domenica 5 ottobre 2008

MOSTACCIOLI DI SAN FRANCESCO E MOSTACHONES DE UTRERA


Quella dei mostaccioli di San Francesco è una storia molto, ma molto interessante accaduta nel XIII secolo...



(Mostaccioli di San Francesco d'Assisi)




I principali personaggi coinvolti sono:
















San Francesco d'Assisi



e






Frata Jacopa de' Settesoli









I luoghi dove si svolge la vicenda sono:


Roma, concretamente l'antico Rione di Trastevere,








(Chiesa di San Francesco A Ripa a Trastevere)




e soprattutto Assisi









Ecco però la storia dei dolci mostaccioli che tanto piacevano a san Francesco.

Si racconta che Jacopa de' Settesoli, nobildonna romana, nata nella Città Eterna nel 1190 in seno ad una illustre famiglia residente a Trastevere. Si era sposata con un ricco signore di Roma, tale Graziano Frangipane e con lui aveva avuto due figli.

Rimasta vedova presto, a soli 27 anni, era stata costretta a diventare l'amministratrice delle molte proprietà del marito fra cui la cittadina di Marino.


Due anni dopo, nel 1219, san Francesco arrivò a Roma per predicare e Donna Jacopa lo conobbe, diventando da quel momento una sua fedele seguace e una sua ottima guida per le vie dell'Urbe.

Da allora, Jacopa de' Settesoli si convertì nella più valida collaboratrice del neonato movimento francescano nella città dei Papi e anche delle Clarisse.


Fu lei ad ottenere dai Benedettini di San Cosimato in Trastevere la cessione dell'ospedale di San Biagio, che divenne il primo luogo romano dei Minori.


Ebbene, nel 1231, immediatamente dopo la canonizzazione di Francesco e per iniziativa della stessa Jacopa de' Settesoli, l'ospedale fu trasformato nel convento di San Francesco a Ripa con annesa chiesa ristrutturata poi nel Seicento: all'interno si trova la cappella di San Francesco che ricalca grossomodo la cella dove dimorò il Santo mentre era a Roma, e che contiene una pietra che il Poverello usava come cuscino.



Jacopa de' Settesoli era talmente attiva e risoluta, da indurre Francesco a chiamarla affettuosamente Frata Jacopa.

La loro amicizia durò fino alla morte del santo, avvenuta la notte fra il 3 e il 4 ottobre del 1226.

Ebbene, fu proprio durante quel suo primo soggiorno romano quando Francesco assaggiò quello che sarebbe diventato il suo perenne "peccato di gola": certi biscotti “boni e profumosi”, diceva il santo, che la stessa Jacopa de'Settesoli preparava e che gli offrì un giorno a casa sua.


Tipici del periodo della vendemmia, erano fatti con la pasta di pane, semi di anice, zucchero, mandorle e mosto d'uva e detti forse per quest'ultimo ingrediente "mostaccioli": ma già nella Roma antica si conoscevano dei biscotti simili con il nome di "mortarioli", a base di zucchero e mandorle pestate nel mortaio...

In ogni modo, sia quale sia l'origine del nome, quei mostaccioli di Frata Jacopa de' Settesoli piacevano talmente tanto a san Francesco da desiderarli anche in punto di morte!




Quando Francesco sentì avvicinarsi la sua ultima ora, volle dettare ad un frate una lettera alla sua cara amica Frata Jacopa, per informarla della sua morte imminente e chiedendole di raggiungerlo alla Porziuncola, portandogli una veste per la sepoltura e candele per il funerale e...quei dolci:





“A donna Jacopa, serva dell'Altissimo, frate Francesco, poverello di Cristo, augura salute nel Signore e comunione nello Spirito Santo. Sappi, carissima, che il Signore benedetto mi ha fatto la grazia di rivelarmi che è ormai prossima la fine della mia vita. Perciò, se vuoi trovarmi ancora vivo, appena ricevuta questa lettera, affrettati a venire a Santa Maria degli Angeli. Poiché se giungerai più tardi di sabato, non mi potrai vedere vivo. E porta con te un panno di colore cenerino per avvolgere il mio corpo e i ceri per la sepoltura. Ti prego anche di portarmi quei dolci, che tu eri solita darmi quando mi trovavo malato a Roma”.


Immediatamente dopo, si udì bussare alla porta della minuscola capanna adiacente la cappella, che fungeva da infermeria: Frata Jacopa, prodigiosamente era già arrivata con i suoi figli.











Per lei, alla Porziuncola, fu tolta la clausura, che non era mai stata soppressa nemmeno per santa Chiara: Jacopa fu l’unica donna presente al “transito” del Santo.




(la Porziuncola all'interno della Basilica di Santa Maria degli Angeli)


Jacopa aveva portato tutto ciò che Francesco le aveva chiesto inclusi i dolci tanto desiderati: dolci che da quel momento divennero i tipici “mostaccioli d'Assisi”. E ancora oggi si usano fare nei monasteri, specialmente in quelli delle Clarisse.



Ma oltre a questi dolci francescani, ci sono altri tipi di mostaccioli in molti luoghi dell'Italia: quasi tutti impastati con il mosto d'uva: in Sardegna, in Abruzzo, in Calabria, ecc...


(Mostaccioli sardi)









(Mostaccioli di Scanno in Abruzzo)


(Mostaccioli calabresi)




Insomma, i mostaccioli ci sono un po' ovunque perché probabilmente derivano dall'antica usanza di preparare biscotti a base di mosto nel periodo della vendemmia e della preparazione del vino.



Proprio quello in cui ci troviamo, come afferma il proverbio: "Ottobre: vino e cantina, da sera a mattina".



Invece non hanno il mosto fra i suoi ingredienti i celebri mostaccioli andalusi tipici della cittadina di Utrera, situata a una trentina di chilometri da Siviglia e culla di grandi interpreti del Flamenco, fra cui la celebre Bernarda de Utrera che gli intenditori conoscono bene.




(Utrera di notte)




Si chiamano "Mostachones de Utrera" (si legge mostaciones) e probabilmente la ricetta base fu introdotta dalle Clarisse, che fral'altro in Andalusia sono fra le tante monache che custodiscono le antiche ricette dei cosiddetti "Dolci dei Conventi" e che vengono venduti attraverso la ruota nella mia città.

"Ave Maria Purissima", dice dall'altro lato della ruota la suora quando qualche cliente chiama al campanello.

"Senza peccato concepita", rispondono i sivigliani rispettosi; mentre altri dicono soltanto buon giorno o buona sera.





E poi si passa a ordinare le delizie conventuali: Yemas de San Lorenzo, Tortitas de Santa Inés, Lagrimas de San Antonio, Pasteles de Gloria, Bollitos de Santa Clara, ecc.

Si colloca poi l'importo sulla ruota e i dolci arrivano al seguente giro!




(Mostachones de Utrera)


In alcuni conventi vendono anche i Mostachones de Utrera cotti nella tradizionale carta assorbente; ma se si ha tempo converrebbe fare una gita e andare proprio a Utrera e acquistarli direttamente dalla fabbrica dove il profumo a cannella è eccezionale!


Oppure si possono anche fare in casa, sebbene, secondo me non sono così buoni...


Ecco la ricetta, come avevo promesso agli ascoltatori di domenica scorsa della mia rubrica su Radiodue, "Che bolle in pentola?"



MOSTACHONES DE UTRERA


Ingredienti
5 uova
250 g di zucchero
500 g di farina per dolci

1 cucchiaino di lievito in polvere
la scorza di un limone

cannella in polvere
4 cucchiai d'acqua


Battere le uova con lo zucchero in un recipiente, lasciando 4 cucchiai da parte. Quando il composto sia molto ben montato aggiungere a poco a poco la cannella e il lievi che prima sarà stato diluito in acqua tiepida.

Mescolare bene per qualche minuto e lasciar riposare.

Nel frattempo preparare uno sciroppo leggero con l'acqua e lo zucchero e una pezzetto di scorza di limone: versarlo una volta tiepido sul composto preparato.

Foderare il vassoio del forno con carta vegetale, come quella del pane, collocandovi sopra piccole quantità del composto, come delle tortine, che verranno ricoperte di zucchero.

Infornare a temperatura media (circa 150°) finché si doreranno leggermente: devono avere la consistenza morbida dei savoiardi sardi.









Ecco un tipico mostachòn de Utrera.


Sono talmente famosi e benamati nella sua città d'origine che esiste da tempo il cosiddetto:


Orden del Mostachòn de Utrera







E a novembre si celebra il Festival del Mostachòn flamenco, dove si danno cita i migliori cantaores e chitarriti del flamenco più profondo, anzi, come si dice in Andalusia, "jondo"!!!



7 commenti:

marcella candido cianchetti ha detto...

molto interessante, i mostaccioli ancora si fanno in umbria ,e naturalmente dal 4 ott in poi,e ancora in concomitanza della vendemmia nelle campagne umbre, aggiunge all'impasto mosto ,ti mando e- mail che riguarda assisi e una bella mostra buona giornata

La cuoca itagnola ha detto...

Grazie Marcella, come sempre sei tanto attenta e cara. Leggerò le notizie che mi manderai. Un abbraccio.

Ciboulette ha detto...

che belli Marina...anche in Puglia abbiamo i mostaccioli, si fanno con il mosto cotto (vincotto), noci e cannella, soprattutto nel periodo natalizio...
Mi e' piaciuto molto leggere il post, la figura di San Francesco e' sempre dolcissima e piena di serenita'...un abbraccio!

la cuoca itagnola ha detto...

cara Elvira, è bellissimo osservare come molti cibi, piatti e prodotti delle tradizioni culinarie dei popoli sono quasi universali, o per lo meno mediterranei!
Un abbraccio.

elisabetta ha detto...

Una carrellata esauriente ed affascinante!

PEDRO DELGADO ha detto...

De Italia, y de tu mano, me llegó una aclaración... LOS DEL RÍO, un famoso grupo de sevillanas tienen unas que se titulan "Vírgenes guapas", dedicadas a la Virgen de Consolación, patrona de Utrera, y entre otras cosas dice:

""Utrera pueblo hermoso gracia y salero,
Utrera patria chica de los Quintero.
Lindos balcones,
guapas mozas,
buen vino
y mostachones""

Siempre me intrigó a qué se referían con lo de "mostachones" y nunca se me ocurrió pensar que eran dulces sacados del mosto.

En fin, gracias por la aclaración y felicidades por la entrada.

la cuoca itagnola ha detto...

*Hola Pedro, me alegro de averte sido utìl: a mi vez he sabido de esta sevillana que no cpnocìa!
Gracias.
* Ciao Elisabetta, grazie per i complimenti.