giovedì 17 gennaio 2008

CON I FUOCHI DI SANT'ANTONIO IL VIA AL CARNEVALE: PIOGGIA PERMETTENDO




Ebbene sì: domani, 17 gennaio, comincia ufficialmente il Carnevale.


Come ogni anno infatti il periodo carnascialesco inizierà con la Festa di Sant'Antonio Abate, il cosiddetto “santo del porcellino”.
E per festeggiare il vecchio santo dalla lunga barba bianca, in tantissimi luoghi dell'Italia si accenderanno dei falò.

Ma il rito dell'accensione dei fuochi invernali di Sant'Antonio in realtà non ha molti rapporti con la vita del santo, bensì si tratta di un rito pagano legato alla collocazione calendariale della festività in questo momento dell'anno: un periodo di passaggio da una stagione all'altra, come accade anche con i fuochi che si accendono per San Martino a novembre, oppure con quelli di Capodanno o più in là con quelli di marzo per San Giuseppe.

Un rito, quello dei falò di Sant'Antonio, che si ripete da secoli e che simboleggia insieme tante cose: ad esempio, la funzione purificatrice che si attribuisce normalmente al fuoco, gli effetti magici dell'allontanamento delle streghe, degli spiriti invernali, dei morti, delle malattie...
Naturalmente, per "cristianizzare" questi riti pagani, c'è anche una bella leggenda che ora vi racconterò e che ha come protagonisti: un vecchio santo, un furbo maialino e il diavolo tentatore!


"Si racconta che tanti secoli fa sant'Antonio viveva eremita nel deserto della Tebaide insieme con un maialino che lo seguiva dappertutto: là, ogni giorno vinceva con i più svariati trucchi, le tentazioni del diavolo. Ebbene, si dice che allora non esisteva il fuoco sulla terra e gli uomini soffrivano un gran freddo.

Dopo aver discusso a lungo i governatori della terra inviarono una delegazione dove viveva sant'Antonio per pregargli di procurare il fuoco. Il vecchio santo, impietosito, si recò col suo fedele maialino all'inferno, dove le fiamme ardevano giorno e notte, bussando all'immenso portone. Quando i diavoli videro che il visitatore era il santo, il loro peggior ne­mico che non riuscivano a vincere, gli impedirono di entrare. Ma il maialino nel frattempo si era in­trufolato rapidamente, nella città diabolica.
La bestiolina cominciò a scorrazzare facendo danni dappertutto: dopo aver tentato inutilmente di catturarla, i diavoli si recarono da sant'Antonio pregandolo di scendere all'inferno per riprendersi il maialino. E l'eremita, che non aspettava altro, si recò nel regno dei dannati con il suo inse­parabile bastone a forma di Tau.

Durante il viaggio di risalita in com­pagnia del maialino fece prendere fuoco al bastone sicché, giunto sulla terra, poté accendere una grande catasta di legna offrendo così il primo e so­spirato fuoco all'umanità".


E perciò d'allora, il giorno della Festa Sant'Antonio Abate gli uomini accendono dappertutto dei grandi falò.

E perciò il vecchio santo della lunga barba bianca viene raffigurato di solito con il suo bastone a forma di Tau, un maialino ai piedi e in mano la fiammella del fuoco.


L'usanza di accendere fuochi in onore di sant'Antonio, la si ritrova in molte cittadine italiane, come ad esempio a Bagnaia, in provincia di Viterbo; a Volongo, nel cremonese, dove si mangia anche la cosiddetta "torta dura di sant'Antonio"; oppure a Galluccio, in provincia di Caserta, dove si fa una grande baraonda tutta la notte e si mangia l'agnello arrosto. E in tante altre ancora.


Un grande falò, detto in dialetto pugliese La Focara, viene accesso in onore di sant'Antonio la vigilia della sua Festa sulla piazza principale di Novoli, in provincia di Lecce: là, fin dai primi di dicembre si è cominciato a raccogliere la legna con la quale si costruisce una altissima catasta a forma di cono (foto a destra) che, secondo la tradizione, deve essere grande come la facciata del duomo. In cima si pianta un ramo d'arancia, delle spighe di grano e una bandiera con l'immagine di sant'Antonio. Poi intorno al falò si mangia e si chiacchiera. Alla fine della festa la gente di Novoli si porterà a casa qualche tizzone o della cenere, consi­derati preziosi amuleti.

E anche a Fara Filiorum Petri, un paese d'origine longobarda della provincia di Chieti, non lontano dalla dannunziana Maiella abruzzese, si celebra una cerimonia suggestiva la sera della viglia del santo: si accendono infatti le Farchie ( foto a sinistra) che sono cilindri di canne legati con rametti di salice rosso, che hanno un diametro di circa un metro e sono lunghe una decina di metri e pesanti fino a 25 quintali!

Ah, e da me in Spagna, specialmente al nord, questi falò si chiamano "Luminarias de San Antòn".
Nota: Ma guarda un po': credevo di aver scritto il mercoledì 16 e invece mi ritrovo ormai nel giovedì 17. Dunque correggere man mano che si legge: quando dico "domani" vuol dire "oggi"!

1 commento:

Anonimo ha detto...

qui a Monfalcone piove a dirotto da ieri...e di certo il morale non è tanto carnevalesco...ma prima o poi uscirà di nuovo il sole e allora ritornerà anche un pò di allegria...
PS...non sono l'unica a perdere il conto dei giorni allora,ma tu sei scusata perchè influenzata!!! ;-) ciao Luana