mercoledì 19 marzo 2008

EVVIVA SAN GIUSEPPE FRITTELLARO!


Oggi, 19 marzo, è la Festa di San Giuseppe, padre putativo di Gesù; ebbene auguri ai circa 1.800.000 uomini con questo nome, con le varianti di Pino, Pippo, Peppe, Geppetto e tanti altri. E alle donne, circa 1.000.000 fra Giuseppine, Pina, Pinuccia,Giusy, come la mia amica architetto Giusi Gimma, e chi più ne ha più ne metta.

Ma auguri anche a quanti hanno san Giuseppe come santo protettore, e cioè i falegnami, gli artigiani, i lavoratori in genere, le famiglie, e persino i moribondi che lo invocano per una buona morte! Quanto al patronato sui papà è una delle solite trovate consumistiche, sicché non lasciatevi condizionare dalla pubblicità tutt'al più regalate loro le Frittelle tipiche della festa di oggi; tant'è vero che san Giuseppe è anche protettore dei "frittellari”.

Frittelle che secondo i luoghi ricevono nomi diversi: dalle "seppele" d'Itri ai bignè romani, senza trascurare le zeppole napoletane o le frittelle di riso dell'Umbria. La tradizione è talmente diffusa che il Santo è stato chiamato popolarmente "san Giuseppe frittellaro".

Come è buono, come è caro,
San Giuseppe frittellaro!
Ad ognuno una frittella
che è lucente come stella.

Così cantavano una volta i bambini il 19 marzo chiedendo ad amici e parenti le frittelle tipiche: una tradizione che è tuttora viva in molte località italiane.

Ah, e pare che la vera origine dei tradizionali dolciumi risalga forse alle feste dell'antica Roma dette Liberalia in onore del dio Libero della fecondità e dei raccolti.

A Roma i "bigné di san Giuseppe" sono ripieni di crema: una volta i migliori erano quelli del quartiere Trionfale, nei pressi di San Pietro dove la festa era più sentita: la fama della loro bontà era tale che addirittura si diceva che facessero miracoli facendo camminare gli storpi e parlare i muti!
Migliaia di bignè venivano consumati dai romani ogni anno al rione Trionfale: ricordo bene, perché ho vissuto da quelle parti (i dintorni della sede radiofonica della Rai) circa vent'anni, che fino a qualche decennio fa, prima che le strade attorno alla parrocchia dedicata al santo, venissero invase dalle macchine e la festa annullata per lasciare posto al traffico, che c'erano bancarelle di tutti i generi dove autentici pasticcieri ambulanti preparavano le frittelle calde, calde.

Rammento che per tutto il quartiere aleggiava un intenso odore di fritto e il denso fumo che fuoriusciva dalle pesanti padelle di ferro anneriva porte e serrande: "Venite tutte qui Ciumachelle belle,/ venitene a magnà le mie frittelle!", gridavano i "frittellari", e più di un romano troppo goloso alla fine della giornata tornava a casa intossicato da creme poco genuine.
E i "romani veraci" dicono che al calar della sera, per azzittire i bambini che, ormai stanchi, cominciavano a piagnucolare, le mamme romane raccontavano loro la "vera origine" delle frittelle di un improbabile san Giuseppe, che si arrangiava a frittellaro per sbarcare il lunario, con questi versi in romanesco:

San Giuseppe faceva er falegname
e benché fusse artista de talento
non se poteva mai levà la fame
pe' cquanto lavorasse e stasse attento.

Un giorno se n'annò in Egitto co' Maria,
e dopo un par de giorni ch'arivorno
aprì de botto 'na friggitoria.

Co' le frittelle fece gran affari.
E apposta in tutta Roma, in de sto giorno
sortono fòra tanti frittalari.

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