipoli, mi è capitato qualche anno fa di imbattermi durante la Quaresima in un fantoccio femminile, vestito di nero, appeso a un filo steso in una via del borgo marinaro tra casa e casa: è la Caremma (foto a sinistra), e vi assicuro che quando l'ho vista mi sono impressionata per davvero!


Anche a Martina Franca, un'altra bella cittadina pugliese in provincia di Taranto, fin dal mercoledì delle ceneri è stata collocata sui tetti o sui balconi una "pupazza" vestita di nero e riempita di dolci e frutta: la chiamano "la Quarantena" e, naturalmente si tratta della Quaresima che vi rimane, come la Caremma, fino al sabato santo, quando i colpi di un fucile la sventreranno per la gioia dei bambini di Martina Franca che s'ingozzeranno di dolciumi!


In genere la Caremma (o Quarantena) è una variante, tipica nell'Italia meridionale continentale, della Vecchia di Mezzaquaresima nordica, ma che termina con sette piedi o ha in mano un'arancia o una mela ( foto a destra) in cui sono infilate sette penne di gallina che vengono tolte una alla volta durante le sette settimane che precedono la Pasqua quando verrà finalmente bruciata! Prima però dalla sua pancia gonfia usciranno dolci e frutti per i bambini.


Insomma, amici blogger, queste sono Feste da non perdere, perché d'origine antichissima e derivano da un rito precristiano che segnava il passaggio da un anno al­l'altro quando il Capodanno cadeva all'equinozio di primavera: la Vecchia di Mezzaquaresima, che viene bruciata e segata era Madre Natura che giunta decrepita alla fine dell'anno moriva per poi rinascere in primavera come giovinetta.


Quella Vecchia, dunque, non è che la personificazione femminile dell'anno vecchio che muore, con il suo carico di disgrazie e di peccati, e, morendo, offre qualche dolciume, simbolo dei semi da cui sarà nato di lì a poco il nuovo anno agricolo verdeggiante!

martedì 26 febbraio 2008

CIAMBELLE DI MEZZAQUARESIMA


Come promesso domenica scorsa nella mia rubrica su Radiodue, "Che bolle in pentola?"della fine di settimana, ecco la ricetta delle ciambelle di Mezzaquaresima, perché infatti ormai siamo in periodo quaresimale da oltre tre settimane.

Ma sapete che cosa vuol dire Quaresima?

Deriva dal latino Quadragesima dies, che significava "quarantesimo giorno", cioè quarantesimo giorno prima della Pasqua.

Ma perché quaranta giorni? Perché , secondo la Bibbia, quaranta furono i giorni in cui avevano digiunato Mosè, Elia e il Cristo, e quaranta furono i giorni del Diluvio universale, periodo di purificazione.
Ebbene, la Quaresima fu adottata in Oriente nel secolo IV e a Roma a partire dall'anno 384 e ha dato luogo nel mondo cristiano a tantissimi riti, proverbi, modi di dire, sacre rappresentazione e persino tante ricette di cucina “di magro" e dunque da consumare durante i giorni di astinenza e penitenza.
Eccoci però quasi arrivati alla Mezzaquaresima (giovedì prossimo in realtà), la metà del periodo quaresimale, quando la chiesa permetteva ingenue feste, quasi dei piccoli carnevali, per alleviare il rigore dei digiuni penitenziali. Perciò si potevano anche interrompere i digiuni e fare qualche trasgressione a tavola: insomma si poteva di nuovo “mangiar grasso” per pochi giorni!
E ritornavano i dolci e le pietanze fritte carnascialesche, come queste buone ciambelle fritte di Mezzaquaresima.

Ingredienti:
500 g di farina
3 cucchiai d'olio
2 cucchiai di zucchero
20 g lievito di birra
1 cucchiaio di semi di anice
1 pizzico di sale
1 bicchiere di acqua tiepida
mezzo bicchiere di vino bianco


Come si fa di solito, formare un cratere con la farina su una spianatoia. Nel buco mettere lo zucchero, una cucchiaiata di semi di anice, un pizzico di sale, il vino bianco, il lievito di birra sciolto in un bicchiere scarso di acqua tiepida. Impastare e lavorare per un po', finché la pasta diventi morbida. Farne una palla e lasciare lievitare in un luogo tiepido per un'ora circa.
Quando la pasta sarà cresciuta a dovere, rovesciarla sulla spianatoia infarinata, batterla leggermente con le mani e poi farne un salsicciotto e dividerlo in quattro parti.

Un pezzo alla volta, rotolarli tutti sulla spianatoia finché diventino lunghi e grossi come un dito mignolo. Ritagliare dei pezzi di circa 15 centimetri, e ripiegarli a ciambella, premendo molto sul punto d'unione perché la ciambella non si riapra.
Mettere sul fuoco una padella con tanto olio d’oliva, (ma una volta si friggevano con lo strutto) e friggere le ciambelle una alla volta finché saranno dorate e poi disporle sulla carta assorbente.
Una volta fritte tutte, metterle su una piastra e passarle al forno forte, finché diventino dorate e leggere. Infine ricoprirle di zucchero; oppure immergerli per un attimo in miele diluito con acqua calda, sebbene a mio parere sono più buone zuccherate.
Ottime per merenda con la cioccolata calda - i vostri bambini vi ringrazieranno - oppure - per i più grandicelli - con il vinsanto come dessert.

domenica 24 febbraio 2008

LA CUOCA ITAGNOLA E' GUARITA!


Cari amici blogger,

ebbene sì, pare che io sia guarita della tremenda influenza che mi aveva colpito mentre ero ancora nella mia città andalusa ed eccomi dunque disposta a riprendere in mano il mio blog.

Ma lo farò domani, che è già oggi, perché vedo che è passata l'una di notte.

Sono stanca e triste perché oggi, anzi ieri, era il quarto "mesario (si dirà così? D'altronde, se da anno viene anniversario da mese verrà il mesario...) della morte di mia madre.

Ho guardato le sue foto, ho messo in ordine i ricordi e la sua stanza e ho pensato che essere orfani è proprio una brutta a cosa a qualsiasi età.

Vi saluto e vi lascio con questa foto di un angolo di strada della mia amata Siviglia che ho fatto proprio per tutti voi: una maiolica -anzi un "azulejo" di una delle nostre barocche Madonne.