giovedì 23 ottobre 2008

ARROZ EN AMARILLO CON POLLO Y PIMIENTOS DI MIA MADRE

La prima volta che ho preparato questo tipico piatto , “el arroz en amarillo con pollo y pimentos” (risotto giallo con pollo e peperoni), avevo circa undici anni e sostituivo in cucina mia madre che era in ospedale.


Doveva partorire l’ultimo dei mie fratelli, il quinto figlio.








La data prevista era per metà settembre, sicché a fine agosto mia madre aveva dato qualche giorno di vacanza alla nostra tata - Palmira era il suo nome - per andare a trovare la nonna malata nel suo paese, a pochi chilometri da Siviglia.



La scuola non era ancora cominciata ma mia madre stava abbastanza bene e si sentiva in grado di badare ai due più piccoli, anche perché io le avrei dato una mano, e il più grande dei mie fratelli era in campagna con i nonni materni.




Ma…
Ma il primo settembre, di primo mattino, così, senza preavviso, mia madre cominciò ad avere le prime doglie e mio padre dovette portarla subito in ospedale con la nostra vecchia Peugeot.



Mia madre era disperata: tutta la famiglia era in vacanza, lontana dalla calura sivigliana, gli zii, i nonni! Chi avrebbe badato ai due piccoli? Uno aveva allora sette anni e l’altro appena tre. E chi avrebbe preparato i pasti?




Mio padre, che doveva ricominciare a lavorare il giorno dopo fino al primo pomeriggio, tentò di rintracciare qualche donna ma dopo tante ricerche nel nostro quartiere ancora deserto, con i negozi per la maggior parte chiusi per ferie, riuscì a trovare soltanto una ragazza molto giovane – la nipote del portiere - per fare le pulizie più urgenti e stare con noi fino al suo ritorno per il pranzo. Ma, avvertì subito la ragazzina, non sapeva assolutamente cucinare!



-Papà, non preoccuparti, ci penso io – gli dissi, vedendolo affranto – ho imparato qualcosa aiutando la mamma in cucina. Vedrai come sono brava.



Ed ero proprio convinta di quel che gli dicevo:
- Ho visto tante volte la mamma cucinare che ormai sono in grado di fare tutte le sue ricette - pensavo…





(In campagna dal nonno:
mia madre, due dei miei fratelli e io, la futura cuoca itagnola)




E siccome non mi sono mai arresa davanti alle difficoltà, la mattina di quel fatidico 2 settembre, dopo che mio padre era andato via ed era arrivata la ragazzetta e mentre lei badava ai mie fratellini, io cominciai la mia prima volta in cucina da sola!

- Che fare, che non fare? Mi domandavo davanti alla dispensa, dove mia madre teneva le numerose provviste per una famiglia numerosa come la nostra.




Riso? Patate? Ceci? Fagioli? Lenticchie?




Quelli sono gli ingredienti dei “primi” spagnoli: la pasta, rigorosamente allora di grano tenero e dunque assolutamente collosa, non c’era.
Soltanto la domenica qualche volta mia madre preparava per noi bambini i cannelloni ripieni di carne e li acquistava già confezionati, soltanto da riempire.



-Che fare dunque? Mi buttai sul risotto pensando fosse la cosa più facile… Infelice me!
-Ma come lo potevo preparare?



Mi venne in soccorso la “massima” di mia madre ereditata da mia nonna: “in cucina non si butta niente; con gli avanzi si può confezionare un intero pranzo”.



Aprii il frigo sicura di trovare qualcuno di quegli “avanzi” che ogni giorno mia madre metteva via.



Il pollo con i peperoni! C’erano i resti del pollo con i peperoni del pranzo di due giorni prima! Prima che mia madre fosse andata a partorire quell’inopportuno dell’ultimo dei mie fratelli!



- Perfetto - pensai - preparerò uno dei piatti che più ci piacciono a tutti, uno dei cavalli di battaglia di mia madre: “el arroz en amarillo con pollo y pimentos”.

Che ci voleva, dunque?

Riso. Eccolo.
Zafferanno in polvere per il colore giallo. Eccolo.
Pollo con i peperoni. Eccolo: avanzato, ma buono ancora.



Mio padre doveva rientrare per le 15, l’ora in cui normalmente si pranza a Siviglia: erano le 13, potevo cominciare a preparare quel mio primo risotto.



-Vediamo - dissi a me stessa dopo che avevo messo il grembiule, “la prima cosa che deve fare una cuoca”, mi diceva sempre mia madre - la mamma soffriggeva con un po’ d’olio d’oliva aglio, pomodori e poi il pollo.

Ma tutto questo già era stato fatto; perciò, pensai, basta mettere nel tegame il pollo con i peperoni e aggiungere il riso.



E quello feci. E mentre il profumo del pollo riscaldato inondava la cucina mi sentivo una vera “ama de casa”, una casalinga in erba perfetta! Era tutto così facile!



Nella stanza accanto sentivo i mie fratellini giocare, litigando per qualcosa, mentre la nipote del portiere gridava. Ma io ero beata, veramente soddisfatta di me, della mia bravura in cucina: mio padre non immaginava nemmeno cosa gli aspettava per pranzo…



E mentre sognavo gli applausi e gli evviva di tutta la mia famigliola e poi le lodi della mamma quando tutti le avrebbero raccontato della mia bravura, giravo e giravo il riso che nel frattempo avevo coperto d’acqua calda, salato e colorato di giallo – forze un po’ troppo - ma così sarebbe stato ancora più saporito.



E mentre giravo e sognavo e aggiungevo continuamente acqua calda al riso, arrivò mio padre.

Il tempo era volato in fretta: quasi due ore da quando avevo cominciato a cucinare i mio risotto allo zafferano!



La tavola era già apparecchiata, i bimbi erano seduti con le mani pulite e tutti erano affamati. E mio padre domandava:



- Che profumino: cosa ci hai preparato?
-Vedrai, vedrai – risposi con aria da “vera mamma”.


Portai trionfante a tavola il tegame di terracotta dove avevo cucinato direttamente il risotto, proprio come faceva mia madre: lo avevo persino ornato con delle foglioline di prezzemolo tritato.

- Arroz en amarillo con pollo y pimentos! - Dissero tutti quasi in coro, veramente sorpresi.



Cominciai, come una perfetta massaia, a servire il risotto nei piatti, che però, vedevo che rimaneva come appiccicato al cucchiaio e dovevo fare un vero sforzo per metterlo sui piatti.



Tutti affondarono le forchette in quella melma gialla dove i chicchi di riso non erano percettibili…



- Pufff, che schifo! Dissero i fratellini all’unisono sputando il mio risotto sul piatto, mentre mio padre, notando il mio volto scomposto, masticava e masticava tentando di mandare giù la massa gialla che aveva in bocca.

- Ma no, è buono, forze un po’ troppo cotto – disse consolatorio, inducendo i piccoli a mangiare ancora.




Troppo tardi e inutilmente: quei due “barbari” stavano già gettandosi l’uno all’altro palle gialle fatte con le cucchiaiate di quel mio primo “arroz en amarillo con pollo y pimientos”, mentre io, la futura CUOCA ITAGNOLA, piangevo sconsolatamente.





Naturalmente, mia madre rise tanto quando mio padre le raccontò tutto e appena ritornata a casa con la nuova creatura che aveva scompigliato la nostra vita, mi disse: - d’ora in poi, la domenica cucinerai con me e ti svelerò tutti i segreti della buona cucina della nostra casa.

E così fu.

Imparai a cucinare presto e con il tempo e ora che mia madre non c’è più su questa terra (era lei la più brava), “el arroz en amarillo”, con ogni cosa che gli si voglia aggiungere, è uno dei miei cavalli di battaglia, così come tutta la lunga serie di piatti andalusi cosiddetti "in giallo" perché colorati con lo zafferano..










IN MEMORIA DI MIA MADRE: UNA GRANDE DONNA E ANCHE BRAVISSIMA CUOCA SPAGNOLA, ALLA QUALE DEVO TUTTO CIÒ CHE SO FARE IN CUCINA.


GRACIAS MAMA’ UN BESO "AMARILLO", GIALLO COME IL SOLE CHE TI SCALDAVA FINO AD UN ANNO FA, DE TU HIJA, LA CUOCA ITAGNOLA.




OGGI 23 OTTOBRE, PRIMO ANNIVERSARIO DELLA TUA "ASSENZA".






11 commenti:

Ciboulette ha detto...

Mi fai ridere e piangere Marina...e anche brontolare lo stomaco!!!

Grazie per questo tuo pezzetto di vita... :)

Enrico ha detto...

Ciao Marina un abbraccio a Te ed uno ancor più grande alla tua mamma che è sempre nel tuo Cuore e nel tuo Spirito.
Enrico

PEDRO DELGADO ha detto...

Encantador relato y "real" como la vida misma. Espero que no me pase a mí. Hoy me toca hacer la comida y precisamente comeremos paella, bueno, si sale bien y si no encargaré algo en "La Picola Italia" (es un pizzería que hay frente a mi casa)

Saludos flamencos

La cuoca itagnola ha detto...

*Ay Elvira2, come sei cara! Sei ormai una vera amica telematica. Baci.

*Enrico, infatti, mia madre è sempre con me e lo sarà sempre: ancora di più ogni volta che mi metto ai fornelli.Un abbraccio.

* Pedro, flamencologo de Caceres: estoy segura de que tu paella serà optima. A proposito de Extremadura: mi querida madre, a la que tanto echo de menos, era una maestra preparando la "caldereta" y las migas con chorizo... Se me hace la boca agua solo al pensarlo!

Francesca ha detto...

ciao Marina. Mitì mi parlò della tua trasmissione, ed ho imparato a conoscer la tua voce ed ora ho letto 'ascoltandoti' questa bella nostalgìa.
sono una pessima cuoca, e non per cattiva volontà, ma per colpa dei fornelli che mi tradiscon sempre.
un abbraccio
giarina

www.francescaferrari.net

la cuoca itagnola ha detto...

Ciao francesca, grazie della visita e anche del tuo ascolto radiofonico; dunque sei amica di Mitì? Fra due settimane ci sarà anche lei il sabato mattina nella mia rubrica con i suoi sughi "galop"!
Un abbraccio prima di andare a curiosare nel tuo blog...

Francesca ha detto...

sì, marina ho avuto la fortuna di conoscere la mitì. e anche di persona è la stupenda placida che tutti amiamo.

tu invece conosci parma? hai mai sentito parlare dei nostri anolini? mia mamma era una meraviglia di cuoca. anche lei non c'è più. potremmo parlar di mamme per ore, vero?
gli anolini una volta si facevano solo per Natale. era un rito. adesso li trovi pronti in ogni panetteria. ma non son come quelli di una volta.
ti regalo la ricetta. non è proprio come quella di mia mamma. ma lei era unica.
http://www.francescaferrari.net/?p=493
grazie a te per tutto.
f

La cuoca itagnola ha detto...

Ebbene sì, conosco la bellissima Parma, ma non ci vado da alcuni anni. A suo tempo avevo anche mangiato gli anolini perché la famiglia del padre di mia figlia, Angelo, mio primo marito, è da quelle parti e la vecchia zia li preparava per noi quando ci andavamo.
Ho visto i tuoi bellissimi quadri!
Magari prima di Natale possiamo fare una chiacchieratina radiofonica sulla tua opera, ma con ricetta degli anolini: ti andrebbe?

Francesca ha detto...

balbetto già all'idea, marina.
però una chiacchierata con te sarebbe un bel regalo.

marcella candido cianchetti ha detto...

beliissimo post ciao

La cuoca itagnola ha detto...

Grazie, Marcella cara: anche le tue ricette che memorizzo sempre, sono bellissime e anche molto originali; quella della festa di Ognissanti la farò senz'altro!