martedì 8 gennaio 2008

KOUGELHOPF, OVVEROSIA IL DOLCE DI KOUGEL IL VASAIO DELLA GAMBA DI LEGNO


Meglio tardi che mai! Ecco cara Daniela la ricetta di questo dolce del Tre Re Magi tipico dell'Alsazia, che ho dato domenica scorsa nella mia rubrica radiofonica, e anche la leggendina da raccontare ai bambini.



Il tipico Kougelhopf des Rois Mages, pane dolce alsaziano di origine germanica, con la forma di una alta corona rovesciata, che una volta era soprattutto legato all'Epifania, viene preparato ormai in tutte le panetterie e pasticcerie dell'Alsazia per tante altre festività: Natale, Pasqua, matrimoni, nascite, vendemmia, sagre paesane, ecc.

Perciò lo si trova in ogni momento dell'anno e viene consumato, specialmente dai bambini, anche come prima colazione o merenda: c'è persino una versione salata molto gradita agli adulti come aperitivo, tagliato a fette e consumato con lo squisito paté d'oca alsaziano, uno dei prodotti tipici insieme con i vini e il pane, sia esso dolce che salato. Se ne fabbricano infatti decine di tipi: pane alle spezie, al formaggio, alla birra; pane fritto, azzimo oppure lievitato.
Del tradizionale pane dolce chiamato Kougelhopf esistono molte ricette, secondo i luoghi, ma dappertutto gli elementi costanti sono l'uvetta all'interno e le mandorle e lo zucchero a velo in superficie.

Le dimensione si aggirano intorno ai 15 cm di altezza e i 24 di diametro, la misura dello stampo in terracotta tipico per prepararlo: una sorta di tronco di cono tondo con delle scanalature e col buco al centro, che esternamente somiglierebbe a un pandoro. I migliori stampi per il Kougelhopf (come quello della foto) provengono dai laboratori degli artigiani di Soufflenheim, un'altra località dell'Alsazia.
Mentre la ricetta tipica originale è di Ribeauvillé, la cittadina dove è ambientata la leggenda del vasaio della gamba di legno e i Tre Re giunti dall'Oriente...


"Si racconta che un giovane vasaio con una gamba di legno che abitava a Ribeauvillé, un lindo paese del nord dell'Alsazia, sull'Alto Reno. Si chiamava Kougel e fabbricava ogni tipo di vasi, piatti e oggetti di ceramica in terracotta verniciata.

Una sera di giugno chiamarono alla sua porta tre misteriosi viaggiatori, vestiti con abiti sgargianti e con degli strani copricapo in testa: uno aveva la pelle bianca e una lunga barba candida come la neve; un altro era di colorito giallognolo e la sua corta barba era castana; infine l'ultimo non mostrava nemmeno l'ombra di una peluria sul suo bel volto scuro. Dissero di chiamarsi Gaspard, Melchior e Baltazard, di provenire dall'Oriente e di aver percorso tanti chilometri perché stavano tornando dalla Palestina dove avevano reso omaggio a un neonato straordinario di nome Gesù.
Kougel, nonostante la sua povertà, non dubitò un attimo a dare ospitalità ai tre viandanti offrendo loro quel che aveva da mangiare.
I Re Magi, perché di loro si trattava, mangiarono con appetito e poi andarono a dormire tutti e tre nel lettone del generoso vasaio.
Mentre Kougel si affaccendava da un lato all'altro della grande cucina per rimettere tutto a posto, nel silenzio della notte si udiva soltanto il suono della sua gamba di legno sul pavimento: "hopf, hopf, hopf"!
Al mattino dopo, quando Kougel scese in cucina di buon'ora per preparare la colazione ai suoi tre ospiti vide sul tavolo uno strano stampo di terracotta a forma di corona rovesciata all'interno del quale c'era un dolce ancora caldo.

Un bigliettino diceva: "Diventerai celebre in tutta l'Alsazia con questo dolce che abbiamo realizzato per te con questo stampo e che si chiamerà, perché nessuno mai dimentichi il tuo buon cuore, Kougel-hopf".

Ingredienti:


375 g di farina 00
25 g di lievito
160 g di buon burro
3 uova
3/4 l di latte intero
2 cucchiaiate di zucchero
sale
100 g di uvetta
100 g di mandorle tostate pelate
1 stampo di terracotta per il Kougelhopf

In una terrina setacciare la farina, collocandola a fontana, e aggiungervi il burro, le uova intere, lo zucchero, il lievito sciolto nel latte tiepido e un pizzico di sale. Mescolare e lavorare bene la pasta con le mani. Lasciare poi riposare finché lievita. Poi lavorarla ancora e aggiungervi l'uvetta precedentemente tenuta a bagno in acqua tiepida e ben asciutta. Imburrare lo stampo e collocare nel fondo e lungo le pareti le mandorle tostate pelate. Versare il composto e lasciare ancora lievitare in un luogo caldo finché "cresce" fino a raggiungere il bordo dello stampo. Poi infornare a temperatura media per circa 45 minuti. Quando sarà cotto e dorato, lasciare raffreddare, toglierlo poi dallo stampo e cospargere di zucchero a velo.

E "la morte sua" come si dice a Roma, è inzuppato nella cioccolata calda un pomeriggio piovigginoso d'inverno.

5 commenti:

Anonimo ha detto...

...è bello sapere che storia c'è dietro al nome di un dolce...
mi "approprio"anch'io della ricetta!! e ti farò sapere...:-)Luana
Ciao Daniela....

Mitì ha detto...

Argh.
Solo a leggerti ingrasso di 3 kg ogni volta! ;-**

enza ha detto...

bellissimo!

la cuoca itagnola ha detto...

Pensa a me, cara Miti, che solo a scriverne ne ingrasso 5 di kg!

Mammagiramondo. ha detto...

Ciao, innanzitutto complimenti per il blog, assolutamente interessantissimo. Volevo prima di tutto ringraziarti per la leggenda, adoro trovare origini e scoprire leggensa che si celano dietro ogni caso e grazie a te ho potuto conoscere l'origine di questo dolce che tanto ci è piaciuto durante la nostra settimana alsaziana. Volevo anche informarti che ho riportato la leggenda sul mio blog, ovviamente linkando il tuo. spero non ti dispiaccia, se ci sono problemi fammelo sapere. ecco qui il post
http://mammagiramondo.blogspot.com/2009/05/riquewihr-un-gioiello-tra-le-vigne.html
iacere di aver scoperto il tuo blog, tra l'altro leggo che sei Sivigliana, ci siamo stati settembre scorso e ce ne siamo innamorati. A presto e ancora grazie.
Mammagiramondo