
domenica 27 gennaio 2008
TOCINO DE CIELO (Lardo del cielo)

sabato 26 gennaio 2008
SIVILLIA ORANGE MARMELADE: OK!

Ebbene, queste arance si trovano sul mercato inglese solo in questo periodo, da metà gennaio fino alla fine di febbraio, mentre nella mia città non le vuole nessuno, anche perché crude sono immangiabili. Soltanto alcuni privati che possiedono aranci nei loro giardinetti, come la mia cara amica del cuore Pilar Alberich, preparano la profumata e saporita marmellata: quando vado da lei in questo periodo –andrò lunedì prossimo a Sevilla, evviva! – mi regalerà probabilmente un barattolo di marmellata appena preparata.
Cosa accade dunque a tutte le altre arance amare sivigliane che gli inglesi non adoperano? Beh, vengono convertite in concime biologico o in mangime per i maiali! D’altronde per fare la celebre “marmelade” inglese le arance che vengono inviate in Inghilterra, ma anche in Irlanda e in Scozia, sono soltanto quelle senza rischio inquinamento, e cioè quelle che maturano negli alberi dei parchi, degli orti o dei luoghi senza traffico.
In ogni modo, per preparare la celebre marmellata occorrono pochi ingredienti: arance amare, acqua, zucchero e , facoltativamente, un po’ di succo di limone.
La mia adorata nonna Marina – io porto il suo nome - la preparava benissimo e ricordo che lasciava a mollo le bucce delle arance 24 ore per toglierne un po’ dell’amaro.
Io però non vi darò la complessa ricetta della "marmelade", perché qui le arance amare non si trovano facilmente e dunque sarebbe inutile: però vi allego una foto notturna degli aranci di Siviglia con la torre più celebre della mia bella città -La Giralda -e le mura del Alcazar.
Invece, siccome immagino che oggi tutti voi avrete acquistato le ARANCE DELLA SALUTE DELL’AIRC (http://www.arancedellasalute.it/), ora vi darò la ricetta della marmellata di arance dolci siciliane che io faccio ogni anno. Ah, e se oggi non lo avete fatto, anche domani si trovano “le arance della salute”, mi raccomando, compratele!
Gli ingredienti sono:
arance dolci senza semi
zucchero (mezzo chilo per ognuno d'arance)
1 mela ogni 2 chili d’arance
1 limone ogni 2 chili d’arance
acqua
Lavare bene le arance e tagliarle – con tutta la buccia - a fettine finissime e poi ognuna in quattro parti. Lavare le mele e sbucciarle tagliandole a pezzettini. Mettere il tutto in una pentola e coprire appena d’acqua. Far bollire per circa 1 ora e poi togliere alcune fettine d’arance e lasciarle da parte. Frullare grossolanamente arance e mele cotte e aggiungervi lo zucchero e il succo dei limoni: cuocere a fuoco lento girando ogni tanto e aggiungendo anche le fettine d’arance lasciate da parte.
Quando la marmellata avrà raggiunto la consistenza desiderata (per saperlo basta assaggiare e immaginarla già fredda sulle fette di pane tostato) togliere dal fuoco.
Tenete preparati dei vasi di vetro puliti e sterilizzati: invasate subito la marmellata, ancora calda. Chiudete bene i vasetti con il coperchio, capovolgeteli e lasciateli raffreddare sotto un canovaccio.
Una volta raffreddata, conservate la marmellata in un luogo abbastanza asciutto e buio: ma quando aprite un barattolo poi conservatelo in frigo.
giovedì 24 gennaio 2008
CAVARADOSSI GIAPPONESE: AIUTO!!!

lunedì 21 gennaio 2008
ARISTA ARROSTO ALL'ARANCIA AL PROFUMO DI ROSMARINO E PEPE ROSA, SOPRA LETTO DI MELE

D'altronde nella maggior parte dei calendari astrologici dipinti o scolpiti, come ad esempio quello affrescato sulle pareti del Palazzo della Ragione a Padova, si raffigura nel mese del Capricorno la scena della uccisione e la lavorazione del maiale.
*Per sei persone occorrono:
1 kg di arista di maiale
qualche spuntatura di maiale (facoltative)
arance fresche
aglio
sale, pepe rosa
mele per il contorno
"Lardate" con fettine d'arance l 'arista, introducendole nei taglietti lungo la superficie della carne che avrete fatto, e rosolarla in poco olio con un rametto di rosmarino. Collocare poi l'arista in teglia con le spuntature (danno un po' più di grasso all'arista che ne ha poco), spicchi d'arancia, spicchi d'aglio con la camicia, olio d'oliva, sale, chicchi di pepe rosa e il rosmarino. Bagnare con abbondante spremuta d'arancia e un bicchiere di vino liquoroso, tipo Porto.
Il vino rosso è d'obbligo, almeno per me.
sabato 19 gennaio 2008
MA CHE GIORNATA MERAVIGLIOSA!

giovedì 17 gennaio 2008
L'IMPERMANENZA

Oggi mi sento meglio dopo tre giorni d’influenza e paracetamolo.
Mi alzo di buonora con abbastanza energia per cominciare a lavorare.
Vado in cucina per fare colazione e accendo la radio per ascoltare il GR; mentre mangio le mie solite fette biscottate con marmellata di limone (fatta in casa con i meravigliosi limoni del mio grande albero) e bevo la spremuta d’arance e il caffélatte ne ascolto ben due, uno su Radiouno e un altro su Radiodue, ma il menù è lo stesso: dimissioni di Mastella e il “no” di Prodi, gli interminabili discorsi per l’importantissima questione (?) del Papa all’Università di Roma, i rifiuti della Campania… Basta!
Spengo la radio. Mi alzo da tavola. Vado al mio studio e accendo il computer: dovrei scrivere alcune cose per le mie rubriche radiofoniche, ma nella testa ho, come ogni giorno da diversi giorni, la notizia dell’arrivo, un’altra volta ancora, del “mostro”, del cancro, nella casa di Carmen e Bruno, due carissimi amici, lei spagnola, lui pugliese: adesso quel “mostro” vuole impossessarsi di Bruno, anni fa si portò negli abissi il loro figlioletto di appena due anni.
Ho pianto quando un’amica comune mi ha dato la notizia la settimana scorsa: so che vuol dire l’arrivo del “mostro” nella vita di una famiglia. So che vuol dire la lotta ad armi impari contro quella belva senza pietà. So che vuol dire vedersi portare via la persona che ami.
Quanto è doloroso vivere, quanto dolore c’è nella vita. Di tutti.
Gettino la prima pietra coloro che non hanno ancora sofferto per la perdita di un essere amato, marito, moglie, genitori, figli, fratelli, parenti, amici…
Ho letto tempo fa questa bella leggenda buddista; si chiama “la parabola del seme di senape”.
“Una donna piange sconsolata per la morte del figlio e chiede aiuto a Buddha perché non riesce ad accettare la terribile perdita.
-Ti potrò aiutare se mi porti un seme di senape preso da una famiglia mai colpita dal dolore della morte- le disse Buddha.
La donna girò l’intero villaggio, bussando di porta in porta. Ma non riuscì a trovare una sola famiglia con quelle caratteristiche. E dunque non portò il seme di senape all’Illuminato.
E si rese conto, e capì, che la morte colpisce tutti, che il dolore è comune a tutti.
E riuscì ad accettare il suo.”
Dedicato a Carmen, Bruno, Giorgia (www.buba.it), Luana… A tutti voi e anche a me.
CON I FUOCHI DI SANT'ANTONIO IL VIA AL CARNEVALE: PIOGGIA PERMETTENDO


Ma il rito dell'accensione dei fuochi invernali di Sant'Antonio in realtà non ha molti rapporti con la vita del santo, bensì si tratta di un rito pagano legato alla collocazione calendariale della festività in questo momento dell'anno: un periodo di passaggio da una stagione all'altra, come accade anche con i fuochi che si accendono per San Martino a novembre, oppure con quelli di Capodanno o più in là con quelli di marzo per San Giuseppe.
Un rito, quello dei falò di Sant'Antonio, che si ripete da secoli e che simboleggia insieme tante cose: ad esempio, la funzione purificatrice che si attribuisce normalmente al fuoco, gli effetti magici dell'allontanamento delle streghe, degli spiriti invernali, dei morti, delle malattie...
Naturalmente, per "cristianizzare" questi riti pagani, c'è anche una bella leggenda che ora vi racconterò e che ha come protagonisti: un vecchio santo, un furbo maialino e il diavolo tentatore!
La bestiolina cominciò a scorrazzare facendo danni dappertutto: dopo aver tentato inutilmente di catturarla, i diavoli si recarono da sant'Antonio pregandolo di scendere all'inferno per riprendersi il maialino. E l'eremita, che non aspettava altro, si recò nel regno dei dannati con il suo inseparabile bastone a forma di Tau.
martedì 15 gennaio 2008
LA CUOCA ITAGNOLA SI SENTE UNA VERA "MONNEZZA"

venerdì 11 gennaio 2008
LA CUOCA ITAGNOLA DA' IL VIA ALLE RICETTE INGRASSANTI!
ANNUNCIO DELLA CUOCA ITAGNOLA

martedì 8 gennaio 2008
KOUGELHOPF, OVVEROSIA IL DOLCE DI KOUGEL IL VASAIO DELLA GAMBA DI LEGNO

Il tipico Kougelhopf des Rois Mages, pane dolce alsaziano di origine germanica, con la forma di una alta corona rovesciata, che una volta era soprattutto legato all'Epifania, viene preparato ormai in tutte le panetterie e pasticcerie dell'Alsazia per tante altre festività: Natale, Pasqua, matrimoni, nascite, vendemmia, sagre paesane, ecc.
Del tradizionale pane dolce chiamato Kougelhopf esistono molte ricette, secondo i luoghi, ma dappertutto gli elementi costanti sono l'uvetta all'interno e le mandorle e lo zucchero a velo in superficie.
Mentre la ricetta tipica originale è di Ribeauvillé, la cittadina dove è ambientata la leggenda del vasaio della gamba di legno e i Tre Re giunti dall'Oriente...
Kougel, nonostante la sua povertà, non dubitò un attimo a dare ospitalità ai tre viandanti offrendo loro quel che aveva da mangiare.
I Re Magi, perché di loro si trattava, mangiarono con appetito e poi andarono a dormire tutti e tre nel lettone del generoso vasaio.
Mentre Kougel si affaccendava da un lato all'altro della grande cucina per rimettere tutto a posto, nel silenzio della notte si udiva soltanto il suono della sua gamba di legno sul pavimento: "hopf, hopf, hopf"!
Al mattino dopo, quando Kougel scese in cucina di buon'ora per preparare la colazione ai suoi tre ospiti vide sul tavolo uno strano stampo di terracotta a forma di corona rovesciata all'interno del quale c'era un dolce ancora caldo.
Ingredienti:
375 g di farina 00
25 g di lievito
160 g di buon burro
3 uova
3/4 l di latte intero
2 cucchiaiate di zucchero
sale
100 g di uvetta
100 g di mandorle tostate pelate
1 stampo di terracotta per il Kougelhopf
In una terrina setacciare la farina, collocandola a fontana, e aggiungervi il burro, le uova intere, lo zucchero, il lievito sciolto nel latte tiepido e un pizzico di sale. Mescolare e lavorare bene la pasta con le mani. Lasciare poi riposare finché lievita. Poi lavorarla ancora e aggiungervi l'uvetta precedentemente tenuta a bagno in acqua tiepida e ben asciutta. Imburrare lo stampo e collocare nel fondo e lungo le pareti le mandorle tostate pelate. Versare il composto e lasciare ancora lievitare in un luogo caldo finché "cresce" fino a raggiungere il bordo dello stampo. Poi infornare a temperatura media per circa 45 minuti. Quando sarà cotto e dorato, lasciare raffreddare, toglierlo poi dallo stampo e cospargere di zucchero a velo.
PICASSO FA LE LINGUACCE

lunedì 7 gennaio 2008
IL PORTO DI SANTA MARINELLA

LA CUOCA ITAGNOLA DIVENTA REGINA!

sabato 5 gennaio 2008
LA VERA, VERA, VERISSIMA STORIA DELLA BEFANA!

tutta quanta inanellata
scende giù cor Bbefanino
da la cappa der camino.
Va dicendo a le ragazze:
siate bbone, nun siate pazze.
'Na ragazza impertinente
nun voleva fare gnente
e la Bbefana la portò via
ar paese della Bbefania...
"Ar Paese della Bbefania"? Ma, dov'è il "Paese della Bbefania"? C'è chi dice, amici miei, che sia a Roma, proprio a Piazza Navona; e dicono che fra i tetti della Piazza più bella di Roma, lei e suo marito Bbefanoto fabbrichino durante tutto l'anno i regali per i bambini. Certo, nei momenti di grande lavoro vengono ad aiutarli i loro due figli che vivono tradizionalmente, uno in Sicilia, a Cefalù, e l'altra in Toscana, dalle parti della Garfagnana.
Invece la figlia femmina della Bbefana (che a Roma si pronuncia proprio così con due "b"), si chiama Pifanietta ed è bravissima a cucire le calzette colorate tipiche della Befana... E pare che si sia sposata con un tale Marc'Antonio, come dice questa "Befanata" toscana che domani notte verrà cantata in alcuni paesi della Toscana:
La Befana ha una figlia,
già congiunta in matrimonio
con un certo Marc'Antonio
di buonissima famiglia...
ha due buchi nel calzino
mentre quella di Milano
ha due toppe nel pastrano:
Giunte entrambe a Riccione
si comprarono un bel maglione;
e alla scopa stanca di volare
fanno fare un tuffo in mare.
La mattina la strada riprendono
che i bambini già le attendono;
sotto i camini son pronti i calzini
di tutti i ragazzi: da Trieste a Vizzini!
In ogni modo, e qualunque sia il suo nome, la buona Vecchia che nella Dodicesima Notte dopo Natale, alla fine del periodo di transizione fra il vecchio e il nuovo anno, arriva portando regalini ai bambini il giorno dell'Epifania, non sarebbe altro che la personificazione niente di meno che della Madre Natura, giunta alla fine del ciclo vitale invernale; e perciò assume infatti le sembianze di una specie di vecchia e benevola strega a cavallo di una scopa volante.
E allora questa Vecchia che c'entra con l'Epifania? Beh, centra, perché dalla parola "Epifania" deriverebbe anche il nome della italianissima "Befana", e cioè una deformazione di "Pifania" a "Befania" e poi infine a "Befana".
E a proposito sapete cosa vuol dire Epifania? Vuol dire "Manifestazione", e infatti domani si celebrerà la "Manifestazione di Dio agli uomini nel suo Figlio Gesù".
a cavallo di una scopa:
vola senza far rumore
nella notte nera nera.
Sulle spalle ha tanti sacchi
e li posa sui camini
tira fuori sorridente
i regali per i bambini.
Bambole e trenini
giostre e orsacchiotti,
dischi e grembiulini,
dolci e biscottini!
EL ROSCON DE REYES (Ciambellone dei Re)

Allo stesso modo all'interno del Roscón de Reyes, come ho accennato, viene nascosta una "sorpresa" che una volta era una fava secca, poi di porcellana o di metallo e infine un piccolo oggettino, in genere una figurina di porcellana che raffigura uno dei Re: chi la trova viene incoronato "Rey por un dia", "Re per un giorno"e verrà incoronato con la coroncina di cartone che orna di solito la ciambella. In alcuni luoghi, specialmente in Latino America, sono due gli oggetti nascosti nel ciambellone: una figurina e una fava: chi trova la figurina sarà appunto il "Re" e chi la fava dovrà pagare il dolce per tutti.
L'usanza è anche molto diffusa in Francia dove il Roscón de Reyes si chiama Galette des Rois. Mentre in Portogallo, dove tuttora in alcune regioni sono proprio i Re Magi a portare i regali ai bambini, si chiama il "Bolo Rei", la "Corona dei Re", che si può degustare dal 15 dicembre e fino al 15 gennaio. Il "Bolo Rei"è confezionato con la pasta delle brioche ma arricchita con tartufi di cioccolato e decorato con i frutti canditi e lo zucchero a velo: un vero e proprio inno al solstizio d'inverno!
Ma ecco invece la ricetta del nostro (spagnolo) Roscòn de Reyes (come quello della foto) per la colazione o il pranzo di domani 6 gennaio.
Preparatelo anche voi questa notte per i vostri bambini: così avrete un alibi per rimanere alzati fino a buon ora e poter ascoltare i vostri animali che parlano in questa notte magica della'Epifania o della Befana, quando una volta si credeva anche che i morti s'incarnassero. Viene detta anche "La Dodicesima notte" (ricordate Shakespeare?) : una notte che conclude il periodo di passaggio dal vecchio anno al nuovo cominciato col Natale. Si tratta dunque di una sorta di capodanno, e come ogni "capo dell'anno" è colma di sortilegi, e perciò, come dice il proverbio:
Per 8 persone:
500 gr di farina
3 uova
3 cucchiai di zucchero
50 g di burro
latte
3 cucchiai d'acqua di fiori d'arancio
1 arancia
30 g di lievito di birra
150 g di frutta candita varia
3 cucchiai di granella di zucchero
2 cucchiai di sciroppo di zucchero
ciliegine candite
1 fava secca oppure una figurina di porcellana
cartoncino dorato
Poi spennellare una teglia tonda di circa 30 cm di diametro e trasferirvi la pasta a forma di un rotolo a corona, all'interno del quale sarà stata inserita la fava secca, la monetina o qualsiasi sorpresina. Spennellare la pasta con lo sciroppo e cospargerla con la granella di zucchero: coprire di nuovo e lasciarla lievitare ancora un'altra ora.
Infine cuocere nel forno a 180° per 40 minuti circa.
YA VIENEN LOS REYES MAGOS!

Por los arenales
Ya le traen al Niño
Mantilla y pañales
Oro trae Melchor,
Incienso trae Gaspar,
Oro,incienso y mirra
El rey Baltasar.
Questo è un villancico, i canti di Natale della mia terra che si cantano durante tutto il periodo natalizio, fino all'Epifania: molti cominciano con la tipica strofa, che in genere, è anche il titolo del canto, "Ya vienen los Reyes Magos" ("Già arrivano i Re Magi"). I quali Re, Melchor, Gaspar e Baltasar, oltre ai tre soliti doni, portano al Bambino anche altri più utili come "mantilla y pañales", "copertina e pannolini":
"Arrivano i Re Magi/ lungo le maremme/per portare al Bambino/ copertina e pannolini./ Oro porta Melchiorre/Incenso Gaspare/Oro, incenso e mirra/ il Re Baldassarre".
Come avete potuto costatare nella canzoncina il più generoso dei tre è Baldassarre che per tradizione da noi è il negretto. Perciò io, da piccola, la letterina a "los Reyes Magos" la indirizzavo direttamente a lui, per garantirmi che mi avrebbero portato tutto ciò che chiedevo.
E, sì, amici blogger, per noi spagnoli i regali natalizi sono un compito dei Tre Re Magi che ogni anno la sera del 5 gennaio arrivano con i loro numerosi cortei e con carrozze, cammelli, elefanti, cavalli e quant'altro, carichi di doni, specialmente tantissimi giocatoli!
In Spagna il 6 gennaio è detto infatti "el dia de los Reyes Magos", "il giorno dei Re Magi": il più atteso e importante dell'anno per i bambini. In molte famiglie, per punire con leggerezza di coloro che non si sono comportati bene, si usa nascondere i giocatoli e lasciare in vista un po' di carbone: la punizione finisce però presto perché dopo che il bimbo ha pianto un po' lo si induce a cercare per la casa finché trova i suoi regalini. Si ammonisce infatti i più piccoli durante tutto l'anno dicendo loro che "i Re Magi portano i giocatoli ai bambini buoni e carbone ai cattivi".
La Spagna è infatti uno dei pochi Paesi dove ancora i regali si portano per la ricorrenza dell'Epifania: nonostante la moda straniera di Papá Noel adottata a volte nelle famiglie dove non ci sono bambini, nel cuore della maggior parte di tutti noi spagnoli e soprattutto dei più piccoli los Reyes Magos occupano il posto d'onore.
Ebbene, come dicevo, arrivano al pomeriggio del 5 gennaio con i loro carri pieni di sogni e un seguito di inservienti, scudieri, damigelle pronti a aiutarli dopo la sfilata per le vie della città, a depositare i doni davanti alle scarpe che ogni bambino ha lasciato nella stanza dove si è allestito il presepe oppure nel salotto buono.
Fin dal giorno dell'Immacolata, l'8 dicembre, si comincia a scrivere la letterina, la carta a los Reyes Magos, per chiedere loro i regali che ogni bambino in cuor suo crede di meritare: perciò, in genere, i Re vengono informati anche del comportamento che si è avuto durante l'anno che sta per finire. Le letterine sono personalissime ma la formula, tramandata da generazioni perché sono le mamme ad aiutare i più piccoli a scriverle, è sempre la stessa, e cioè saluto iniziale, breve resoconto della condotta avuta nei mesi passati e richiesta dei regali sognati ma senza esagerare per via degli altri milioni di bimbi che ne attendono altri:
"Queridos Reyes Magos: he sido muy bueno, incluso cuando mi hermanito me ha pegado y por eso os pido por favor los siguientes regalos, naturalmente si podeis, porque ya se que somos muchos y no siempre hay bastantes cosas para todos....".
Poi si elencano i doni che si desiderano in ordine d'importanza dando astutamente ai Magi (i più grandicelli che già sospettano sul ruolo dei genitori...) persino delle indicazioni precise dove trovarli, oppure dove sono stati visti, e, a scanso di equivoci, persino la marca di alguni prodotti. Infine il bambino, per far notare ai Magi la propria generosità, chiede anche qualche regaluccio per i genitori, anche perché gli adulti non scrivono la letterina: i Re Magi - si dice - leggono soltanto quelle dei bambini.
In quasi tutte le città della Spagna i Re Magi arrivano il pomeriggio del 5 gennaio con un grande corteo, chiamato la Cabalgata de los Reyes Magos che assume caratteristiche diverse secondo le località, e che sfila per le vie principali fino a tarda sera. Si tratta di una festa molto popolare che tutti i bambini spagnoli attendono durante l'anno, anche nei nostri giorni e nonostante il consumismo che ha fatto sì che tanti ragazzini abbiano regali in tante altre occasioni: ma quelli portati dai Tre Re sono "magici" e soprattutto è "magica" la noche de Reyes, la "notte dei Re".
In alcune città, come Madrid e Barcellona dove insieme con Siviglia, la mia di nascita, la Cabalgata è più grandiosa, la sfilata finisce in una importante piazza cittadina in cui è stato allestito un palchetto per il saluto dei Re: ai numerosi bambini presenti viene fatta la raccomandazione di andare presto a dormire e di chiudere ben forte gli occhi nell'eventualità che dai loro letti sentissero il minore rumore, altrimenti i Magi, indispettiti, sarebbero andati via senza lasciare niente!.
Fin dalle primissime ore del pomeriggio di oggi 5 gennaio, bambini e adulti attendono dunque lungo le strade e nelle piazze il passaggio della Cabalgata ingannando la lunga attesa con panini, dolciumi e bibite varie. Ma appena il primo carro si avvista in lontananza e qualcuno grida "ya vienen los Reyes Magos!
E dopo la Cabalgata de los Reyes Magos, i piccoli tornano nelle loro case assonnati, stanchi e felici per aver potuto vedere i loro beniamini. Occorre poi cenare e andare a letto subito perché la tradizione vuole che i Re Magi non si fermino nelle case dove la luce è ancora accesa e soprattutto dove ci sia qualche bambino sveglio.
Prima di andare a dormire però i ragazzini lasciano le loro scarpe sul davanzale della finestra oppure davanti al presepe o all'albero di Natale perché così i Magi riconosceranno a chi appartengono e possono lasciare a ognuno i doni richiesti nella letterina.
Le mamme avranno avuto l'accortezza di riempire un ciotola di latte per i cammelli e di lasciare una bottiglia di "anis del Mono" (liquore d'anice) e un piattino con alcuni tipici dolci natalizi, come i polvorones, gli alfajores e i marzapanes, per i Tre Re probabilmente infreddoliti e affamati per la fatica. Ma quel che i Magi preferiscono è il loro dolce: il Roscòn de Reyes!
La cosidetta "Ciambella dei Re" è una sorta di ciambellone che per tradizione tutta la famiglia mangerà per colazione la mattina del 6 gennaio con una tazza di cioccolata calda; ma il più delle volte il tradizionale dolce si lascia per il pasto di mezzogiorno. E prima, oppure dopo quel pranzo, i bambini vanno a ritirare i regali che i Re Magi hanno lasciato per loro anche nelle abitazioni di nonni, zie e altri parenti.
Infine, il giorno dopo la festa si tornerà a scuola dove la domanda comune sarà quella che i ragazzini spagnoli si scambiano da secoli: "¿Qué te han traido los Reyes Magos?, "ché ti hanno portato i Re Magi?".
venerdì 4 gennaio 2008
IL PESCE DI GUERRA DI ELVIRA DE VICO




