giovedì 16 ottobre 2008

SYLVANA DE RIVA: ADDIO CARA AMICA


Sylvana De Riva è morta ieri notte in un ospedale di Roma.








Era una grande donna Sylvana De Riva.








Era una scrittrice e poeta, Sylvana: colta, sensibile, umile.



Era bella, Sylvana De Riva, anche ai suoi 84 anni.



(In copertina Benedetta e Sylvana De Riva-
foto di Elvira De Vico)

Aveva Sylvana il dono dell'eleganza, anche quando indossava abiti donati da qualcuna delle sue tante amiche di Santa Marinella: -Sai, mi spiegava con umiltà-compiaciuta quando lodavo la sua eleganza, - ho fatto anche l'indossatrice da giovane...




Era, la mia cara Sylvana, una forte donna ligure dal cuore fragile, prestata a Santa Marinella, dove aveva scelto di vivere dal 1984, nell'Istituto religioso Stella Maris, dopo che sua madre era morta: dopo tanti anni di continui viaggi e cambiamenti di residenza.



Sylvana De Riva, era il nome d'arte di Sylvana Castagnola: un nome da lei scelto e ispirato dal borgo ligure di Riva Trigoso dove era nata nel 1924 e al quale era rimasta profondamente legata.



(Riva Trigoso, provincia di Genova)







A Riva Trigoso, frazione di Sestri Levante, fabbricano le imbarcazioni e i marinai mangiavano una volta il BAGNUN.





Il BAGNUN è il nome dialettale di una zuppa da pescatori a base principalmente di acciughe, nata nell'ottocento, proprio a Riva Trigoso.








(Il "bagnun" di Riva Trigoso)


Era il piatto tipico della marineria Ligure, che una volta si cucinava, con il bel tempo, a bordo dei leudi, la tipica barca a vela ligure, con un semplice fornello a carbonella; e sebbene siano cambiati i metodi di preparazione, col passare del tempo, il bagnun ha conservato sempre la sua semplicità originaria.



Questo piatto si prepara, ancora oggi, con acciughe freschissime, cipolle rosolate, pomodori pelati, gallette da marinaio a pezzettoni e olio d'oliva extravergine ligure.


Olio leggero, sapiente, delicato, al quale Sylvana aveva dedicato questi versi della sua raccolta intitolata: "Mi sono innamorata degli ulivi della Liguria".


Non è menù del povero
quel succo di vostra spremitura.
Addento pane intriso d’olio
col suo pizzico di sale
e mastico adagio, paga…
non m’asciugo il mento
dove più d’una goccia lucida
disegna e sbava.


Con questo olio ligure fin dagli anni 50, a luglio, si prepara a Riva Trigoso la zuppa di acciughe della Sagra del Bagnun.




Me lo aveva raccontato Sylvana, quando mi parlava della sua bella terra: ci univa, fra tante altre cose, l'amore per Sestri Levante e per l'Andalusia, dove aveva anche soggiornato più volte nella sua avventurosa vita.


Della mia terra andalusa Sylvana amava il flamenco, i poeti, i colori, il caldo, la paella: ma non l'olio, "che -diceva anche in versi- a quello ligure toglie mercato...



Scoprii ulivi contorti
peccatori in continuo spasimo
nell’assolata Andalucia
dove l’olio ricavato
(vostro dolore) è acidulo e amaro.


Sylvana mi parlava sempre con entusiasmo e nostalgia della fiabesca Sestri Levante; della la sua baia lodata da Andersen, dove nel 2003 aveva ricevuto l'omonimo Premio Andersen "alla carriera".





(Sestri Levante e la sua baia delle favole)



E a volte, mentre ricordava il passato, le ristrettezze economiche, la ricerca per il mondo del padre-padrone, insieme con la tanto amata madre, rimaneva poi silenziosa e il suo bel volto si ratristava.

E a volte il suo sguardo malinconico e dolce mi rammentava la baia più bella del mondo: la Baia del Silenzio a Sestri Levante che tante volte avevo ammirato con mio marito Alfredo Cattabiani: lui, che tanto aveva amato la Liguria fin da bambino mi aveva insegnato ad amarla.


















(Baia del Silenzio a Sestri Levante)


Certo a Santa Marinella baie così belle non ce ne sono, e Sylvana lo sapeva; e ne aveva perciò tanta nostalgia delle sue.

Ma certi tramonti sui due mari, quello ligure e quello romano, erano ugualmente splendidi...



(Tramonto a Santa Marinella)
(Tramonto a Sestri Levante)
E perciò, per questi tramonti, e per i colori del mare e anche per le molte palme, Sylvana aveva imparato ad amare Santa Marinella. Ma soprattutto per le tante persone che negli anni - 24 anni - l'avevano voluta bene.
Era molto benvoluta Sylvana infatti a Santa Marinella: dalle suore di Stella Maris; dai parroci delle chiese di San Giuseppe e del Carmelo, dalle amiche come me, da alcune vecchie famiglie, da mia madre - la piccola spagnolita - la chiamava, e che aveva conosciuto proprio all'Istituto religioso dove abitava.
Si raccontavano mia madre e lei, parlando in spagnolo -Sylvana lo parlava molto bene, con padronanza - le loro vite, le gioie, i dolori... E ridevano e gioiavano insieme di piccole cose.
E nell'ottobre dell'anno scorso, fino alla fine dei giorni di vita terrena di mia madre, Sylvana è sta vicina alla sua "piccola spagnolita"...

Lei, Sylvana, con il suo eterno bastone, a piccoli passi, con tanto amore e tanta umiltà, percorreva ogni giorno la distanza, non poca, che la separava dal luogo di ricovero di mia madre, per portarle un bacio, una carezza, un cioccolatino...
Lei, un'artista ... così fragile e così forte.
E così sola sempre, senza nessuno della sua famiglia che l'andasse a trovare le molte volte che è stata ricoverata in ospedale, ormai ottantenne...
Ma ogni tanto Sylvana era quasi felice, con le piccole gioie di ogni giorno: a volte, soltanto a volte...
E quando arrivava, la piccola felicità, occorreva tenerla stretta, diceva Sylvana nei suoi versi:
... La felicità grande non è esistita mai.
La piccola, quella che non arriva
a misurar la spanna - che non
fraseggia d'impossibili è anche fedele:
non evapora
se la si tiene stretta.


Qualcuno l'ha definita "scrittrice di fantasia, architetto di immagini d'ambientazione ligure, come nelle raccolte di "Il meglio di Liguria" e "I due liguri"; oppure "progettista di trame semplici e freschissime", come nei suoi primi romanzi: Profili, 1987 e L'agonia del sole, 1989 ambedue pubblicati con Bompiani.




Un vero e proprio "caso letterario" fu quel primo romanzo di Sylvana De Riva, quei "Profili" della sua famiglia ligure, tracciati con dolore e tanta dolcezza, e tanto amore per coloro che lo meritavano quel suo amore.


Era ormai una sessantenne Sylvana De Riva, e viveva a Santa Marinella, quando la Bompiani le pubblicò quel fortunato romanzo che ora, l'anno scorso, ormai introvabile, ha ripubblicato un piccolo editore ligure: Gammarò.






Nel libro, Sylvana parla anche della sua amata terra ligure, come spiega il retro di copertina:

"Siamo di fronte ad un altro interessante quadro della vita della gente della Liguria orientale. In questo caso la narrazione scorre, ricca di particolari autobiografici, tra le scogliere, le spiagge e l'entroterra di Riva Trigoso"




(l'ultima edizione di "Profili")







Quella terra che in autunno profuma di olive, piccole e oscure, che cominciano a cadere dagli antichi ulivi.

Ulivi che Sylvana amava e cantava nei suoi versi:






Mi sono innamorata degli ulivi


Sarà fatto d’ulivo l’albero di trinchetto?
sradicati maciullati piallati
ma sempre al comando generosi
fra le onde mi apparite radicati a terra –
quando terra abitavate vi vedevo,
in sogno e desta, andarvene per mare.

Anche ramoscello benedetto che s’invecchia
appeso al quadro mi riportate,
più che la passione, gli elementi.
Ma a ripensarci, terra e acqua
dilatati, sono passione
che risorge a primavera.




Ma una scrittrice che, come Sylvana de Riva, è nata nella fiabesca Sestri Levante, prima o poi deve anche scrivere fiabe.


Le aveva raccolte in un bel libro intitolato "Tredici Lune", illustrato da Elena Pongiglione e pubblicato nel 2003 dall'editrice ligure De Ferrari.


Di questo delizioso volumetto hanno scritto:

................





Con il libro di favole “Tredici lune” Sylvana De Riva raggiunse il massimo sviluppo di permutazione tra realtà e fantasia grazie a personaggi artificiosi, animali, ambientazioni naturali, ciascuno messo in scena nella finzione di ciò che è o in quella di credersi altro.

Sempre, però, con un profondo senso etico che non dimentica la centralità del bambino come lettore. «Io vivo di incantamenti - aveva detto la De Riva - perché credo che il fanciullo che è in noi vada preservato».


.................
Cara, carissima Sylvana De Riva, la fanciulla che era in te l'hai curata e preservata sempre, nonostante le difficoltà della vita.
Sei riuscita a vivere d'incantamenti, con tanta dolcezza, fierezza, dignità.
Sei riuscita a vivere con l'indispensabile, pochissimo, senza dare l'inutile valore che tutti diamo alle cose materiali.
E il tuo eterno sorriso gentile ed elegante, è stato, è tuttora, una lezione di vita per tutti noi che ti volevamo bene.
Grazie, amica mia.
Ti porterò sempre nel cuore: insieme con la tua "piccola spagnolita".
Ricordi questi versi cara Sylvana? Li avevi scritti qualche anno fa, quando credevi che, dopo l'ennesimo ricovero in ospedale, non avresti più potuto ascoltare il tuo Beethoven...
Memento
di Sylvana de Riva

Sto per partire per l’ultimo viaggio.
Vi prego
che taccia anche il mio Beethoven
e nel silenzio senza lacrime
riditemi il Magnificat.
Ti prometto, cara Sylvana De Riva, che il "tuo Magnificat" ti sarà detto qui, a Santa Marinella, dove tanti ti abbiamo voluta bene e dove, "libera" di farlo, potrai ritornare ogni tanto dalla tua amata Riva Trigoso, frazione dell'altretanto amata Sestri Levante, e dove ora, finalmente, si trova la tua anima.

17 commenti:

Anonimo ha detto...

Grazie per questo bel ricordo di Silvana, che davvero mancherà a tutti noi! E' buffo e triste pensare che non la incontreremo più, mentre cammina pian piano sugli improbabili marciapiedi di Santa Marinella! Noi però sappiamo dov'è!Ora è là, che chiacchiera con tutti quelli buoni e simpatici che non ci sono più e che ancora ci mancano!
Ciao Silvana!
Elvira (Elvira 1, ovviamente!)

La cuoca itagnola ha detto...

E sì, cara Elvira (1 ovviamente), la nostra cara Sylvana ci mancherà proprio. A me personalmente mancherà il suo sorriso, la grazia del suo spagnolo mai dimenticato, l'amore che aveva per mia madre della quale mi continuava a parlare sempre, il suo viso sfiorato da quella "piccola felicità" quando qualche volta (poche -ahimé -) riuscivo a portarla a prendere l'aperitivo sul mare.
Credo anch'io però, che ora sia insieme con le altre persone care, buone e simpatiche che ancora ci mancano: ma non solo nella "tua" paradisiaca Positano, ma un po' dapertutto: a Setri Levante, a Siviglia, nella nostra Santa Marinella che, non è "la Perla del Tirreno" come vorrebbero i suoi improbabili amministratori, ma soltanto una cittadina tranquilla con un bel mare per passeggiare d'inverno... O per prenderci il nostro solito marocchino al sole.

PEDRO DELGADO ha detto...

Descanse en paz.

la cuoca itagnola ha detto...

Gracias Pedro: creo que Sylvana descansarà finalmente en paz, después de tantos sufrimientos de su larga vida. Era una gran mujer y una estupenda poeta y escritora. Y en sus ojos habia siempre un velo de melancolia, meintras su boca sonreia... Y su voz era firme y fuerte cuando leia en voz alta en las misas o en las reuniones literarias.
La echaré de menos.

Ciboulette ha detto...

Eccomi, c'e' anche Elvira2 :)

Che ricordo emozionante, mi rendo conto che sparse per il mondo ci sono persone meravigliose di cui si ignora l'esistenza....
I versi sulla felicita' mi hanno fatto rabbrividire, ho sentito il mio pensiero interpretato ed espresso con una dolcezza ed una efficacia uniche.
Grazie allora a Sylvana, anche se solo ora, e grazie a te Marina!

la cuoca itagnola ha detto...

Cara Elvira2, grazie anche a te perché ora Sylvana avrà un'altra amica...
Un abbraccio.

Anonimo ha detto...

Per caso ho letto il suo blog e di Sylvana. Mi sono commossa e anche rammaricata pensando che ci sono persone come lei, speciali, che non ho conosciuto e non conoscerò mai. Ma poi per fortuna c'è Placida, c'è la Cuoca Itagnola ed ecco, come per magia, si apre un'altro mondo. Ora che ho trovato il figlo lo terrò ben stretto. Grazie

Anonimo ha detto...

volevo dire filo!

la cuoca itagnola ha detto...

Grazie "anonima" E sì, Sylvana era proprio "speciale": ma se vuoi conoscerla almeno un po' ti consiglio di leggere il suo libro "Profili" che è molto bello ed è scritto benissimo!

Anonimo ha detto...

i ragazzi del "coro fuoco vivo" della parrocchia di San Giuseppe di Santa Marinella porteranno sempre nei loro cuori il ricordo della "loro" dolcissima Silvana.......ciao Silvana.....vola in alto.....

Anonimo ha detto...

Ho conosciuto Sylvana cinque anni fa e da allora è intercorsa una fitta corrispondenza che è terminata solo con la sua scomparsa. Non trattavamo tanto di letteratura o poesia, era una corrispondenza personale, fatta di racconti e vicende di vita. Nelle nostre parole regnava la distanza (di 40 anni di età e la differenza di sesso) e il rispetto reciproco. Lei è stata testimone della mia vita e dei miei desideri, io sono forse stato testimone dei suoi ultimin cambiamenti. Ogni volta, almeno ogni quindici giorni era come una reciproca confessione ed ora vorrei testimoniare del lato forse meno poetico, ma più autenticamente personale di Sylvana (che si firmava in minuscolo: sylvana, per modestia).
Non ho più trovato quella distanza che la contraddiceva nei confronti degli uomini, non ho più riscontrato una avversità nei confronti della figura di suo padre. Era una ferita sempre aperta, per l'abbandono subita da piccola, quella sì, ma nulla altro, Anzi lei che si dichiarava sempre disposta a prendere le parti, le ragioni delle donne, almeno con me era volentieri disposta a accettare le mie ragioni. Ad un certo punto, nel turbine delle mie vicende sentimentali, mi ha come accompagnato nei miei dubbi, nel mio essere propenso a non accettare compromessi.
Mi ha ascoltato molto Sylvana e in questo suo ascolto, di questo suo ascolto percepivo una sorta di riparazione, di recupero, di ripensamento delle vicende della sua vita. Era come se la mia voglia di stabilità, il mio desiderio di una casa, di una persona, di una sicurezza economica la riavvicinassero alla sua famiglia. Era un lavoro silenzioso, che si svolgeva fra le righe. In lei regnava sempre un mistero, qualcosa di non detto sulla sua vita. La scrittura e la poesia. soprattutto negli ultimi periodi, non era più sifficiente a colmare questo silenzio misterioso. Man mano cresceva il sentimento religioso e con esso un senso profondo di pietas, di attaccamento anche alla mia vicenda personale fino al punto in cui si è trovata ad affermare: "non sono riuscita a sistemare la mia vita, vorrei contribuire a sistemare la tua".
In questo ci è riuscita, almeno per le sicurezze che mi ha dato, ma non è questo il punto, vorrei testimoniare, ora che riesco a parlare, cosa può essere stato per lei. Era colpita dalla sincerità, senza compromessi, dall'essere spontaneo fino quasi al candore fanciullesco e allo stesso tempo razionale: "sensibilità comune" diceva. Ma forse era qualcosa di più che solo la distanza che ho spiegato poteva rendere in modo compiuto: un riavvicinarsi alle tappe della sua vita, un riconsiderare con la memoria fatti e vicende personali sue attraverso la proiezione sulle mie. Quanto affetto in questo, quanta stima e considerazione oltre la comprensione... Sapevo che Sylvana era stata sposata, ma non ne ho mai parlato, sapevo dei suoi parenti romani, ma non ho mai chiesto. E' stata lei a un certo punto a fare irrompere le vicende sue nella nostra corrispondenza. La prima è stata la madere, per lei insuperabile in tutto, ma poi è venuto il fratello, per quella sofferenza antica della guerra che poi è diventata anche sua dopo la morte di questi. Poi è venuta fuori quella indifferenza per la vita, forse troppo ordinaria per lei condotta a Roma, un posto che aveva associato alle difficoltà quotidiane, al lavoro senza grande gratificazione almeno fino alla possibilità di dedicarsi alla sua vera passione: la scrittura con la pensione e il ritiro a Santa Marinella. Ma di questa vita cosa restava? Restava l'impegno rivolto nei miei confronti a farmi accettare l'ordinarietà, fin quasi alla banalità delle cose. "Ma almeno mangi" mi scriveva a volte con tono un po' scherzoso, e quella insistenza sul lavoro...
Capiva il mio sforzo nel costruirmi un futuro, ma più ancora era il suo passato che riaffiorava.
Gli unici momenti in cui non ci scrivevamo era quando andava per brevi periodi a roma dalla nipote. Di questi periodi raccontava l'indifferenza per l'ambiente romano, per la città soprattutto, ma regnava ancora un silenzio per i rapporti familiari.
Cara Sylvana, lo sai che ho capito, lo sai che ho capito la tua sofferenza per quella ferita sempre aperta. Tu hai seguito le mie vicende, anche i drammi familiari, sai della mia sofferenza e tutti e due sappiamo della nostra incolpevolezza. Quello che a me hai detto alla fine, di andare incontro a chi mi ha fatto soffrire, perché solo così si poteva amare davvero, tu pensavi di non poterlo fare.
Ma negli ultimi giorni della tua vita ti sei riavvicinata molto alla tua famiglia attraverso tua nipote. E' diventata come se fosse tua figlia, in realtà la figlia di tua sorella (la cui unica differnza con te era di non avere forse la tua stessa sensibilità).
Sono stato molto contento quando tua nipote mi ha raccontato di questo riavvicinamento, che anche lei ha vissuto molto intensamente. Per tutte e due, voi donne, il discorso andava molto in là, era un ritrovarsi oltre antichi rancori di cui non eravate certo le uniche responsabili. La responsabilità era più nelle cose della vita che hai sempre cercato di esorcizzare andando a pescare (questo era il termine che utilizzavi) parole mersvigliose.
Ora non ci sei più, e le ultime volte non ci siamo più scritti, ero venuto a prenderti l'estate scorsa a Santa Marinella e tu sei venuta a casa mia "la casa di Marco" che aveva superato le tue aspettative per l'accoglienza e il senso di vissuto, o di vita che emanava. Forse già allora avevamo superato i nostri nodi.
Ora ti penso ma non con nostalgia, forse non avresti neanche voluto, forse non ti sarebbe piaciuto. Vorrei ancora parlarti, certo, ma come due vecchi amici che si capiscono al volto (come è sempre miracolosamente stato), ma sono sereno per quello che hai fatto per te e quello che hai fatto per me.
Grazie a te, che come me hai sempre avuto il difetto di dire quella che ritenevi fosse la verità, grazie per essere andata oltre le tue antiche sofferenze e avere creduto oltre a quelle a qualcosa di altro.
E non ti preoccupare più per me, c'è chi mi ha spiegato cosa significa l'altruismo oltre la sofferena e me lo sta ancora insegnando, come a te forse ha un po' insegnato tua nipote: in questo siamo debitori di gratitudine e di amore.
marco

La cuoca itagnola ha detto...

Beh, Marco, io non credo al "riavvicinamento" della nipote alla carissima SYLVANA (io scrivo invece il suo nome con maiuscola)perché non ci può essere amore insieme alla crudeltà: e averla allontanata dalle tante amicizie vere che aveva a Santa Marinella proprio negli ultimi giorni di vita, è stata proprio una crudeltà. Più volte personalmente (e come me altre amiche sue) ho tentato di parlare con Sylvana e poter andare a trovarla a Roma e le scuse della nipote sono state tante: so per certo che Sylvana sarebbe stata felice di vedermi perché lo era quando l'andavo a trovare all'ospedale o al Santo Volto e parlavamo in spagnolo di tanet cose. Sylvana non aveva famiglia: aveva amici che la amavano e rispettavano e ammiravano e prima di essere allontanata da questa sua "famiglia di Santa Marinella" ha pianto tanto volte sulla "mia spalla" per l'indifferenza della nipote e anche per la crudeltà di non averle comunicato in tempo la morte della sorella... Se questa nipote l'avesse amata anche soltanto nelle sue ultime ore avrebbe dovuto lasciarci avvicinare a lei per l'ultimo saluto, poer darle un bacio e una carezza.

Anonimo ha detto...

Appoggio pienamente ciò che ha detto la cuoca itagnola riguardo l'ultimo saluto a Sylvana. Anch'io sono una delle tante persone, che le ha voluto bene e la ricorda con nostalgia, che ha provato a parlarle al telefono durante i suoi ultimi giorni di vita, ma praticamente mi è stato impedito dalla nipote che mi ha detto con freddezza di "LASCIARE IN PACE Sylvana"...
....se n'è andata senza sapere che noi volevamo tutti starle accanto nei suoi ultimi giorni di sofferenza non lasciandola sola e senza amore.....ma ora questo lei lo sà......
Laura

cinziaandrei ha detto...

sono una lettrice, la ricordo con stima e curiosità

Anonimo ha detto...

Ho letto Profili quando è uscito, nella bellissima edizione Bompiani. Me lo aveva regalato mio marito proprio il giorno che era nata mia figlia per passare il tempo in ospedale. E' un libro bellissimo e l'ho imprestato a tutti i miei conoscenti; l'ho imprestato una volta di troppo e ora non ce l'ho più. Ho trovato questo blog cercando se era ancora in commercio e ho trovato che ne esiste un'altra edizione, per fortuna. Io non ho conosciuto Sylvana, ma sono genovese e conosco molto bene Sestri Levante e Riva Trigoso. Ho conosciuto Sylvana dai suoi scritti e l'ho amata molto. Grazie per averla ricordata.
Carla

Anonimo ha detto...

veramente vergognoso il comportamento di alcune persone poco rispettose della memoria di una persona molto ricca interiormente ma anche molto discreta che serenamente si è spenta confortata dal calore della nipote che l'ha assistita fino al suo ultimo momemto di vita con il sostegno di Dio e con tutto il ricordo della sua meravigliosa famiglia.....forse c'è gente che desidera mettersi in evidenza senza neppure sapere di che cosa realmente rappresenta una famiglia, un legame di memoria e di vita......

Anonimo ha detto...

Sylvana..l'ho conosciuta quando ero una bambina, col suo soffice e penetrante modo di guardare la vita..poi non l'ho vista più ma con me e con mia madre è continuata per anni una corrispondenza fatta di attese di vedere la sua lettera nella cassetta, di dolci messaggi, di acute analisi della vita e dei sentimenti...ancora spero di trovare una sua lettera..