giovedì 3 aprile 2008

ZUPPA DI CAVOLO NERO CON RAPE BIANCHE


Ecco finalmente la ricetta che la fine di settimana scorsa ho dato ai miei ascoltatori di Radiodue nelle puntate che avevo intitolato "A dio pregando e a tavola mangiando!", dedicate ai piatti e prodotti che sono stati ideati da monache e frati nei conventi, monasteri e abbazie.
La ricetta infatti l'ho tratta da un libro interessantissimo che mi era stato donato proprio da un ascoltatore molti anni fa, credo venti (Madonna, come passa il tempo!), quando conducevo il mio primo programma radiofonico di cucina e tradizioni popolari dell'Italia intitolato "Mangiar cantando", sempre su Radiodue.
L'ascoltatore era un frate, del convento genovese dei Padri Minimi e il libro s'intitola Cucina di strettissimo magro, scritto da un'altro frate dello stesso convento di Genova, padre Delle Piane il quale lo compilò nel dopoguerra.
Si tratta di una raccolta di ricette "di strettissimo magro" appunto, dove sono spiegati centinaia di piatti a base di pesce, verdure, cereali, frutta e ortaggi, e tutti senza un filo di grasso animale!
Come vuole d'altronde la loro Regola.

Ma andiamo per parti: chi sono i Padri Minimi e perché "mangiano di magro?
Ecco un po' di storia.
Nel 1416, in quel di Paola, una città calabrese celebre per il suo importante porto peschereccio che si trova a circa una trentina di chilometri da Cosenza, nacque san Francesco di Paola il fondatore dell'Ordine dei Padri Minimi.
San Francesco di Paola, che è anche il protettore dei naviganti, aveva instaurato nel suo convento una dieta "di magro", cioè si consumavano soltanto prodotti della terra e pesce, l'unico alimento animale permesso. Pensate che persino le uova, il latte e i formaggi erano aboliti dalla dieta giornaliera.
Forse l'idea gli era venuta per sfruttare i prodotti a buon mercato della sua città: l'abbondanza di pesce e la gran quantità di ortaggi, verdure, frutta e cereali che vi si producevano già allora.
Per secoli, dunque, i Padri Minimi di San Francesco di Paola, così si chiama l'Ordine religioso da lui fondato, hanno "mangiato di magro", e continuano a farlo tuttora.
Se andate in uno dei loro conventi e avrete la fortuna di essere invitati a pranzo, lo potrete constatare personalmente come è accaduto a me e a mio marito: i longevi frati, che grazie proprio alla loro dieta vivono in media 80 anni, vi offriranno un pasto dove dall'antipasto al dolce non vi è la minima presenza di grassi animali.

Ma non crediate che si tratta di cibi bolliti o ai ferri e senza sapore; no, no!
I Padri Minimi di San Francesco da Paola preparano pietanze squisite e dal sapore ineffabile; e per dimostrare che si può mangiar bene anche "di magro" uno di loro decise di scrivere il libro suddetto.
In quel libro, che oggi è stato nuovamente pubblicato e che vi raccomando, si trovano ad esempio la squisita minestra di riso con le seppie, i ravioli ripieni di ostriche o caviale, un brodo di polpi che farebbe resuscitare i morti, la polentina ai tartufi, la salsa di tonno e granchi, il polpettone di broccoli, il latte di mandorle al caffè e persino la ricetta del liquore all'alloro!

E tutte, o quasi, sono ricette ideate dai Padri Minimi di San Francesco di Paola durante secoli e secoli di "mangiar di magro".
Come questa "magrissima" che più magra non si può, zuppa di cavolo, meglio sé nero, con rape bianche. L'ho scelta per via della mia dieta (che seguo con tanta fatica), dovendola provare prima di proporla agli ascoltatori, cosa che ho fatto ed era buonissima, ma io amo tutto ciò che viene dalla terra e dal mare, dunque non faccio testo (foto allegata).
Però, dopo averla gustata mi sono sentita, non dico "più magra", ma sicuramente più purificata dopo i grassi cibi pasquali!


Ingredienti:
1 cavolo, meglio nero
un paio di patate grandi (facoltative)
una rapa bianca
aceto bianco
olio d'oliva
pepe
sale
acqua

Lavate bene il cavolo, foglia per foglia, e tagliarle a pezzi grossolanamente. Sbucciare le patate, e la rapa bianca e tagliarle a pezzetti. In una pentola con tanta acqua cuocere a fuoco allegro tutti gli ortaggi con un cucchiaio di aceto bianco, sale, pepe e poco olio d'oliva.
A metà cottura, se volete dare più consistenza al piatto aggiungendo anche i carboidrati, immettere le patate a tocchetti.
Quando tutto sarà ben cotto servire sopra fette di pane abbrustolito, irrorando il piatto con un filo d'olio extravergine d'oliva, bello corposo come quello della Calabria, e pepe nero macinato sul momento.
Un buon bicchiere di vino rosso ci vuole proprio!

6 commenti:

Ciboulette ha detto...

Ciao MArina,
scopro solo ora questo blog, e che emozione quando ho capito che tu sei la Marina della radio!!!!

Purtroppo ultimamente non riesco piu' a sentire la radio il sabato mattina (ma mi devo organizzare!), ma ricordo benissimo le tue zuppe di tartaruga e la tua voce dolce e simpatica!!!

Sono davvero felice di averti trovata, ti metto tra i miei blog preferiti e tornero' spesso (anche in ascolto!!)

Ciao!!

Ely ha detto...

che bel blog!!! l'ho trovato solo ora e lo metto nei preferiti :-) questa zuppa mi attira e chi dice che frati e preti mangiano male e poco si sbaglia di grosso (io di preti ne ho 3 in famiglia) :-)))
buona giornata
Ely

Dona ha detto...

Ciao Marina! visto che sono mattiniera perfino durante il w.e. ti ascolto sempre su Radio2. Ho anche io un piccolo blog di cucina e mi sono permessa di aggiungere un link al tuo.
Sei molto simpatica e divertente!

Ciboulette ha detto...

Ho letto il post (prima ero troppo presa dall'entusiasmo di averti trovata....), sai che appartengo ad una parrocchia di S. Francesco da Paola da quando sono nata, e mi hanno sempre parlato moltissimo di questo santo e dei suoi miracoli, ma noon sapevo che avesse stabilito questa regola alimentare!

La zuppa di cavolo nero e' stata uno dei miei primi post, e' buonissima, e la prossiam versione (inverno prossimo ormai...) sara' questa dei padri minimi!

La cuoca itagnola ha detto...

Grazie a tutte, anche per ascoltarmi alla radio e metetrmi fra i vostri blog preferiti.
Anch'io Ely, avevo, uno zio prete a Siviglia che ormai è morto, ma ricordo che da piccola quando con i mie fratelli andavamo ogni mese a trovarlo e ci invitava a pranzo la sua "perpetua", (Maria si chiamava e che noi bambini credevamo che era la moglie), ci preparava dei manicaretti stupendi!
Quanto al cavolo nero, ciboulette, io l'ho mangio appena lo trovo al mercato (come la settimana scorsa) perché mi piace tantissimo.
Un abbraccio a tutte,
Marina

Anonimo ha detto...

complimenti ottima ricetta !
la prima volta che la provo !
Di solito al posto della rapa bianca ci metto la zucca !
vegetale appetitosa!
naturale rispettosa!
insomma non gli manca niente !
ciao saluti grazie ancora !