sabato 22 novembre 2008

SANTA CATERINA DI ALESSANDRIA: PATRONA DELLE SARTINE O CATERINETTE




Era poco più di una adolescente la martire che la chiesa festeggia il 25 novembre, santa Caterina: una giovanissima principessa nata nel IV secolo ad Alessandria di Egitto, e uccisa sotto l'imperatore Massenzio, il quale, prima di farla decapitare, l'aveva sottoposta alla tortura delle ruote appuntite.

E con la ruota del martirio viene raffigurata, come in questo dipinto del Caravaggio.









Ma la tradizione vuole che per l'intervento di un angelo le ruote la risparmiassero e perciò Caterina di Alessandria è la santa patrona di molti mestieri che hanno a che vedere con le ruote, fra cui anche i moderni "gommisti".




Fin dal Medioevo la santa era diventata anche la protettrice delle ragazzine: un tempo in Francia, alla sua festa le bambine aspettavano dei regali mentre le ragazze, all'uscita della messa, avevano il diritto di scegliersi un cavaliere per far colazione.



E a Parigi e a Torino, una volta le capitali della moda, le apprendiste sarte l’avevano scelto come patrona e perciò erano chiamate "Caterinette" : e al popolare "ballo delle caterinette" non mancavano mai gli studenti torinesi!






Ma anche a Forlì, in Romagna, è molto sentita la Festa di Santa Caterina di Alessandria, e in suo onore si celebra "la Sagra del torrone" dedicata secondo la tradizione "alle belle spose": l'usanza vuole infatti che i mariti e i fidanzati regalino quel giorno un torrone alle loro amate.





Anche i bambini partecipano alla popolare fiera e per le vie della cittadina troveranno i tipici cioccolatini a forma di campana, animaletti di terracotta, e le cosiddette catarem o "caterine", cioè bamboline di pasta frolla ricoperta di cioccolato e glassa colorata.





Durante la Fiera di Santa Caterina di Gorgonzola, a una ventina di chilometri da Milano, si mangia invece la "polentata" gigante servita in piazza con fette di formaggi locali fra cui il gorgonzola!





Santa Caterina è festeggiata anche a Novi Ligure (in provincia di Alessandria) con un'antichissima "fiera agricola" che risale al Seicento e dove si mangia il tacchino arrosto.





E anche ad Alassio, nella provincia di Savona, in onore della santa egiziana i liguri confezionano da secoli le tradizionali figasse, che sono gallette con la santa disegnata sopra: vengono benedette e distribuite fra i partecipanti perché dovrebbero preservare dai naufragi e dalle tempeste, che in Liguria fra l'altro sono abbondanti.


Perciò una volta le mogli dei marinai liguri mettevano le figasse di santa Caterina nel bagaglio dei loro mariti.










Santa Caterina d’Alessandria, patrona delle fanciulle da marito, delle sartine e delle partorienti dovrebbe essere inoltre pregata, e molto, in questo periodo di agitazione, dagli studenti perché, grazie alla sua leggendaria sapienza, capace persino di confondere i filosofi pagani, è anche patrona dell'università!



In questa veste di sapiente, la si può ammirare nelle "Stanze Borgia" dei Musei Vaticani, in un bellissimo affresco del Pinturicchio del 1493 chiamato "La disputa di Santa Caterina", dove la santa ha le sembianze della tredicenne Lucrezia Borgia, figlia del papa Alessandro VI!












Ma per la sua collocazione calendariale a fine novembre la santa ha anche ispirato molti proverbi metereologici:


"Per Santa Caterina la neve alla collina" oppure, "Per Santa Caterina o neve o brina".


E in quel caso si consigliava: "Per Santa Caterina tira fuori la fascina", cioè comincia ad accendere il fuoco nel camino con una fascina ben asciutta dopo la lunga estate; insomma, un proverbio che la dice lunga sulla robustezza dei nostri avi, che aspettavano fino alla fine di novembre per accendere regolarmente il camino mentre noi riscaldiamo ai primi freddi.



A quei tempi si diceva anche: "Per Santa Caterina manicotto e cassettina": la cassettina era un recipiente di metallo pieno di brace e cenere che si adoperava per scaldare i piedi: da me in Spagna si chiama brasero e ancora resiste, ma sostituito da uno apparecchio elettrico che si colloca sotto il tavolo tondo dove di solito la madre di famiglia passa le serate invernali, sempre più lunghe perché le giornate si sono notevolmente accorciate: d'altronde ci si avvicina sempre di più al solstizio d'inverno del 22 dicembre, dal quale ci dividono poche settimane.



Infatti un proverbio campagnolo avvisa che "Per Santa Caterina un passo di gallina".




Quanto alle usanze gastronomiche che hanno a che vedere con la festività di Santa Caterina, ad esempio si dice "Per Santa Caterina tira fuori il formaggio dalla fossa e mangialo in cantina". Oppure: "Chi vuol un'oca fina a ingrassar la metta a Santa Caterina.











E non finiscono qui le tante usanze esistenti per la festa di Santa Caterina che si celebra in tanti luoghi dell'Italia con degli imponenti falò accesi in suo onore.


La trazione di accendere dei "falò" in questo periodo dell'anno si ripete anche per tanti altri santi: è cominciata con la festa di San Martino del 11 novembre e sarà così fino alla primavera con i fuochi di San Giuseppe del 19 marzo.



In realtà questi "falò" non sono legati ai santi ma al periodo, fra l'inizio dell'inverno e la sua fine, e sono usanze antichissime, addirittura pagane, per purificare il nuovo anno agricolo e anche per propiziare il ritorno della luce e della bella stagione.



4 commenti:

Ciboulette ha detto...

Buongiorno Marina, grazie mille di questo excursus su Santa Caterina, che praticamente non conoscevo, cosi come tutti i saggi proverbi che hai riportato!

Un bacio :)

LA CUOCA ITAGNOLA ha detto...

Grazie a te che hai la bontà di leggermi. Un bacione.

arcizio ha detto...

Grazie mille! ora mi sento meno solo nell'universo. non so per quale ancestrale motivo è la ricorrenza che preferisco nell'anno, ma non sapevo neanche chi fosse santa caterina! però conosco alla perfezione le "caterine" e i "galletti" di pastafrolla e cioccolato che ci scambiamo a Ravenna da quando sono nato.
Fabrizio

La cuoca itagnola ha detto...

GRAZIE A TE!SONO CONTENTA DI ESSERTI STATA UTILE. UN ABBRACCIO.