venerdì 21 marzo 2008

SEMANA SANTA DE SEVILLA: "EL CRISTO DEL CACHORRO" DEL VENERDI' SANTO

Cristo è morto.

E questa che vedete è la sua immagine perfetta: il Santisimo Cristo de la Expiraciòn, popolarmente chiamato "El Cachorro".

E oggi, Venerdì Santo questa bellissima scultura del 1680, sta sfilando per le strade, piazze, ponti e vicoli di Siviglia, dalle 15,30 quando è uscita dal suo tempio di Triana e fino alle 3 circa di questa notte quando vi entrerà per restarvi fino all'anno prossimo quando risplenderà di nuovo la prima luna piena di primavera.






Sfila, naturalmente, con sua Madre al seguito, un'altra bella Madonna-Grande Madre sotto il baldacchino (bajo palio).

Ma in questa confraternita, quella appunto del Cachorro è Lui il Signore della notte; perché è Lui che é morto...

E i "dardi "del canto hondo -profondo - flamenco, le "saetas sono dirette a Lui; e anche al cuore dei sivigliani, soprattutto dei trianeros, come me.



Sono nata, come già ho detto, nel popolare quartiere di Triana, come fosse il rione Trastevere di Roma, per intenderci. Il barrio "dietro il fiume" più lungo dell'Andalusia: il Betis dei Romani che gli arabi ribattezzarono Guadalquivir.
Culla di toreri celebri, di cantaores di flamenco ancora più celebri ma anche di sconosciuti sivigliani "veraci" si direbbe a Roma.
Anche qui c'è "aria di Roma": vi nacquero due imperatori "itagnoli". Traiano e Adriano: ai quali sono dedicate due strade del centro storico; ma anche ristoranti, bar, cinema...
Ma torniamo al Cachorro, il Signore del Venerdì Santo sivigliano.
Quando ero piccola mio padre mi portava sempre alla porta del suo tempio, vicino a casa nostra, per vederlo uscire fra gli applausi dei trianeros. E poi, mentre sfilavano i suoi migliaia di nazarenos, i penitenti, andavamo di corsa fino al Puente de Triana perché vederlo passare sopra con il fiume che mormorava sotto parole d'amore ancestrale, era un momento magico.
E io fissavo il suo bel volto soprattutto per vedere bene il sangue che lo solcava...
Mia nonna mia aveva spiegato, come tutte le nonne sivigliane, che da quel sangue era persino nato il nome, anzi l'appellativo del Cachorro.
Un gitano infatti, vedendolo passare, disse a un suo compare in andaluso stretto :
"-Mira, mira, què pena tio, parece un muerto de verdà, tié ca-chorro de sangre..." (-Guarda, guarda, sembra un vero morto, e che pena, ha tanto sangue...").
Dove la parola ca-chorro è in realtà la contrazione di "cada chorro", "tanti solchi" di sangue.
E da quel momento quello fu il nome trianero del Cristo de la Expiraciòn: El Cachorro.

Col passare degli anni, crescendo, ebbi il permesso di andare a vedere il Cachorro sul ponte di notte, al rientro verso il suo tempio: quando viene illuminato dalle navi che sostano nell'unico porto di fiume della Spagna dove possono arrivare dal mare, persino le grandi imbarcazioni. Vi arrivavano d'altronde quelle dall'america ai tempi di Cristoforo Colombo.
E di notte, sul Puente de Triana, insieme con il Cachorro, sfilano, e lo faranno oggi dopo mezzanotte, anche i riflessi della Luna piena, e le luci dei ceri e la musica che culla i cristi e le madonne e i tamburi e le trombe...
E la fede dei trianeros nel Cristo de la Expiraciòn.
Ah, e all'angolo del ponte, c'è uno dei migliori "Chiringuitos de churros" della settimana santa sivigliana! Gola e preghiera; il sacro e il profano...

2 commenti:

marcella candido cianchetti ha detto...

grazie

Danilo Tulone ha detto...

La Semana Santa a Sevilla è qualcosa di indescrivibile, non penso ci sia niente di paragonabile! Quel forte odore di incenso per le strade, i misteri curati nel minimo dettagli i costaleros che porta un peso immano sul proprio corpo (e riescono anche a marciare a ritmo di musica!), le saetas. Meravigliosa... la ricorderò per sempre.

http://zizoudan.blogspot.com