mercoledì 4 giugno 2008

TUTTI A ROMA DOMENICA 8 GIUGNO!!! IN DIFESA DI: ZINGARI, GITANOS, TZIGANI, ROM, SINTI, KALES, GYPSY, MANOUCHES...

"Libres como el aire, libres como el viento, como las estrellas del firmamento..." "Liberi come l'aria, liberi come il vento, come le stelle del firmamento", dice, descrivendo la popolazione gitana, il ritornello di un bel canto FLAMENCO dell'Andalusia, dove arrivarono le prime carovane di gitani verso la metà del XV secolo: per le loro vesti variopinte si credeva che provenissero dall'Egitto e perciò vennero chiamati "gizianos" da cui "zitganos" e infine gitanos, il nome castigliano di quell'etnia dei rom che si stabilì da allora in Spagna.






Certamente molta acqua è passata sotto i ponti che attraversavano con i carri coloro che furono poeticamente definiti "Figli del Vento": quegli zingari dalle veste coloratissime che altrove chiamano kalés o zitgani o manouches e in Italia sinti o rom.




Ma da dove arrivano, chi sono?






Ansi: chi erano e da dove provenivano gli antenati di coloro che talora ci infastidiscono per strada con richieste di elemosine o che vediamo protagonisti di furtarelli a danno di sprovveduti turisti?


Della loro cultura orale conosciamo poche cose, ad esempio l'origine sanscrita della strana lingua che parlano, il romanì. Infatti anche le parole rom e manouche derivano dal sanscrito: la prima vuol dire "uomo libero" e la seconda "essere umano".









E persino i nomi con cui una volta venivano chiamati, secondo il mestiere che esercitavano, sono d'origine sanscrita: così kalderasa, che vuol dire "calderai" o "fabbri"; oppure lovara, "mercanti di cavalli"; o curara, ossia "fabbricanti di rimedi".




Ma erano anche in grado di leggere le stelle e di predire il futuro.



L'esodo verso occidente di quel misterioso popolo che aveva vissuto nelle regioni a nordovest dell'India fra il 3000 e il 2000 a.C., si intensificò a partire dal secolo X quando vi fu l'invasione turco-ottomana del temibile Gran Tamerlano: alcuni arrivarono a Bisanzio attraverso l'Armenia, altri passarono nell'Africa settentrionale dopo aver percorso la Siria.







Molti giunsero all'isola di Corfù, dove si stabilì una grande tribù di calderai, musicisti e indovini detti in greco bizantino gli "intocabili", "atsinganoi" (da cui la parola "zingaro" o "etzigano").




Nei primi decenni del Quattrocento, dunque, molti di loro, detti allora "egitziani", erano giunti in Europa , specialmente in Andalusia, dove si stabilirono diventando con il passare dei secoli, i principali interpreti del FLAMENCO, del quale già esisteva l'embrione fin dai tempi dei Tartessos, i primi abitanti andalusi, quando il geografo Estrabone descriveva le danze delle fanciulle accompagnate dal suono dei crotali, le nacchere:



Poi quelle danze si arricchirono con i ritmi sensuali degli arabi e nacque la musica andalusì.







Ma il flamenco vero, quello "jondo" , profondo, che Federico Garcìa Lorca aveva scoperto nelle grotte della sua Granada, nelle cosiddette Cuevas del Sacromonte, nacque grazie alla forza ritmica dei nuovi arrivati: i gitani.





(Gitani nelle Cuevas del Sacromonte di Granada)















In Italia i "primi arrivi" di zingari, documentati in un'anonima cronaca bolognese, risalgono al 1422: "A di' 18 luglio 1422 venne in Bologna un duca d'Egitto, il quale avea nome Andrea, e venne con donne, putti e uomini del suo paese, e potevano essere ben cento persone", vi è scritto.



Ma alcuni studiosi sostengono che l'infiltrazione più antica di zingari in Italia è avvenuta, addirittura nel Trecento, nel Molise: "Gli zingari nostrani", scrive lo storico Masciotta, "detti pure un tempo gizzi o egizzi, denunciano l'origine levantina. E' tradizione che essi fossero certamente accentrati a Ielsi, che sarebbe stata la loro capitale. Infatti Ielsi, nel Medioevo era detta Gittia e nel secolo XV terra Giptia".



E infatti, un'eco della loro antica presenza nel Molise è la tradizionale sfilata di zingari con i cavalli riccamente bardati che si celebra tuttora ad Isernia il 13 giugno in onore di Sant'Antonio.






Oggi, oltre ai pochi sinti sparpagliati nel nord e ai rom arrivati recentemente dai Paesi dell'Est, i superstiti di quelle antichissime immigrazioni sono i rom molisani, calabresi e soprattutto abruzzesi.


In totale circa 8.500 di cui 2.500 si chiamano Spinelli,




Come il mio amico Santino Spinelli, tenace fondatore dell'Associazione Thèm Romanò, che dopo un'infanzia poverissima trascorsa mendicando a seguito del nonno, conosce attualmente cinque lingue, è laureato in Lingue e Letteratura straniera, è docente di cultura dei rom nell'Università di Trieste, suona vari strumenti, compone canzoni in romanì, ha inciso vari dischi di musica rom con il quartetto "Alexian Group" da lui fondato, scrive poesie, ha pubblicato vari libri sulla cultura zingara, è membro del Gruppo Pedagogico di Esperti per la Comunità Europea per la Scolarizzazione di Zingari e, soprattutto si batte da anni per ridare dignità al suo popolo.







(Logo dell'Associazione Thém Romanò)



Ebbene, l'Associazione Thèm Romanò ("Mondo zingaro"), fondata nel 1990 da Santino Spinelli, ha creato nella cittadina di Lanciano, in provincia di Chieti, un vero e propio centro culturale zingaro federato con la Romanì Baxt, l'Unione Internazionale di Zingari, con il sostegno della Commissione della Comunità Europea e del Centro Richerche Zingare della Sorbonne di Parigi.



Un popolo, quello degli zingari, gitanos, kalés, manouches, rom o sinti che, sebbene viva ormai da secoli in Europa assimilando molto del sistema di vita dei gadjos ("i non zingari" in lingua romanì), ha saputo però mantenere alcune tradizioni e usanze che lo caratterizzano, come ad esempio l'amore per la musica e per i cavalli, l'abilità nel lavorare il rame e i cesti e anche l'inclinazione per le arti divinatorie e magiche in generale.




Forse per questo motivo in Spagna durante tutto il periodo dell'Inquisizione molti gitani furono condannati al rogo accusati di essere stregoni, indovini, fattucchieri e di far patti col diavolo.









Un patto sì che lo hanno fatto i gitanos della Spagna, ma con il "duende", quello strano quanto raro demone dell'arte del Flamenco, che a volte raggiunge l'interprete: della danza, come la grande gitana Manuela Carrasco.









Oppure il celeberrimo quanto discusso gitano Joaquìn Cortés.






O del cante, come il mitico e compianto gitano Camaròn de la Isla.

























E forse un giorno il duende raggiungerà la piccola gitana a metà, Lucia Cepeda Molina: figlioletta del chitarrista Carlos Cepeda, in arte Charlie, e della cantante gitana Alba Molina, a sua volta figlia dei grandi artisti gitani Lole Montoya e Manuel Molina, più conosciuti come "Lole y Manuel"



Ah, dimenticavo: la piccola mezzo-gitana Lucia è la figlia di mio nipote Charlie Cepeda, uno dei tre figli di uno dei miei quatro fratelli!


Insomma, anche nella mia famiglia c'è da cinque anni sangue gitano!!!




(Lucia Cepeda Molina e Alba Molina)



Nella mia amata città, Siviglia, quando arriva la Settimana Santa sfilano per le vie centinaia di misteri barocchi che raffigurano la Passione del Cristo: Anche i gitani ne hanno uno: il Cristo de los Gitanos


A lui, si rivolgono pregando anche questo "Padre Nostro" nella lingua romanì:








Amaro Dad kaj san andz-o devel
sumnal te ovel Tirro anav
te ovel Tirro thagaripen
te kerel pes Tirro mangipen
sar andz-o devel, kadja vi p-i phuv
Amaro marro savorre djivesenqo
de les amenqe avdjives
thaj mekh rigadz-e amare dosha
sar vi ame mekhas rigadze e dosha amare doshalenqe
Thaj na inger amen andz-o xoxavipen
thaj arakh amen kadzar o nasulipen.







(Pater noster qui es in caelis
sanctificetur nomen tuum
adveniat regnum tuum
fiat voluntas tua
sicut in caelo et in terra
Panem nostrum cotidianum
da nobis hodie
et dimitte nobis debita nostra
sicut et nos dimittimus debitoribus nostris
Et ne nos inducas in tentationem
sed libera nos a malo.)




Ma non bastano le preghiere per ridare dignità a questo popolo ancora così sconosciuto, il popolo degli zingari, gitanos, rom, sinti, manouches, gypsy...




E perciò, l'Associazione Thém Romanò ha indetto una grande manifestazione per domenica prossima 8 giugno a Roma alla quale dobbiamo tutti aderire e partecipare!



Per la loro dignità, per la loro libertà.


Nel loro eterno girovagare, gli zingari del mondo, che sono oggi circa dodici milioni e mezzo, hanno tessuto una bandiera: è verde come le fertile terre della valle dell'Indo da dove provengono, blu come il cielo che amano contemplare e, al centro, porta una ruota disegnata.




E' la ruota della magia, del nomadismo; la ruota del destino di tutti i gitani: simbolo della libertà.


Di quella libertà che li fa essere tuttora "Figli del Vento"

Ah, dimenticavo: questa fine di settimana le due puntate della mia rubrica radiofonica su Radiodue "Che bolle in pentola?" (sabato e domenica dalle 7 alle 7,30 circa) saranno dedicate alla cultura, la storia e la CUCINA degli zingari. E proprio Santino Spinelli darà agli scoltatori una ricetta tipica dell'etnia rom.



12 commenti:

marcella candido cianchetti ha detto...

eccezionale articolo complimenti, che il 90/% degli italiani ignoranti dovrebbero leggere anzi mandare a memoria grazie di cuore buona giornata

ELENA ha detto...

Il mondo che descrivi è molto affascinante e quella dell'8 giugno è una bella iniziativa purtroppo sono impegnata altrimenti parteciperei!

Piero Sampiero ha detto...

Sono solidale con le minoranze, tanto più se sono ricche di tradizioni e vivacemente presenti, in senso non conformista, nella nostra società, tendenzialmente condannata alla globalizzazione e alla insulsa uniformità.
Ben venga la manifestazione di Roma.
Ma i buoni "figli del vento" evitino di essere strumentalizzati dalla politica di basso conio.La libertà va difesa in tutte le direzioni.

La cuoca itagnola ha detto...

Grazie marcella e anche Elena.
In genere sono i politici, caro sampiero, coloro che strumentalizzano le minoranze per i loro e meschini interessi, ma ad insaputa delle minoranze!
cari saluti a tutti

Anonimo ha detto...

solidale con tutte le minoranze e i cosiddetti diversi(da chi non l'ho ancora capito!!!)...bacioni e buon fine settimana a tutti...Luana

LA CUOCA ITAGNOLA ha detto...

Grazie Luana, buona fine di settimana anche a te.
Un gran bacione,
Marina

LA CUOCA ITAGNOLA ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
LA CUOCA ITAGNOLA ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Pietro ha detto...

Complimenti per l'articolo sui rom e sinti che mi ha fatto conoscere gli aspetti di queste popolazioni visti da un occhio diverso dalla solita "disinformante informazione" nostrana!
Cara "Cuoca Italiola", la conoscevo dalla radio, ma ora con il blog è ancora più facile e bello ! Grazie per il tempo che vi dedica.

La cuoca Itagnola ha detto...

Grazie a lei Pietro e anche a tutti coloro che hanno voglia di ascoltarmi e leggermi.
Un abbraccio telematico.

Gunther K.Fuchs ha detto...

complimenti per quello che hai scritto, dovrebbero leggerlo tutti

América ha detto...

Hola por fin entro a tu blog,que maravilla,feliz encuentro a mi tambien me agrada dar contigo en Italia!!!!!!!.......Que bien y ya que te gusta el flamenco quiero recomendarte y no te arrepentiras el blog de mi amiga Ramona Hablemos de flamenco

http://hablemosdeflamenco.blogspot.com/

Estoy segura que haras buenas migas con ella tambien,,,,,,cuentame si lo visitas,y de nuevo que estupendo blog,necesito tiempo para recorrerlo aunque no hable italiano las imagenes hablan por si solas!!!!!!!!!!!!....Que gustazo!!!!!!!