mercoledì 17 dicembre 2008

I CIBI DEI RICORDI: SOPA CASTELLANA DE LAS MONJAS

Oggi la Cuoca Itagnola, appena ritornata da un viaggio "lampo" nella sua amata Siviglia, dove è riuscita ad ingrassare almeno un chilo a forza di assaggiare tutto quel che la riporta all'infanzia, vi vuole proporre un tema: "IL CIBO DEI RICORDI".



Un tema del quale ha parlato nella sua rubrica su Radiodue "Che bolle in pentola?" questa fine di settimana appena trascorsa tra piogge e bufere.





Avete presente la celebre "madeleine di Proust"?


Ma sì, quel piccolo dolcetto francese a forma di conchiglia, come una sorta di focaccina gonfia e morbida al sapore di vaniglia e limone che ora, con al globalizzazione alimentare possiamo anche trovare nei centri commerciali.


Ebbene, per Marcel Proust questa madeleine era il suo "cibo dei ricordi", la molla che lo portava a ricordare alcuni momenti della sua infanzia, come spiega nel suo bellissimo romanzo "Alla ricerca del tempo perduto", che se non lo avete già fatto dovete leggerlo sen'altro.

Ma andiamo per parti.
Per i distratti che ancora non conoscono Marcel Proust dirò semplicemente che era uno dei grandi scrittori francesi, che si chiamava in realtà Valentin Louis Georges Eugène Marcel Proust, che era nato a Parigi, il 10 luglio 1871 dove morì il 18 novembre 1922 , e che la sua opera principale s'intitola appunto À la recherche du temps perdu ("Alla ricerca del tempo perduto").
Conosciuto mondialmente, per semplificare il lungo titolo, come "la Recherce" , si tratta di un romanzo scritto tra il 1908-1909 e il 1922 e pubblicato nell'arco di quattordici anni, tra il 1913 e il 1927, di cui gli ultimi tre volumi postumi.
Per meri motivi editoriali è infatti suddivisa in sette volumi:

Dalla parte di Swann (1913)
All'ombra delle fanciulle in fiore (premio Goncourt, 1919)
I Guermantes (1920)
Sodoma e Gomorra (1921-1922)
La prigioniera (1923)
La fuggitiva o anche Albertine scomparsa (1925)
Il tempo ritrovato (1927)
E, naturalmente, come il suo titolo complessivo indica, è un viaggio nel tempo e nella memoria: un viaggio singolare che si snoda tra vizi e virtù.

Memoria, scrive Proust, che ci dà la possibilità di rivivere momenti passati che associamo a determinate sensazioni: come era accaduto a lui con il sapore della madeleine.
Il tipico dolcetto francese, riassaporato dopo anni, ricorda al protagonista del romanzo le giornate d'infanzia passate a casa della zia malata a Combray.

Perciò la madeleine citata da Proust è diventata proverbiale: ogni volta che un determinato sapore o un profumo di un cibo, ci riporta a tempi passati, si dice infatti che "è come la madeleine di Proust"!


Come d'altronde accade alla Cuoca Itagnola ogni volta che ritorna a Siviglia e viene "perseguitata" da profumi e sapori di cibi terribilmente ingrassanti ma stupendamente emotivi, fra cui tutti quelli che in questi giorni pre-natalizi troneggiano nelle vetrine delle pasticcerie sivigliane: pestiños, figuritas de mazapàn, polvorones, mantecados, alfajores, roscos de vino, dulces de las monjas e turrones.
Torroni, turrones, de mille sapori "proustiani": de yema, de jijona, de chocolate, de leche merengada, de crema catalana, de naranja, de guindad, de datiles, ecc...

E come resistere davanti a tutte queste mie "madeleine di Proust"?


Infatti la Cuoca Itagnola non resiste e ritorna con sovrappeso nei fianchi (il suo "mediterraneo" punto d'ingrasso immediato) e anche nelle valigie piene di ogni ben di Dio: alcuni soltanto dei suoi tantissimi "cibi dei ricordi"!

Ma sabato e domenica appena trascorsi il "cibo dei ricordi" che ho descritto ai mie ascoltatori di Radiodue, non era sivigliano e non era nemmeno un dolce natalizio: era un piatto umile, nato nella pastorizia e cucinato anche dalle suore e frati fra le mura dei conventi.

Un piatto che ogni volta che lo preparo o lo mangio, mi riporta la mia infanzia, come accadeva appunto a Marcel Proust con le sua madeleine...
Si tratta di una zuppa a base di pane raffermo che sebbene sia diffusa in tutta la Spagna rurale, pare sia nata originariamente in Castiglia, anche se molte altre regioni spagnole ne rivendacano la paternità: si chiama "sopa castellana de las monjas" ("zuppa castigliana delle monache").
La Castiglia? E perché l'infanzia della andalusa Cuoca Itagnola è legata alla Castiglia, si domanderà forse qualcuno di voi?
Ve lo spiego subito.

Fu proprio la Castiglia la regione che diede i natali alla gran santa, patrona della Spagna, Teresa d'Avila, fondatrice di numerosi conventi carmelitani, colei che diceva alle monache che si lamentavano di dover lavorare tutto il giorno, soprattutto in cucina, senza, poter pregare abbastanza, che nessun lavoro distoglie dalla santità perché "anche fra le pentole c'è Dio".
Dovete sapere che santa Teresa d'Avila è la mia illustre antenata, perché dalla sua famiglia paterna, discende la mia, la famiglia dei Cepeda: Teresa de Cepeda y Ahumada, si chiamava lei infatti e io, la Cuoca Itagnola, Marina Cepeda Fuentes...


Dunque quando mia madre preparava la zuppa che vi ho citato prima e che non amavo molto allora, oppure quando io e mie fratelli facevamo chiasso, mio padre ci diceva "buoni, dovete essere buoni e ubbidienti come la zia Teresa...".

"La zia Teresa" era come avrete capito santa Teresa d'Avila!


Ecco dunque la ricetta conventuale di questo "cibo dei ricordi" della Cuoca Itagnola.



SOPA CASTELLANA DE LA MONJAS (Zuppa castigliana delle monache )



Una ricetta, questa dei miei ricordi infantili, a base di pane raffermo, perché la Castiglia è terra di grano e quindi di pane, sicché le ricette a base di pane - come questa zuppa - sono tante: naturalmente deve essere raffermo perché i castigliani, come d'altronde tutti gli spagnoli, non buttano mai il pane.

In realtà la "zuppa castigliana" è semplicemente una variante della ispanica "sopa de ajos", la "zuppa d'aglio"c dei pastori transumanti, con l'aggiunta di prosciutto; ma che varia persino in Castiglia: nella provincia di Zamora, ad esempio, si sostituisce il prosciutto per un paio di pomodori maturi e si utilizza la paprica piccante.


Ingredienti per 4 persone:
250 gr di pane bianco raffermo affettato
2 spicchi d'aglio
100 gr di prosciutto a dadini
100 gr di strutto
1/4 di cipolla affettata
1 cucchiaio di pimentón, o paprica dolce
olio d'oliva, sale
1 uovo

In un tegame di coccio con poco olio soffriggere l'aglio intero senza buccia; appena sarà dorato ritirarlo e pestarlo nel mortaio con un poco di sale; metterlo da parte.

In un padellino sciogliere lo strutto (anche con l'olio d'oliva va bene) e rosolarvi il prosciutto e la cipolla insieme. Quando la cipolla comincerà ad imbiondire aggiungervi la paprica e l'aglio pestato rimestando bene per mescolare bene tutto; tenere al caldo.

Nel tegame di coccio aggiungere ancora mezza tazzina d'olio e dorare le fette di pane; aggiungervi il soffritto e coprire bene con acqua calda lasciando cuocere a fuoco lento per circa 25 minuti: ogni tanto spezzettare il pane con la paletta da cucina.
Quando il liquido verrà assorbito e il pane diventerà quasi una crema leggermente croccantina, versare in superficie un'uovo sbattuto (oppure intero) e lasciare ancora alcuni minuti al fuoco per farlo rapprendere.
Servire la zuppa molto calda nello stesso tegame. Si può anche portare a tavola in tegamini individuali, ma in quel caso si affoga un uovo in ognuno.

E poi, naturalmente, ci vuole un brindisi con del buon vino rosso in onore dei ricordi infantili e, nel mio caso, della "zia Teresa", "la santa che amava le pentole"...



A questo punto non mi resta che chiedervi:
Avete mai pensato quale è la vostra "madeleine di Proust"?
Sapete quale è il vostro "cibo dei ricordi", quello che vi riporta all'infanzia?

12 commenti:

Ciboulette ha detto...

Che fame mi fa venire (anzi aumentare..) questa zuppa!!!

Puoi vantare una "zia" davvero importante Maria, che sicuramente ti ha lasciato in eredità il tuo bel carattere..... :)

La mia madeleine, quella che mi fa venire il batticuore, e non è una metafora, non è un piatto, ma un tipo di uva, quella Italia, aromatia, croccante..forse perchè i miei la compravano sempre quando ero piccola, ed ora è così difficile trovarla ugualmente buona e profumata...ma quando mi capita di trovare quella "vera", dentro di me succede un piccolo terremoto, davvero mi batte forte il cuore, e sento l'emozione che sale su per il collo ed arriva fino alla testa...

Ti abbraccio!!!

la cuoca itagnola ha detto...

Elvira2, grazie per le tue visite e i tuoi bei commenti: certo quel tipo d'uva di cui parli è proprio buona e un po' mi ricorda a quella che da noi si coltiva nel sud e in levante e si chiama "moscatel". Anch'io ti abbraccio e se non ci sentiamo ti desidero un natale sereno e pieno di piccole felicità: le migliori!

Anonimo ha detto...

Marina, ti sento domani mattina!! sarai registrata? mah, chi lo sa!Grazie per quello che scrivi.Un abbraccio telematico e BUON NATALE e BUON ANNO !!!!
ciao
Letizia

Anonimo ha detto...

mni è dispiaciuto tanto non riuscire a vederti... alla prossima!

questa zuppa mi ricorda tanto la migas, che adorooo!!!

ti mando un abbraccio enorme e mille auguri, anche a clara.
besitos!
laura

Carolina Ramos ha detto...

Che bello, ti ho scoperto per caso. In realtà è stata una mia conoscente a dirmi di visitare il tuo blog, visto che ogni volta che ti sente pensa a me (perché sono andalusa pure io, non di Siviglia, ma nella tua meravigliosa città ho fatto l'università e sono stati cinque anni fantastici).

Ora ti metto nel mio reader, così seguo perbene la cuoca itagnola :-)

Carolina

La cuoca itagnola ha detto...

*Grazie Letizia, un abbraccio e buone feste.

*Ma sì, ci vedremo la prossima volta che andrò a Siviglia Laura: felices fiestas!

*Hola Carolina, encantada de encontrarte por estos parajes: de donde eres?Un beso y feliz Navidad!

Carolina Ramos ha detto...

Mis padres son malagueños de Casares, pero yo nací en Algeciras, aunque he vivido en varias ciudades (entre ellas, como decía, tu maravillosa Sevilla), ahora en Roma desde hace ya unos cuantos añitos (bueno, 7, tampoco muchísimos).

¡Feliz Navidad y próspero año nuevo a ti también!

Rita ha detto...

ciao Marina,non potevo mancare di mandarti i miei sinceri auguri di buone feste.Per una truffa di tele2 mi ritrovo dal 14 ottobre senza internet,quindi sono venuta da mia cugina apposta. Sabato mattina mi sono riaddormentata mentre ascoltavo la tua trasmissione,ma non ho perso una sola parola perchè sognavo di starti di fronte,di vederti e ascoltare quello che dicevi. Ciao,un bacione Rita

La cuoca itagnola ha detto...

Vaya sitio donde nacer, Carolina!Nada menos que en la tierra del gran Paco de Lucia.Bueno pués por ahora te deseo felcies y serenas fiestas y a ver si en le 2009 nos conocemos: dos andaluzas en roma no tienen màs remedio que encontrarse. Te presentaré a mi hija Clara que es actirz y bailaora y tiene un Atelier de flamenco en Trastevere: la Triana de Roma, vamos.
Un abrazo.

* Ciao Rita, ben tornata. Auguroni e grazie per i tuoi e anche per ascolatarmi anche nel sonno...Un abbraccio e Buon Natale di nuovo.

Carolina Ramos ha detto...

¡Muchas gracias, cuoca itagnola! Con mucho gusto, me encantará conoceros. En febrero acabo el periodo de maternidad y vuelvo al trabajo, así que ¡seguro que nos conocemos! ¡Próspero año nuevo! :-)

LA CUOCA ITAGNOLA ha detto...

O sea Carolina que eres madre: tu criatura es itagnola como la mia?
Enhorabuena y un abrazo.

Carolina Ramos ha detto...

Itagnolísima, bilingüe y con dos apellidos (il famoso e sudato doppio cognome). Mamá andaluza y papá romano :-)

¡Hasta pronto!