venerdì 11 aprile 2008

"LOS CALAMARES A LA ROMANA" SONO SPAGNOLI O SONO ROMANI?


"Los calamares a la romana" , che tradotto letteralmente sarebbero "calamari alla romana", pare siano nati in Spagna, anzi, dicono che forse proprio in Andalusia, terra Romana per eccellenza, come lo dimostra i due grandi imperatori italo-andalusi, Adriano e Traiano, e anche il fatto che Siviglia, prima di essere tale si chiamava Italica.




Dalla Betica -come gli antichi Romani battezzarono il Sud della Spagna, la Roma imperiale importava l'olio, il tonno e le olive, ambedue conservati in salamoia con la tecnica che i Fenici avevano insegnato agli abitanti del Regno dei Tartessos, i primitivi abitanti dell'Andalusia, come gli Etruschi qui, per intenderci.


Trasportavano tutto per mare, in grandi vasi o anfore che arrivavano direttamente a Roma attraverso il Tevere.


E una volta sbarcate le derrate - olio, olive, tonno e qualche volta anche vino e, naturalmente, la salsa preferita dai Romani, il garum del levante spagnolo - gettavano i vasi e le anfore nella zona accanto al fiume, di fronte al luogo dove oggi c'è Porta Portese.


E a poco a poco, a forza di gettare per terra tutta quella immondezza, si formò una vera e propria collinetta di resti di anfore e vasi di terracotta, detta popolarmente "monte dei cocci", da cui il nome del quartiere dove si trova tuttora quel cumulo di cocci frantumati totalmente coperti di terra: il Testaccio!


Insomma, tutto questo prologo per dirvi che mi è venuto un dubbio: forse, forse, chissà, la ricetta degli spagnolissimi e andalusissimi calamares a la romana, l'hanno proprio ideata i Romani di quell'epoca. Magari li cucinavano nelle navi e in questo modo la ricetta è arrivata fino alla Spagna!


Una sorta di ricetta di "andata e ritorno", come da secoli è accaduto con tante cose, che grazie ai commerci, alle conquiste, alla transumanza, ai pellegrinaggi, nascono in un luogo e poi si ritrovano in un altro a migliaia di chilometri: ricette, prodotti, folclore, leggende, usanze, musica, ecc.


D'altronde la ricetta di questi squisiti calamari alla romana è talmente semplice che ben si addice a prepararla anche sulle navi, con ingredienti che i cuochi schiavo-romani potevano avere sempre: calamari freschi pescati sul momento, farina e acqua del mare, così già c'era il sale.

E sì; più ci penso e più mi convinco che sia andata proprio così: la ricetta dei "calamares a la romana" è proprio nata a Roma! Solo che i romani non lo sanno.


E infatti, quando ero appena arrivata a Roma, tantissimi anni fa, ho chiesto questo piatto in una trattoria di Trastevere e mi hanno risposto che non esistevano...

Ma accade lo stesso con il "Pandispagna" che in Spagna non si sa cosa sia!


In ogni modo, e per i blogger romani che mi leggono, da questo momento ecco svelata la probabile italo-andalusa ricetta dei calamari alla romana, amati alla follia dai bambini!


Ah, questo è anche uno dei piatti tipici della Feria de abril che c'è a Siviglia ancora fino a domenica.



Ingredienti:
1/2 k di calamari freschi puliti e tagliati a rondelle
100 g di farina
1 limone
alcuni fili di zafferano
12 g di lievito in polvere

1 tazza d'acqua tiepida
olio

sale


Mettere a marinare i calamari puliti e tagliati a rondelle di 1 cm di spessore nel succo del limone.
Nel frattempo preparare una pastella mettendo la farina in una terrina e aggiungendovi il lievito, 3 cucchiai d'olio d'oliva, un pizzico di sale, lo zafferano precedentemente diluito in pochissima acqua calda e l'acqua.
Lavorare bene fino ad ottenere una pasta abbastanza cremosa (se fosse necessario aggiungere ancora acqua) e lasciar riposare affinché, lievitando, aumenti il volume.
Bagnare poi nella pastella ad uno ad uno i calamari e, ben sgocciolati, friggerli in abbondante olio bollente finché diventino dorati, gonfi e croccanti.
Servire subito caldissimi con un vinello bianco, fresco e profumato e, dopo un po', vi sembrerà di stare a Siviglia ballando le sevillanas!

5 commenti:

Ciboulette ha detto...

Non fatico a credere che sia romana, vista la tradizione di frittura (almeno natalizia..) che c'e' nella capitale!!!

Che buoni gli anellini di calamari, noi li facciamo solo infarinati e fritti, ma con questa pastella sono sublimi!

La cuoca itagnola ha detto...

Sono buoni perdavvero! Mi ricordano poi l'infanzia, mia madre e i buoni odori delal cucina di casa.
Provali.
marina

caravaggio ha detto...

molto interessante la parte storica buon fine settimana

Moe de Triana ha detto...

Cuenta la leyenda que la palangana del Pilatos de la Macarena se llevaba tol año llena de este manjar rebozado, y relata tambien como es el romano que está a la vera suya el que se arrimaba por los calamares al freidor del Arco, totá, que un día andaba el hombre un poco empachao y cuando se coló el otro con el papelón de calamares dijo Poncio:

-Ofrécele a Claudia a ver si quiere que yo no puedo más...

Y tal vez de ahí venga lo de calamares "a la romana"...

¡Un saludasso miarma!

P.D:Por la feria tutto bene, San Pedro sa dejao vení ya con el agua, menos mal.

La cuoca itagnola ha detto...

Estupenda leyenda, Moe de Triana: solo tu podias contarla!
Me alegro que la Feria se esté salvando por lo menos en los ultimos dias.
Un abrazo trianero,
marina