giovedì 17 gennaio 2008

L'IMPERMANENZA



Oggi mi sento meglio dopo tre giorni d’influenza e paracetamolo.

Mi alzo di buonora con abbastanza energia per cominciare a lavorare.

Vado in cucina per fare colazione e accendo la radio per ascoltare il GR; mentre mangio le mie solite fette biscottate con marmellata di limone (fatta in casa con i meravigliosi limoni del mio grande albero) e bevo la spremuta d’arance e il caffélatte ne ascolto ben due, uno su Radiouno e un altro su Radiodue, ma il menù è lo stesso: dimissioni di Mastella e il “no” di Prodi, gli interminabili discorsi per l’importantissima questione (?) del Papa all’Università di Roma, i rifiuti della Campania… Basta!

Spengo la radio. Mi alzo da tavola. Vado al mio studio e accendo il computer: dovrei scrivere alcune cose per le mie rubriche radiofoniche, ma nella testa ho, come ogni giorno da diversi giorni, la notizia dell’arrivo, un’altra volta ancora, del “mostro”, del cancro, nella casa di Carmen e Bruno, due carissimi amici, lei spagnola, lui pugliese: adesso quel “mostro” vuole impossessarsi di Bruno, anni fa si portò negli abissi il loro figlioletto di appena due anni.
Ho pianto quando un’amica comune mi ha dato la notizia la settimana scorsa: so che vuol dire l’arrivo del “mostro” nella vita di una famiglia. So che vuol dire la lotta ad armi impari contro quella belva senza pietà. So che vuol dire vedersi portare via la persona che ami.

Quanto è doloroso vivere, quanto dolore c’è nella vita. Di tutti.

Gettino la prima pietra coloro che non hanno ancora sofferto per la perdita di un essere amato, marito, moglie, genitori, figli, fratelli, parenti, amici…

Ho letto tempo fa questa bella leggenda buddista; si chiama “la parabola del seme di senape”.

“Una donna piange sconsolata per la morte del figlio e chiede aiuto a Buddha perché non riesce ad accettare la terribile perdita.
-Ti potrò aiutare se mi porti un seme di senape preso da una famiglia mai colpita dal dolore della morte- le disse Buddha.
La donna girò l’intero villaggio, bussando di porta in porta. Ma non riuscì a trovare una sola famiglia con quelle caratteristiche. E dunque non portò il seme di senape all’Illuminato.
E si rese conto, e capì, che la morte colpisce tutti, che il dolore è comune a tutti.
E riuscì ad accettare il suo.”


Dedicato a Carmen, Bruno, Giorgia (www.buba.it), Luana… A tutti voi e anche a me.

1 commento:

Anonimo ha detto...

mi dispiace tanto per i tuoi amici,a volte sembra veramente che la vita non sia altro che sofferenza...ma anche in questo si trova sempre la forza di andare avanti,io per prima che so mi aspettano tempi duri,i tuoi amici lotteranno con a fianco delle persone meravigliose come te,che sapranno aiutarli in questo duro momento...un abbraccio a tutti quelli che soffrono e a quelli che stanno loro vicino...ciao Marina e grazie...Luana