venerdì 14 novembre 2008

LA FESTA DI SAN MARTINO II: LE CASTAGNE



Come è stato il tempo dalle vostre parti martedì scorso 11 novembre, Festa di San Martino?


Se per caso all'ora del tramonto ci sono state delle nuvole che coprivano il sole, potete sperare in un buon raccolto di fieno e di grano, come assicura questo proverbio:


"Se il dì di San Martino il sole va in bisacca, vendi il pane e tienti la vacca; se il sole va invece giù sereno, vendi la vacca perché è poco il fieno".


Insomma, lo spiego un po': se il sole è tramontato in un bel cielo sereno, allora non ci sarà fieno abbastanza per gli animali e sarebbe meglio venderli; almeno così si faceva una volta, quando ancora l'alimentazione era naturale e le mucche non erano diventate pazze!


In ogni modo, la data della Festa di San Martino, il popolare santo di cui ho già spiegato vita e miracoli qualche giorno fa e che è stato raffigurato da tanti artisti, è sempre stata in campagna molto importante per rammentare certi lavori.


(Chiesa di San Martino a Lucca)





Ad esempio ci si augurava che la semina del grano fosse già finita per far sì che all'arrivo del freddo il seme già fosse sotto terra:


"A San Martino sta meglio il grano al campo che al mulino".






Chi infatti semina troppo tardi avrà un raccolto misero:


"Per San Martino, la sementa del poverino!", si dice.


E chi vorrà avere una vendemmia fruttuosa si sbrighi anche a potare e a preparare il terreno attorno alla vite:


"Chi vuol far buon vino, zappi e poti nei giorni di San Martino".


D'altronde in Istria il santo viene detto "San Martìn dei zapadori".



Ma, a parte la vite e il grano, questo è il momento ideale anche per altre coltivazioni, ad esempio per le fave e per il lino, almeno nelle zone più calde, come la Sicilia, dove si dice infatti che:


"A San Martinu, favi e linu".



Certo, a partire da metà novembre il tempo dovrebbe diventare sempre più freddo, e il santo che si è festeggiato giovedì scorso, 13 novembre, sant'Omobono, patrono di Cremona, poteva darci delle indicazioni climatiche:


"Per Sant'Omobono, la neve o il tempo buono", perché ancora ci potrebbero essere dei giorni caldi.



In ogni modo, in Romagna, questa giornata segnalava la fine dei temporali autunnali:


"Per Sant'Omoboun, an tira piò al troun", ("Per Sant'Omobono, non si sente più tuonare").


(Chiesa di San Frediano a Lucca)





Invece, martedì prossimo 18 novembre, è la festività di san Frediano, vescovo di Lucca, in onore del quale è stata costruita nel medioevo una celebre chiesa, tra le più belle della Toscana.




Ebbene, per la sua collocazione nel calendario, quando ormai comincia a far freddo in molti luoghi, ha dato luogo a diversi proverbi fra cui questo ormai fuori moda:




"I denti della vecchia San Fredian l'aspetta", dicono i lucchesi, perché il in molti luoghi il freddo faceva battere i denti soprattutto ai vecchi che sono più freddolosi e non avevano i denti ben saldi.



Ma si dice anche che : "Per San Frediano la neve al monte e al piano".



E allora, cosa fare per combattere il freddo in arrivo? Preparare una buona zuppa, molto calorica e nutritiva, a base di castagne. Non dimentichiamo che un proverbio ci consiglia: "castagne e vino per San Martino"



E poi devo compiere la promessa fatta a voi e anche ai miei ascoltatori di domenica scorsa, quando nella mia consueta rubrica su Radiodue "Che bolle in pentola? ho dato la ricetta che ora vi propongo come piatto unico.




"ZUPPA DI CECI E CASTAGNE DEI MONTI CIMINI"


Nei Monti Cimini, che si trovano nell'Alto Lazio, nella provincia di Viterbo, in autunno le castagne lasciano cadere i frutti lungo i sentieri, e una volta i pellegrini che sceglievano di attraversarli per andare verso Roma, potevano raccoglierle e mangiarle arrostite nei fuochi accessi lungo la strada.

Ma a San Martino al Cimino, nel bellissimo monastero cistercense del XII secolo, i frati preparavano questa squisita zuppa di ceci e castagne.



Per 4 persone: 300 g di ceci a mollo per una notte intera
200 g di castagne lessate e sbucciate
1 spicchio d'aglio
1 cipollina
2 foglie alloro
olio d'oliva
sale, pepe
brodo






In una pentola insaporire l'aglio e la cipolla tagliati a fettine con 3 cucchiai d'olio extravergine d'oliva (quello del luogo, di Canino o di Montefiascone è ottimo), aggiungere i ceci scolati, unite 2 litri d'acqua, il sale, un mestolo di brodo e le foglie di alloro.

Lasciare cuocere per 1 ora a fuoco lento e con il coperchio. Aggiungere infine le castagne fresche lessate e sbucciate (o le cosiddette "mosciarelle" - le castagne secche - ma preventivamente ammollate. Levare le foglie di alloro e terminare la cottura finché il tutto sarà tenero e denso. Servite la zuppa ben calda con un rametto di rosmarino dei Cimini.

L'accompagnamento del Vino Novello è d'obbligo in questo periodo!



(Monastero cistercense di San Martino al Cimino)


Ma torniamo ai Monti Cimini della Tuscia, dove ho passeggiato ogni autunno per dieci lunghissimi anni raccogliendo le castagne che cadevano a terra in questo periodo: ebbene fu proprio uno dei secolari castagneti di questi bellissimi monti del viterbese il protagonista dell'originale scherzo giocato da donna Olimpia Pamphili all'illustre cognato, papa Innocenzo X.







Ve lo racconto.





(Busto di Donna Olimpia Maidalchini; Alessandro Algardi)



"Era una bella settimana di fine ottobre del 1653 quando donna Olimpia, principessa di San Martino al Cimino per volontà del Papa, che restaurò completamente, così come era stata la fautrice della bellissima piazza Navona di Roma, come oggi l'ammiriamo, con le opere del Bernini e del Borromini, partì alla volta delle sue terre per preparare una degna ospitalità al Pontefice: lo aveva convinto a lasciare Roma per qualche giorno nella certezza che l'ottimo clima della zona lo avrebbe rimesso in salute guarendolo di ripetuti attacchi di gotta di cui soffriva ormai in modo quasi cronico.


Papa Innocenzo X, come in tante altre occasioni da quando era salito al trono di San Pietro nel 1644, si lasciò convincere dalla vedova del fratello Pamphilio e, ora in carrozza, ora in lettiga, impiegò due giorni per percorrere la pittoresca via Cimina che da Roma porta tuttora a Viterbo attraversando gli omonimi monti.


La comitiva guidata da donna Olimpia si fermò a far merenda al Barco, nella villa La Maidalchina, così detta perché era appartenuta al fratello di Olimpia, il marchese Andrea Maidalchini: in quel luogo incantevole, che esiste ancora oggi sebbene abbia perso l'antico splendore, Innocenzo X sembrò dimenticare i suoi malanni e riacquistare la vigoria di un tempo.

Il Papa scherzava e rideva.

E si divertì moltissimo con la bonaria burla che sua cognata gli aveva preparato: mentre passeggiava fra i viali dei bei giardini all'italiana che contornavano la principesca villa riccamente affrescata - di cui si dice che fosse seconda in bellezza soltanto alla villa Lante di Bagnaia! - le guardie svizzere che lo accompagnavano scossero un albero di castagno da cui caddero "caldarroste" che Donna Olimpia aveva fatto nascondere dentro i ricci!








Il Papa finse di credere al prodigio e gustò volentieri le dolcissime castagne dei Monti Cimini.











E... E vissero tutti felici e contenti!



4 commenti:

PEDRO DELGADO ha detto...

"A todos les llega su San Martín"

Decimos por aquí.

Saludos flamencos

francesca ha detto...

bella l'idea delle caldarroste già pronte.
io abito accanto ai boschi di carrega. se mi facessero una sorpresa così, sarei parecchio contenta. chissà, magari qualche boscaiolo ti legge.
se non conosci questa zona vale una gita, sai, marina?

http://www.parks.it/parco.boschi.carrega/

La cuoca itagnola ha detto...

*E sì, amigo Pedro, a todos nos llegarà un dia nuestro "san Martìn" pero esperemos que sea lo màs tarde posible, porque ser convertidos en salsichas no es nada agradable...Un abrazo.

*Insomma, Francesca, abiti in un bellissimo luogo e immagino che probabilmente ispira anche la tua arte. Un abbraccio.

marcella candido cianchetti ha detto...

che buona questa zuppa ho mangiato parecchie volte troppo buona x il libro domani vado dalle paoline buona domenica