venerdì 12 dicembre 2008

SANTA LUCIA PATRONA DELLA VISTA



Il 13 dicembre è la festa di Santa Lucia, ritenuta la patrona della vista, ma in alcuni luoghi dell'Italia, specialmente del nord, porta i regali ai bambini.



Santa Lucia è una giovane martire nata a Siracusa nel IV secolo e perciò festeggiata alla grande nella bella città siciliana come sua santa patrona.

Ma sapete perché è ritenuta la protettrice della "luce degli occhi"?


Le spiegazioni sono tante.
Si dice, ad esempio, che nella leggenda del suo martirio lei aveva esclamato: "Ai non credenti toglierò l'accecamento", che in realtà voleva dire "li convertirò".
D'altra parte c'è chi sostiene che il patronato sia stato ispirato da una "truculenta" leggenda medievale dove si narrava che Lucia, per non cedere la sua verginità al fidanzato imposto dal padre, si sarebbe strappata gli occhi.
Per questo motivo in molte raffigurazioni santa Lucia appare con gli occhi su un piattino che tiene in mano.
Ma in realtà l'ipotesi più fondata è che il patronato della santa Lucia vista sia dovuto proprio al significato del suo nome, Lucia, che deriva dal greco luke, "luce" e poi anche dal latino lux, o lucis, che significano entrambi "LUCE".
E la "luce, il dono di vedere sempre la luce, e cioè di "vegliare per la loro vista" sarà quello che molti fedeli chiederanno alla santa quando il 13 dicembre si recheranno nelle chiese dedicate a Santa Lucia.
Altri studiosi sostengono infine che il patronato è nato perché il culto della santa iniziò sull'isola di Ortigia, la zona greca più antica di Siracusa, dove esisteva un tempio in onore della dea Artemide, che i Greci ritenevano "la dea della luce", simboleggiata dalla LUNA.

In ogni modo, e aldilà dalle varie interpretazioni, pare che porti veramente bene alla vista sciacquarsi gli occhi la mattina del 13 dicembre, appena svegli, naturalmente nel nome di santa Lucia, che , come dice il proverbio, "è la santa più luminosa che ci sia!"


Quanto alla dolce “cuccia”, ecco perché si mangia per la festa della santa siracusana.

Si narra che una grave carestia aveva colpito Siracusa nel 1646 e, consumate le scorte, molti cominciavano a patire la fame. Il vescovo invitò la cittadinanza alla preghiera e il 13 maggio, mentre la cattedrale era gremita per la messa, una colomba oppure una quaglia, secondo le versioni, entrò nella chiesa, e poco dopo alcuni bastimenti carichi di grano e di legumi entravano nel porto.

In ricordo di quel prodigio in tutta la Sicilia, per Santa Lucia, non si mangia pane o farina di frumento, ma soltanto legumi, verdure e altri simili cibi.
E soprattutto si mangia la cuccìa che è grano cotto con altri legumi o nel latte con lo zucchero.
Tipiche di Santa Lucia sono anche le panelle di farina di ceci, che ricevono varie forme: anticamente erano dette anche pisci-panelli perché somigliavano piccoli pesci.

Il Pitré, che era un grande studioso siciliano delle tradizioni della sua terra, ricorda che la santa conserva per sempre la vista a chi si astiene di mangiare prodotti con la farina di frumento il 13 dicembre.
Insomma, un altro motivo per cui durante la festa della santa i siracusani non mangiano pane e pasta, ma solo la cuccìa, le panelle, il riso, i legumi, le castagne lessate, e la ricotta.

E a proposito di Santa Lucia…

Non date retta, non ascoltate, cari ascoltatori tutti coloro che, per radio o TV, il 13 dicembre cominceranno a ripetere che "Santa Lucia è il giorno più corto che ci sia", perché non è vero per niente!

Si tratta di un vecchissimo detto nato nel medioevo quando a causa del calendario giuliano il giorno del solstizio invernale era retrocesso dal 21 (come accade oggi all'incirca) al 13 dicembre. L'errore fu corretto poi nel 1582 col nuovo calendario gregoriano ancora in funzione, sicché da allora, e sono passati più di quattro secoli, "il giorno di Santa Lucia non è il più corto che ci sia"!

In ogni modo il suo antico patronato sul solstizio d'inverno, un momento ritenuto nell'antichità magico perché segna la rinascita simbolica del sole, ha trasformato Lucia in una dispensatrice di doni per il nuovo anno, come accade con san Nicolaus, con Babbo Natale, oppure con la Befana; tant'è vero che nelle Tre Venezie Santa Lucia porta regali ai bambini a cavallo di un asinello, ma anche una piccola frusta per castigare i più capricciosi.

La santa è diventata popolare fra l'altro nel Veneto e nelle regioni limitrofe perché le sue reliquie si trovano a Venezia fin dall'inizio del secolo XIII. Vi furono trasferite nel 1203 dal doge Enrico Dandolo quando Costantinopoli cadde in mano ai Crociati.
Nella capitale dell'impero bizantino erano state trasportate dalla Sicilia nel 1039 dal generale Giorgio Maniace, che aveva liberato Siracusa dai musulmani, per farne omaggio all'imperatrice Teodora.



Una volta i bambini veneti più "saputelli" e persino quelli della Dalmazia che era una volta veneta, declamavano questa filastrocca che non mostra molta fiducia nella santa:


Santa Lucia, mama mia,
porta bomboni in calza mia,
se la mama non me mete
resta svode le calzete,
con la borsa de papà
Santa Lucia portarà.

Insomma, cari amici, la festa di Santa Lucia è popolare in tanti luoghi dell'Italia, dal nord fino alla Sicilia; ma anche in tanti luoghi dell'Europa e soprattutto -voi forse non ci crederete, nella fredda e nordicissima Svezia!
Eh sì, in Svezia, si festeggia il 13 dicembre la fragile e mediterranea santa siciliana Lucia.
Una Festa dei nostri tempi, che risale soltanto al 1927 quando un quotidiano della capitale decise di bandire un concorso per eleggere la cosiddetta Lucia di Svezia che con una corona di sette candele in capo e accompagnata da compagne vestite come lei di una tunica bianca doveva raccogliere i doni natalizi da distribuire il 13 dicembre ai bisognosi, ai malati e agli anziani in occasione delle feste natalizie.
L'iniziativa ha attecchito tanto fino a diventare in pochi decenni una tradizione nazionale che ogni anno si ripete per tutta la Svezia.

Certo, ci si domanderebbe perché si doveva scegliere proprio una ragazza come la "Lucia di Svezia"; ebbene all'origine di quella scelta vi è la Leggenda del giorno di Santa Lucia, scritta nel 1912 da Selma Lagerlof, premio Nobel per la letteratura.

Ma quel che è incredibile è che fin dal 1950 la festa svedese si è collegata a quella siciliana: sicché una giovane svedese eletta come "Lucia" si reca in questi giorni di feste a Siracusa, invitata dalla cittadinanza, per partecipare alla processione finale che conclude l'ottava il 20 dicembre.

E quel che è ancora più incredibile è che nelle case della nordica Svezia, le ragazze vestite di bianco con le sette candeline accese in testa, e che sono le varie "Lucie", hanno anche il compito di svegliare i propri familiari e amici cantando la napoletanissima "Santa Lucia!": sì, amici, quella che conosce persino la "cuoca itagnola; quella che dice "San Lucia, santa Lucia...

3 commenti:

marcella candido cianchetti ha detto...

che gran bell'articolo, ed è un commento di siciliana doc buona giornata

Betta ha detto...

In realtà la tradizione dei doni ai bambini portati da Santa Lucia è estesa ad altre zone d'Italia, ancora oggi(http://www.facebook.com/group.php?gid=27341099116); nonostante la concorrenza di Babbo Natale. Invece, quando mia madre era bambina,perciò prima della guerra, in Emilia Santa Lucia portava ai bambini soprattutto agrumi (mandarini e arance).

la cuoca itagnola ha detto...

*Grazie Marcella, detto da una siciliana doc come te mi fa ancora più piacere.

*Betta, è vero, anche altgri luoghi dell'Italia festeggiano santa Lucia come protatrice di doni, ma la tradizione credo sia molto più radicata oggi specialmente nelle Tre Venezie. cari saluti e Buone Feste con gli ottimi consigli salutari del tuo blog che visito quasi regolarmente.